Opera Pia di Castelverde, presentato il nuovo direttore sanitario

Il dottor Andrea Visigalli prende il testimone dal collega Ferruccio Giovetti

Cambio della guardia alla Fondazione “Opera Pia Ss. Redentore” di Castelverde, il dottor Ferruccio Giovetti passa il testimone della direzione sanitaria al dottor Andrea Visigalli, giovane e valente medico, classe 1985, originario di Soncino, che già in passato aveva lavorato presso la struttura di via Gardinali dimostrando grande professionalità e profonda umanità. Visigalli ha iniziato ufficialmente la sua attività in Opera Pia lunedì 3 aprile. … Continue reading »

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Venerdì Santo: «Guardiamo negli occhi la Passione di Cristo che è agnello, Signore e figlio»

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Le parole con cui Giovanni racconta nel suo Vangelo la Passione di Cristo riempiono il silenzio raccolto dell’assemblea dei fedeli e dei concelebranti in Cattedrale per l’azione liturgica del Venerdì Santo.

Lo stesso silenzio che ha aperto la celebrazione. Nessun canto infatti ha accompagnato la processione di ingresso del vescovo Napolioni che, accompagnato dal vescovo emerito Lafranconi,  dai canonici del Capitolo e dal diacono Alex Malfasi, si è avvicinato all’altare per prostrarsi con il volto a terra.

«Cosa c’è da ammirare in uno spettacolo come questo?» chiede e si chiede monsignor Napolioni aprendo la sua riflessione, ancora guidata, in questa Settimana Santa, dallo sguardo fisso su Gesù. «Admirantes Iesum»: ancora gli occhi negli occhi del Salvatore, anche nell’ora più dolorosa, quando la sofferenza e la morte minacciano di voltarci da un’altra parte, spaventati.

L’omelia del vescovo Napolioni

«Noi – aggiunge subito il Vescovo – vogliamo guardare Gesù negli occhi perché Dio ce l’ha donato per questo». E lo sguardo che nel Venerdì Santo Gesù restituisce al mondo è «lo sguardo dell’Agnello condotto al macello». Lo sguardo di una «presenza fragile» di fronte a chi lo giudica, «eppure apparentemente minacciosa, se ha scatenato tanto rifiuto e tanta violenza». «Gesù guarda quelli che appaiono come nemici con quella compassione con cui aveva guardato le folle come pecore senza pastore […] per dare un nuovo inizio all’umanità impazzita di solitudine». Ma davanti alle domande di Pilato, «il più straniero ma anche il più inquietato dal mistero di quell’uomo», Cristo «risponde con il silenzio: è lo sguardo del Signore – ha osservato il vescovo – dell’uomo libero, che vuole mostrare di cosa è capace un uomo… quando è uomo. Fedele a se stesso, fedele al Padre, fedele addirittura a quegli uomini che gli si sono rivoltati contro. Fedele come tanti sono fedeli nonostante tutto, nella famiglia, nella lotta per la giustizia, nel mettersi dalla parte dei più deboli».

Ed emerge poi, nel racconto della Passione, la forza dello sguardo di figlio, che cogliamo nel volto di Gesù quando scorge la madre: «È un figlio che non si lascia distruggere dal dolore. Gesù non ha paura di morire prima della madre, non solo perché conosce la grandezza di Maria, ma perché è tanto figlio di Maria quanto figlio di Dio e dunque sa affidare Maria alla Chiesa e la Chiesa a Maria. Tutto nelle mani del Padre».

«La Passione di Gesù – ha concluso monsignor Napolioni – è ciò a cui dobbiamo guardare sempre. Facciamolo anche per chi non lo fa, senza giudicare, ma facendo in modo che si accorga che quelli che lo fanno hanno uno sguardo diverso sulla realtà, più forza, più amore, più misericordia, più coraggio. Che vengono da quegli occhi che non possiamo dimenticare perché ci fanno essere vivi, nonostante tutto».

