“La strada e il villaggio” è la prima tappa: un invito rivolto alla comunità cristiana ad allargare lo sguardo oltre la parrocchia. La serata è rivolta ai parroci, parroci moderatori di unità pastorali e laici membri dei Consigli pastorali parrocchiali e unitari.
All’inizio del secondo anno del cammino sinodale, l’obiettivo diocesano è quello di porre ascolto agli ambienti di vita finora non intercettati, come la scuola, il mondo del lavoro, quello della politica, le fragilità, lo sport e il tempo libero, solo per citarne alcuni. E proprio con questo obiettivo la Diocesi di Cremona offre ai Consigli pastorali parrocchiali e unitari la prima di tre schede che, … Continue reading »
Ricollegandosi alle prospettive indicate dai Vescovi italiani per il secondo anno del Cammino sinodale si articolerà in "Cantieri" per aiutare le comunità a scoprire la ricchezza dei libri liturgici, a mettersi in ascolto delle narrazioni esistenziali, a valorizzare i servizi e i ministeri ecclesiali, a favorire la partecipazione all’agire simbolico di quanti vivono la disabilità
Anche quest’anno l’Ufficio liturgico nazionale della CEI propone un sussidio per il tempo di Avvento e Natale. «Come comunità cristiana – scrive mons. Giuseppe Baturi, segretario generale della CEI– ci apprestiamo a metterci in cammino per iniziare un nuovo anno liturgico in cui vivere il mistero di Cristo nella storia. Questo itinerario al seguito di Cristo e in comunione con tutta la Chiesa, come ci ha ricordato Papa Francesco, “è per noi la possibilità di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo, immergendo la nostra vita nel mistero della sua Pasqua, in attesa del suo ritorno. È questa una vera formazione continua. La nostra vita non è un susseguirsi casuale e caotico di eventi ma un percorso che, di Pasqua in Pasqua, ci conforma a Lui nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore, Gesù Cristo” (Desiderio desideravi, 64). Continue reading »
Insieme al vescovo Antonio Napolioni interverrà il vescovo Luca Raimondi, incaricato per la Consulta regionale delle associazioni laicali
Proseguendo gli incontri diocesani che hanno visto le diverse aggregazioni laicali ritrovarsi insieme al vescovo per un momento di conoscenza reciproca e di condivisione dei cammini, giovedì 10 novembre, alle 18 presso il Seminario vescovile di Cremona, tutti i referenti di gruppi, associazioni e movimenti ecclesiali, insieme ai più stretti collaboratori, sono stati invitati a un ulteriore momento di confronto e approfondimento. Matteo Cattaneo Fonte: … Continue reading »
La celebrazione si è conclusa da pochi attimi. Il Vescovo Napolioni e la processione dei concelebranti, salutando i fedeli, hanno varcato il grande portale della Cattedrale che spalanca una porta di luce e di musica sulla piazza del Comune. Nella navata centrale, con gli affreschi illuminati a festa, restano la profondità della preghiera e la meraviglia suscitata dalla potenza dei segni rituali della Dedicazione e dallo svelamento degli arredi sacri. L’altare appena dedicato, insieme così chiaro e così solido, così semplice e così fermo, ancora cattura gli sguardi. Tanti si avvicinano per vedere meglio o per scattare una foto con il telefono. Il cuore della celebrazione è il nuovo punto focale a cui tutta la bellezza della Cattedrale oggi tende, come «perla» al centro una meravigliosa conchiglia.
«Dalla Cattedra Gesù maestro ci dice “Io sono la guida”. Dall’ambone la Parola vivente del Padre dice: “Io vi parlo” e nell’altare Cristo si fa agnello, vittima, pane spezzato e dice: “Io vi nutro”». Il vescovo Napolioni con le sue parole sottolinea il fulcro dell’adeguamento della zona presbiterale della Cattedrale. Non è certo tutta una questione di gusto, non bastano l’arte ispirata di Gianmaria Potenza, né l’armonizzazione del nuovo con l’antico ricercata dal team di progetto coordinato dall’architetto Valdinoci a comprenderne tutto il valore. Ne parlano i segni dell’imponente rito della Dedicazione a definire il valore di ciò che la Chiesa cremonese vive oggi: l’acqua, il crisma, l’incenso, la tovaglia, i fiori, i ceri, le reliquie dei santi espressione della fede di un popolo nei secoli. E ancora la Parola e la prima Eucaristia consacrata per la prima volta sulla nuova Mensa. E l’assemblea, la comunità, noi.
Della Dedicazione resta infine l’immagine potente Cattedrale colma e viva come non la si vedeva da molto tempo, luogo di preghiera ma anche della festa di un incontro. Le mani di tutti unite in preghiera, lo sguardo e il cuore rivolti alla mensa, attirati dalla luce dello Sposo.
