La calda estate di Salvador de Bahia

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Gennaio a Salvador de Bahia vuol dire estate, ma un’estate un po’ anomala quest’anno: molta pioggia, molto caldo e, soprattutto, tantissima umidità (niente nebbia per carità, ma quel senso di “appicicaticcio” costante). Essendo mese di vacanza le attività sono per ora ferme, ma non è mancata la distribuzione della “cesta basica” alle famiglie bisognose, la ripresa dei giochi per i ragazzi la domenica dopo la Messa e le classiche partite di calcio nei pomeriggi infrasettimanali. Proprio in questi giorni stanno terminando le iscrizioni per la scuola di danza, che ricomincerà a breve con un aumento considerevole delle presenze.

In questi ultimi giorni si è riscontrato un aumento di casi di Covid  e di una particolare influenza, anche se normalmente il tutto si risolve curandosi in casa per una settimana circa. Sono chiaramente ancora obbligatorie le mascherine, il distanziamento e l’uso del gel igienizzante nei luoghi chiusi.

Estate vuol dire anche Grest, o “Colonia de ferias” come si dice qui, e anche quest’anno, per l’undicesimo anno, la parrocchia di Gesù Cristo Risorto ha organizzato una settimana di giochi e attività intorno alla figura di don Bosco. Chiaramente non è mancata la gita sull’isola, per la gioia di piccoli e grandi. La partecipazione è stata elevata e proprio per questo, e soprattutto a causa della situazione pandemica, si è deciso di dividere bambini e ragazzi: di mattina i più piccoli fino ai 10 anni e i più grandi fino ai 15 anni di pomeriggio, arrivando più o meno ad un centinaio di iscrizioni per turno. La situazione a inizio gennaio permetteva questi numeri e, soprattutto, lo spazio esterno della parrocchia viene in aiuto: avere uno spazio ampio, curato, e a disposizione è quasi un lusso da queste parti dove la “mancanza di spazio” è una delle prime cose che saltano all’occhio guardando tutte queste case una vicino all’altra, a volte una sopra l’altra, attraversate e collegate da vicoli talmente stretti che si fatica a pensare che dietro l’angolo ci siano altre case!

Tante persone e piccole case, famiglie numerose e sicuramente poco spazio per giocare per tutti quei bambini che per la strada corrono, saltano, fanno partite di calcio e tutto quello che si potrebbe fare in un parco giochi, considerando il fatto poi che il caldo elevato è un elemento costante della quotidianità che non aiuta certamente a rimanere in spazi stretti e quindi in casa. Ecco perché lo spazio della parrocchia diventa allora un luogo importante per i più piccoli, dove possono esprimere il loro bisogno naturale di giocare, correre, saltare (e anche urlare) come tutti i bambini del mondo, in un luogo che certamente non è neutro ma in cui il pensiero educativo è radicato nel Vangelo. Avere un luogo dove poter esprimersi e sperimentarsi, in cui non mancano regole e limiti, ma in cui ci si sente accolti e rispettati, è sicuramente importante, proprio perché il luogo fisico aiuta a fare spazio a quello mentale che permette di aprire il pensiero, lo sguardo e il cuore.

Per i bambini giocare significa crescere: dar loro uno spazio per farlo significa non solo aiutarli nella loro crescita ma mostrare loro che può esistere anche un altro modo di vivere oltre a quello che vedono e vivono in strada, che un’alternativa è possibile. Può forse sembrare una banalità ma avere spazio aiuta anche a pensare al proprio posto nel mondo, soprattutto per adolescenti e giovani: sono loro che in questa fase della vita hanno bisogno di pensare al proprio futuro.

Agli adulti il compito di accompagnare bambini e ragazzi a vivere questi spazi, accompagnando e regolando con la pazienza di chi sa che l’errore può essere anch’esso occasione di crescita, ma soprattutto accogliendo e indicando a ognuno che c’è una strada possibile di bene per loro. Come diceva don Bosco: “In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, v’è un punto accessibile al bene. Compito di un educatore è trovare quella corda sensibile e farla vibrare”.