Gli occhi, guidanti dai gesti del rito entrato nella sua seconda parte, quella della adorazione, si posano così sul «legno della croce, al quale fu appeso il Cristo salvatore del mondo». Dopo il vescovo e dopo i concelebranti, tutti i fedeli presenti si avvicinano in preghiera per un bacio o la riverenza al crocifisso (un gesto che torna per la prima volta dopo la pandemia).

L’azione liturgica del Venerdì Santo, durante la quale si sono raccolte offerte per il sostegno alle comunità cattoliche della terra Santa, è poi proseguita con la distribuzione del Pane Eucaristico consacrato durante la Messa del Giovedì Santo e riposto nell’altare dell’Adorazione, prima dell’uscita silenziosa dalla Cattedrale, da cui partirà in serata (alle 21.00) la processione cittadina con la reliquia della Sacra Spina guidata dal vescovo eletto di Trieste Enrico Trevisi e trasmessa in diretta streaming sui canali web e social della Diocesi di Cremona e in tv su Cremona 1.

Il video integrale della Azione Liturgica

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Dalla croce alle strade: la Sacra Spina in processione con il vescovo Trevisi

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«Per cambiare il mondo dobbiamo contemplare il Crocifisso e guardarci con i suoi occhi». Con questo augurio il vescovo Enrico Trevisi ha concluso la propria riflessione dopo aver presieduto la tradizionale processione con la Sacra Spina per le vie di Cremona. Ancora una volta la città si è animata, con rispettoso silenzio e devozione, per accogliere ed accompagnare con la preghiera il cammino del Signore attraverso le tenebre della sofferenza e della morte.

Da sempre il Venerdì Santo è il giorno dedicato alla contemplazione della croce, che, secondo Trevisi, è il luogo ideale per «guardare tutto dalla prospettiva del Crocifisso, che nel morire per noi ha ha compiuto il disegno di salvezza che il Padre gli ha affidato».

La celebrazione della Via Crucis lungo le strade della città ha sempre avuto un sapore speciale per i cremonesi, perché segno evidente della presenza della Chiesa nel mondo. «Ma come essere nel mondo ‒ ha commentato il vescovo ‒ e guardare le nostre responsabilità verso la pace, la giustizia e i poveri?».

L’omelia del Vescovo Trevisi

 

Secondo Trevisi, la risposta arriva, ancora una volta, dalla croce. «L’unico punto prospettico che consente uno sguardo capace di comprendere la complessità della vita e della storia è quello di Gesù in Croce».

E proprio al Cristo, al Vivente che ha vinto la morte, mons. Trevisi ha affidato tutti i fedeli, prima di benedire l’assemblea, e l’intera città, con la reliquia della Sacra Spina, segno visibile dell’amore del Signore per il suo popolo.

Un popolo spesso ferito, provato e sofferente, ma che ha nuovamente trovato la forza per vivere con rinnovato slancio i momenti cruciali del Triduo. Perché la contemplazione del mistero pasquale, ha concluso Trevisi, «dà sapore e gusto nuovo ad ogni sfida della vita, dà colore e intensità ad ogni nostro giorno, profuma le nostre relazioni di una fraternità che è anticipo e prefigurazione del Paradiso. E allora avremo l’ardire di fare le scelte della nostra vita».

 

Il video completo della celebrazione

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Andrea Bassani
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Il mistero del Giovedì Santo «ci parla della presenza di Gesù, Parola che si fa carne»

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A capo chino, con le spalle ricurve e le ginocchia a contatto con il pavimento. È questa l’immagine di Gesù che emerge dal racconto dell’Ultima Cena. E così si è presentato il Vescovo di fronte ad alcuni bambini, accompagnati dai genitori, della scuola Sacra Famiglia di Cremona, per lavare loro i piedi e rendere nuovamente attuale quel gesto.

Dopo tre anni, brocca, catino e asciugatoio sono dunque tornati ad essere utilizzati durante la celebrazione del Giovedì Santo, la Messa in Coena Domini, presieduta da mons. Napolioni nella Cattedrale di Cremona.

