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Il Vescovo al Politecnico: «La scommessa di Cremona: un futuro da città universitaria»

«Cremona sta scommettendo su se stessa per poter diventare una bella città universitaria, ma per farlo ci vuole l’impegno di tutti, bisogna diventare persone complete e pronte ad ascoltare, che non giudicano frettolosamente e che sanno riconoscere la realtà senza pregiudizi. La realtà è come un poliedro, ricca di sfaccettature e increspature, è quindi necessario saperla affrontare con prontezza di spirito e impegno». Con queste parole il vescovo Antonio Napolioni si è rivolto agli invitati alla consegna delle borse di studio del Politecnico di Cremona, che si è svolta nel pomeriggio di lunedì 29 novembre presso l’ateneo cremonese.

Il discorso del Vescovo non è stato solamente un invito a migliorarsi individualmente, ma ha voluto spronare tutta la comunità a farsi protagonista di un processo tanto forte quanto inarrestabile di rinnovamento della città, che grazie ai giovani, e in particolar modo alle “eccellenze”, può affermarsi in un panorama sempre più internazionale e moderno.

A testimoniare l’attenzione della Chiesa cremonese anche la presenza di don Maurizio Compiani, incaricato diocesano per la Pastorale universitaria, e don Francesco Fontana, incaricato diocesano per la Pastorale giovanile.

L’intervento del prorettore Gianni Ferretti ha elogiato l’impegno e la dedizione dei ragazzi che han meritato il riconoscimento accademico, infatti «il nostro futuro è nelle loro mani, loro possono dove noi abbiamo sbagliato, è questo che vogliamo per la nostra città: un posto che possa essere ereditato da chi verrà dopo, da chi non ha colpa di nulla».

Durante la cerimonia, iniziata alle 16 presso l’aula magna del Politecnico di Cremona, sono state distribuite diverse borse di studio agli studenti meritevoli:

  • Le Borse di Studio in memoria di Annalisa Lughignani.

La famiglia Lughignani per onorare la memoria della figlia Annalisa, prematuramente scomparsa il 21 ottobre 2003 all’età di 22 anni in un tragico incidente stradale, e per mantenere vivo il suo ricordo ha promosso questa iniziativa in collaborazione con il Politecnico di Milano – Polo di Cremona ed ha erogato 2 borse di studio da 1.000 € ciascuna che sono state assegnate a 2 studenti iscritti al secondo anno del Corso di Laurea in Ingegneria Informatica presso il Campus di Cremona. L’obiettivo della famiglia Lughignani è supportare economicamente gli studi di due alunni meritevoli e offrire così loro la possibilità di portare avanti i propri sogni ed interessi, mantenendo vivo il ricordo di Annalisa. La giovane, che al momento della scomparsa lavorava per una rete televisiva locale, ha sempre manifestato un grande amore per la musica e per la comunicazione, una passione che grazie a questa collaborazione ora potrà essere trasmessa agli studenti per risuonare tra le aule del Campus cremonese. Con la speranza che il sorriso, la voglia di vivere, di fare ed imparare di Annalisa possano splendere sul volto dei vincitori delle borse di studio a Lei intitolate ed il suo ricordo rimanga vivo in tutti coloro che l’hanno conosciuta ed apprezzata per le sue doti.

  • Le Borse di Studio riservate agli studenti delle Lauree Magistrali.

L’obiettivo di questi riconoscimenti è premiare il merito di chi decide di continuare gli studi, intraprendendo un percorso che si focalizza sull’acustica musicale, per diventare un Ingegnere Acustico, cioè un esperto dei sistemi vibranti e risonanti, progettista di sistemi per la produzione, la modifica, la manipolazione e la fruizione di campi acustici in ambito musicale e non. Da quest’anno il Campus di Cremona sostiene anche gli studenti meritevoli che hanno deciso di intraprendere il nuovo percorso di Laurea Magistrale in Agricultural Engineering per diventare Ingegneri dell’Agricoltura, cioè progettisti e gestori di sistemi produttivi agricoli e agroindustriali sostenibili a livello economico, ambientale e sociale. Questa figura, richiesta sia nel contesto nazionale che in quello internazionale, saprà gestire i diversi e complessi aspetti della produzione agricola e agro-industriale in questo particolare periodo, dove il settore sta affrontando una trasformazione sia di tipo tecnico ingegneristico che gestionale ed organizzativo per conseguire gli obiettivi di innovazione e sostenibilità non differibili e declinati nei 9 obiettivi della futura politica agricola comune europea.