TeleRadio Cremona Cittanova
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Visita pastorale, a sant’Abbondio la conclusione con la benedizione del Vescovo al cinerario realizzato nel chiostro

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«Ripartire, lasciandoci alle spalle in modo saggio e coraggioso gli ultimi due anni: è questo il desiderio di tutti noi». La visita pastorale di mons. Antonio Napolioni alla parrocchia di S. Abbondio, a Cremona, vissuta da venerdì 4 a domenica 6 febbraio, si è chiusa con questo forte messaggio di speranza. Durante la Messa conclusiva, infatti, il Vescovo ha sottolineato più volte come «la presenza di Gesù che cammina insieme a noi è fonte di fiducia per tutti».

Tra i momenti che hanno contrassegnato la chiusura della visita pastorale anche la benedizione, da parte del Vescovo, del cinerario posizionato nel corridoio del chiostro accanto alla chiesa: un luogo in cui i parrocchiani hanno la possibilità di conservare le ceneri dei propri cari restituendo un po’ di quella vicinanza cristiana tra vivi e morti che nel tempo si è persa. Se fino all’inizio dell’Ottocento, infatti, era normale che i morti venissero seppelliti in chiesa o nelle immediate vicinanze, in epoca napoleonica quest’usanza fu cancellata. Poiché da ormai diversi anni la Chiesa ha dichiarato lecita la pratica della cremazione, la Parrocchia ha ritenuto significativo mettere a disposizione alcuni spazi per la conservazione delle urne funerarie. Un servizio gratuito e mosso da una preoccupazione unicamente di tipo pastorale. La benedizione da parte del Vescovo è avvenuta a pochi giorni dall’approvazione, da parte della Commissione Ambiente del Comune di Cremona, della modifica al regolamento di Polizia cimiteriale che consente la conservazione delle urne contenente le ceneri di un defunto all’interno di appositi cinerari posti nei luoghi di culto, oltre che nel domicilio o nella residenza del famigliare affidatario, come disciplina la norma regionale.

La comunità guidata da don Andrea Foglia ha accolto Napolioni in una tre giorni ricca di incontri, «senza provare alcun tipo di ansia da prestazione – come ricordato dal parroco al termine della Messa – bensì vivendo con gratitudine e gioia il dono della presenza del nostro pastore in parrocchia». Il Vescovo ha avuto modo di incontrare bambini e ragazzi, adulti e famiglie, ascoltando, confrontandosi e provando, insieme ad essi, a tracciare nuovi spunti e nuove strade per ripartire. «È stato un vero momento di Chiesa – racconta don Foglia – in un clima di bellezza e autenticità».

Anche mons. Napolioni ha insistito sulla semplicità e profondità delle relazioni nella propria omelia, raccontando di aver incontrato «persone straordinarie che si sono sempre spese per il Signore, per la comunità. Quella che abbiamo condiviso è stata dunque una visita alla scoperta della vita, soprattutto quella più umile e nascosta». Chiaro, in questo senso, il riferimento del Vescovo agli incontri avuti, nel pomeriggio di venerdì 4 febbraio, con alcune famiglie e anziani della parrocchia, vissute con lo stile della benedizione delle case.

Suggestivo l’incontro del Vescovo con i bambini della scuola dell’infanzia “S. Abbondio”, seguito dalla visita alla scuola media “A. Campi”; così come quello presso la casa di cura Ancelle della Carità.

Anche la Parola è stata protagonista della Visita, con il momento dedicato all’ascolto e alla condivisione nella serata di venerdì, con l’appuntamento dedicato alle famiglie nel pomeriggio di sabato. «L’umiltà di Pietro – ha ribadito Napolioni nell’omelia di domenica – è un esempio di come sia possibile accogliere la Parola, di come si possa essere discepoli missionari, cioè capaci di prendere il largo insieme ai fratelli, alle altre parrocchie, alle associazioni della nostra città».

Nella serata di sabato 5 febbraio è invece stata riservata al gruppo adolescenti, i quali «hanno potuto confrontarsi con il Vescovo – come racconta il vicario, don Francesco Gandioli – riguardo al rapporto tra Chiesa e giovani, e da lui hanno ricevuto il vangelo, come strumento di discernimento e di crescita, personale e comunitaria».

