«La casa dello sposo». In arrivo la nuova Lettera pastorale del vescovo Napolioni

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«I secoli hanno segnato, cambiato, arricchito e aggiornato il tempio maggiore della città e della diocesi, perché fosse sempre puntuale nel far vivere agli uomini l’oggi della grazia. La nostra Cattedrale è stata ed è romana e romanica, medievale, rinascimentale e barocca. La Riforma gregoriana ne è la matrice fondamentale e il vescovo Sicardo ha riccamente documentato l’antico fiorire di simboli spirituali. Il Concilio di Trento e il grande san Carlo ne hanno deciso l’attuale struttura, in funzione della vita liturgica e della coscienza di Chiesa di quel tempo. Rendiamo grazie a tanto coraggio, che all’epoca sarà pur sembrato improvvido. E prendiamoci ora la nostra parte di responsabilità, alla luce del Concilio Vaticano II, che si apriva proprio 60 anni fa, e che per la sapienza pastorale di due grandi lombardi, come san Giovanni XXIII e san Paolo VI, ha orientato la Chiesa a un buon rapporto con il mondo moderno, sulla soglia del nuovo millennio. Chiamando anche noi ad annunciare, celebrare e testimoniare la fede cristiana, nella contemporaneità».

Con queste parole, nella prima pagina dell’introduzione alla lettera pastorale La casa dello Sposo. Vivere oggi la nostra Cattedrale, il vescovo Antonio Napolioni definisce il contesto storico ed ecclesiale in cui si inserisce il progetto di adeguamento liturgico della cattedrale di Cremona che sarà svelato domenica 6 novembre alle 16 con la solenne concelebrazione di dedicazione del nuovo altare. Un evento storico per la Chiesa cremonese che da oltre 400 anni non viveva una dedicazione nella sua Cattedrale, ma anche un momento di riflessione e approfondimento su segni e modi del celebrare la fede oggi. Ed è proprio una meditazione quella che Napolioni offre alla diocesi con la lettera pastorale che proprio in occasione della dedicazione, viene distribuita in diocesi.

«Con questa lettera pastorale – si legge ancora nell’introduzione – il Vescovo non intende spiegare ciò che si è fatto, quanto dar voce alla gioia della Chiesa, la sposa del Signore, che ha il privilegio di abitare la casa dello Sposo per stare con Lui e ricevere i suoi doni vivificanti. Canterò gli sguardi e i pensieri che si accendono in me da questo luogo ricchissimo e affascinante, plasmato nel tempo dai diversi modi di celebrare, per offrire anche ai miei fratelli e sorelle un sentiero».

«Ora risplendono al centro della Cattedrale, ben visibili e inconfondibili, coronati dalle pagine della storia sacra e dai volti dei santi: altare, ambone, cattedra, dove le nozze si rinnovano, a ogni  di Dio e degli uomini». In dodici capitoli, impreziositi da un apparato di immagini che fondono i dettagli artistici dei nuovi arredi sacri alla tradizione liturgica e spirituale di cui il grande e meraviglioso edificio è segno nel cuore della città e della diocesi, immaginati «come le litanie processionali di un popolo in cammino», con le sue parole in vescovo accompagna lo sguardo dei lettori alla scoperta della nuova forma assunta dal presbiterio e, contemporaneamente, alla riscoperta del significato originario e ultimo di ogni celebrazione: l’incontro della comunità in preghiera con lo Sposo. «C’è una casa – scrive il vescovo Napolioni – che chiamiamo chiesa, perché in essa la Chiesa si raduna, e si rigenera».

La lettera pastorale si conclude con un appuntamento: «Quando la fretta non mortifica le nostre relazioni, terminata la santa Liturgia è bello restare sul sagrato, salutarsi, augurarsi ogni bene… è così che scelgo di concludere questa riflessione, dandovi l’appuntamento non solo in cattedrale, nelle più belle celebrazioni dell’anno liturgico, ma anche sulle strade della nostra città e dei diversi paesi. Perché il dialogo fraterno, imparato da piccoli nella casa dello Sposo, continui donando a tutti ragioni di speranza e forza per la vita».

 

La casa dello Sposo. Vivere oggi la nostra Cattedrale, edita da TeleRadio Cremona Cittanova in un agile volume di 44 pagine a colori, è disponibile a partire dal 6 novembre a Cremona presso la Casa della Comunicazione (via Stenico 3 – tel. 0372-462122) e la libreria Paoline. Sarà inoltre possibile richiedere la propria copia al costo di 1,50 euro anche scrivendo a edizioni@teleradiocremona.it. Il testo sarà disponibile anche nelle parrocchie delle diocesi.

