La Pasqua in carcere con il Vescovo: “Farsi azzimi di verità”

Nella mattina di domenica 17 aprile monsignor Napolioni ha celebrato l'Eucaristia nella casa circondariale di Cremona per i detenuti e gli operatori penitenziari

«Dopo la risurrezione di Gesù che cos’è cambiato? C’è chi direbbe che non è cambiato nulla, che il mondo è ancora malvagio e corrotto, ma la verità è che nulla è più come prima, lui ha salvato il mondo dal peccato e ora tocca a noi investire i nostri talenti, farli fruttare per fare del bene, per migliorare ciò che già abbiamo e ciò che … Continue reading »

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Il Vescovo alla Veglia di Pasqua: «Siamo qui per “fare Pasqua” oggi, non da sopravvissuti ma da risuscitati»

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Sono quattro i momenti in cui si è articolata la liturgia della Veglia della notte di Pasqua presieduta in Cattedrale dal Vescovo Antonio Napolioni e concelebrata dal Vescovo emerito Dante Lanfranconi, con il Capitolo della Cattedrale. Quattro come i segni significativi della celebrazione più importante dell’anno liturgico: la luce, la Parola di Dio, l’acqua del Battesimo e l’Eucaristia. Continue reading »

Sara Pisani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Incontri e scelte per una vita nuova. Le storie dei catecumeni che riceveranno i sacramenti durante la Veglia di Pasqua

Una coppia di coniugi e due giovani donne riceveranno dal Vescovo in Cattedrale Battesimo, Comunione e Cresima

Durante la solenne Veglia pasquale di sabato 16 aprile nella Cattedrale di Cremona il vescovo Antonio Napolioni amministrerà i sacramenti dell’iniziazione cristiana a quattro catecumeni che, nella notte più importante dell’anno liturgico, riceveranno Battesimo, Cresima e Prima Comunione. «Una delle cose più belle per la comunità è vedere persone che scoprono la fede da adulte», ha dichiarato a margine della celebrazione don Luigi Donati Fogliazza, … Continue reading »

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La Sacra Spina torna in processione per le strade di Cremona

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A tre anni di distanza, le vie del centro storico di Cremona sono tornate a essere percorse in preghiera dai fedeli cremonesi che, guidati dal vescovo Antonio Napolioni, hanno vissuto la tradizionale processione del Venerdì Santo con la Sacra Spina. La reliquia, donata da Papa Gregorio XIV – già vescovo di Cremona – al Capitolo della Cattedrale nel 1591 è stata dunque portata nuovamente in processione da monsignor Napolioni che ha ricordato quanto questo gesto «ci aiuti a uscire, a metterci in cammino, insieme, come discepoli dietro al Signore Gesù. Accogliamo il suo invito esigente e liberante, e invochiamo lo Spirito perché faccia di noi veri testimoni d’amore».

Dopo un breve momento di preghiera in Cattedrale, i fedeli, meditando le stazioni della Via Crucis, hanno seguito il consueto percorso per le strade del centro di Cremona. Insieme ai molti laici e religiosi, hanno preso parte alla processione i sacerdoti della città, il Capitolo, il vescovo emerito Dante Lafranconi e monsignor Napolioni, con la Sacra Spina.

Al rientro in Cattedrale, il pastore della Chiesa cremonese ha proposto una propria riflessione sulla dinamica dell’uscita, che si era persa negli ultimi anni. Il Vescovo ha ricordato come questa sia stata sperimentata in primo luogo dal Cristo, «un uomo nuovo che esce dal Padre per gettarsi nella mischia del peccato del mondo, tra gli uomini duri di cuore».

Nonostante il difficile momento che l’occidente sta vivendo, «nonostante manchi la tanto desiderata spensieratezza dopo gli anni di pandemia», non è mancato, nell’omelia di Napolioni, un forte messaggio di speranza. «Da cristiani – ha ribadito il Vescovo – celebriamo la Pasqua definitiva, la vera vittoria della vita sulla morte, della grazia sul peccato, della speranza su ogni delusione e cinismo. Gesù è uscito incontro alla morte, per uscire dal regno dei morti. E chiede anche a noi di fare altrettanto».