Dopo la Messa nella chiesa di S. Siro, nella giornata di domenica, invece, spazio alle celebrazioni conclusive della visita, presiedute da mons. Napolioni. Tra le due Messe della mattina, quella delle 9.30 – con la partecipazione dei ragazzi del catechismo e del gruppo giovani, che ha animato la celebrazione – e quella delle 11, in diretta tv e sui canali social della Diocesi, il rito di benedizione del cinerario nel corridoio del chiostro accanto alla chiesa, «un segno che ci aiuta a celebrare lo sguardo di speranza e fede tipico dei cristiani», come ricordato dallo stesso Napolioni.

Tanta la gratitudine da parte della comunità di S. Abbondio e del parroco don Andrea Foglia che, riprendendo le parole che don Mazzolari usò, al termine della visita pastorale a Bozzolo, nei confronti dell’allora vescovo Cazzani, ha messo in luce la bellezza del rapporto paterno che si instaura tra un pastore e il suo gregge.

«Per riprendere davvero il nostro cammino, per ripartire, non ci resta che affidarci a Maria, con la consapevolezza che le pietre che formano la Santa Casa possono sostenerci ed accompagnarci sempre», ha concluso mons. Napolioni prima di recarsi a rendere omaggio alla Madonna Nera al termine della Messa.

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Andrea Bassani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Come annunciato alle comunità interessate durante le celebrazioni di domenica 23 gennaio, don Roberto Pasetti, già parroco di Commessaggio, è diventato parroco anche delle parrocchie di Belforte e Gazzuolo, sostituendo don Marco Tizzi, del quale il vescovo ha accettato la rinuncia per motivi di salute. L’ingresso ufficiale nelle celebrazioni avvenute nel pomeriggio di sabato 5 febbraio a Belforte e la mattina di domenica 6 febbraio a Gazzuolo, con le Messe presiedute rispettivamente dal vicario generale, don Massimo Calvi, e dal vicario episcopale per la pastorale e il clero, don Gianpaolo Maccagni.

«Don Roberto oggi allarga i suoi orizzonti – spiega don Gianpaolo Maccagni nell’omelia –. Un conto è essere parroco di una parrocchia, un conto è prendere il largo. Sarai parroco e padre di tre comunità, dovrai metterci impegno, amore, generosità». Il vicario episcopale ha anche voluto sottolineare la condizione umana dei sacerdoti, facendo un parallelismo con il Vangelo: «Anche noi preti ogni tanto ci sentiamo come pescatori che non prendono nulla, ci sentiamo come Pietro, fatichiamo per nulla, ma come Pietro ci fidiamo del Signore, gettando di nuovo le nostre reti sulla Sua Parola».

Nelle parole di don Maccagni anche un grazie a don Marco Tizzi che ha concelebrato l’Eucaristia e che, pur avendo rinunciando all’incarico di parroco, continuerà a prestare servizio nelle parrocchie come collaboratore parrocchiale, insieme anche a don Virginio Morselli. «Un grande grazie a don Marco – ha detto don Maccagni – che continuerà ad aiutare la comunità finché ne avrà le forze». E ha proseguito: «Un grande augurio a don Roberto, che diventa padre di tre figli, perché sia un buon pescatore di uomini».

Per le tre parrocchie della zona pastorale 5, in territorio mantovano, un’ulteriore tappa nel cammino già avviato verso la piena realizzazione dell’unità pastorale, per la quale a don Pasetti è affidato il ruolo di moderatore.

Al termine della Messa il saluto di don Roberto alla sua nuova parrocchia: «Mi presento carico dei miei limiti, ma anche delle mie capacità. Daremo un impulso ulteriore per quanto riguarda la prosperità dell’unità pastorale. Sarà un’esperienza nuova, in cui saremo chiamati a stimarci e conoscerci. Non abbiate paura e proseguiamo questa esperienza magnifica della fede che ci vede tutti coinvolti».

