Dalla Tavola della Pace di Cremona un appello al disarmo

Il documento pubblicato in occasione della Giornata internazionale della pace del 21 settembre

In occasione della Giornata internazionale della Pace, che si celebra mercoledì 21 settembre, la Tavola della Pace di Cremona pubblica un appello a tutti i cittadini, soprattutto ai giovani, ad associazioni, forze sociali e politiche, di fronte a una guerra che in Ucraina sembra non finire mai e che continua a distruggere ed uccidere. Un appello che si riflette anche sulle imminenti elezioni politiche del … Continue reading »

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“Universa Laus”, aperte le iscrizioni al convegno “Cantare ancora un canto nuovo – (Ri)pensare e fare musica per la Liturgia oggi”

L'evento si terrà a Roma, presso il Pontificio Istituto di Musica sacra, dal 13 al 15 gennaio

L’associazione “Universa Laus” organizza, dal 13 al 15 gennaio, presso il Pontificio Istituto di Musica sacra, a Roma, “Cantare ancora un canto nuovo – (Ri)pensare e fare musica per la Liturgia oggi”, un convegno che si propone di rilanciare la discussione scientifica e pastorale su aspetti fondamentali della relazione liturgia-musica: il ruolo della musica nella liturgia, la composizione di testi e musiche per la celebrazione, … Continue reading »

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Caritas accanto alle comunità colpite da alluvioni e inondazioni

Ognuno può garantire un proprio contributo attraverso Caritas Cremonese

“Ascolta la voce del creato” è tema e invito del Tempo del Creato di quest’anno, il periodo ecumenico iniziato il 1° settembre con la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato e che si conclude il 4 ottobre, San Francesco. «Durante questo Tempo – esorta papa Francesco – preghiamo affinché i vertici COP27 e COP15 possano unire la famiglia umana per affrontare decisamente la doppia … Continue reading »

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Tempo del Creato, dal 18 settembre al via gli eventi nella Zona pastorale 1

Protagoniste la parrocchia di Brignano Gera d'Adda e il Santuario di Caravaggio, che ospiteranno gli incontri organizzati dal gruppo diocesano Laudato Si'

La Festa per la Custodia del Creato, promossa dal gruppo diocesano Laudato si’,  continua nella zona pastorale 1; il gruppo Laudato si’ della Zona 1 organizza, infatti, due appuntamenti. Il primo sarà a Brignano Gera d’Adda, presso la chiesa di S. Agnese, dove, in collaborazione con il gruppo Culturale “Mons Cesare Donini” verrà esposta la mostra “Cura della casa comune”. Dal 18 al 25 settembre, … Continue reading »

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«Oggi si decide chi siete»: il Vescovo apre l’anno pastorale a Caravaggio ordinando quattro nuovi diaconi

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«Oggi si decide chi siete. Con l’ordinazione presbiterale si vedrà cosa farete». Un forte richiamo identitario, un invito e un augurio. «Gli impegni che oggi assumete sono radicali e fondanti: su di essi si radica, si fonda e si identifica la vostra vita». Così mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, si è rivolto ai quattro giovani che, nel pomeriggio di domenica 18 settembre, hanno ricevuto l’ordinazione diaconale diventando, a tutti gli effetti, ministri del Vangelo.

Il rito, che ha avuto luogo nel cortile del Santuario di Santa Maria del Fonte, a Caravaggio, ha dunque aperto il nuovo anno pastorale con il consueto pellegrinaggio diocesano e ha celebrato l’ingresso nel clero diocesano di quattro nuovi diaconi: Andrea Bani, della parrocchia “S. Vittore martire” in Agnadello, Claudio Mario Bressani, della parrocchia “Ss. Fermo e Rustico martiri” in Caravaggio, Alex Malfasi, della parrocchia “Ss. Filippo e Giacomo apostoli” in Castelleone, e Jacopo Mariotti, della parrocchia “Cristo Re” in Cremona.