 


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Visita a sorpresa del vescovo alla Fondazione “La Pace”

Una gradita sorpresa è stata accolta con goia dagli ospiti della Fondazione La Pace mercoledì 2 Novembre, nel giorno del ricordo di tutti defunti. Alle porte della struttura della Fondazione infatti si è presentato infatti il vescovo Napolioni per la celebrazione della Messa quotidiana che il Vescovo ha concelebrato con i sei sacerdoti che risiedono nella RSA e con il cappellano della struttura don Luigi … Continue reading »

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Verranno presentati ed inaugurati nella mattinata di sabato 5 novembre i restauri degli antichi affreschi presso la chiesa dei religiosi del complesso di San Bernardino. Decisivo, per il ritorno all’antico splendore delle opere d’arte firmate nel 1759 dai fratelli Fabrizio e Giovanni Antonio Galliari, il contributo messo a disposizione da FAI e Intesa Sanpaolo nell’ambito del censimento “I Luoghi del Cuore”, cui si sono aggiunti quelli della Fondazione Banca Popolare di Bergamo e dell’associazione “Salviamo San Bernardino Onlus”. Da diversi anni l’amministrazione comunale di Caravaggio, proprietaria del complesso, sta lavorando al recupero dell’inestimabile patrimonio culturale della chiesa di San Bernardino: il valore dell’operazione è stato pubblicamente riconosciuto con l’assegnazione del 4° posto nel concorso nazionale “Progetto Art Bonus-edizione 2019”.

Una spinta fondamentale è stata data sin dal 2014, quando 17.018 persone hanno votato questa chiesa come proprio “Luogo del Cuore” in occasione della settima edizione del censimento nazionale dei luoghi italiani promosso dal FAI in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Nel 2015 il Comune aveva presentato una richiesta di sostegno al programma di restauri avviato sulla chiesa al bando che il FAI lancia dopo ogni edizione del censimento; la richiesta, all’epoca non finanziata per l’esaurimento dei fondi a disposizione, è stata riammessa per ordine di graduatoria nel 2019, a seguito della revoca di un intervento su un altro Luogo del Cuore. San Bernardino ha così potuto beneficiare di un contributo di 30.000 euro da parte del FAI e di Intesa Sanpaolo, destinato al restauro degli affreschi del coro nella parte presbiterale del complesso. Al contributo “I Luoghi del Cuore” si sono uniti i cofinanziamenti di 20.000 euro da parte della Fondazione Banca Popolare di Bergamo (ex Fondazione UBI Banca) e di 17.500 euro dell’associazione caravaggina “Salviamo San Bernardino Onlus”, che aveva promosso la raccolta voti al censimento del FAI nel 2014.

È stato così possibile concludere i lavori di recupero dell’aula orientale della chiesa, un tempo riservata alla comunità dei frati francescani del convento, lavori che si sono resi necessari per contrastare il deperimento delle superfici interne dovuto soprattutto all’esecuzione a mezzo fresco e all’umidità che intaccava le murature. Oltre a garantirne nel tempo la conservazione dei dipinti, l’intervento ha restituito i caratteri originali al ciclo, ripristinandone l’unitarietà. La progettazione generale e la direzione dei lavori sono state affidate agli architetti Gian Maria Labaa e Maria Teresa Piovesan di Bergamo; il restauro dei dipinti alla ditta OM Restauri di Maurizio Orlando di Curno con la supervisione di Luca Rinaldi e Laura Sala della Soprintendenza di Bergamo e Brescia. «Quello che stupisce di quest’ultimo restauro –afferma Claudio Bolandrini, sindaco di Caravaggio- sono i colori: le tinte rosa, verdi e oro, tornate a illuminare il presbiterio, insieme alle linee precise e ai dettagli che rendono unica la scenografia affrescata dai fratelli Galliari in cui sono incorniciati volti noti e cari». Secondo Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, Marketing territoriale e Moda, si tratta di «un intervento di grande importanza, che fa tornare agli antichi fasti la chiesa di San Bernardino». «“È una grande soddisfazione – commenta il presidente della Provincia di Bergamo Pasquale Gandolfi – vedere questi affreschi ritornare al loro antico splendore; un ulteriore traguardo raggiunto nella complessa opera di recupero della Chiesa di San Bernardino, uno dei grandi tesori della bergamasca».