 

Profilo dei sacerdoti delle tre parrocchie

Don Roberto Pasetti, classe 1963, originario di S. Martino dall’Argine, è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1994. Ha iniziato il proprio ministero come vicario a Caravaggio; nel 2000 il trasferimento a Viadana, presso la parrocchia di Santa Maria Assunta e San Cristoforo. Nominato parroco di Scandolara Ripa d’Oglio nel 2002, nel 2012 ha assunto la guida anche delle parrocchie di Grontardo e Levata. Dal settembre 2018 il Vescovo gli ha affidato la cura pastorale della comunità di Commessaggio, prendendo il testimone da don Marco Tizzi, a cui oggi subentra anche nell’incarico di parroco di Belforte e Gazzuolo. Le tre comunità sono in cammino verso l’Unità pastorale di cui don Pasetti ricopre il ruolo di moderatore.

 

Don Marco Tizzi, nato a Sabbioneta nel 1948, è stato ordinato sacerdote il 18 luglio 1971. Ha svolto il suo ministero come vicario a Viadana (S. Maria Assunta e S. Cristoforo) dal 1971 al 1979 e a Casalmaggiore (S. Stefano) dal 1979 al 1994, quando ha assunto l’incarico di parroco di Belforte al quale si è aggiunto dal 2012 quello di parroco di Gazzuolo. Dal 2015 al 2018 ha guidato anche la parrocchia di Commessaggio. Ora assume l’incarico di collaboratore parrocchiale delle tre parrocchie.

 

Don Virginio Morselli è nato a Cividale Mantovano nel 1939 ed è stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1964. Dal 1964 al 1978 è stato vicario di Gazzuolo, quindi dal 1978 al 1988 è stato parroco di Salina. Dal 1988 al 1987 ha guidato la comunità di Rivarolo del Re e dal 1997 al 2014 quella di Viadana “San Pietro Apostolo”. Dal 2014 al 2017 è stato collaboratore delle parrocchie di Vicomoscano, Casalbellotto, Quattrocase e Fossacaprara; quindi il trasferimento con l’incarico di collaboratore parrocchiale di Belforte, Commessaggio e Gazzuolo.

Matteo Cattaneo
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“Custodire ogni vita”. Questo l’invito che il Consiglio Episcopale Permanente della CEI rivolge in occasione della 44a Giornata nazionale per la Vita. Invito che la zona pastorale I ha accolto radunandosi sabato alle 21 per una veglia nella chiesa parrocchiale Arzago d’Adda. Una serata di preghiera e di riflessione presieduta dal vicario zonale don Marco Leggio , parroco di Agnadello, e con una testimonianza speciale: quella della campionessa olimpica, europea e italiana di nuoto paralimpico Giulia Terzi invitata dal parroco Arzago e Casirate don Matteo Pini, “padrone di casa” per l’occasione. Continue reading »

Luca Maestri
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Preti che si prendono cura… al centro della riunione plenaria in Seminario

Ad aprire l'incontro le testimonianze di don Franz Tabaglio, don Fabrizio Martelli e don Giuseppe Bernardi Pirini

Innovativa, coinvolgente e apprezzata la modalità con cui i presbiteri della diocesi di Cremona si sono ritrovati in “plenaria” la mattina di giovedì 3 febbraio in Seminario a Cremona. “Preti che si prendono cura…” il tema dell’incontro. E il vescovo Antonio Napolioni, introducendolo, ha richiamato la profondità, la bellezza, la necessità, la dimensione fortemente ecclesiale e di testimonianza credibile e feconda del “prendersi cura”, come soggetti … Continue reading »

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“Custodi di ogni vita”, uno speciale per celebrare la 44ª Giornata nazionale per la Vita

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È stato realizzato tra le opere esposte nella sala della Natività del nuovo Museo diocesano di Cremona, lo speciale sulla 44ª Giornata nazionale per la vita, andato in onda nella serata di ieri su Cremona 1 e sui canali social della diocesi (dove è ancora disponibile).