  • I Percorsi di Eccellenza.

Aziende e istituzioni identificano in questa iniziativa un valore rilevante, infatti quest’anno Associazione Cremonese Studi Universitari (ACSU), Linea Group Holding – Gruppo A2A e Infor Srl hanno finanziato le borse di studio che han ricevuto i primi cinque assegnatari in graduatoria. Un’ulteriore conferma dell’efficacia di questo progetto è il ruolo ricoperto nelle aziende dai ragazzi che hanno completato con successo i Percorsi di Eccellenza: tutti hanno fatto strada anche nel mondo del lavoro e oggi ricoprono posizioni di rilievo sia in importanti aziende italiane sia in significative realtà straniere. Gli assegnatari di questo premio, oltre a ricevere una borsa di studio del valore complessivo di 5.000 €, potranno usufruire di ulteriori opportunità: prima fra tutte la possibilità di svolgere ogni estate un tirocinio in azienda, sperimentando in prima persona le dinamiche aziendali che entrano in gioco in un contesto diverso da quello universitario, dove la propositività, un impegno costante e il senso di responsabilità fanno la differenza. Imparare in un contesto lavorativo aiuta ad avere un metodo multidisciplinare rispetto alle tematiche affrontate e ad acquisire un approccio meritocratico. Nelle precedenti 13 edizioni sono stati attivati un totale di 117 tirocini estivi, traguardo raggiunto grazie al supporto di 62 aziende, in alcuni casi diventate finanziatrici dei Percorsi, che ne hanno condiviso gli obiettivi e hanno scelto di ospitare gli assegnatari nel periodo estivo per attivare una proficua collaborazione che per alcuni di loro è proseguita anche dopo la laurea.

Sono state consegnate le borse dei Percorsi di eccellenza finanziate dalle aziende:

  • il Claudio Sanna, Amministratore Delegato di Linea Group Holding – Gruppo A2A, che quest’anno ha siglato un protocollo d’intesa con il Comune di Cremona ed il Polo di Cremona del Politecnico di Milano con l’obiettivo di valorizzare il capitale territoriale nell’ambito della transizione energetica e dell’intelligenza artificiale.
  • il Fabrizio Montali, Amministratore Delegato di Infor Srl, che già da alcuni anni collabora con il Polo di Cremona ed ha già ospitato alcuni degli studenti assegnatari dei Percorsi durante i summer job.

 

“Dolce e salato”, a Cremona il buono dell’integrazione sociale

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Occupazione e speranza non sono solamente parole o ideali da perseguire, ma si fanno concretezza ed azione nella cooperativa “Fratelli Tutti” che lo scorso 21 novembre ha aperto in via Buoso da Dovara 6C la pasticceria e panificio “Dolce e Salato”, nella quale alcuni ragazzi disabili e i detenuti del progetto di giustizia riparativa si impegnano quotidianamente ad imparare i meccanismi della realtà lavorativa in un progetto di integrazione sociale. A rendere possibile il progetto insieme alla cooperativa Fratelli Tutti è stata l’associazione Futura, che con la sua esperienza è da anni attiva sul territorio cremonese nel panorama della riabilitazione con ippoterapia. Continue reading »

Il venerdì di digiuno in Cattedrale sfama con le parole del Vangelo. Il Vescovo: «Siate affamati della parola di Dio»
Nel primo venerdì di Quaresima al via l'iniziativa "Pausa... digiuno" promossa in Cattedrale dall'unità pastorale S. Omobono: adorazione, ascolto della Parola e carità