Luca Maestri
TeleRadio Cremona Cittanova
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La comunità di Trigolo in preghiera sulla reliquia del beato Arsenio e degli altri santi dell’altare della Cattedrale

La dedicazione del nuovo altare della cattedrale di Cremona assume un significato particolare per le comunità che hanno visto nascere e operare sui proprio territori i santi le cui reliquie saranno poste in un urna nell’altare stesso. Tra queste la comunità di Trigolo, paese del beato Arsenio, che ha ospitato in parrocchia l’urna in occasione della solennità di Tutti i santi. Lunedì pomeriggio il parroco … Continue reading »

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«La Cattedrale dei cremonesi»: l’adeguamento liturgico presentato alla cittadinanza a Palazzo Comunale

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Come a continuare l’antico dialogo tra la comunità civile e quella religiosa, è stato presentato alla cittadinanza in Palazzo Comunale l’adeguamento liturgico della Cattedrale che sarà svelato domenica 6 novembre con il rito della Dedicazione del nuovo altare. Un dialogo visibile in una piazza dove si affacciano Duomo e Comune; duomo «voluto dalla gente più che dal clero», come ha sottolineato il vescovo Antonio Napolioni, presente accanto al sindaco Gianluca Galimberti. In questo clima don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per l’Ufficio dei Beni culturali e l’edilizia di culto, ha introdotto l’evento che ha visto gli interventi, oltre che di vescovo e sindaco, dell’architetto Massimiliano Valdinoci, guida del gruppo di lavoro vincitore del bando Cei, di Goffredo Boselli che ha curato l’aspetto liturgico, del maestro Gianmaria Potenza autore degli arredi sacri, a cui sono seguite a completamento le voci locali di don Daniele Piazzi, direttore dell’Ufficio Liturgico e di monsignor Attilio Cibolini, rettore della Cattedrale.

Proprio nella “casa dei cittadini”, il Comune, si è parlato di altare, «simbolo della necessità per credenti e non credenti di sollevare lo sguardo per ritrovare le motivazioni anche dello spirito per guardare al futuro», come ha dichiarato il sindaco Galimberti nel suo saluto iniziale. Ma anche invito «a spezzare il pane della solidarietà, a mettere al centro ciò che c’è di più fragile nel suo significato laico e civile». E infine richiamo a ricordare l’antica storia di dialogo tra Comune e Cattedrale. Storia ripresa nel suo intervento da don Gaiardi che ha ricordato come fossero stati i massari, gestori dei beni comunali, nel 1100 a gestire l’edificazione del duomo la cui prima pietra fu posta il 26 agosto del 1107.

Don Gaiardi ha ripercorso le tappe del progetto di adeguamento che, seguendo i dettami del Concilio Vaticano II, è stato pensato a livello locale ma anche nazionale. Dal bando dedicato a questo tema dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2018 è stato selezionato il progetto che domenica diventerà patrimonio vivo della comunità cremonese con la celebrazione della messa di dedicazione.


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È stato invece l’architetto Massimiliano Valdinoci ha raccontare il rinnovamento del presbiterio secondo i principi di «prossimità e distinzione» che significano rispetto dell’esistente e visibilità del nuovo perché «la Chiesa è un organismo vivente, monumento e non museo» che cresce con la creatività degli uomini che la vivono in tutti i tempi. Lo studio di come nel tempo è evoluta la Cattedrale ha consentito di affrontare la stratificazione con rispetto rimuovendo e ricollocando la cancellata che divideva il presbiterio dall’assemblea (la cancellata è stata risistemata e collocata in cripta) e facendo ruotare il nuovo su tre poli: altare, cattedra e ambone.

«Immediata sintonia con le finalità dell’adeguamento espresse dalla diocesi» è stata sottolineata da Boselli, anima del pensiero liturgico che nutre il progetto. Più volte nelle sue parole è ricorsa l’idea di «ascolto, rispetto e obbedienza verso un cammino fatto dalla diocesi» verso le mete indicate dal Concilio.