Monsignor Napolioni ha concluso la propria riflessione con un auspicio, un augurio sincero in vista della Pasqua, rivolto a tutti i fedeli presenti. Dopo aver sottolineato la bellezza del «ritrovarsi insieme per condividere un momento di preghiera nel giorno in cui si ricorda il sacrificio del Signore», il Vescovo ha augurato a tutti di poter seguire l’esempio di Gesù, «che come reliquia lascia una spina per invitarci ad andare incontro all’altro con il desiderio di condividere con lui non solo le gioie, ma anche le fatiche, le sofferenze, le spine. Questo è portare la pace di Cristo nel mondo».

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In seguito alla benedizione con la Sacra Spina, in un clima di grande raccoglimento, ma carico di speranza e attesa, si è poi sciolta l’assemblea, nell’attesa di ritrovarsi alle 21.30 di sabato 16 aprile per la celebrazione della solenne Veglia Pasquale presieduta dal vescovo. Anche questa celebrazione sarà proposta in diretta sui canali web diocesani e in tv su Cremona1 (canale 19)

 

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Andrea Bassani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Venerdì Santo. «Osiamo guardare alla croce di Cristo. Un Dio così noi non potevamo immaginarlo»

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Il rosso dei paramenti sacri è simbolo del dolore della passione e del martirio di Gesù. Nel giorno, il venerdì Santo, con tutta la Chiesa il vescovo Napolioni si prostra, in segno di umiliazione e compassione ai piedi dell’altare, col il volto nascosto, la fronte rivolta a terra, nel silenzio assoluto della Cattedrale.

È l’immagine forte che introduce l’Azione Liturgica della Passione e morte di Cristo, in cui la meditazione sul mistero della morte del Salvatore è proposta dalla liturgia della Parola, con la proclamazione del Vangelo della Passione secondo Giovanni. Sono «i giorni di Gesù» che – esordisce il Vescovo nella sua omelia – «ci siamo riproposti di vivere appieno, assaporare minuto per minuto. E finiscono in fretta».

A provocare la riflessione di monsignor Napolioni è la triplice risposta di Pietro: “Non lo conosco”. «Anche noi – chiede e si chiede – possiamo dirci davvero discepoli? Oppure è il caso di condividere realisticamente questa esperienza di smarrimento, di confusione, che non viene solo dalla giostra del mondo, dalle vicende umane, ma viene anche dal modo in cui Dio si manifesta, si nasconde, si rende presente, salva questa storia… Non è il modo che noi vorremmo».

È una contemplazione intima e dolorosa quella della croce di Cristo che muore, nella sua complessità, nel suo mistero tocca oggi le vite di ciascuno: «Sarebbe facile dire: “i giorni di Gesù finiscono bene”, “dopo tre giorni c’è il lieto fine”. Non basta! – prosegue l’omelia – è da stupidi e il Signore non ci tratta da stupidi».

Ma il suo sacrificio suscita le domande del cuore dell’uomo, che anche in questo tempo storico ripropongono la loro drammaticità: «Perché tutto questo male? Perché tanto silenzio di Dio?». Riprendendo il Vangelo della Passione monsignor Napolioni fa notare come l’evangelista Giovanni non metta in bocca a Gesù, nel momento dell’agonia, il dialogo con il Padre. «Dice solo: “Ho sete. È compiuto”. Sembra che Dio non ci sia».

La profondità drammatica del momento non è il racconto di qualcosa di lontano. Nella croce si specchia la realtà: «Dobbiamo tenerci questi punti interrogativi nel cuore – dice il vescovo – perché la storia del mondo per certi versi è infinitamente peggio. La morte di Cristo non è la più drammatica delle storie umane… I racconti di questi giorni ci dicono di settimane, di tempi lunghi di martirio, violenza, abuso, paura. E quante storie anche di persone che conosciamo ci rivelano quanto può essere grande l’abisso del dolore e della solitudine. Ma questa è l’ora di Dio».