Carità, digiuno e servizio sono solamente alcune delle parole che hanno illuminato la pausa pranzo di venerdì 4 marzo nella Cattedrale di Cremona, un momento che si è potuto ritagliare dal frastuono della frenesia delle giornate grazie all’iniziativa proposta nei venerdì di Quaresima dall’unità pastorale Sant’Omobono, che riunisce le tre parrocchie del centro cittadino (S. Maria Assunta in Cattedrale, S. Imerio e S. Pietro al Po). Un momento contraddistinto dalla preghiera, dall’ascolto della Parola e dalla penitenza quaresimale che si trasforma in carità, visto che quanto idealmente risparmiato con il digiuno si è trasformato in forma di offerte, destinando la consegna di un pasto a coloro che più di tutti hanno bisogno un aiuto: anziani, persone sole e malate, indigenti e dimenticati, grazie all’iniziativa della Quaresima di carità di quest’anno. Il tutto accompagnato dall’ascolto della parola del Vangelo del giorno, in questo primo venerdì condivisa e raccontata ai fedeli dal vescovo Antonio Napolioni alle 13.15, e che nei prossimi venerdì vedrà alternarsi al suo posto i sacerdoti dell’unità pastorale.

«Il compito di chi come me, di volta in volta, offre una riflessione è secondario; al centro c’è la vita di ciascuno di noi», ha esordito il Vescovo, aggiungendo che «al centro c’è la grazia di questo tempo che ci porta verso la Pasqua del Signore e verso la nostra Pasqua. Un tempo complicato e drammatico in cui invochiamo l’azione potente dello Spirito di Dio». Il Vescovo pone una domanda fondamentale, che suona come una provocazione durante questa Quaresima: «Quante pagine uniscono digiuno e preghiera, ma quanto è vero quello che il profeta Isaia ci dice proprio nella prima lettura di questo venerdì: perché digiunare se tu non lo vedi? Perché mortificarci se tu non lo sai?. Queste sono le parole del credente miope che vorrebbe subito i benefici di Dio come se li comprasse con il suo digiuno, ma Dio così risponde: “Nel giorno del vostro digiuno curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui. Non digiunate più come fate oggi, così da fare udire in alto il vostro chiasso. È forse come questo il digiuno che bramo? È piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi, dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora».

Conclude un brano tratto dalla Lettera ai cercatori di Dio del 2009, che sottolinea in maniera inequivocabile che «C’è un bisogno profondo di amore per ciascuno di noi, così spesso prigionieri delle nostre solitudini, è il bisogno di una parola di vita che vinca le nostre paure e che ci faccia sentire amati», ricordando che, citando le parole del profeta Amos, «Verranno giorni – dice Dio, il Signore – in cui manderò la fame nel paese, ma non fame di pane né sete di acqua, ma di ascoltare le parole del Signore. Allora Dio, che è insieme paterno e materno nel suo amore, parlerà proprio a ciascuno di noi, e l’ascolto fedele e intelligente di quanto egli dice sazierà poco a poco il nostro bisogno di luce».

Un ritorno al tempo ordinario, un ritorno a quella normalità che da anni mancava a causa della pandemia: l’apertura straordinaria della Cattedrale durante l’ora di pranzo ha permesso a molti di trovare la serenità di raccogliersi in preghiera davanti al Santissimo Sacramento, esposto sull’altare sopra ad un drappeggio rosso, accolto dai fedeli in un canto congiunto accompagnato dall’organo. C’è chi è entrato solo per qualche istante, chi si è soffermato a lungo. Secondo le possibilità di ciascuno. Ma con la volontà di fare spazio a Dio in questo tempo di speciale conversione. Un’orazione rivolta agli ultimi, ma anche a quelle persone che combattono per aver salva la vita, e che rischiano di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, a tutti coloro che per la propria fede vengono perseguitati nel mondo, qualunque essa sia, qualunque sia la loro origine.