Proprio a partire dall’immagine di Gesù, chino davanti ai discepoli, il vescovo ha voluto articolare la propria omelia, facendo suo il motto episcopale del cremonese mons. Enrico Trevisi: Admirantes Iesum. «L’invito a guardare il Signore ci educhi a non distrarci, a stare attaccati agli occhi di Gesù. Lui è il Figlio, e allo stesso tempo, il progetto di ogni uomo. Per questo guardare lui significa ritrovare noi stessi».

 

Sono allora gli sguardi del Signore, e i nostri, ad essere motivo di riflessione. «Nella “Lavanda dei piedi” di Koder – ha spiegato Napolioni, citando l’opera del sacerdote pittore tedesco – il volto di Gesù non si vede immediatamente, ma lo si nota riflesso nell’acqua del catino: è l’immagine di colui che si immerge nell’umanità».

Sieger Köder, “La lavanda dei piedi”

Un’umanità, quella dei discepoli, con cui Cristo si è confrontato fino all’ultimo e su cui, secondo il vescovo, si è sempre posato uno sguardo carico di amore. «E mentre guardava loro, pensava anche a noi, che crediamo per la parola dei Dodici. Si apre così il mistero della comunione perfetta, resa accessibile a povera gente come noi attraverso la Chiesa».

Non è mancato, nella riflessione di Napolioni, un richiamo al mistero della Pasqua, aperto dalla prima celebrazione del Triduo con il memoriale dell’Ultima Cena. L’Eucaristia, cuore pulsante della vita di ogni cristiano, è stata individuata come luogo dell’incontro perfetto tra Dio e l’uomo. «Per questo ‒ ha insistito il vescovo ‒ durante la nostra adorazione non stacchiamo gli occhi da Lui. In questi giorni l’Eucaristia non viene esposta, ma il mistero ci parla della presenza di Gesù, Parola che si fa carne, Cristo che si fa uomo».

E infatti la Santa Messa, concelebrata dal vescovo emerito di Cremona, mons. Dante Lafranconi, e dai canonici del Capitolo della Cattedrale, si è conclusa con la solenne reposizione del pane Eucaristico presso l’altare del Santissimo. Dopo la processione, aperta dal canto del Pange Lingua e caratterizzata dal grande raccoglimento dei fedeli, è stato lasciato lo spazio per l’adorazione, personale e comunitaria.

I riti del Triduo torneranno invece ad essere vissuti in Cattedrale a partire da venerdì mattina alle 8.45 con la recita della Liturgia delle Ore, presieduta dal vescovo. Alle 18 poi l’azione liturgica della Passione del Signore e alle 21 la tradizionale processione, presieduta dal vescovo Trevisi, per le vie della città con la Sacra Spina. Le celebrazioni del pomeriggio saranno visibili in diretta sui canali web diocesani e in tv su Cremona1.

 

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Andrea Bassani
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Messa del Crisma, icona dell’intera Chiesa locale. Il Vescovo al presbiterio: «Diamo al nostro popolo un segno visibile di unità»

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Come in un fiume bianco, i sacerdoti della diocesi in processione da palazzo vescovile attraversano la piazza del Comune e, lasciando all’ingresso un’offerta per il Seminario, colmano a poco a poco i banchi della grande navata della Cattedrale. Questa l’immagine che ha aperto le celebrazioni del Triduo Pasquale nel duomo di Cremona con la Messa del Crisma presieduta dal vescovo Napolioni nella mattinata del Giovedì Santo.

Il presbiterio, la promessa sacerdotale, il ricordo dei preti defunti e degli anniversari, la benedizione e la consegna degli oli per i sacramenti: questi i segni di una concelebrazione in cui la chiamata all’unità della Chiesa diocesana assume una forza rituale. «Siamo qui mendicanti della Pasqua – ha introdotto monsignor Napolioni – bisognosi di questo mistero della croce che nella volontà di Dio di venta fonte certa della salvezza del mondo». Una fonte di cui gli oli sacramentali sono «forma concreta, che raggiunge le vite di bambini, malati, ministri, comunità».