CLICCA QUI PER GLI AUDIO INTEGRALI DI TUTTI GLI INTERVENTI

Tre le tappe che, a suo dire, hanno segnato la prassi liturgica della chiesa cremonese. La prima fase dagli anni ‘60 ai ’90 è stata quella della «ricezione» del messaggio del Concilio con la sistemazione dei 3 poli (altare, cattedra e ambone) nel presbiterio storico. Una seconda fase dagli anni ’90 fino al 2000 ha mostrato «l’assimilazione» delle indicazioni conciliari con la sistemazione di altare e ambone nel presbiterio inferiore, la piazzetta senatoria, più vicina all’assemblea. Dal 2007 si è sviluppata invece l’ultima fase, quella della «maturità» con un leggio ligneo che ha assunto le caratteristiche di una tribuna. Ora, i nuovi arredi «doneranno stabilità e durevolezza» ai risultati di quel cammino. Non «definitività» perché il cammino è continuo ma «qualità celebrativa». L’arte che si esprimerà negli arredi «non è figurativa ma evocativa», portatrice di un valore «quasi sacramentale».

Inutile dire che come nel 1100 tra mille difficoltà anche economiche, oggi i cremonesi, ha detto mons. Napolioni, «hanno il coraggio di osare», di fare brillare «quella conchiglia meravigliosa che nei nuovi arredi trova la perla da far brillare, l’altare», con prudenza e rispetto per il passato. «Nulla di ciò che c’era è stato toccato», tiene a precisare. E a proposito di luce, il maestro Potenza ci tiene a ribadire che «ho giocato con la luce». Quel «fiume di luce» di cui parla il vescovo nella lettera pastorale La Casa dello sposo. Vivere oggi la nostra cattedrale, che verrà resa nota domenica.

A conclusione gli interventi di don Daniele Piazzi che ha accennato il complesso rito denso di significati che si snoderà domenica alle 16 in cattedrale per la dedicazione dell’altare. E le parole di mons. Cibolini sul riordino della Cattedrale che prevede il completo rinnovo dei banchi al posto delle sedie per l’assemblea, una nuova tenda per la controfacciata oltre a numerosi interventi sugli altari laterali in attesa di altri lavori che interesseranno in futuro la pavimentazione.

Maria Chiara Gamba
TeleRadio Cremona Cittanova
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Presentazione alla cittadinanza dell’adeguamento liturgico della Cattedrale. Gli interventi

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L’intervento del sindaco di Cremona Gianluca Galimberti 
L’intervento di don Gianluca Gaiardi, direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto
L’intervento dell’architetto Massimiliano Valdinoci
L’intervento del liturgista Goffredo Boselli
L’intervento del vescovo di Cremona mons. Antonio Napoolioni

 


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TeleRadio Cremona Cittanova
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Tutela e salvaguardia dei beni culturali, ma non solo

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Con l’inaugurazione del nuovo presbiterio della Cattedrale di Cremona ormai alle porte, la nuova puntata di “Chiesa di casa”, il talk di approfondimento settimanale sulla vita della diocesi, è stata interamente dedicata ai beni culturali ecclesiastici. Continue reading »

Andrea Bassani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Antegnate, dal 4 al 6 novembre le celebrazioni per la Festa dell’Apparizione

Eventi organizzati dalla parrocchia di San Michele Arcangelo. Tre giorni di preghiera, riflessione e contemplazione, con attività e incontri per tutte le età

In occasione della Festa dell’Apparizione di Nostra Signora del Rosario, la parrocchia di San Michele Arcangelo di Antegnate, organizza, da venerdì 4 a domenica 6 novembre, tre giorni di preghiera, riflessione e contemplazione, in tutte le sue forme, con attività e incontri per tutte le età. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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In preparazione alla Dedicazione della Cattedrale, nel pomeriggio di giovedì 3 novembre alle 17.30 nel salone degli Alabardieri di Palazzo Comunale avrà luogo la presentazione pubblica alla cittadinanza dell’adeguamento liturgico della Cattedrale, seguita due giorni dopo, nel pomeriggio di sabato 5 ottobre alle 17, in Battistero, dal canto dei Primi Vespri con la preghiera intorno alle reliquie dei santi e dei beati che saranno poste nel sepolcreto ricavato al di sotto della mensa durante il rito della Dedicazione dell’altare della Cattedrale.

Un momento particolare in cui la Chiesa cremonese potrà pregare sulle spoglie dei santi espressione della devozione e della spiritualità del nostro territorio. Una preghiera già iniziata nei giorni scorsi nel monastero di San Sigismondo dove le monache domenicane hanno custodito la preziosa urna, accompagnandola con una novena di preghiera.

In questi giorni infatti  l’urna contenente le reliquie di S. Imerio, S. Facio, S. Paola Elisabetta Cerioli, S. Vincenzo Grossi, S. Francesco Spinelli, S. Antonio Maria Zaccaria e dei Beati Enrico Rebuschini e Arsenio da Trigolo è in sosta presso il monastero di clausura in attesa di essere collocata, domenica prossima, nel nuovo altare della Cattedrale.

