Diaconi permanenti: deceduto Flavio Carli. I funerali giovedì alle 10 a Cristo Re

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È salito alla Casa del Padre il diacono permanente Flavio Carli. Nato a Rodi, nel Dodecaneso, 84 anni fa, era stato ordinato diacono l’8 dicembre 1999. La Chiesa cremonese e la comunità dei diaconi permanenti si stringono con affatto ai suoi cari: la moglie Angela, già presidente diocesana della Società San Vincenzo de’ Paoli (realtà per la quale anche Flavio si è speso a lungo) e i figli Andrea, Daniele, Alessia e Cristina, con i propri consorti e i sette nipoti.

Il decesso è avvenuto nel pomeriggio di lunedì 29 giugno. La camera ardente sarà allestita presso la casa di cura San Camillo di via Mantova, a Cremona, mercoledì 1° luglio dalle 9 alle 18.

Le esequie saranno celebrate nella mattinata di giovedì 2 luglio, alle ore 10, a Cremona, nella chiesa di Cristo Re, parrocchia in cui il diacono Carli risiedeva con la famiglia e per la quale ha prestato servizio negli anni, fino a che l’avanzare dell’età e la salute gliel’hanno permesso.

In un articolo pubblicato sul portale diocesano nel 2019, in occasione del 25° anniversario della nascita del Diaconato permanente in diocesi di Cremona, proprio Flavio Carli ne spiegava il significato: «La caratteristica prima del nostro operato – sottolineava – è il servire gli altri, tutti i giorni. Io ad esempio attualmente sono responsabile del magazzino della San Vincenzo insieme a un collega volontario. I nostri compiti sono quelli di mantenere pulito il luogo dove i poveri vengono a prendere gli alimenti, perché la dignità del povero passa anche di lì». Un servizio di cui non nascondeva le difficoltà: «La prima di tutte è riuscire ad ascoltare i poveri che incontriamo andando oltre i pregiudizi, per valutare gli effettivi bisogni di ciascuno. Ci sono alcuni che mentono, altri che ingigantiscono… Noi però siamo al servizio di tutti: la mentalità del diacono nasce dalle parole di Maria a Cana: “Fate quello che Lui vi dirà”. Così, quello che ho imparato in questi anni di diaconato è che bisogna avere la capacità di pensare di essere perdenti, perdenti con i poveri».

Il diaconato è una realtà antica e nuova allo stesso tempo. Antica in riferimento alle comunità cristiane dei primi secoli; nuova perché re-introdotta con il Concilio Vaticano II dopo tanti secoli di assenza In diocesi di Cremona è arrivata a metà degli anni ’90 del secolo scorso, con l’ordinazione dei primo gruppo di diaconi (sposati e non) nel 1994 da parte del vescovo Giulio Nicolini.

Molti paragonano il diacono al sacerdote, al religioso o al laico impegnato in parrocchia, ma il diacono non è identificabile con nessuna di queste altre tre figure. Il diacono è anzitutto legato al vescovo e ne è sua espressione, soprattutto in relazione alla carità: i Padri della Chiesa solevano dire che i diaconi sono la mano del vescovo, il suo piede, il suo orecchio… Grazie al sacramento dell’Ordine che riceve, il diacono è un ministro di Cristo a tutti gli effetti: ha il compito di proclamare il Vangelo e può tenere l’omelia; ha l’obbligo di celebrare la liturgia delle ore a nome dell’intera Chiesa; spesso celebra la liturgia del battesimo, benedice le nozze, accompagna alla sepoltura i defunti.

«La difficoltà nel diaconato – rifletteva ancora il diacono permanente Flavio Carli – è quella di far capire che, nonostante nelle Scritture sembrino quasi due figure antitetiche (una più contemplativa e l’altra attiva), Marta e Maria ballano insieme. Noi oggi siamo portati a essere “attivi” e basta, come se tutto il significato della nostra esistenza dovesse esaurirsi con il fare delle cose. Le Scritture ci invitano a fare un passo in più: servire guardando a Gesù. Noi diaconi ci ispiriamo infatti a Cristo servo, possiamo e vogliamo solo seguirlo. Siamo stati fatti diaconi per la carità, la carità nel servizio».

Un altro aspetto decisivo è la solidarietà con la famiglia, moglie e i figli. «Se è sposato, la vocazione al Diaconato deve essere condivisa totalmente con la moglie, mentre i figli sono più liberi. Il punto vero, che non spiegano mai, è che il diacono deve seppellire l’uomo vecchio. Deve diventare un marito e un padre nuovo. Non sempre la nostra figura è capita: qualcuno non ha ancora compreso che noi non abbiamo compiti specifici se non quello di servire nel bisogno. Siamo disponibili a tutto. Che ogni cristiano sia chiamato a servire il suo prossimo nel nome di Cristo è fuori discussione. Ma appunto per questo il diacono esiste: per ricordare a tutti che il Cristianesimo è servizio».

TeleRadio Cremona Cittanova
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