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Soncino in preghiera e in festa con la statua della Madonna pellegrina di Fatima

«Maria è un aiuto a fidarvi della fede, a fidarvi di Gesù, il buon pastore». Così il vescovo emerito di Cremona, Dante Lafranconi, domenica 30 aprile nella chiesa della Pieve, a Soncino, in occasione dell’accoglienza della statua della Madonna pellegrina di Fatima, giunta da Chieti e che rimarrà nel borgo fino a sabato 6 maggio per accompagnare le celebrazioni mariane del mese di maggio in parrocchia, in vista anche dell’apparizione della Madonna di Fatima a tre pastorelli, la cui memoria liturgica ricorre il 13 maggio. Continue reading »

Claudia Koll, una scelta di conversione: «Dio non mi ha tolto niente, ha benedetto la mia vita»

 

«Ho capito che non bisogna temere nulla. Perché la vita è più forte della morte. E l’amore di Dio ci guida. Mi sono innamorata della grazia di Dio perché mi trasformava, mi rendeva migliore. Perché ha reso chiari i miei rapporti con gli altri». Claudia Koll parla della sua conversione come di una scelta. «Non un sacrificio». Eppure non tradisce le parole. Piuttosto le pesa, tratta il tema che le è stato affidato con estremo rispetto. La locandina dedicata al primo evento organizzato dalla parrocchia di Arzago d’Adda campeggia all’ingresso della chiesa, gremita di persone, pronte per ascoltare un’esperienza ricca di vita, «di amore, di carità e di verità. Su questi baluardi si fonda la mia storia». Quella di Claudia Koll è un’esperienza che inizia con i riflettori puntati. Attrice, balzata agli onori delle cronache con Così fan tutte, ha calcato il palco del teatro Ariston con Pippo Baudo nel 1995 per poi approdare al piccolo schermo .

«Nella vita si sceglie. Oggi sono diversa, ma non rinnego ciò che ho fatto. Farà sempre parte di me. Dio non mi ha tolto niente, piuttosto ha compensato, ha dato senso a tutti gli aspetti della mia persona. Della mia vita: l’ha benedetta». Per questo «ho scelto di testimoniare il Signore, nonostante la fatica». La voce si abbassa. Il silenzio lascia spazio ad una consapevolezza, utile a scegliere con cura le parole, a governare le emozioni. Senza soffocarle. «Ho fatto un lungo viaggio, ma sono qui stasera, nonostante la bronchite, perché penso di avere qualcosa da dire, perché ho sperimentato la grazia di Dio. Alla base della mia esperienza c’è il rimettermi a Dio, l’essere strumento nelle sue mani. Perché io sono fatta per amare, non per odiare. L’ho capito quando ho incontrato il maligno. Aveva la voce di un’attrice famosa. Mi ha chiesto di odiare. Mi sono rifiutata. Sono fatta per amare, mi sono detta. Ho gridato la preghiera del Padre nostro e ho preso tra le mani un crocifisso. Da lì ho sentito Dio come pace. Mi sono sentita libera. Il mio peccato più grande? Aver fatto a meno di Dio, fino a quel momento». Da lì l’inizio di «un percorso di ricerca», avviato grazie «alla preghiera dei miei genitori, che mi hanno affidata, perché hanno capito che mi stavo perdendo».

 

 

La fiammella che Dio ha riacceso «è stata la mia relazione con Maria». Dopo aver varcato la Porta Santa nel 2000 «ho assistito ad un risveglio della mia coscienza. Ho cominciato a scoprire i miei limiti, ho appreso dal Signore la capacità di non interpretare più i copioni, il dolore, con le parole del passato». Ha iniziato a dire dei “no”. «A ruoli che non erano miei». Così ha sperimentato «la paura del futuro. Quando passi da una vita epidermica ad una contemplativa sperimenti novità, ma anche gli interrogativi su come continuare a vivere. Anche in quel contesto ho sperimentato la grazia di Dio, perché mi ha guidato fino ad oggi. La conversione non mi ha chiuso alla vita, mi ha fatto vivere nuove esperienze».

Dalla direzione di un’accademia di spettacolo per giovani, ai viaggi in Africa accanto ai più poveri. «Ho aiutato ragazzi con attacchi di panico a capire il loro vissuto, a trovare un punto di contatto tra le proprie emozioni ed i personaggi da interpretare». I poveri, invece, «mi hanno insegnato l’essenziale, con loro ho imparato a condividere».