 

Nei venerdì di Quaresima la “pausa digiuno” in Cattedrale

A Tds don Bruno Bignami e la città da vivere

«La città è metafora di incontri, relazioni, ricerche e pezzi importanti di vita che si intrecciano e si saldano in una storia comune. Solo così la città è sottratta all’abisso dell’anonimato e al vuoto della solitudine, perché è come salvata dal mutuo riconoscimento e dalla forza della comunità. Lo stesso Gesù attraversava la città per incontrare i volti concreti di chi ha una biografia, a volte pesante e fragile, per poterla visitare, toccare con mano, prenderla sul serio. Ma essere comunità è questione di stile, di scelta e di valore». Continue reading »

Il liceo Vida prima scuola paritaria in Italia per il “Metodo Rondine”

Nel mondo dell’internazionalità e dei conflitti nasce il bisogno di trovare una coesione forte e sincera che spinga ad affrontare e superare le difficoltà che ogni giorno creano ostacoli nei percorsi didattici e relazionali dei giovani ragazzi. A farsi portavoce di questa missione il progetto «Sezione Rondine», che in tutta Italia sta ponendo le fondamenta per la formazione di classi unite e collaborative, in cui il supporto reciproco fra gli stessi studenti e gli insegnanti sta alla base dell’apprendimento. Il progetto nasce ad Arezzo grazie alla fondazione «Rondine Cittadella della Pace», e da 25 anni propone un metodo didattico efficace per trasformare i conflitti in relazioni di pace e ascolto, e per la prima volta trova spazio fra i giovani di un istituto cremonese, il liceo Vida, prima ed unica scuola paritaria di tutto il Paese ad aver aderito all’iniziativa grazie all’impegno della professoressa Caterina Piva e della preside Roberta Balzarini.

Giovedì 17 marzo l’iniziativa è stata presentata dal professor Patrizio Pavesi nell’aula Bolognini del Seminario, sede della scuola, davanti ai ragazzi di alcune classi seconde e ai loro professori. Presenti all’incontro l’assessore all’Istruzione e alle risorse umane del Comune di Cremona Maura Ruggeri, la referente dell’Ufficio scolastico territoriale Elisabetta Ferrari, il rettore del Seminario don Marco D’Agostino e in video conferenza il fondatore del progetto, Franco Vaccari, che in prima persona ha saputo trasmettere la passione e l’impegno che ha messo in questa sfida.

La “Sezione Rondine” è un’iniziativa che inizierà il prossimo anno scolastico per le future classi terze e si articolerà in una serie di incontri, momenti di riflessione e progetti che accompagneranno gli studenti fino alla fine del loro percorso liceale, mirando a insegnare nozioni che diventeranno presto aspetti concreti della vita, aiutando i ragazzi a conoscere meglio se stessi, mettendo a fuoco il proprio potenziale per trovare la giusta strada, imparando a leggere il mondo nella sua complessità sviluppando un pensiero critico e attivo per poter cercare di migliorare partendo dal proprio piccolo, dalla propria realtà territoriale e scolastica.

La professoressa Piva ha saputo trasmettere l’entusiasmo con il quale si è attivata per aderire all’offerta formativa, sottolineando come «il Metodo Rondine si focalizza sull’intreccio tra la dimensione individuale e quella collettiva e ci permette di lavorare sulle nostre interiorità che sono spesso ricche di punti deboli e conflitti. Attraverso la relazione con l’altro ognuno di noi può aprirsi alla vita sociale, civile e politica, e in questa relazione acquista la consapevolezza delle proprie unicità e di quelle degli altri. Per questo è necessaria un’educazione integrale che non sia solo conoscenza, ma sapienza della vita».