Tutta la comunità diocesana presente, attraverso la presenza di tutti i sacerdoti, dei tre vescovi Napolioni, Lafranconi e Trevisi, dei canonici del capitolo e dei diaconi.

Durante la Messa l’assemblea dei presbiteri, «icona dell’intera Chiesa locale», ha risposto al rinnovo delle promesse sacerdotali con un «Sì, lo voglio» – ha riflettuto il Vescovo nella sua omelia – per «dare al nostro popolo un visibile segno di unità nella fede».

Una unità sottolineata dalla riflessione del vescovo come invito al «necessario sforzo di ciascuno» di «per costruirlo insieme, questo presbiterio cremonese, impegnato e generoso». Un impegno «fatto non di pericolanti bilanci umani, ma di stupore (sempre possibile) e di promesse (sempre attuali), per entrare insieme nella Pasqua».

Citando “Desiderio desideravi” di Papa Francesco il Vescovo richiama al «noi» della liturgia chiedendo ai preti cremonesi «una promessa in più: quella di essere più Chiesa diocesana, più torrazzo e meno campanili – sintetizza con una battuta – più presbiterio (intero e nei piccoli gruppi che quotidianamente servono il territorio), più fraternità aperta ai diversi doni e ministeri […] facendo attenzione anche alle cose più piccole e concrete: le informazioni, gli appuntamenti, i gesti dell’amicizia e della vita comune».

E nella sua omelia mons. Napolioni ha ricordato alcune delle proposte e delle iniziative pastorali che in modo particolare indicano questa unità che sempre più può dare volto e vitalità alla chiesa diocesana: l’impegno missionario in particolare in Brasile, con un saluto a don Davide Ferretti e un invito ai sacerdoti a farsi avanti «perché qualcuno si prepari a proseguire nei prossimi anni questa comunione missionaria»; le grandi celebrazioni in Cattedrale e a Caravaggio, gli incontri del presbiterio, la visita pastorale, la ripresa della vita oratoriana e il dialogo con le realtà sociali ed educative sul territorio e – guardando ai prossimi appuntamenti – l’incontro dei ragazzi della Cresima il 21 maggio, la Gmg di Lisbona e l’anniversario delle apparizioni a Caravaggio, con la dichiarazione di Santa Maria del Fonte come santuario regionale con tutti i vescovi della Lombardia. L’impegno – ha sottolineato – sia «il non mancare mai e il non far mancare le nostre comunità alla vita dell’unica Chiesa, aiutando con franchezza anche il vescovo a far crescere verità, bellezza e fruttuosità di tutto ciò che facciamo insieme».

 

L’omelia del Vescovo


«La nostra gente non è stanca di Gesù – ha proseguito – ma vuole incontrarlo nelle case e per le strade. […] Mentre troppe diagnosi sembrano condannarci alla sterilità, Parola e Spirito danno vita alla Chiesa. È semplice la missione del Regno, l’evangelizzazione… che Gesù, e noi con Lui, abbiamo da regalare al mondo, sempre. Purché un annuncio non smentisca l’altro, per il nostro arbitrio, e la Chiesa non assomigli più a Babele che a Gerusalemme».

Durante l’omelia il vescovo ha quindi ricordato i sacerdoti defunti nell’ultimo anno: don Enrico Ferrari, don Anselmo Gorni, don Sergio Lodigiani, don Sergio Maffioli, don Ennio Asinari, don Silvano Rossi. Non è poi mancato come sempre un pensiero dedicato agli anniversari di ordinazione: il 70° di ordinazione di don Sesto Bonetti e don Franco Perdomini, il 65° di don Franco Vecchini, il 60° di don Angelo Bravi, don Raffaele Carletti e mons. Giuseppe Perotti, il 50° di don Renato Onida, ed il 25° di don Massimo Cortellazzi, don Alberto Martinelli, don Andrea Spreafico e don Pier Altero Ziglioli.