Dopo la chiusura dell’Accademia, ha fondato un’associazione, “Le opere del Padre”, per sostenere gli ultimi, «coloro che hanno perso la dignità». «Ho capito che la mia relazione con Dio è fondata sull’amore per il prossimo. E allora questa associazione è stata una necessità. Perché la fede senza le opere è morta». Ma c’è un tempo e uno spazio per tutto. «Sono anche mamma». C’è tempo e spazio. Sempre. «Perché – chiosa al termine della serata il parroco don Matteo Pini – la vita vera si sente». In ogni attimo.

«Diciamo sì alla vita che vince»: i giovani della Zona 1 in cammino verso la Pasqua

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«In questa Settimana Santa diciamo sì alla vita che vince. Lo ha fatto Gesù prima di noi. Ora facciamolo anche noi nella nostra vita».

La voce di Linda Fanton, suora francescana del Gesù Bambino di Assisi, si fa spazio nel buio. È uno spiraglio di luce e di buone notizie nel cuore dei tanti giovani che hanno scelto di partecipare alla Veglia delle Palme, organizzata dall’equipe di pastorale giovanile della zona 1 nel santuario della Madonna del Riposo a Pandino. Si sono dati appuntamento lo scorso sabato.
Davanti agli occhi il crocifisso di san Damiano, di fronte al quale Francesco ricevette la chiamata del Signore. «È un’icona, che ci guarda. Ci regala lo sguardo glorioso e amante di Gesù, nonostante la sofferenza. È un dono, ci racconta che non c’è niente di definito e di definitivo. Neanche la morte». Nulla. Tranne l’amore di Dio: «I suoi occhi ci fanno sentire amati, così come siamo. Donano forza, libertà, forza di ripartire. Di entrare appieno nell’esistenza». Di vivere veramente.
Con un corpo, il suo, nudo, ferito. Ma risorto. «È lì, davanti a noi. È qui, in noi. Perché ciascuno di noi ha bisogno di riempirsi gli occhi di vita». Nel momento del suo limite, quello della morte, Gesù mostra un corpo luminoso: «È lo specchio del vostro corpo. Lo viviamo come un dono? Dovremmo, perché il nostro corpo è lo specchio della nostra storia. Delle gioie, delle sofferenze, delle ferite, dei segni. Siamo noi. È ciò che ci rende reali». Umani, imperfetti, «è dove risiede la felicità. Per scovarla Gesù ci invita a guardarci con i suoi occhi».

Serve anche «stare dentro alle mancanze, perché dentro un corpo imperfetto potremo vivere la perfezione dell’amore». È l’amore di Dio «che va oltre la morte».
Lo stesso che convince Maria a restare ai piedi della croce. Dopo aver visto suo figlio acclamato dalle folle come re e ora morente, Maria resta. «Anche noi lo facciamo ogni volta che non scappiamo dalle paure e siamo pronti a sostenere ed accogliere il dolore. Nostro e degli altri». Ché, oltre il buio, c’è la luce.

C’è musica per l’anima di ciascuno di noi. Pura armonia. In una serata piena di canzoni, di voci, di pensieri, ha vinto la vita. La vita di giovani che, in un periodo complicato, rispondono al rumore delle armi con il silenzio della pace e la fioca luce di un lumino nel buio della notte. Perché tante luci insieme aprono uno spiraglio. Di luce. E di speranza. È la forza di chi ha scelto di vivere veramente. «Morire è più facile, ma vivere appieno, è il dono più bello: diciamo sì alla vita. Oltre il buio, c’è sempre un passo fatto nell’amore di Dio».