Durante la presentazione sono stati trasmessi alcuni filmati nei quali i giovani che han già preso parte al “Metodo Rondine” si sono aperti e per certi versi sfogati raccontando delle proprie esperienze, tutte molto toccanti ma allo stesso tempo di grande ispirazione, dove la concretezza dei conflitti più sanguinosi non ha lasciato spazio all’odio, ma si è arricchita grazie ad una grande capacità di dialogo e comprensione del prossimo, e il messaggio che tutti han trasmesso è stato univoco e forte: non esistono nemici se esiste il confronto.

«Non è facile rimanere uniti e lavorare insieme quando la situazione si fa aspra e difficile, non è facile fare affidamento su chi ci sta vicino quando non sappiamo riconoscere i nostri errori, ma è necessario riuscire a superare gli ostacoli in maniera coesa e in gruppo, in modo tale che anche il più fragile non venga mai lasciato indietro», ha evidenziato don Marco D’Agostino lasciando ai ragazzi un ultimo messaggio prima del ritorno a lezione, «e quando si raggiunge la metà, se il cammino è stato fatto all’insegna dell’altruismo e dell’unione, allora il risultato sarà infinitamente più bello e soddisfacente».

A scuola di pace: al liceo Vida parte la Sezione Rondine

L’arcivescovo Delpini all’università Cattolica: «Scientia Crucis, abbracciare il mistero della Croce entro il sapere contemporaneo»

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«Nei territori del sapere contemporaneo abita una scienza triste e arrogante, essa ti dimostra che tu sei un organismo complesso, con straordinarie risorse e inevitabili degenerazioni. Alcune parti si possono aggiustare, altre cambiare. In ogni caso sei destinato a disfarti e a finire nel nulla. Non preoccuparti: tutto sarà riciclato. Sei destinato a disfarti e quindi non puoi permetterti di essere felice». Con questa provocazione l’arcivescovo di Milano Mario Delpini introduce la lectio magistralis tenuta presso l’aula magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Cremona nella mattinata del 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, affiancato dal vescovo di Cremona Antonio Napolioni e dal preside della facoltà di Scienze agrarie Marco Trevisan.

Il tema dell’incontro, che ha dato inizio alla serie di proposte promosse da Ufficio diocesano di pastorale universitaria in collaborazione con Università Cattolica e Museo diocesano, sul tema “La via della Croce”, si fonda sul dualismo e sul dibattito teologico e filosofico fra “scientia Crucis” (il sapere della Ceoce) e l’attuale sapere contemporaneo. «Nei territori del sapere contemporaneo abita una economia obbligatoria – ha detto ancora l’arcivescovo Delpini -. L’economia obbligatoria parla con il linguaggio dei numeri, delle statistiche, delle curve e delle proiezioni del mercato. Non conosce i nomi delle persone, conosce però i gusti, i capricci, le disponibilità di spese. Non distingue il bene e il male, ma piuttosto chi compra e chi vende, non sa nulla del buon cittadino, sa tutto del consumatore». Quindi l’arcivescovo ha proseguito: «La parola della croce annuncia l’essenziale del messaggio cristiano: l’uomo non è destinato al nulla, ma alla vita di Dio. Questa vita è un dono che Dio fa tramite Gesù: non è un “regalo”, è la grazia di una vita, di una via da percorrere. Gesù ha fatto della sua vita un dono, senza pretendere niente, un dono di sé fino alla fine. E insegna: io sono la via, la verità, la vita. Cioè: se vuoi vivere, seguimi, fai della tua vita un dono, fino alla fine. La via più promettente per vivere è quella di Gesù».

Ma scienza e fede non viaggiano su rette parallele, distinte e separate, poiché «tutto ritorna in Cristo – ha precisato Delpini –: la sapientia crucis non è solo un sapere, un principio interpretativo e critico verso ogni conoscenza, è piuttosto una via da percorrere, uno stile di vita da abbracciare. Chiamati a introdursi nel mistero della conformazione a Gesù, prende forma un popolo che percorre la storia, tra contraddizioni e peccati, eppure determinato a scegliere la via della compassione, della misericordia, del servizio».