Già vicepresidente, prende l’eredità lasciata da Riccardo Piccioni dopo 17 anni di presidenza
Passaggio di testimone alla presidenza dalla Fondazione Elisabetta Germani di Cingia de’ Botti: Enrico Marsella (in foto a destra), già vicepresidente, prende l’eredità lasciata da Riccardo Piccioni (in foto a sinistra), dopo 17 anni di presidenza mantenuta fino al 31 ottobre 2022, che nelle settimane precedenti aveva rassegnato le dimissioni al Vescovo. Dal 1° novembre è in carica Marsella a seguito della nomina da parte … Continue reading »
Giovedì 3 novembre Fondazione Fabio Moreni ha effettuato la spedizione di un tir di aiuti umanitari destinati alla Diocesi di Kiev, che poi provvederà a distribuirli ai soggetti bisognosi. A partire dall’inizio dell’emergenza bellica causata dall’attacco russo in Ucraina, si tratta della terza spedizione di aiuti organizzata dalla Fondazione intitolata a Fabio Moreni, volontario cremonese trucidato in Bosnia nel 1993, durante l’effettuazione di un trasporto di … Continue reading »
Domenica 6 novembre si è celebrata a livello diocesano la 72esima Giornata del Ringraziamento con la Messa presieduta dal vescovo Antonio Napolioni nel Duomo di Casalmaggiore. Hanno risposto all’invito ad essere presenti diverse associazioni di categoria, tra le quali Coldiretti e Libera, oltre alla cooperativa Sol.co e alle ACLI provinciali. Continue reading »
Si è radunata intorno alla mensa eucaristica la Chiesa cremonese per la solenne celebrazione di Dedicazione dell’altare della Cattedrale domenica 6 novembre pomeriggio. Un rito storico, partecipatissimo, segnato da una serie di atti simbolici che hanno parlato di una tradizione e storia di fede radicata nel territorio ma condivisa a livello universale. Dopo 430 anni il duomo ha una un presbiterio rinnovato secondo le indicazioni sulla liturgia del Concilio Vaticano II. «Tanta la gioia e la commozione» espressa dal vescovo Antonio Napolioni che ha presieduto la celebrazione.
I nuovi arredi sacri (altare, cattedra e ambone sul presbiterio) sprigionano, in tempi segnati da preoccupazioni e timori, un messaggio di «grande chiarezza: dalla Cattedra Gesù maestro ci dice “Io sono la guida”. Dall’ambone la Parola vivente del Padre dice: “Io vi parlo” e nell’altare Cristo si fa agnello, vittima, pane spezzato e dice: “Io vi nutro”».
Un messaggio (illustrato nell’omelia) fatto di luce, la stessa che splende sulle opere disegnate dal maestro Gianmaria Potenza che giocano sui riflessi del bronzo e del marmo, materiali potenti che, nelle intenzioni dei progettisti vogliono donare «qualità alla celebrazione».
Ed in effetti, si è trattato di una celebrazione di grande impatto, quella della Dedicazione, che ha visto intorno alla mensa oltre a Napolioni, otto vescovi (Dante Lafranconi, vescovo emerito di Cremona, Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio originario della Diocesi di Cremona, Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia e delegato CEI per l’edilizia di culto, Franco Agnesi, vescovo ausiliare di Milano e vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano, Daniele Gianotti, vescovo di Crema, Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi, Giuseppe Merisi, vescovo emerito di Lodi, Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo emerito di Camerino-San Severino Marche, e Gaetano Fontana, vicario generale della Diocesi di Brescia, in rappresentanza del vescovo Pierantonio Tremolada), don Luca Franceschini, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto, insieme ai canonici del Capitolo della Cattedrale, ai vicari episcopali, ai vicari zonali, ai coordinatori delle quattro aree pastorali e moltissimi sacerdoti.
I primi banchi di sinistra erano occupati dai preti e dai religiosi e religiose, mentre quelli di destra dalle autorità, il sindaco Gianluca Galimberti, il prefetto Corrado Conforto Galli, il questore Michele Davide Sinigaglia, i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di finanza. Appena dietro le autorità il maestro Potenza e il team di progettisti guidati dall’architetto Massimiliano Valdinoci. A seguire tanti fedeli (arrivati anche con i pullman) che hanno riempito anche i transetti.
A segnare la solennità del rito anche il Coro della cattedrale insieme a quello di Castelverde, Soncino il coro Disincanto di Cremona, un quartetto di ottoni e all’organo Mascioni il maestro Marco Ruggeri.
Ad aprire la solennità la lunga processione dei celebranti da palazzo vescovile fino alla Cattedrale dove all’ingresso non è avvenuto il bacio della mensa perché ancora l’altare non era stato dedicato, cioè destinato per sempre al culto.