Il filo conduttore è stato il messaggio per la Giornata proposto dal Consiglio episcopale permanente della Cei – dal titolo «Custodire ogni vita» – di cui sono stati proposti alcuni passaggi. Un testo in cui si evidenziano le ripercussioni della pandemia sulla custodia della vita nascente e terminale, sulle fragilità, sul sistema sanitario e sulle responsabilità individuali.

Tra letture, preghiere e testimonianze di impegno, la riflessione è stata accompagnata da diverse forme artistiche: la musica con i canti del coro della Gioventù francescana registrati presso la chiesa del convento dei Cappuccini di via Brescia; l’arte che dalle sale del Museo ha accompagnato anche alla scoperta della la pala del «Riposo nella fuga d’Egitto», capolavoro di Luigi Miradori, detto il Genovesino, custodita presso la chiesa di S. Imerio e presentata da don Gianluca Gaiardi, incaricato diocesano per i Beni culturali; il teatro con il monologo Factum est, scritto da Giovanni Testori e adattato al video dall’attore Jim Graziano Maglia, in cui a prendere voce è il feto, colui che nella realtà non ha diritto di parola.

«Il tema “Custodire ogni vita” è un tema estremamente faticoso – ha spiegato nella sua introduzione il dott. Paolo Emiliani, presidente del Movimento per la vita di Cremona –. Custodire significa esattamente il contrario di scartare».
La Giornata per la vita è stata istituita quarantaquattro anni fa, a memoria dell’approvazione della legge 194 e della legalizzazione dell’aborto. Ed è proprio questo avvenimento, con tutte le conseguenze, con tutti gli eventi che lo hanno seguito, a dare una spinta in più in favore dell’impegno per la tutela della vita. «Allora ben venga questa Giornata per la vita – prosegue Emiliani – per ricordare come la difesa della vita nascente non possa essere sottostimata».

Nel sottolineare questa urgenza il presidente del Cav, ricorda il «diritto all’aborto» evocato da Macron nel suo discorso al Parlamento europeo lo scorso 19 gennaio: «Quei tredici secondi di applausi sono una grande ferita, un brivido. Eppure rilanciano la grande emergenza antropologica, culturale ed educativo» che «chiama tutti noi all’impegno»

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Lo speciale ha poi proposto le significative testimonianze di chi è impegnato ogni giorno a custodire la vita, su diversi fronti.

Il dottor Marco Quinzani, responsabile delle cure palliative presso l’hospice Ancelle della carità di Cremona, ha affrontato il tema delicato della dignità della vita nelle sue fasi terminali: «Devo ammettere che il termine “cure palliative” aveva creato in me un certo equivoco: quando non c’è praticamente più nulla da fare si affida il paziente alle cure palliative – racconta il dottor Quinzani –. In realtà la miglior sintesi del significato di cure palliative è “tutto quello che resta da fare”». Una definizione intrisa di speranza, che non fa pensare a queste come un’ultima spiaggia. «Significa custodire una fase delicata dell’evoluzione di una malattia e della vita del paziente stesso, dove ogni atto e ogni gesto, dal più semplice al più specialistico, si svolge all’interno di una relazione: una relazione di cura che ha la potenzialità di permettere il raggiungimento della migliore qualità possibile per il paziente, ma anche per gli operatori sanitari».

La parole “insieme”, l’attenzione alle relazioni e alla cura, è il tema che guida la riflessione anche attraverso le altre testimonianze, come quella dei coniugi Chiara Mertolini e Davide Ghisleri, sposati da vent’anni e genitori di due figli, che raccontano la loro esperienza famigliare in un periodo particolare come quello della pandemia, un periodo descritto da Chiara come una tempesta, in cui la coppia «si è ritrovata a tenere insieme il timone di una barca in mezzo al mare».

