Don Primo Mazzolari come un “francescano” del Novecento: un uomo che ripresenta il volto di Cristo nella povertà, nella fratellanza, nella ricerca della pace e del dialogo. Con queste riflessioni si è conclusa nel pomeriggio di domenica 14 giugno la settima edizione della “Tre giorni mazzolariana”, durante la presentazione del libro “Francesco d’Assisi, un uomo libero” nella chiesa parrocchiale di Bozzolo che conserva le spoglie dell’ex parroco di cui oggi è in corso il processo di beatificazione. All’appuntamento conclusivo della rassegna ha partecipato come relatore il cardinale Mauro Gambetti, francescano e vicario generale dello Stato della Città del Vaticano, il quale ha dialogato con i curatori del libro: i sacerdoti cremonesi don Bruno Bignami e don Umberto Zanaboni, postulatori della causa di beatificazione del parroco di Bozzolo.
Moderati da Stefano Albertini, gli interventi hanno evidenziato l’attualità e la radicalità della lettura di Mazzolari su san Francesco, “spogliato” dalle incrostazioni agiografiche per rivelarne la portata rivoluzionaria: un testimone del Vangelo in una società orientata al potere e alla ricchezza, in sintonia con l’intuizione contemporanea di Papa Francesco e del messaggio dell’enciclica “Fratelli Tutti”. Il card. Gambetti ha infatti sottolineato un «“francescanesimo” radicale e pulito in Mazzolari», utile a cogliere l’essenziale dell’esperienza umana e spirituale di Francesco.
Numerosi i riferimenti e i collegamenti tra le due figure, così distanti nel tempo e nello spazio, eppure accomunate dalla forza rivoluzionaria del Vangelo: la povertà, il creato, il dialogo con l’Altro, la spiritualità. La povertà evangelica «come condizione naturale dell’uomo, distinta da miseria e ricchezza, che diminuiscono l’umano»; per Francesco è scelta di non possesso, dove il contrario dell’amore è il possesso; don Primo scriveva che “chi ha gli occhi e il cuore vede i poveri”. Lo sguardo contemplativo di Mazzolari sul mondo agricolo, come riportava nel suo “Diario di una primavera”, riflette una relazione uomo-natura non strumentale; così come il Poverello di Assisi l’aveva manifestata nel suo “Cantico delle Creature”, una «teologia del creato» come fraternità con le creature. La consapevolezza del proprio posto nel mondo, hanno sottolineato i relatori, ovvero di una «piccolezza cosmica», riporta al centro la «dignità straordinaria dell’uomo (“poco meno degli angeli”)», e la «fraternità come rivelazione» (“Il Signore mi donò dei fratelli”), che rende «insensata» la competizione e la guerra. «La fraternità apre a un “chiostro del mondo”: comunità senza confini, amore radicato in Gesù che abbraccia tutti, come il colonnato di Bernini a Piazza San Pietro icona di accoglienza ecclesiale», ha spiegato Gambetti.
L’incontro di Francesco con il sultano ha poi animato la conversazione al tavolo dei relatori. La rivoluzione di quel confronto non fu per proselitismo, ma dialogo e ascolto; «una conversione continua del aanto di Assisi nell’incontro con l’altro». Don Primo e Francesco condividono la passione per il dialogo come unica via alla pace; cercando di distinguere il «“rumore” dei conflitti» e quel desiderio profondo di pace insito nelle persone. Particolare attenzione è stata dedicata alla relazione delle due figure con il mondo femminile. Per Francesco il legame con Chiara è di «amicizia sponsale e mistica»: per il santo lei era “Madonna Povertà”, «la custode dell’intuizione del non possesso per non tradire l’amore»; mentre negli Epistolari di Mazzolari con figure femminili (in particolare Sorella Maria di Campello e Fabrizia De Biani) emerge «un dialogo alla pari» nella ricerca di una direzione spirituale reciproca. In questo senso la “francescanità” di don Primo è quella del metodo «conoscere per amore», per evitare da un lato e dalla’altro estetismi e strumentalizzazioni del prossimo.
Francesco e Don Primo dunque sono uomini liberi, perché se il primo non è legato a nulla ed è sempre in conversione continua, il secondo è un «prete inquieto», mosso dal desiderio di «abitare i conflitti senza accettare ingiustizie, incontrare i “lontani” facendo “il cuore dell’apostolo”».
«Anche questa edizione ci ha dato molta soddisfazione – ha commentato Ildebrando Volpi dell’associazione Isacco -. Già in occasione del primo evento, uno dei relatori sosteneva come l’unica emergenza è quella di farsi rapire da Dio». Un fine settimana dunque ricco di eventi dalla musica ai racconti, alle racconti di esperienze di vita a proiezioni di immagini. «La “Tre giorni mazzolariana” è un modo di attualizzare il messaggio di don Primo; non commemorarlo ma farlo rivivere attraverso altre figure, immagini, testimonianze».