Poi l’apertura della celebrazione con l’evidente commozione dei presenti.
A Cremona si ha memoria di sole due dedicazioni in duomo. La prima annotata dal vescovo Sicardo il 16 giugno del 1196 quando vennero poste in un’arca le reliquie dei Santi Imerio e Archelao e venne dedicato l’altare; la seconda il 2 giugno del 1592 quando il vescovo Speciano dedicò l’altare e l’edificio. Quella del 6 novembre è dunque la terza solenne dedicazione per cui si è utilizzato il copione di un rito antico secondo cui l’altare ripercorre l’iniziazione cristiana, viene prima asperso con l’acqua (in ricordo del battesimo), poi unto (Cresima) e quindi usato come mensa per celebrare l’Eucaristia.
L’aspersione ad inizio messa dell’altare è stata seguita dalla proclamazione della Parola, con cui si è inaugurato ufficialmente l’ambone a cui è seguita l’omelia di Napolioni che ha ricordato come «le forme degli arredi, che ci trasmettono luce, vedo la chiamata a credere». Una chiamata che coinvolge ciascuno e tutta la comunità «perché – ha concluso la sua riflessione il vescovo – la Dedicazione di questo altare rappresenti la dedicazione di tutta la nostra vita, singolare e comunitaria a Colui che è la fonte della vita, dell’amore, della pace».
Quindi sono iniziate con le litanie dei santi cremonesi le preghiere di dedicazione. Una sequenza di gesti forti con il quale l’altare è diventato «simbolo dell’agnello, centro della nostra lode e comune rendimento di grazie». In un sepolcreto, ricavato all’interno dell’altare, è stata posta un’urna (disegnata da don Gianluca Gaiardi, responsabile per i beni culturali della diocesi) con le reliquie degli antichi santi da secoli venerati in Cattedrale: sant’Imerio, vescovo patrono secondario della città e della diocesi di Cremona, e san Facio, testimone di carità di cui proprio quest’anno ricorrono i 750 anni dalla morte, oltre alle reliquie dei più recenti santi e beati cremonesi, dediti all’educazione e alla carità: santa Paola Elisabetta Cerioli, vedova soncinese che realizzò la sua vocazione nell’educazione della gioventù e degli orfani; il beato Arsenio Migliavacca, francescano originario di Trigolo fondatore delle Suore di Maria Santissima Consolatrice; san Francesco Spinelli, fondatore delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda; san Vincenzo Grossi, prete diocesano nato a Pizzighettone fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio; e il beato Enrico Rebuschini, camilliano che a Cremona spese la sua vita a servizio dei malati.
Poi è avvenuta l’unzione del crisma (Cresima) dell’altare ad opera del vescovo e l’incensazione con un braciere acceso sulla mensa. Ed infine l’altare è diventato luogo dove si spezza il pane con la prima consacrazione delle ostie realizzate per questa occasione dai detenuti di Opera (Milano).
A conclusione della celebrazione la benedizione finale del Vescovo e la distribuzione ai presenti della lettera pastorale “La Casa dello sposo. Vivere oggi la nostra cattedrale”, per «dar voce – ha scritto il presule – alla gioia della Chiesa, sposa del Signore, che ha il privilegio di abitare la casa dello Sposo per stare con Lui e ricevere i suoi doni vivificanti».
Il video integrale dello speciale dedicato alla Dedicazione con la Messa presieduta dal vescovo Napolioni
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Un solo giorno separa la città di Cremona dal rito di Dedicazione del nuovo altare della Cattedrale che sarà svelato ai fedeli nella solenne concelebrazione di domenica 6 novembre alle 16. Messa caratterizzata dal suggestivo rito di deposizione nell’altare dell’urna con le reliquie dei santi e dei beati cremonesi, attorno ai quali nel pomeriggio di sabato 5 novembre si si è ritrovati in preghiera.
La celebrazione dei Primi Vespri si è svolta in Battistero. Accanto al vescovo Antonio Napolioni il vescovo emerito Dante Lafranconi e il Capitolo della Cattedrale.
Nella sua omelia, il vescovo ha guardato alla Dedicazione del nuovo altare spiegando che «tramontano i giorni del lavoro e si introduce il giorno della festa, il giorno del Signore, che è anche giorno della Chiesa, del popolo di Dio che si raduna per celebrare la Pasqua settimanale» affermando poi che «questa domenica nella quale stiamo entrando, a metà fra la festa di Tutti i Santi e la solennità di sant’Omobono nostro patrono, custodisce un dono, che non è solamente oggetto di curiosità, ma è parola che si attualizza».