«Oggi anche noi preti possiamo soffrire varie forme di disagio, più acuto in chi giunge a scelte difficili da capire e accettare. Pensiamo ai sacerdoti soli, ammalati e in difficoltà non sempre ammesse e aiutate. Quando il mio cuore rischia di chiudersi così, lo sguardo di fratelli che non giudichino, l’abbraccio di un padre che sappia attendere, la bellezza di una sosta nella casa di Betania… offre anche a me il ristoro di cui neppure Gesù ha fatto a meno: la forza rassicurante e nutriente della comunione. Perdonatemi per tutte le volte in cui io non ho servito con generosità e attenzione questa priorità. Ma oggi, ancora una volta, ricominciamo ad averne cura».

Con queste parole si è conclusa la riflessione di mons. Napolioni che, dopo il rinnovo delle promesse sacerdotale ha ricevuto gli oli (degli infermi, dei catecumeni e il Crisma) che in questo Giovedì Santo sono stati consacrati con un pensiero particolare al ricordo delle vittime della mafia. Sono giunti infatti a Cremona dagli ulivi piantati a Capaci nel luogo dell’attentato al giudice Falcone, e il balsamo profumato per la benedizione del Crisma dalla Locride, dalle coltivazioni sui terreni confiscati alle mafie.

Al termine della celebrazione i vicari zonali hanno quindi ricevuto dalle mani del Vescovo gli oli da distribuire alle parrocchie per la celebrazione dei sacramenti in questo anno.

 

Guarda il video integrale della Messa Crismale

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L’olio di Capaci consegnato dal questore Sinigaglia al vescovo Napolioni per essere consacrato nella Messa Crismale

I riti della Settimana Santa. La Messa delle Palme con il vescovo inizia alle 10.30 da S. Maria Maddalena

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Dal Brasile il messaggio pasquale di suor Augusta Culpo

La religiosa: «festa della vita che vince la morte, dell'amore che vince l'odio e dell'allegria che vince la tristezza»

In questo periodo in cui la Chiesa tutta si prepara a vivere la Pasqua del Signore, uno sguardo va rivolto anche a quei fratelli e sorelle che conducono una vita tormentata, in territori segnati dalle sofferenze: «di guerra, di conflitti, di terremoti, di migranti, di violenze, di povertà estrema, di mancanza di strutture per una vita degna». Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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Nella chiesa di Antegnate il Compianto di Agostino Ghilardi aiuta a entrare nel mistero della Pasqua

L'installazione dell'artista soncinese sarà esposta sino al Lunedì dell'Angelo

Rappresenta la scena in cui dei personaggi piangono e contemplano il corpo morto di Cristo, deposto dalla croce e steso sulla nuda terra. Il “Compianto”, gruppo scultoreo di otto statue realizzato dall’artista soncinese Agostino Ghilardi, è esposto nella chiesa parrocchiale di Antegnate, dove rimarrà visibile al pubblico sino al prossimo Lunedì dell’Angelo. Luca Maestri Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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San Sigismondo, il programma delle celebrazioni del Triduo

I Vespri di lunedì 10 aprile nella chiesa del monastero domenicano saranno presieduti dal vescovo Enrico Trevisi

Anche la comunità claustrale delle monache domenicane di San Sigismondo, a Cremona, vivrà con intensità le celebrazioni delle Triduo pasquale, con le celebrazioni aperte anche ai fedeli. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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Il 14 aprile a Cremona l’inviato di Avvenire Nello Scavo racconta la situazione di Kiev

L'incontro, in dialogo con il sindaco Gianluca Galimberti, alle 18.30 presso la Libreria Paoline, che promuove l'incontro in cui sarà presentato l'ultimo libro del giornalista di Avvenire

Inviato speciale di Avvenire e giornalista d’indagine in luoghi caratterizzati da conflitti, criminalità e terrorismo, Nello Scavo sarà ospite venerdì 14 aprile alle 18.30 presso la libreria Paoline di Cremona per presentare il suo nuovo libro, Kiev. L’evento sarà caratterizzato dal dialogo con Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona. Un dialogo per approfondire, attraverso l’opera, quel conflitto che in Ucraina persiste da oltre un anno e … Continue reading »

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