«Stiamo celebrando un grande evento ecclesiale ‒ così lo ha definito il vescovo Napolioni ‒ che ci ricorda il valore comunitario dell’esperienza cristiana. Essa non è semplicemente legata al clero, ma abbraccia tutta l’umanità». Umanità che si è manifestata nei volti emozionati degli ordinandi e delle loro famiglie, oltre che nell’entusiasmo dei numerosi fedeli presenti per condividere insieme questo momento di grande gioia.

Il cambio radicale di vita a cui i quattro giovani sono stati chiamati si è manifestato, nel rito, con il passaggio fisico dall’assemblea, dalle rispettive famiglie, al presbiterio, alla mensa del pane e della Parola. Chiamata a cui Andrea, Claudio Mario, Alex e Jacopo hanno risposto con il loro “Eccomi”, e che si è concretizzata con la presentazione dei candidati al vescovo da parte di don Marco D’Agostino, rettore del seminario vescovile di Cremona. Insieme a lui, anche il vescovo emerito Dante Lafranconi, i sacerdoti delle parrocchie d’origine degli ordinandi, e una foltissima rappresentanza del clero cremonese, ha concelebrato il rito.

L’insistenza sull’identità dei ministri del Signore è stata dunque più volte richiamata da mons. Napolioni, che, durante l’omelia, ha ribadito come «il sacramento dell’Ordine chieda di prendere una decisione fondamentale: fidarsi di Dio o degli uomini?». La risposta, secondo il vescovo, «è da ricercare nel Vangelo di cui ‒ ha detto rivolgendosi direttamente agli ordinandi ‒ diventate ministri, ovvero servitori della Verità».

“Servitore” è il significato vero e profondo del termine “diacono”, «ma è Gesù stesso a dirci che non ci chiama più servi, bensì amici ‒ ha ricordato Napolioni ‒ ed è per questo che vi invito a rispondergli come tali: cercate con lui una relazione profonda, che si rispecchi nei vostri rapporti con la comunità e con i fratelli».

Non è mancato poi, da parte del vescovo, un riferimento al rito di ordinazione vero e proprio: «Tra poco vi prostrerete, invocando la preghiera della Chiesa celeste. Ma poi vi rialzerete, starete nuovamente in piedi, risusciterete nel nome di Cristo».

La prostrazione ed il canto delle litanie, al termine dell’omelia, hanno infatti preceduto l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione, da parte di mons. Napolioni, sui candidati al diaconato. Alla recita della preghiera, consegnata dalla tradizione cristiana, hanno fatto seguito il rito della vestizione ‒ stola e dalmatica sono gli abiti liturgici propri dei diaconi ‒ e la consegna del libro dei Vangeli, con l’invito a diventarne servi e annunciatori. I riti esplicativi si sono poi conclusi con l’abbraccio di pace con il vescovo e gli altri diaconi della diocesi. Da questo momento, tradizionale, ma sempre emozionante, i quattro seminaristi sono entrati a far parte del clero diocesano, trovando una propria identità all’interno della comunità.

Vescovi, presbiteri, diaconi e laici. Non divisi, ma uniti per «allenarci al dialogo e alla condivisione, sempre attingendo alla sorgente della Parola e della preghiera con estrema gratitudine. Per questo siamo qui ‒ ha chiosato Napolioni ‒ per rendere grazie, insieme, al Signore e a Maria».

Da sempre l’occasione del pellegrinaggio diocesano è un momento di preghiera e condivisione per numerosi fedeli provenienti da tutto il territorio. Tanti i pellegrini provenienti dalle comunità parrocchiali della diocesi che hanno visto nascere, e successivamente hanno accompagnato, il percorso di risposta dei quattro nuovi diaconi, prima di prepararsi ad accoglierli nuovamente come ministri del Vangelo. A guidare nel canto un’assemblea estremamente partecipe ed entusiasta è stata l’unione corale «Don Domenico Vecchi», diretta dal maestro Roberto Grazioli.