No alla guerra: la veglia per la pace in Cattedrale ricorda che «siamo tutti fratelli»

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Un grido di fraterna umanità per dire no alla guerra. Per liberare la pace. Nella nostra quotidianità e in ogni zona del mondo. Da Cremona all’Italia, dall’Ucraina alla Siria fino al Sahel. La richiesta si è alzata forte e chiara durante la veglia per la pace organizzata in Cattedrale alla vigilia dell’Epifania. Continue reading »

«Per una comunicazione che interpreta il cambiamento». Scambio di auguri con il vescovo a TeleRadio Cremona

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Il presepe illuminato e l’albero addobbato all’ingresso lo confermano: anche per Teleradio Cremona Cittanova, la società editrice che cura i contenuti della comunicazione diocesana e la redazione di Riflessi Magazine, è arrivato il momento degli auguri. Si è tenuto ieri sera il tradizionale momento conviviale con lo scambio di auguri tra i giornalisti e i collaboratori, il Cda di Trc ed il vescovo Antonio Napolioni. Un incontro importante per fare un bilancio dell’anno appena trascorso e darsi nuovi stimoli per il prossimo. «Quando comunichiamo – ha esordito il presidente Giacomo Ghisani – dobbiamo partire da alcuni presupposti». Il primo: «La comunicazione cambia, perché cambia il mondo. E noi dobbiamo farci interpreti di questo cambiamento, senza tralasciare la dimensione sinodale, lo stare insieme, il fare insieme. E poi, quando ascoltiamo, scoviamo storie, dobbiamo ricordarci che non siamo lì per imporre o per imporci, ma per proporre». Il segreto è non fermarsi, «non stancarsi, è sentirsi sempre interpellati nello svolgimento di un servizio che è un servizio pubblico per il nostro territorio».

Con lui anche il vescovo Antonio Napolioni: «Viviamo quotidianamente in una omologazione spersonalizzante. La nostra società ha perso la capacità generativa. Allora la vostra penna deve partire da lì: cercate di raccontare per generare. Per gettare nuovi semi. È necessario, per affrontare la notte del mondo». Non esiste solo la cronaca nera, «il declino, gli ostacoli, il pessimismo, le difficoltà, la morte. Le buone notizie servono». Perché fanno bene. Perché sono Bene. Per don Federico Celini, coordinatore dell’area pastorale Capaci di comunicazione e cultura della Diocesi di Cremona «centrale nel vostro lavoro è la dimensione dell’incontro e, insieme, dell’ascolto. Degli altri e tra di noi. Un ascolto libero, corresponsabile, professionale e franco. E allora, questa non è altro che una piccola esperienza di sinodalità. Ci piace raccontare e raccontarci, perché nel vostro lavoro la dimensione umana, empatica, deve essere il faro. Andiamo avanti così, con fiducia».

Un impegno necessario, che si alimenta di passione. E che continua a vivere grazie alla penna e alla passione di ciascuno di noi: «Serve stupirsi ancora della bellezza dell’incontro» e «riflettere per indagare ciò che c’è dentro di noi e far emergere bellezza e bontà» hanno detto alcuni colleghi. Per il responsabile dell’ufficio comunicazione della Diocesi Riccardo Mancabelli e il coordinatore redazionale Filippo Gilardi, i motori sono: «La passione e l’entusiasmo, con una spiccata attenzione ai diversi linguaggi, alle diverse forme e a chi ci ascolta. Quando lavoriamo dobbiamo sempre tenere a mente il mondo cambia. E con lui cambiano i linguaggi delle persone che guardano e ascoltano la nostra comunicazione». Mancabelli ha augurato a tutti e a ciascuno di «tenere vivo sempre, oltre il tempo che passa, l’entusiasmo del giovane giornalista, aggrappandosi alla libertà di sperimentare, di proporre sempre nuovi temi». Tenendo a mente – ha concluso Napolioni – «che “il più nuovo” è Gesù Cristo».

Prima dei saluti e dello scambio degli auguri, è stata presentata la prima raccolta di storie di Riflessi Magazine, un volume graficamente curato, pieno di volti, luoghi, immagini e storie del nostro territorio. Oltre 200 pagine che raccontano coraggio, paura, fragilità. E la forza di una comunità di sostenersi nella vita quotidiana. Pagine dense di vita, di sorrisi, di buone notizie. Oltre gli ostacoli. Con l’obiettivo di regalare sempre nuove occasioni di riflessione e di incontro. Un’opportunità per guardare la nostra realtà con occhi sempre diversi. «Con lo stupore ed il rispetto per le persone più fragili». Sono risorsa, perché ognuno di noi ha qualcosa da dire. È questo, parole, immagini e – soprattutto – volti, il “buon Natale” da Teleradio Cremona Cittanova.

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In arrivo la raccolta di Riflessi. Le storie del magazine in un volume con l’introduzione del Vescovo: «C’è tanta bellezza intorno e dentro di noi»