Non c’è – fa ancora notare – un’altra morte ricordata così, quotidianamente da milioni di persone come quella di Gesù, nella Messa, nel semplice segno di croce che è come «una firma di chi dice: “Sì, anch’io mi ricordo di te, mi ricordo di questo Venerdì Santo”»

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E «quell’ora, quella morte non è paragonabile a nessuna, perché un Dio così non potevamo immaginarlo in nessun modo. O è Dio che sta morendo così per noi, o questa storia ha il diritto di finire. Mentre, invece, è una storia che si va compiendo. E allora – conclude – sostiamo anche noi in adorazione della croce. Osiamo anche noi guardare colui che hanno innalzato e trafitto, perché ci darà la vita, la sua vita, che è infinitamente diversa, più bella, più lunga, più vera, più condivisa… della nostra vita. E cerchiamo Dio in tutto questo. Proprio mentre facciamo fatica a coglierne l’evidenza, mentre si nasconde e tace sollecita la nostra dignità di cercatori di Dio. E ci sia dato di intuire quanto è grande la fedeltà di Dio alle sue promesse per noi»

Così, con gli occhi rivolti al crocifisso esposto per l’adorazione dei fedeli,  prosegue l’Azione Liturgica del Venerdì Santo, conclusa con la distribuzione del Pane Eucaristico consacrato durante la Messa del Giovedì Santo e riposto nell’altare dell’Adorazione, prima dell’uscita silenziosa dalla Cattedrale, da cui partirà in serata la processione cittadina con la reliquia della Sacra Spina, momento di devozione che torna ad essere celebrato dopo due anni di sospensione.

 

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TeleRadio Cremona Cittanova
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Il Vescovo alla Messa in Coena Domini: «Quella brocca e quell’asciugatoio saranno le armi della vita quotidiana che rinasce nella carità fraterna»

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«Oggi siamo qui con un disperato bisogno di Pasqua – spiega il vescovo Napolioni facendo riferimento al suo messaggio per la Quaresima, dal titolo “Tanta voglia di Pasqua” –. Non basta il desiderio, ma la necessità che Dio manifesti la potenza del suo braccio, in segno dell’amore con cui ha creato l’universo e conduce la storia». Nella Messa in Coena Domini, con la quale nel pomeriggio di giovedì 14 aprile in Cattedrale il Vescovo ha aperto il Triduo, un auspicio con il sapore dell’augurio, perché «entrando in questi giorni santi, in cui la Chiesa ci rincuora, noi non ci stacchiamo. E saranno allora i giorni della speranza, i giorni della Pasqua».

La Messa del Giovedì Santo è per tradizione quella della lavanda dei piedi, che anche quest’anno, però, in Cattedrale non c’è stata. «Potevamo farla, tra mille accortezze, ma abbiamo deciso altrimenti», ha spiegato il Vescovo. Per non ridurlo a a un gesto banale, «banale come il male – ha proseguito Napolioni citando Hannah Arendt e il suo scritto La banalità del male riguardante il processo ad Eichmann –. Così anche dietro il non-gesto di stasera c’è un grande messaggio: abbiamo scelto di non lavarci i piedi. Non stasera, sempre. Questo mondo costituisce ormai un antivangelo, crede più all’egoismo che alla fraternità».

Un gesto “rivoluzionario”, come lo fu quello di Gesù. «Non è casuale, è una scelta, una strategia del Signore quella di lavare i piedi ai commensali, anche a chi lo aveva tradito – ha continuato Napolioni –. Dunque non è accessorio neppure per noi. È una regola, non un’eccezione. Quando in famiglia si finisce di servirsi e si inizia a farsi servire, quando nella Chiesa il servizio si trasforma in potere, tutto si corrompe. Per cui quella brocca, quel catino, quell’asciugatoio che abbiamo messo comunque sotto l’altare, stanno lì ad aspettarci. Il mondo non cambia, se la ride, se noi non scegliamo stasera di dire di sì al Signore che ha detto: “questo faccio a voi perché voi facciate come me”. Il messaggio è semplice. Fate come me, sempre e ovunque. Farlo è difficile, ma è l’unica via. Tutti abbiamo mille ragioni per non lavare i piedi agli altri, ma colui che è la Verità incarnata, tace».