Preghiera, condivisione e festa. Sono state queste le parole chiave di una domenica pomeriggio che, per la diocesi di Cremona, ha avuto un significato davvero speciale. Altrettanto speciale, poi, sarà la giornata del 6 novembre, ovvero la data fissata per l’inaugurazione del nuovo presbiterio della Cattedrale di Cremona, a cui il vescovo ha dato appuntamento.

Al termine della celebrazione, poi, i nuovi diaconi hanno condiviso, insieme al vescovo, un particolare momento di preghiera di fronte al Sacro Speco, per mettere nuovamente la loro vita nelle mani del Signore ed affidarsi all’intercessione di Santa Maria del Fonte.

Come profondo gesto di gratitudine nei confronti della Madre del Signore, mons. Napolioni ha infine indetto un particolare momento di preghiera presso il Santuario, che si terrà il 26 di ogni mese, alla sera, in memoria del giorno dell’apparizione di Maria a Giannetta.

 

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Andrea Bassani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Pumenengo accoglie don Fabio Santambrogio. Nasce l’unità pastorale con Calcio e Santa Maria in Campagna

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Nasce l’unità pastorale di Calcio, Pumenengo e Santa Maria in Campagna che diventa ufficiale dopo un percorso condiviso tra le parrocchie. A guidarla è don Fabio Santambrogio, attuale parroco di Calcio, nominato dal vescovo Napolioni parroco anche di Pumenengo, dove ha fatto il suo ingresso nella mattinata di domenica 18 settembre, e di Santa Maria in Campagna, frazione di Torre Pallavicina, che invece lo accoglierà la settimana prossima alle ore 11.

La cerimonia d’ingresso a Pumenengo ha avuto inizio con la preghiera di don Fabio al santuario della Madonna della Rotonda («Tienimi saldamente la mano», l’invocazione letta da don Fabio) alla quale il 54enne sacerdote nativo di Milano ma cresciuto a Rivolta d’Adda ha affidato il suo mandato e l’intera unità pastorale. Da lì un corteo, accompagnato dal banda musicale San Gottardo di Calcio e dai confratelli del Santissimo Sacramento, si è diretto verso la chiesa parrocchiale dove alle 10.30 don Gianpaolo Maccagni, vicario episcopale per la pastorale ed il clero, ha presieduto la Messa solenne, allietata dalle voci dei cantori parrocchiali.

Dopo il saluto iniziale di don Andrea Oldoni, cui don Fabio succede come parroco e che rimane collaboratore parrocchiale dell’unità pastorale al pari di don Antonio Allevi e di don Silvio Soldo (con don Michele Rocchetti come vicario), Lorena Cantù ha letto il messaggio di benvenuto dei parrocchiani. «Ti chiediamo di essere padre e maestro e di aiutarci a costruire una comunità che sia come le prime comunità cristiane».

Nell’omelia don Maccagni ha parlato dell’unità pastorale. «Oggi ci sono problemi talmente grandi – ha detto – che da soli rischieremmo di essere un’isola in mezzo al mare, che il mare travolge. Certo, camminare da soli è più semplice ma è anche triste, monotono. Insieme è più complicato, ma c’è condivisione e questa è la logica di una Chiesa che vuole essere germe di fraternità. Una Chiesa che non rinnega il passato, ma che nemmeno si lascia imprigionare dalla solita frase: “noi abbiamo sempre fatto così”».