«Noi monache di clausura sentiamo questa sosta come un privilegio che ci fa amare ancor più la nostra vocazione – spiega la Madre Priora Caterina Aliani -. Domenica prossima noi non saremo presenti in cattedrale, la clausura, infatti, anche nelle normative più recenti emanate da Papa Francesco, esclude la partecipazione fisica a eventi importanti della comunità ecclesiale. La esclude per favorire una più intensa comunione spirituale, invisibile ma reale, in cui crediamo fortemente e che in questo caso ci è dato quasi di toccare con mano. Ci sentiamo membra vive della Diocesi e la dedicazione del nuovo altare non ci lascia indifferenti. A quell’altare della Cattedrale, centro della Chiesa locale, sul quale viene offerto il sacrificio eucaristico noi ci uniamo quotidianamente con la nostra assidua preghiera di lode».

Una preghiera che ha portato e porta nel monastero un gioioso senso di vicinanza con la Cattedrale e con tutta la diocesi: «Avere tra noi le reliquie di alcuni santi cremonesi proprio in questi giorni in cui abbiamo celebrato la festa di tutti i santi e commemorato i defunti è stato un po’ come “avere il Paradiso in casa”: li preghiamo, li onoriamo, ci sentiamo fortificate e protette dalla loro intercessione, la loro vita è per noi esempio nel nostro cammino di santità. Comunitariamente stiamo facendo anche una novena che termineremo proprio sabato, alla vigilia dell’evento».

«Si realizza per noi in questi giorni – prosegue Madre Caterina – un’occasione di grande privilegio per rinsaldare e rendere più consapevole il nostro inserimento in Diocesi. Quindici anni or sono, proprio partendo dalla Cattedrale, è iniziata la nostra presenza a Cremona. Celebravamo allora due giubilei concomitanti: il IX centenario del Duomo e l’VIII centenario di fondazione delle Monache Domenicane. Da allora i cremonesi hanno percepito la nostra presenza silenziosa come una presenza vitale. In tanti ci manifestano stima e affetto. La nostra preghiera quotidiana dà voce alle loro intenzioni di supplica e di lode e si innalza come rendimento di grazie a nome di tutti».

Alla Dedicazione del nuovo altare e all’adeguamento liturgico della nostra Cattedrale le suore domenicane di San Sigismondo si sono preparate con una catechesi tenuta dal Cappellano don Daniele Piazzi, personalmente coinvolto ai lavori in corso quale responsabile dell’Ufficio Liturgico Diocesano, che ha descritto l’iter del progetto e i vari passaggi del rito spiegando alle suore i significati simbolici dei segni liturgici che verranno utilizzati durante la celebrazione. Al termine della conferenza don Piazzi ha firmato con la Madre Priora il verbale della deposizione delle reliquie nell’urna di ottone satinato e argentato, e ha sigillato l’urna con un nastro rosso e con il sigillo di mons. Antonio Napolioni.

Questo il testo del verbale di deposizione delle reliquie nell’urna firmato da don Daniele Piazzi in qualità di e responsabile dell’Ufficio di Pastorale Liturgica e Custode delle Reliquie e come teste dalla reverenda Madre Priora M. Caterina Aliani:

Oggi domenica 30 ottobre 2022 alle ore 16 nella sala capitolare del Monastero domenicano «S. Giuseppe» in Cremona, presso S. Sigismondo, ho deposto le reliquie nell’urna costruita per la dedicazione del nuovo altare della Chiesa Cattedrale di Cremona. Vi ho inserito:

• il cranio di S. Imerio, finora depositato nella cappella delle reliquie, e con autentica del 23 giugno 1927 contrassegnata con il n. 11 nella raccolta delle autentiche della sagrestia capitolare. Togliendo dalla reliquia l’imbottitura di bambagia, ho ritrovato, nascosto all’interno del cranio, un biglietto manoscritto con l’annotazione: «Pro-memoria. 20 Ottobre 1884. Riposto e fermato di nuovo nella presente teca dal sottoscritto cerimoniere e custode delle Ss. Reliquie. Protector noster, adjuva me. Sac. Pandolfi Georgius».
Ho collocato il cranio di S. Facio, anch’esso finora depositato nella cappella delle reliquie, e con autentica del 23 giugno 1927 contrassegnata con il n. 8 nella citata raccolta.