L’incontro, che ha visto la partecipazione degli studenti dell’ateneo, introdotto dal saluto del direttore della sede di Piacenza-Cremona della Cattolica, Mauro Balordi, e da quello di un giovane, a nome anche dei compagni di studi, si è concluso con le parole del vescovo Antonio Napolioni che ha invitato a ricordare che «ogni giorno, fuori dalle nostre case e dai nostri confini, l’ingiustizia del male si fa sempre sentire forte e presente, soprattutto in questi giorni, dove nell’est dell’Europa una guerra infondata e insensata sta dilagando fra gli innocenti. I cristiani non sanno quale sia l’origine e la motivazione che genera il peccato, ma è proprio nella necessità che si afferma maggiormente la gloria di Dio, la dimostrazione che anche dove sembra non esserci più speranza, c’è ancora chi trova la forza di amare, ed è nella vera fede che si può amare anche ci sta facendo del male. Che questo sia il motore che ci guidi verso una nuova Pasqua, che non sia solamente una festa, ma un momento di amore e rinascita».

La mattinata, animata dal coro dell’ateneo, si è conclusa con il saluto di don Maurizio Compiani, docente, assistente ecclesiastico della sede cremonese della Cattolica e incaricato diocesano per la Pastorale universitaria, che ha fatto dono all’arcivescovo di una piccola opera d’arte, una pietra quale segno di relazione duratura.

 

 

Le prossime iniziative quaresimali

Ogni mercoledì di marzo studenti, docenti e personale non docente di qualunque Ateneo potranno prenotare una visita gratuita al nuovo Museo Diocesano, anche in orario serale (per prenotare è necessario compilare il form su www.diocesidicremona.it/adcrucem). Questa iniziativa prende il titolo “Ad Crucem: Il mistero della Croce nei tesori cremonesi”. La visita sarà introdotta da una breve riflessione su un’opera presente nella sezione riguardante la Passione di Cristo, quindi sarà lasciato tempo libero per ammirare le altre sezioni del museo .

Il percorso si chiude, mercoledì 6 aprile, nella chiesa di S. Luca alle 210 con la meditazione “Elevatio Crucis. Contemplando il mistero della Croce”. L’incaricato diocesano della Pastorale Universitaria, il biblista don Maurizio Compiani, commenterà alcuni testi biblici, offrendo al contempo una introduzione alla Settimana Santa. L’appuntamento è aperto a tutti e non necessita di prenotazione.

 

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Santuario della Madonna dei Campi, una settimana comunitaria per gli adolescenti della parrocchia di Agnadello

Situato in aperta campagna a poco più di un chilometro dal centro abitato di Brignano Gera d’Adda, nella Bergamasca, il santuario della Madonna dei Campi è un luogo dove pace e tranquillità scandiscono l’alternarsi delle ore del giorno, in mezzo alla natura e alle attività agricole. Questa settimana si è però colorato di vita grazie alla presenza di un gruppo unito e affiatato di ragazzi e ragazze delle superiori della parrocchia di Agnadello che insieme a tre educatori – Diego Palmas, Matilde Colombo e Davide Degradi – stanno sperimentando che cosa significhi vivere a pieno gli alti e bassi di una settimana comunitaria, fondata sulla convivenza, sull’aiuto reciproco e sull’impegno di ognuno per poter arrivare fino alla fine della giornata. Continue reading »

Il Vescovo all’Università Cattolica «L’eccellenza siete voi, profezia di un cambiamento necessario e possibile»

Nella mattinata di martedì 15 dicembre, nella sede cremonese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il vescovo Antonio Napolioni ha celebrato l’Eucaristia per studenti e professori, un momento di preghiera e meditazione in vista del Natale che è stato anche l’occasione per inaugurare ufficialmente la cappella del Campus recuperata nel complesso di Santa Monica.