A fine celebrazione ha preso la parola don Fabio: «Sono qui a camminare con voi – ha esordito rivolgendosi ai fedeli (in prima fila c’erano i sindaci di Calcio, Elena Comendulli, e di Pumenengo, Mauro Barelli)  ma non aspettatevi grandi cose. Ciò che verrà sarà un grande dono di Dio ma vi prometto che le mie mani saranno all’opera per voi e vi assicuro che dove si farà fatica a camminare io ci sarò. Molto è stato fatto – ha proseguito – ma molto c’è da fare. Chiedo al Signore che mi aiuti a mantenere uno sguardo verso i deboli, i giovani, gli adolescenti, gli ammalati e le famiglie. Spero che la porta del vostro cuore sia sempre aperta per me». Da ultimo, don Fabio ha rivolto il suo grazie al vescovo Antonio e ai preti che stanno collaborando e che collaboreranno con lui affidando la sua missione pastorale a Maria «affinché – ha detto – ci porti a Gesù dicendoci: “fate quello che lui vi dirà”».

 

Biografia del nuovo parroco

Don Fabio Santambrogio, nato a Milano nel 1968, è stato ordinato sacerdote a Verona nella Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza (Opera don Calabria) il 25 maggio 1996. È stato vicario in diocesi di Roma prima nella comunità cittadina di S. Maria Assunta (2004-2007) e poi a San Paolo in Genazzano (2007-2008). Dal 2008 al 2009 è stato collaboratore parrocchiale a Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e a Isengo. Nel 2009 è stato incardinato in diocesi ed è stato nominato vicario parrocchiale di Soncino (S. Maria Assunta e S. Pietro) e di Isengo dove è rimasto fino al 2013 quando è stato promosso parroco di Santa Lucia in Martignana di Po. Nel settembre 2015 ha fatto il suo ingresso come parroco della parrocchia “S. Vittore martire” in Calcio, che ora affiancherà anche alla guida delle parrocchie “Santi Pietro e Paolo apostoli” in Pumenengo e “S. Maria assunta” in Santa Maria in Campagna (Torre Pallavicina).

 