Vi ho anche deposto le seguenti reliquie, donate alla Cattedrale da diverse Congregazioni in occasione della beatificazione o della canonizzazione dei loro Fondatorie non inventariate:
Santa Paola Elisabetta Cerioli (ex ossibus)
San Vincenzo Grossi (ex ossibus)
San Francesco Spinelli (ex ossibus)
Beato Enrico Rebuschini (ex ossibus)
Beato Arsenio da Trigolo (Migliavacca) (ex veste?)
Le suddette reliquie sono conservate in piccole scatole tras
parenti in plexiglass con incisi i nomi dei rispettivi santi o beati e legate con nastro rosso e il sigillo di mons. Antonio Napolioni. L’urna è di ottone satinato e argentato, ha la forma di piccolo sarcofago e misura cm 45 in lunghezza, cm 26 di larghezza e cm 30 in altezza. È legata da due nastri rossi recanti il sigillo di mons. Antonio Napolioni.

L’urna è di ottone satinato e argentato, ha la forma di piccolo sarcofago e misura cm 45 in lunghezza, cm 26 di larghezza e cm 30 in altezza. È legata da due nastri rossi recanti il sigillo di mons. Antonio Napolioni. Sull’urna sono incisi gli stemmi del Santo Padre Francesco, del Vescovo di Cremona, la data MMXXII e l’iscrizione: «UNA CUM HOMOBONO ET ANTONIO MARIA IN CONFESSIONE QUIESCENTIBUS HYMERII FACII PAULA ELISABETHA C. ARSENII M. FRANCISCE S. VINCENTII G. HENRICE R. PRO CREMONENSIUM ECCLESIA ORATE AD DOMINUM DEUM NOSTRUM».


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Domenica 6 novembre, durante la celebrazione, dopo il canto delle litanie dei santi, nel sepolcreto ricavato al di sotto della mensa, sarà deposta l’urna con le reliquie dei santi e beati cremonesi, dediti all’educazione e alla carità. La capsella che contiene le reliquie e che sarà deposta sotto l’altare è stata disegnata da don Gianluca Gaiardi che ha tratto ispirazione dall’arca di pietra che nella cripta del Duomo custodisce le reliquie dei santi Imerio e Archelao. Si tratta di un’urna di ottone argentato, realizzata dal laboratorio di arredi sacri Albrizzi di Vidigulfo (Pavia), delle dimensioni di 45x26x30 cm. Sul frontale dell’urna lo stemma di Papa Francesco, del vescovo Antonio Napolioni e la cifra MMXXII datano il rito di dedicazione e della deposizione dell’urna.

Nell’urna, insieme alle reliquie, è inserito anche l’atto di dedicazione per datare l’altare e attestarne la dedicazione per le generazioni future. Sulla pergamena, realizzata da monsignor Pietro Bonometti, maestro d’arte e canonico del Capitolo della Cattedrale, è scritto un testo latino, di seguito la traduzione:

Il giorno 6 novembre dell’anno del Signore 2022, decimo di pontificato di papa Francesco, nel settimo anno del suo episcopato il Vescovo di Cremona Antonio Napolioni, convocati clero e popolo, dedicò questo altare, secondo il rito del Pontificale Romano. Qui depose il capo di sant’Imerio e di san Facio, le reliquie dei santi Paola Elisabetta Cerioli, Arsenio Migliavacca, Francesco Spinelli, Vincenzo Grossi, Enrico Rebuschini Si è così portato a termine un lungo cammino che dal Concilio Vaticano II ad oggi ha visto la nostra Chiesa riflettere più volte sulla necessità di adeguare il presbiterio della Chiesa Madre ai riti del Messale Romano promulgato dal papa Paolo VI. Questo altare, sotto la direzione degli Uffici Beni Culturali e Liturgico della Conferenza Episcopale Italiana e della Diocesi, è opera di ingegno e di arte realizzata da Massimiliano Valdinoci, Maicher Biagini, Annalisa Petrilli, Francesco Zambon, Carla Zito architetti, Goffredo Boselli liturgista, Gianmaria Potenza artista, Francesca Flores D’Arcais consulente. Questo altare sia veramente immagine di Cristo, mensa festiva, luogo di comunione e del rendimento di grazie, finché Dio, a quanti ora e in futuro qui saranno riuniti, concederà di immolare per sempre il sacrificio di lode sul celeste altare dell’Agnello.

 

Luca Marca
TeleRadio Cremona Cittanova
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