A celebrare questo grande evento insieme al Vescovo vi erano don Maurizio Compiani, incaricato per la Pastorale Universitaria, padre Giorgio Viganò, barnabita responsabile della Residenza Universitaria di San Luca, don Roberto Maier, docente di Inglese e Mitologia e don Luigi Mantia, presente in rappresentanza della Società di Mutuo Soccorso del Clero. Tra i presenti il cavaliere Giovanni Arvedi con la moglie Luciana Buschini e i presidi di facoltà Anna Maria Fellegara (Economia e Giurisprudenza) e Marco Trevisan (Scienze Agrarie, alimentari e ambientali).

«Sapienza e scienza divina sono la pienezza di tutti i saperi possibili e sono il fondamento del rinnovarsi, del permettere agli uomini di andare al di là, non solo delle conoscenze scientifiche, giuridiche, economiche e pratiche, ma al di là del limite morale e spirituale, avendo dunque un potenziale di verità e creatività che non finisce di stupirci».

Sono queste le parole con le quali il Vescovo si è rivolto agli studenti presenti nella suggestiva aula magna, ricordando infatti che «le arti vanno oltre gli schemi e danno un respiro all’anima. Ma l’arte delle arti – diceva san Gregorio Magno – è il servizio e la guida delle anime, la cura delle coscienze, l’edificazione del Regno di Dio di cui il popolo di Dio è lo strumento, il lievito nella massa».

«Siamo in un tempo – ha proseguito nella sua riflessione – in cui la Chiesa, pur fiera delle sue istituzioni, non deve avere paura di essere minoranza». Così – ha aggiunto – «pur essendo felici di avere decine di migliaia di iscritti, questa dev’essere sempre un’università di eccellenza: e l’eccellenza siete voi, ragazzi, e i vostri professori». E l’eccellenza è – aggiunge – «la profezia di un cambiamento necessario e possibile»

Guardando poi alle discipline che il campus di Cremona offre nell’offerta formativa delle sue due facoltà, il vescovo ha allargato lo sguardo al futuro, al contributo di cambiamento che questa generazione di studenti può dare, al segno che può lasciare nel mondo: «Dobbiamo riuscire a dare cibo a tutti e in maniera sostenibile per l’ambiente, a rinnovare l’economia affinché esalti la dignità degli uomini, dia ai poveri ragioni di speranza e ai giovani spazio per esprimere la loro fantasia»

«Si può cambiare in meglio!» ha assicurato monsignor Napolioni: «Se noi pre-giudichiamo, bolliamo gli altri ed escludiamo facciamo la politica dello scarto. Invece la potenzialità di rinnovamento del mondo si nasconde dove meno ce l’aspettiamo. E viverlo in un luogo che ricorda questo riscatto, questo rinnovamento possibile è una grande notizia».

 

 

Durante la celebrazione le preghiere dei fedeli sono state lette ognuna in una lingua differente, come segno di multiculturalità, per essere esempio di una Chiesa che non sia solamente quella della propria singolarità, ma che si apra a tutto il mondo, sempre pronta ad accogliere e superare le sfide del domani.

Al termine della Messa, animata dai canti festosi e allegri degli studenti di Cremona, il Vescovo, seguito dagli altri sacerdoti e da tutti i fedeli, si è spostato nella nuova cappella dell’ateneo, per poterla benedire e quindi inaugurarla ufficialmente. «Ecco quindi il senso della cappella in un campus: è un luogo di silenzio, di raccoglimento, magari anche di riposo mentale, affinché si riscopra l’orizzonte dentro cui il vostro applicarsi allo studio riprende significato».

«L’incontro con il Vescovo è per noi un momento di grande gioia, che a causa della pandemia non si teneva dal 2019, siamo felici di poterlo nuovamente accogliere qui nella nostra realtà, che ha tanto bisogno di essere ascoltata». Con queste parole, la direttrice del carcere di Cremona Rossella Padula, accoglie il vescovo Antonio Napolioni nel pomeriggio di lunedì 13 dicembre nella casa circondariale di Ca’ del Ferro in presenza dei cappellani don Roberto Musa e don Graziano Ghisolfi, del direttore della Caritas Cremonese don Pierluigi Codazzi, del diacono Marco Ruggeri, degli agenti di polizia penitenziaria e degli operatori che lavorano nella realtà carceraria.

