Dante in Cattedrale: la parola di Servillo sotto lo sguardo del Pantocratore

image_pdfimage_print

© Foto Masiar Pasquali

 

Nella serata di mercoledì 6 maggio la Cattedrale di Cremona è rimasta immersa nel buio, lasciando che a parlare fossero solo i versi di Dante e la voce di Toni Servillo. In questo vuoto di luce, un unico punto fermo ha guidato lo sguardo del pubblico per tutta la durata dello spettacolo: l’affresco del Cristo Pantocratore, nell’abside, rimasto costantemente illuminato sopra la scena.

Questa scelta scenica ha dato corpo visivo alla riflessione del curatore del testo, Giuseppe Montesano, secondo cui i personaggi di Dante siamo noi stessi, con il nostro carico di amore, odio e, soprattutto, con la «voglia di uscire dal buio». Mentre la platea restava avvolta nell’oscurità della navata, la luce fissa sul Cristo rappresentava la meta finale di ogni cammino umano, rendendo concreta l’idea di un percorso che dall’ombra tende verso una chiarezza superiore.

Lo spettacolo si è sviluppato come un montaggio di esistenze diverse. Servillo ha dato corpo inizialmente alla voce del desiderio attraverso il racconto di Francesca da Rimini, dove l’amore si scontra con la tragedia della colpa. Il registro è poi mutato per farsi voce della conoscenza nell’episodio di Ulisse, l’uomo che sfida ogni limite per «divenir del mondo esperto», emblema di un’inquietudine mai placata. Il viaggio è approdato, infine, alla voce della luce nella conclusione affidata al Paradiso, dove la parola ha perso ogni asprezza per farsi preghiera e contemplazione pura.

L’interpretazione di Toni Servillo ha evitato ogni eccesso retorico, preferendo una dizione secca e ritmata che ha saputo sfruttare l’acustica complessa della Cattedrale. L’attore si è fatto tramite tra la scrittura del Trecento e la sensibilità di oggi, dimostrando che i personaggi di Dante non sono statue, ma specchi delle nostre inquietudini.

L’evento, organizzato in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, ha riempito la Cattedrale non solo di persone, ma di un’attenzione rara, confermando la forza di un classico che, spogliato da orpelli, ritrova la sua funzione originaria: interrogare chi ascolta all’interno di uno spazio di comunità.

TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su