Riferendosi poi a un passo del brano dell’Apocalisse di San Giovanni, la riflessione di mons. Napolioni si è rivolta ancora al futuro, spiegando che «domani faremo un’esperienza che echeggia, che attualizza, non per l’ardire degli uomini che pensano da soli di poter realizzare il disegno di Dio, ma per la fede dei credenti che hanno ricevuto in dono lo spirito, il sacramento, i fratelli e le sorelle, la realtà tutta intera, perché sia luogo di salvezza, esperienza dell’amore col Padre, dell’incontro con Cristo della comunione dei santi».
I Primi Vespri, animati con il canto da una rappresentanza del Coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi, hanno infine lasciato lo spazio alla preghiera, quella più silenziosa e personale, davanti alle reliquie poste sotto la croce. Nell’urna di ottone satinato e argentato le reliquie di sant’Imerio, ve- scovo patrono secondario della città e della diocesi di Cremona, insieme a san Facio, testimone di carità di cui proprio quest’anno ricorrono i 750 anni dalla morte, sono conservati. Sul frontale dell’urna lo stemma di Papa Francesco, del vescovo Antonio Napolioni e la cifra 2022, a datare il rito di dedicazione e della deposizione dell’urna. Insieme alle reliquie degli antichi santi venerati in Cattedrale, all’interno ci sono anche quelle dei più recenti santi e beati cremonesi, dediti all’educazione e alla carità: santa Paola Elisabetta Cerioli, vedova soncinese che realizzò la sua vocazione nell’educazione della gioventù e degli orfani; il beato Arsenio Migliavacca, francescano originario di Trigolo fondatore delle Suore di Maria Santissima Consolatrice; san Francesco Spinelli, fondatore delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda; san Vincenzo Grossi, prete diocesano nato a Pizzighettone fondatore dell’Istituto delle Figlie dell’Oratorio; e il beato Enrico Rebuschini, camilliano che a Cremona spese la sua vita a servizio dei malati.
La processione composta dai sacerdoti insieme agli studenti di Teologia del Seminario di Cremona, lasciata la suggestiva atmosfera della sala ottagonale del Battistero, simbolo della fonte da cui scaturisce la grazia, ha quindi accompagnato l’urna delle reliquie all’interno della Cattedrale in attesa della celebrazione di Dedicazione.
Il 4 novembre 1972, l’allora vescovo di Cremona Danio Bolognini celebrò a Caravaggio la Messa della consacrazione dell’altare della chiesa parrocchiale che l’allora parroco monsignor Stelio Placchi fece preparare per adeguare la conformazione della chiesa dei Santi Fermo e Rustico alla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II.
CInquant’anni dopo, nella serata del 4 novembre 2022, la stessa chiesa ha ospitato la messa solenne, presieduta dal vescovo Napolioni, in ricordo di quel momento. La celebrazione, accompagnata dai canti della corale “Don Vecchi” diretta da Roberto Grazioli, è stata l’occasione per ammettere i cresimandi al Sacramento che riceveranno nel maggio 2023.
«Domenica in Cattedrale toccherà a me dedicare un altare – ha detto il vescovo rispondendo al saluto del parroco don Giansante Fusar Imperatore, prima dell’inizio della Messa -, altare che però non dev’essere solo un oggetto, un pezzo di pietra, ma un centro vivo. La terra da sola non ce la può fare. Serve il Cielo e la Chiesa è uno squarcio di cielo».
Nell’omelia mons. Napolioni ha fatto riferimento ad un quadro allegorico, custodito nella chiesa cremonese di Sant’Agostino. «Questo quadro – ha spiegato – raffigura Gesù che viene spremuto da un torchio. Da questa torchiatura esce il sangue del Cristo che viene raccolto dai Santi, dagli Angeli e dai cristiani. È quello che accade sull’altare e quello che deve accadere nella nostra vita. Il Vangelo lo dice chiaramente: Gesù è la vite e noi siamo i tralci».
Ai cresimandi una raccomandazione: «Gesù non si manifesta, si nasconde sotto l’apparenza delle cose di ogni giorno, ma se io credo bevo con lui il vino nuovo, buono, che dà gioia. Che le persone che vi incontrino possano allora ubriacarsi della vostra gioia».
Dopo l’omelia, ad uno ad uno i cresimandi hanno risposto eccomi alla chiamata del vescovo per poi radunarsi assieme a lui ai piedi dell’altare. Alcuni di loro hanno anche compiuto il gesto simbolico di portare una lampada all’altare (sette in totale, come i sette sacramenti). «Gesù – ha detto il Vescovo – prima di impartire la benedizione finale ai tanti fedeli presenti in chiesa – c’è sempre. Basta avere il fiuto della sua presenza. Auguro a tutti che questa messa possa risvegliare in noi questo fiuto».