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Come comportarsi allora dinnanzi alle difficoltà, agli screzi, alle tensioni? «Se accettiamo di entrare così nei giorni di Gesù, come discepoli dell’ultima ora che non hanno ancora capito davvero il mistero e l’abisso d’amore che si manifesta e si consegna a noi, allora qualcosa cambierà, cominciando da noi – ha concluso il Vescovo –. E quella brocca e quell’asciugatoio saranno le armi della vita quotidiana che rinasce nella carità fraterna, che non sarà più un optional per momenti particolari di emergenza, ma il progetto che ci impegna dalla mattina alla sera, cambiando quanto necessario nei nostri stili di vita. Il Signore ce lo offre, perché questo si realizzi. Accogliamolo perché lui possa metterlo a frutto al di là delle nostre stesse speranze».

La liturgia, concelebrata dal vescovo emerito Dante Lafranconi e dai canonici del Capitolo della Cattadrale, si è conclusa con la processione nel raccoglimento dell’assemblea verso l’altare del Santissimo, per l’adorazione per la reposizione dell’Eucaristia, davanti alla quale il Vescovo si è soffermato a lungo in adorazione silenziosa, in ginocchio.

Monsignor Napolioni tornerà in Cattadrale venerdì mattina alle 8.45 per presiedere la Liturgia delle Ore; quindi alle 18 l’Azione liturgica della Passione del Signore; e alle 21 la Processione cittadina della Sacra Spina. Queste ultime due celebrazioni saranno proposte in diretta sui canali web diocesani e in tv su Cremona1.

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Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
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Messa Crismale, il Vescovo: «Non c’è pace senza grazia»

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«Fissiamo lo sguardo su Gesù, unico sommo, nuovo ed eterno sacerdote del Padre, per ritrovarci in lui e ricevere la sua grazia». Con questo invito rivolto a tutti i presenti, il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, ha aperto la propria omelia durante la Messa Crismale che, come da tradizione, ha avuto luogo nella mattinata del Giovedì Santo, il 14 aprile, nella Cattedrale di Cremona.

Ai numerosi sacerdoti che si sono ritrovati per concelebrare la solenne Eucaristia, Napolioni si è rivolto con tono paterno e con grande gratitudine, «innanzitutto per quei sacerdoti che, con anniversari particolari, celebrano la fedeltà di Dio alle sue promesse, e senza dimenticare tutti coloro che servono la comunità cristiana, qui in diocesi o in terre lontane».

Come di consueto, i presbiteri per cui ricorre un significativo anniversario dall’ordinazione presbiterale – dopo la processione di ingresso, dal Palazzo vescovile alla Cattedrale – hanno preso posto in presbiterio alto, insieme ai vescovi Napolioni e Lafranconi, mentre nella navata centrale e nel transetto si sono collocati tutti gli altri sacerdoti diocesani, dando così un’immagine concreta del presbiterio, unito nella chiesa madre.

La riflessione del Vescovo si è articolata intorno alla figura di Cristo, fonte di grazia e di pace, alla luce dell’imminente celebrazione della Pasqua. Partendo dalla croce, segno dell’estrema fedeltà del Figlio nei confronti del Padre, Napolioni ha sottolineato come sia «l’incarnazione del Verbo a fare da bussola vivente che dà alla Chiesa, a noi sacerdoti, come aurea regola pastorale, quella dell’amore e della fedeltà».

Quella del Vescovo, però, oltre che un’omelia dal forte taglio esortativo, è stata anche un seme di speranza. «Gesù, tornato dai morti per non morire più – ha ricordato Napolioni – garantisce che nella sua persona è inaugurata l’era della risurrezione dei morti. E sebbene la via lucis sia costellata di tante croci, Dio nella Pasqua genera vita, vita nuova santa ed eterna, e noi non possiamo tacere l’annuncio ed ignorare il cammino che si apre dalla tomba vuota di Gesù».