Il saluto di don Fabio Santambrogio

Carissimi parrocchiani di Pumenengo e di S. Maria in Campagna: sarò il vostro parroco e per Calcio continuerò a esserlo!
Vi saluto fraternamente nel Signore.
Il Vescovo Antonio mi ha chiamato a questo compito-missione.
Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?
“Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore!” (Sl 115,12-13) Mi appresto a dire poche parole, partendo proprio da questa espressione del salmo: “Alzerò il calice della salvezza”.
Che cosa vorrei, che cosa sogno, che cosa desidero?
Che questa comunità (auspico fortemente che le tre parrocchie diventino UNA COMUNITÀ) e io, come suo parroco, in questo momento fossimo innalzati! Questa elevazione sarà possibile solo se ci lasceremo guidare da alcuni registri: anzitutto quello dello Spirito, quindi quello della qualità delle relazioni e, ancora, il registro della gratuità. Tutti e tre sono, si manifestano e si esprimono, nell’Eucaristia; essa è il modello del nostro essere, del nostro agire, del nostro vivere, del nostro testimoniare l’esperienza cristiana. Con il termine “cristiano” non si intende un aggettivo che si aggiunge alla nostra vita, ma si indica l’essere come Cristo e fare quello che Lui ha fatto. Ho poi un sogno, un desiderio che ritengo importante, una testimonianza dovuta agli uomini. Essi vogliono vedere da noi una qualità di relazione che non è semplicemente dettata dalle simpatie, dai favori, dall’interesse, ma unicamente e soltanto dall’amore, dal rispetto, dall’essere tutti e sempre come il buon samaritano che si prende cura, che è capace, come ci dice il Vangelo, non di amare perché si è stati amati, ma di amare per primi, di amare senza ritorno, di amare senza interessi, di amare tutti, di amare nonostante tutto, di amare il tutto. In tutta franchezza vorrei dirvi che ho intenzione di fare il parroco e non altro.
A ognuno il proprio compito!
Sarò, perciò, colui che vi aiuterà a vivere nella comunità le relazioni.
E questo mi impegna a mettermi in ascolto, a non chiudere gli occhi e, a volte, nemmeno la bocca. Vorrei che si mettessero a fuoco le relazioni.
La relazione con Dio, innanzitutto, perché sia una comunità secondo il Vangelo. In secondo luogo vorrei che ci si focalizzasse sulla relazione con gli altri, nella parrocchia e al di fuori di essa.
Ogni volta che ci chiuderemo nel difendere privilegi di lobby parrocchiali che dividono, deturperemo il volto bello della comunità.
Dobbiamo aiutarci a combattere quella “cultura dello scarto” di cui parla Papa Francesco. Ogni persona del popolo e del popolo di Dio ha un valore assoluto e grande. Non possiamo lasciare indietro alcuno!
In questo cammino di servizio, noi cristiani siamo chiamati a essere testimoni di un amore ancora più grande, ancora più aperto, gratuito e generoso. Guai se elevassimo muri proprio noi!
Non possiamo preoccuparci soltanto di coccolare il sentimento religioso delle persone, perché noi dobbiamo costruire insieme la civiltà.
E questo richiede uno sforzo di accoglienza da parte di tutti.
Richiede l’impegno di un confronto e di una mano tesa da parte di tutti.
Così dobbiamo costruire! Altrimenti si creano realtà in cui ci si giudica, ci si condanna e non ci si stima. Un ultimo punto è la relazione con noi stessi, quella grande capacità di dialogo con la nostra vita, quel chiedere un di più a noi, quel chiedere in un rapporto difficile, sempre un supplemento di amore, di fiducia verso gli altri. Sono queste le piccole cose che vorremmo sognare tutti e se le sogneremo insieme si realizzeranno, perché fin quando un sogno è solo mio, resta tale, ma quando è condiviso, quando è un sogno di tutti, allora diventa realtà.
Ma ci sarà tempo, fratelli e sorelle, perché i sogni siano condivisi e diventino progetto e cammino. Invoco il nome del Signore su di te, carissimo Vescovo Antonio. Sempre e in ogni tuo intervento mi hai dimostrato il tuo affetto di padre, il tuo incoraggiamento, sostenendomi nell’accettare e nell’accogliere la volontà del Signore. Grazie! Invoco il nome del Signore su tutta la famiglia dei sacerdoti che collaborano con me in questa nuova esperienza: don Silvio, don Andrea, don Antonio e don Michele. Invoco il nome del Signore su tutta l’articolazione di questa comunità ricca e bella che il Signore oggi mi dà come un regalo, come una dote. Grazie! Cercheremo di vivere, di lavorare, di impegnarci tutti nella vigna del Signore. Concludo con un’immagine che vorrei donarvi come inizio di questa avventura e come provocazione e spunto di riflessione.
Mi sembra una bella parabola visiva: il relitto della Concordia.
A volte la Chiesa, come la Concordia, finisce sugli scogli. Conosciamo tutti la vicenda di quella nave da crociera. Era facile dire “È stato uno solo che ha sbagliato tutto”. Scusate, ma non ci credo! Non sono l’avvocato di Schettino. Ma la Concordia è finita sugli scogli, perché ha finito di essere Concordia ed è diventata discordia. Questo è il motivo! Io credo che possiamo farcela anche con la nostra comunità cristiana. Se siamo disposti a non essere discordia e opereremo per essere concordia, la nostra comunità potrà camminare e arrivare lontano. Questo credo sia il nostro programma da vivere assieme! Non ci rimane che cominciare a lavorare unitamente e ne ho proprio voglia!
S. Maria della Rotonda ci guidi e ci appassioni sempre di più in una fraternità cristiana!

Il vostro parroco
Don Fabio Santambrogio

 

 

 

Luca Maestri
TeleRadio Cremona Cittanova
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Ultima tappa nel percorso di avvicinamento al 27° Congresso eucaristico nazionale, in programma a Matera dal 22 al 25 settembre e che vedrà la partecipazione anche di una delegazione diocesana guidata dal vescovo Antonio Napolioni. Al centro dell’attenzione l’inno ufficiale “Il gusto del pane”.