Durante l’incontro ogni presente ha avuto la possibilità di intervenire per illustrare, dal proprio punto di vista e secondo le proprie mansioni, quali sono le criticità e i punti di forza nel rapporto fra gli operatori penitenziari e i detenuti, facendo emergere come sia sempre più difficile stabilire un rapporto di reciproca fiducia, spesso dettato dalla mancanza di risorse e iniziative per poterli riabilitare, al fine di fornire loro una seconda opportunità al di fuori del carcere.

Ricorda don Roberto Musa che «sono molti i casi in cui un detenuto, scontata la sua pena, non è in grado di riacquisire una vita fuori dalle sbarre, e quindi dopo un mese lo ritroviamo qua. C’è bisogno di avere la sicurezza che finiti i giorni di custodia, esista la possibilità di rimettersi in gioco come nuovi cittadini. Per far questo, da tempo ormai, si sono aperti un laboratorio e un negozio nei quali vengono prodotti e venduti dolci e cibarie, offrendo così un graduale riavvicinamento alla società per i detenuti, che in questo caso sono anche affiancati da ragazzi disabili che possono mettere in gioco le loro abilità».


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Leggi QUI il reportage di Riflessi Magazine dalla casa circondariale di Ca’ del Ferro


Alcuni operatori carcerari hanno approfittato della presenza del Vescovo anche per condividere alcune esperienze che hanno vissuto sulla loro pelle durante le ore di lavoro, molto dure e traumatiche, esternando i sentimenti che han provato e che cosa han pensato in quei momenti.

Le parole della direttrice Rossella Padula sull’incontro sottolineano come «il dialogo e il confronto sono stati i veri protagonisti oggi, ci siamo tutti stupiti dell’attenzione che ci ha dedicato il Vescovo, lasciandoci liberi, senza vincoli né censure, di dire ciò che ognuno sentiva sia sul mondo che viviamo, il “mondo carcere”, sia sulle attività quotidiane. Dalle parole di monsignor Napolioni è emersa una grande vicinanza da parte sua, vicinanza che però possiamo già tastare nella quotidianità, poiché è attiva, concreta e produttiva. La chiesa non è solamente quella fuori, ma siamo tutti noi qua dentro, al di la della confessione di ognuno, perché chiesa è servizio, sacrificio e disponibilità nei confronti degli altri».

Il Vescovo ha quindi concluso l’incontro, all’insegna della comunicazione attiva e produttiva, salutando i presenti invitandoli alla celebrazione con i detenuti nella mattinata del giorno di Natale: «Questa esperienza deve poterci scuotere tutti, – ha detto – perché è la cartina al tornasole della nostra civiltà. Oggi sono emerse tre parole chiave: bisogno di speranza, bisogno di senso e bisogno d’ascolto, ma in fondo è ciò che riguarda tutti, e allora ben venga che qui facciamo di più per farlo nella vita quotidiana fra di noi. Una comunicazione che sia veramente ricca di speranza e di senso delle cose, perché ci mettiamo realmente in ascolto gli uni degli altri».

Alla Beata Vergine l’incontro del Vescovo con i superiori delle case religiose

Nella mattinata di venerdì 10 dicembre si è tenuto, presso il salone Madre Lucia Perotti dell’Istituto Beata Vergine di Cremona, l’incontro fra il vescovo Antonio Napolioni e i superiori e le superiore degli ordini religiosi presenti sul territorio diocesano. Un momento di confronto che si è svolto in un clima di comunione e preghiera che ha permesso di parlare di temi tanto cari quanto vitali per le comunità religiose, legati al presente, alla modernità e alle nuove sfide che si presentano ogni giorno e verso le quali si ci può trovare spesso impreparati e disarmati. Continue reading »