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«Stare fra la gente, entrare nelle case, dove c’è qualcuno che soffre, perché la Chiesa di oggi deve uscire dalle sue strutture ed essere una Chiesa che cambia. Che cambia perché ama alla maniera di Gesù, che svuotò se stesso per la salvezza del mondo». È questa la raccomandazione del vescovo Antoni Napolioni in occasione dell’insediamento dei nuovi sacerdoti per le comunità di Misano Gera d’Adda e Vailate: il parroco don Piergiorgio Tizzi e il collaboratore parrocchiale don Franco Sudati.
L’insediamento ufficiale si è svolto nella mattinata di domenica 27 settembre a Vailate. Il ritrovo è stato alle 9.45 presso la chiesetta di Santa Marta, da poco riaperta dopo i lavori di rifacimento del tetto, ornata a festa per l’occasione. Da lì, con l’accompagnamento della banda musicale cittadina, si è raggiunta la chiesa parrocchiale.
Sul sagrato il saluto del sindaco di Vailate, Andrea Trevisan (misanese per parte di padre e vailatese per parte di madre), che ha incentrato il suo discorso sul fatto che quando due comunità parrocchiali sono chiamate a camminare insieme, non necessariamente debbono diventare uguali, cancellare la propria storia o confondere tradizioni, sensibilità e caratteristiche differenti. «Significa semmai – ha puntualizzato il primo cittadino – avere l’occasione di conoscerci un po’ meglio, di scoprire ciò che abbiamo in comune e magari di imparare anche qualcosa dalle nostre differenze». «L’augurio – ha proseguito il sindaco – è che don Piergiorgio e don Franco possano entrare in queste due case senza sentire il bisogno di renderle uguali. Che possano conoscerle, comprenderle, apprezzarne i pregi e anche sopportarne qualche difetto e che possano aiutarci, quando sarà possibile, a lasciare qualche porta aperta fra una casa e l’altra».
Anche nel benvenuto dei Consigli pastorali parrocchiali è stato espresso un auspicio: «Che il nuovo parroco, guida, fratello e segno della presenza del Signore fra noi, possa aiutarci a costruire un’unità pastorale sull’esempio dei santi patroni Pietro e Paolo (Vailate) e Lorenzo (Misano), con la protezione di Santa Maria del Fonte di Caravaggio».
Nell’omelia il vescovo ha esordito prendendo spunto dalle sacre scritture. «È difficile essere fratelli, ma è l’unica maniera di realizzare il disegno di Dio scritto nell’umanità. O vogliamo immaginare un mondo di assolute solitudini? La Chiesa può essere una somma di solitudini in cui i cosiddetti fratelli si ammazzano, si insultano, si evitano? Il rischio c’è sempre. Per questo Gesù parla così chiaro e fa capire chi è che fa la volontà del Padre, chi fa i fatti e non le chiacchiere». Monsignor Napolioni ha proseguito la sua omelia dando un secondo messaggio: colui che dopo un no ci ripensa, non fermandosi all’istinto ma rimettendosi in discussione, dimostra come sia sempre possibile aprirsi alla verità. «Ciò che è importante – ha sottolineato – è l’energia del cambiamento, che è nell’energia delle cose. Nella vita chi ama cambia, cioè si adatta, vince la paura, ascolta, dialoga, cerca e rimette in moto la vita». E ha proseguito: «Anche nella Chiesa c’è un’esigenza di cambiamento: non per capriccio di qualcuno, ma per vivere meglio il Vangelo. La prova più grande di questo cambiamento? È la persona di Gesù che, pur essendo Dio, non considerò un privilegio essere come Dio e svuotò se stesso».
Al termine della Messa il saluto del nuovo parroco. «Quando una persona – ha detto don Piergiorgio Tizzi – confessa la propria incapacità a entrare come lavoratore in quella vigna, perché troppo preziosa, è sulla buona strada per imparare ad amare».
Anche don Franco Sudati ha preso la parola al termine della celebrazione: «Auguro a tutti – ha detto il nuovo collaboratore parrocchiale di Misano e Vailate – un buon cammino, che siamo chiamati a fare assieme. E vi chiedo di accompagnarci con pazienza. Credo molto nelle relazioni, perché il Vangelo di Gesù si manifesta proprio dentro gli incontri quotidiani con le persone».
E proprio la festa proseguita negli ambienti della parrocchia ha permesso subito dopo di incontrare nell’informalità i due nuovi sacerdoti.
La giornata era iniziata a Misano Gera d’Adda, nella chiesa di San Lorenzo, dove i due sacerdoti hanno concelebrato la Messa delle 8.30 presieduta da don Antonio Facchinetti. Dopo un breve saluto ai parrocchiani, il trasferimento a Vailate per l’ingresso ufficiale alla presenza del vescovo.