 

Ascolta l’inno del XXVII Congresso eucaristico nazionale

 

Partiture e note esecutive: www.congressoeucaristico.it/inno

 

Il canto di impianto tonale, ampio e disteso, invita a inebriarsi del profumo del pane: il ritornello aperto e solenne e le strofe dal carattere più espressivo mettono in risalto ora la gioia del ritrovarsi fraterno intorno alla tavola, ora la profondità e il calore intimo della mensa eucaristica.

Il pane, che è “frutto della terra” e porta con sé “il profumo del lavoro dell’uomo”, è segno dell’amore del Creatore e insieme della dignità del creato e di ogni creatura. Gesù lo sapeva bene, per questo – come cantiamo nel ritornello dell’inno – “ci dona di tornare al gusto del pane”: il gusto del pane è il gusto degli altri. Non solo quel gusto odoroso placa la nostra fame fisica ma anche quella di fraternità: “è il pane della festa sulla tavola dei figli” (come siamo invitati a cantare nella prima strofa), di reciproca fiducia perché “crea condivisione”, di bellezza di cose buone che danno senso ai nostri giorni; di quei valori senza i quali mancherebbe il gusto stesso del vivere. Sa sempre di amicizia e fraternità: è “il pane della pace nelle nostre contese, dov’è divisione ricrea l’unione, placa dissidi, riapre al dialogo, risana ferite, profuma di perdono” (come possiamo cantare nella quinta strofa). Invito chiaro e forse troppo impegnativo per noi, Chiesa in cammino nella storia. E allora l’inno ci invita a cantare (nella quarta strofa) “il pane della forza sulle strade di chi è stanco, sostegno ai profeti, ristoro ai viandanti”.

“Io sono il pane vivo” (Gv 6,51a): nutrirsi di Cristo Eucarestia ci fa più vivi, più autenticamente veri! È davvero vivo chi è pane buono per gli altri, chi “si spezza” in briciole d’oro di fraternità, chi si fa mangiare come il Maestro. Con la stessa straordinaria libertà di Cristo, con la sua stessa immensa fiducia, con il suo stesso incommensurabile Amore possiamo divenire “pane che consola famiglie, raccoglie il pianto, ascolta fatiche, sostiene stanchezze” (come ci fa cantare l’inno nella terza strofa).

Efrem il Siro (teologo e poeta del IV secolo) diceva: “Abbiamo mangiato il fuoco nel pane”. Ricevere il Pane eucaristico è come ricevere il fuoco dello Spirito ed essere vivificati; accogliere Cristo, il Figlio, è accogliere la sua “offerta d’amore” al Padre; la sua vita in noi ci fa suo corpo. Per questo nel ritornello cantiamo “dal fuoco dello Spirito è reso nutrimento che di molti fa uno”. Arrestare questo dinamismo è il peggiore tradimento dell’Eucarestia! “Fate questo in memoria di me”: è la consegna per sempre del pane della cura, della fiducia, della tenerezza per la terra e per ogni creatura; “rinnova la speranza”, “memoria della Pasqua, profezia del Regno”, questo Pane è “Vita nuova per il mondo”.

(Dal sito del Congresso Eucaristico Nazionale)

 

 

Torniamo al gusto del pane: una riflessione a partire dal tema del prossimo Congresso eucaristico nazionale

Verso il Congresso eucaristico nazionale: pane, acqua, terra, fuoco

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In preghiera al Santuario di Caravaggio, per affidare a Santa Maria del Fonte il cammino dei quattro seminaristi che nel pomeriggio di domenica 18 settembre, nello stesso luogo mariano, nell’ambito del consueto pellegrinaggio diocesano che apre l’anno pastorale, saranno ordinati diaconi dal vescovo Antonio Napolioni. Continue reading »

Luca Maestri
TeleRadio Cremona Cittanova
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