«Vivere la nostra famiglia in questi due anni ha voluto dire vivere un periodo in cui le incertezze e i timori hanno costituito un bagaglio che accompagna ancora oggi con naturalezza la nostra quotidianità» ha raccontato Chiara.  «Custodire i figli in questi anni, aver cura di loro nelle condizioni straordinarie di questi tempi, ha voluto anche dire, per noi, una misura diversa del tempo della vita insieme – ha aggiunto Davide – nel senso che sono state tante le ore passate insieme in casa, con giornate più lunghe, tempi e modi di condivisione di spazi che sembravano a tutti più ristretti. Ma stare insieme più spesso ha provato i nostri caratteri e ci ha donato più occasioni di dialogo e di vita».

Significativo l’intervento di alcune volontarie del Centro di aiuto alla vita di Cremona, che hanno raccontato la loro attività al fianco delle donne e delle famiglie che, nella difficoltà di affrontare una maternità, pensano di ricorrere all’aborto: una vicinanza fatta di ascolto, vicinanza, ma anche sostegno economico alla mamma durante la gravidanza e al suo bambino nelle prime fasi della vita.

Non è mancato l’ intervento da parte del vescovo Antonio Napolioni, che ha offerto una lettura del tema della custodia della vita a partire dalla Parola di Dio.

«La vita è fragile, delicata – ha spiegato il vescovo nel suo contributo –. Tra l’abbondanza e la miseria, tra l’opulenza e l’emarginazione, tra una vita che nasce e non sempre fiorisce e una vita che termina non sempre nella dignità che le è necessaria, siamo davvero chiamati a rinnovare l’impegno di custodire anche la sorpresa apparentemente negativa, il momento critico, passaggio doloroso, deserto da attraversare. E se riusciamo a farlo senza lasciare nessuno da solo, allora sì che avremo un futuro».

Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
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La più bella avventura: il 10 febbraio serata di lettura del pensiero di Mazzolari

Alle 20.45 nella chiesa del Cambonino, a Cremona, con letture, meditazioni musicali e interventi sul pensiero mazzolariano affidati a don Bruno Bignami e don Umberto Zanaboni

La recente costituzione a Cremona dell’unità pastorale “Don Primo Mazzolari” diventa occasione per approfondire il pensiero del parroco di Bozzolo, originario del Boschetto e autore di numerose opere, anche recentemente riscoperte. Giovedì 10 febbraio, nella chiesa di S. Giuseppe al Cambonino, a partire dalle ore 20.45, sarà proposta una riflessione articolata con letture, meditazioni musicali e interventi sul pensiero mazzolariano intorno alla comunità ecclesiale, la … Continue reading »

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È deceduto nella serata di venerdì 4 febbraio all’ospedale di Padova, dove risiedeva da anni, don Stafano Bonfatti: aveva 88 anni. Per sua volontà, i funerali si svolgeranno la mattina di mercoledì 9 febbraio alle 10.30 nella chiesa della SS. Trinità di Bozzolo, dove era stato vicario. La salma sarà quindi tumulata nel cimitero di Sabbioneta, suo paese natale. Continue reading »

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No Spreco, incontro tra le persone con fragilità economiche e chi crede nell’idea di non sprecare il cibo

L'esperienza del progetto promosso dal 2017 da Caritas Cremonese raccontata in occasione della Giornata nazionale di prevenzione contro gli sprechi alimentari

Il 5 febbraio ricorre la 9ª Giornata nazionale di prevenzione contro gli sprechi alimentari. In questa occasione è significativo ricordare l’iniziativa promossa da Caritas Cremonese attraverso il progetto No Spreco, che dal 2017, in collaborazione con alcuni negozianti e supermercati, raccoglie prodotti freschi, salvandoli dalla pattumiera, e li ridistribuisce a persone e nuclei in situazione di bisogno. Sul sito internet di Caritas Cremonese la voce … Continue reading »

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Estate di servizio in Brasile: corso di formazioni per i giovani

L'iniziativa, a cura del Centro Missionario Diocesano, è rivolta ai giovani interessati a vivere una esperienza di missione breve nella Parrocchia di Salvador de Bahia

Il Centro Missionario Diocesano, dopo aver consultato i missionari a Salvador de Bahia, in accordo con l’équipe del progetto Bahia, ripropone ai giovani della diocesi di Cremona l’esperienza di missione breve nella Parrocchia di Jesus Cristo Ressuscitado. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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