Profilo biografico dei nuovi sacerdoti
Don Piergiorgio Tizzi, classe 1978, originario di Sabbioneta, è stato ordinato il 21 giugno 2003. È stato vicario a Caravaggio (2003-2009) e successivamente nelle parrocchie di Viadana (S. Maria Assunta e S. Cristoforo – S. Maria Annunciata – Santi Martino e Nicola e S. Pietro Apostolo) e dal 2015 anche di quella della frazione di Buzzoletto. Dal 2019 era vicario parrocchiale dell’unità pastorale “Madre di Speranza” in Cremona formata dalle parrocchie S. Bernardo, Beata Vergine Lauretana e S. Genesio (Borgo Loreto), S. Francesco d’Assisi (Zaist) e Immacolata Concezione (Maristella).
Don Franco Sudati, classe 1957, originario di Misano Gera d’Adda, è stato ordinato sacerdote il 20 giugno 1981. È stato vicario parrocchiale a Cremona nella parrocchia di S. Ilario (1981-1982) e a Covo (1982-1996). Successivamente è stato parroco di Salvirola (oggi in diocesi di Crema) e dal 2001 di Cascine San Pietro, a Cassano d’Adda, nel Milanese. Dal 2009 era parroco di Calvenzano.
Il saluto del nuovo parroco sul bollettino “Comunità in festa”
Cari amici di Misano e Vailate,
quando mi è stato chiesto di scrivervi due parole ero intento nella lettura (meglio dire nell’ascolto dell’audiolibro) di un romanzo di una scrittrice americana, “Casa” di Marilynne Robinson. Tra le “pagine” di questo libro ho trovato una riflessione che potrebbe funzionare molto bene per presentarmi a voi. Il protagonista del romanzo si chiama Jack ed è il figlio, ormai quarantenne, di un vecchio pastore presbiteriano in pensione degli Stati Uniti, il ministro di una chiesa protestante.
Jack torna a casa dopo molti anni segnato da un profondo fallimento professionale, relazionale e, soprattutto, etico (alcool, furti…). Un giorno Jack, riedizione moderna del “figliol prodigo” del Vangelo, confida al padre, di voler tornare ad una funzione religiosa domenicale presso la chiesa che è gestita dal miglior amico del padre, un altro pastore protestante di quella cittadina.
Il padre a questo punto è rapito da una gioia intensissima che si traduce in un’accorata preghiera di ringraziamento a Dio.
Al ritorno di Jack dalla funzione domenicale, purtroppo, padre e figlio devono constatare che la visita in chiesa non ha prodotto gli esiti sperati, anzi, si è rivelata controproducente. Infatti, Jack ha avuto l’impressione che il predicatore lo additasse all’assemblea e denunciasse le sue colpe, quelle di un figlio in rovina, ingrato e incurante dei dolori altrui.
Il vecchio padre si lamenta apertamente con il figlio dell’atteggiamento dell’amico pastore perché non aveva saputo cogliere l’opportunità di rivolgere a Jack un annuncio di perdono e speranza, eppure si ha l’impressione che in quel momento di delusione padre e figlio raggiungano la massima intesa e vicinanza.
A questo punto arriva la suggestione che interessa a noi: in quella amara situazione, alla luce di una rinnovata intesa con Jack, il vecchio padre amava riflettere sul fatto che la grazia (l’agire di Dio) aveva effetti insperati, visto che gli dava la possibilità di rinsaldare il legame con il figlio. Anche i danni provocati dai pastori, nelle mani di Dio, possono rivelarsi provvidenziali.
In questi anni di ministero sono stato invitato da tante persone a credere negli effetti multiformi della Grazia e, talvolta, è capitato anche a me di restare stupito di fronte alla infinita fantasia di Dio nel raggiungere le sue amate creature. Confidando su questo diventa superfluo ogni attestato di indegnità da parte mia per il ministero che mi viene affidato e parzialmente interessante raccontare i miei dati biografici se non per tornare a magnificare l’amore del Padre che non manca mai di benedire i suoi figli e le sue figlie.
Permettetemi alla fine un piccolo effetto speciale: il figlio del romanzo nel giro di poche settimane se ne andrà di nuovo dalla casa che è diventata ai suoi occhi il simbolo straziante dei suoi errori, ispirando al vecchio padre, ormai prossimo alla morte, una frase laconica: “la chiamano tutti casa, ma nessuno si ferma”. La prendo in prestito per descrivere le nostre parrocchie, ma non per lamentare il calo dei partecipanti alle celebrazioni, bensì per un augurio: che non capiti anche a noi di lasciare le nostre chiese perché ci ricordano quello che potevamo essere e non siamo stati; non sono il luogo dei rimpianti e dei giudizi, ma le case della speranza e di un amore che non viene meno.
Don Piergiorgio