Nonostante «l’annuncio di un “primogenito” suoni inusuale nella società che tutto fa tranne promuovere la famiglia e la vita», è proprio quella che il vescovo ha definito “Grazia del primogenito dai morti” ad essere fonte di vera speranza e gratitudine, anche per i presbiteri che, in questo ultimo anno, sono scomparsi: don Giuseppe Giori, don Cesare Perucchi e don Stefano Bonfatti.

La riflessione di Napolioni si è poi conclusa con un riferimento alla signoria del Cristo, il quale «con la sua morte e risurrezione viene glorificato, riceve il potere su tutta la creazione e sulle signorie umane che nella storia seducono o minacciano i cristiani, i figli di Dio».

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Non è mancato poi un riferimento al mondo dei ragazzi e dei giovani, alcuni dei quali erano presenti insieme ai loro sacerdoti. L’invito rivolto del vescovo è stato quello di tentare di avvicinarsi a loro «andandoli a cercare, per intercettarne i desideri profondi, accompagnarli all’incontro libero e personale con Cristo, valorizzare nella Chiesa i loro talenti e la novità di vita di cui sono portatori».

Quella di Napolioni non è stata dunque una riflessione dal taglio prettamente pastorale, ma, incentrata sui temi della grazia e della pace, ha avuto come punto focale la proposta di riunirsi, insieme, intorno a Cristo, «origine e fonte del ministero presbiterale. Il nostro incontro fraterno è grembo portatore di vita e di speranza per tutto il Popolo di Dio».

Terminata l’omelia del vescovo, la celebrazione è proseguita con il rinnovo degli impegni assunti durante l’ordinazione, seguito dalla benedizione degli oli del Crisma, dei Catecumeni e degli Infermi. Presentati al pastore della Chiesa cremonese, dopo la preghiera di benedizione, sono stati divisi e distribuiti ai vicari delle cinque zone della diocesi, in modo da poter essere messi a disposizione di ogni parrocchia.

La solenne Messa del Crisma, che viene celebrata da sempre il Giovedì Santo – giorno in cui il Signore ha istituito l’Eucaristia e, di conseguenza, anche il ministero presbiterale – si è poi conclusa, dopo la benedizione, con il ritorno di tutti i sacerdoti presso il palazzo vescovile per prepararsi, a partire dal pomeriggio, alle celebrazioni del Triduo Pasquale.

 

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Gli anniversari di ordinazione sacerdotale

  • 70° don Mario Olivi, don Silvano Rossi
  • 65° don Enio Asinari, don Sergio Lodigiani, mons. Giuseppe Soldi
  • 60° don Luigi Carrai, mons. Floriano Danini
  • 50° don Agostino Anglois, don Luciano Carrer, don Mauro Felizietti, don Mario Martinengo, don Francesco Migliorati, don Cesare Nisoli, don Luigi Pisani, mons. Angelo Staffieri, mons. Ruggero Zucchelli
  • 25° don Vittore Bariselli, don Andrea Bastoni, don Pierluigi Capelli, don Gabriele Filippini, don Stefano Lazzari, don Antonio Mascaretti, don Adriano Veluti, don Stefano Zoppi
Andrea Bassani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Di seguito pubblichiamo il messaggio di auguri che S. E. Mons. Antonio Napolioni, Vescovo di Cremona, rivolge attraverso i mezzi della comunicazione.

 

Non c’è Venerdì Santo, per quanto buio, violento e prolungato… non c’è notte del male e del peccato che non ceda il passo al mattino di Pasqua. All’alba di un giorno nuovo, reso possibile dalla mitezza di Dio, che non entra in guerra tra gli uomini, ma si fa vittima d’amore per disarmarli. L’uomo della croce risorge dal sepolcro e guida, inesorabilmente, la storia – attraverso le sue contraddizioni e ricadute – fino all’abbraccio eterno del Padre.

Dopo la battaglia della pandemia, continuiamo a lottare e pregare perché cessi tanto altro dolore. Vorremmo una Pasqua di pace, di quella vera, fatta anche di perdono e verità. Ma non so se tutti la vogliono. Dio, certamente sì. E per questo ci dona e mostra Gesù: nei bambini in fuga, nell’amore eroico delle mamme, nel grande abbraccio dell’accoglienza, nella fatica di chi cerca vie di pace che rifiutino altrettanta violenza omicida.

Il dolore è acuito dal pensiero che combattono popoli fratelli, della medesima storia, cultura e fede cristiana, subendo le perverse logiche del potere e del dominio, mostrando come si può inquinare il Vangelo quando cuore e mente non si lasciano purificare. Ma questo accade anche nel nostro piccolo, nelle incoerenze e meschinità di tutti noi, sempre tentati dal male, sempre di qualcosa colpevoli e peccatori.

Ma alla fine della notte… viene la notte di Pasqua! Che la liturgia, nell’Exsultet, canta così: “Il santo mistero di questa notte sconfigge il male, lava le colpe, restituisce l’innocenza ai peccatori, la gioia agli afflitti”. Non ci saranno dunque vincitori e vinti, ma solo salvati e perdonati, per la potenza della morte del Figlio di Dio, che risorgendo ci ridona la vita, nuova ed eterna. Lui, il Signore, tutto questo l’ha fatto e lo fa, ma fermandosi sempre a un millimetro dal libero sì di ciascuno di noi. La luce del nuovo giorno risplende, ma solo a chi apre uno spiraglio della sua finestra interiore per farla entrare. Per la pace, perciò, c’è sempre tempo, e sempre vincerà… se anche tu lo vuoi.

Anche tu che attraversi una buia notte di solitudine e paura, di tristezza e di peccato, di miseria e rabbia verso tutti… qualunque sia la tua storia e il tuo male, qualsiasi possano essere le tue ragioni, guarda alla Pasqua di Gesù, solidale nella fragilità e potente nell’amore, e unisci la tua notte di sconfitto alla Sua notte di Agnello immolato e vittorioso. È il santo mistero che riapre sempre la storia a nuove stagioni di pace e di civiltà, e che offre anche a te giorni carichi di semplice ed eterna bellezza.

Questa è la certezza di fede che abbiamo ricevuto senza alcun merito e con fierezza cristiana raccontiamo al mondo. È più di un augurio, perché è preghiera e grazia.

+ Antonio Napolioni
vescovo di Cremona

 

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Dal 30 aprile la pala di S. Antonio da Padova col Bambino, S. Girolamo e S. Caterina dell’Oratorio di Commessaggio esposta al Museo Diotti di Casalmaggiore

La mostra dedicata all'autore, Marcantonio Ghislina, sarà visitabile nei consueti orari di apertura del Museo: da martedì a venerdì, dalle 8 alle 12.30, sabato, domenica e festivi, dalle 15.30 alle 18.30

Fra le varie Chiese che ospitano opere di Marcantonio Ghislina vi è l’Oratorio della Beata Vergine di Loreto di Commessaggio Inferiore (Mn), a cui appartiene la pala raffigurante Sant’Antonio da Padova col Bambino, San Girolamo e Santa Caterina. Firmata e datata 1722, la tela è stata oggetto di un recente restauro finanziato dal Rotary Club Casalmaggiore, Viadana e Sabbioneta e curato, sotto la direzione scientifica … Continue reading »

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Famiglia Buona Novella, il 1° maggio a Cremona la testimonianza di Nando Bonini

L'ex chitarrista di Vasco Rossi interverrà alle 15.30 presso Cascina Moreni

Domenica 1° maggio, presso Cascina Moreni, in via Pennelli 5/A a Cremona, l’Associazione Famiglia Buona Novella promuove un incontro con Nando Bonini, ex chitarrista di Vasco Rossi. Il musicista offrirà la sua testimonianza di conversione, raccontando ai partecipanti come si può “Vivere da chiamati” da Dio, riprendendo così il tema dell’incontro. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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