L'inaugurazione nel giorno di sant'Omobono alla presenza del vescovo Antonio Napolioni
È stato inaugurato nel pomeriggio di sabato 13 novembre, in occasione della festa patronale di sant’Omobono e alla presenza del vescovo Napolioni, l’emporio solidale aperto nel Piadenese, a Drizzona, nei locali del market di via Platina ormai chiuso da anni e riaperto oggi nel tentativo di coinvolgere le persone sul tema della solidarietà. «L’idea – spiega don Antonio Pezzetti, parroco di Drizzona, Piadena e Vho … Continue reading »
«Il rendimento di grazie è l’atteggiamento eucaristico tipico del cristiano, consapevole che il bene è più forte del male, sempre».
Questo il cuore della riflessione proposta da mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, durante la celebrazione dei Secondi Vespri di Sant’Omobono, nel pomeriggio di sabato 13 novembre in Cattedrale. Anche mons. Dante Lafranconi, vescovo emerito, e l’intero Capitolo – insieme ai seminaristi – hanno vissuto e condiviso questo momento di preghiera, a testimonianza del fatto che Omobono è patrono dell’intera comunità. Una comunità che, secondo le parole di Napolioni, «sta vivendo una grande giornata di fede, iniziata ieri con la celebrazione dei Primi Vespri, presieduti da mons. Delpini, vescovo di Milano, proseguita con la Messa solenne di questa mattina e che vede la propria conclusione ancora davanti al Signore, in ascolto della Parola e con atteggiamento di gratitudine».
La solennità di Sant’Omobono è stata anche occasione per il conferimento del mandato ad un gruppo di undici ministri straordinari della Comunione, che, davanti al Vescovo ed alla comunità, hanno offerto il proprio impegno a mettersi a disposizione della Chiesa e ricevuto la benedizione del Signore. Il servizio che saranno chiamati a vivere, distribuire l’Eucaristia durante le celebrazioni ed agli ammalati, sarà condiviso anche con tutti gli altri ministri che, insieme a loro, proprio in occasione della solennità patronale, hanno visto rinnovato e rinvigorito il loro mandato.
«Non vi chiediamo di essere semplici aiutanti dei preti – ha ricordato loro il Vescovo – bensì le mani di Cristo, capaci di raggiungere e nutrire coloro che hanno fame e sete della Sua presenza. Così sarete autentici testimoni della gioia donata dall’Eucaristia, il vero viatico che permette alla vita di vincere sulla morte».
A conclusione della propria omelia, mons. Napolioni ha poi sottolineato come «il servizio di coloro che, mettendosi a disposizione della comunità, entreranno con umiltà e delicatezza nelle case di chi attende e desidera accostarsi all’Eucaristia ricalca in modo fedele l’esempio del nostro patrono, che fu capace di attenzione per i bisogni e gli ultimi proprio grazie al suo stretto legame con il Signore».
Il canto dei Vespri – animato dal coro “Voci virili” di Cremona, con all’organo il maestro Fausto Caporali – ha dunque concluso solennemente le tradizionali celebrazioni per la festa di Sant’Omobono, un uomo che da laico, credente e fedele al Signore, ha messo la propria vita nelle mani di Dio ed a servizio dell’intera comunità.
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Sono occhi sorpresi, intrisi di meraviglia quelli dei visitatori che varcano per la prima volta nella mattina del giorno di Sant’Omobono, patrono della città e della diocesi, la soglia del nuovo Museo Diocesano di Cremona, realizzato all’interno del Palazzo episcopale, ed inaugurato soltanto poche ore fa.
Camminano lentamente all’interno delle dodici sale, guardandosi intorno, immersi in un’atmosfera suggestiva fatta di luci che mettono in risalto le opere che in modo mirabile raccontano la storia dell’arte e della spiritualità del territorio e delle comunità che nei secoli lo hanno abitato, e di ombre che si proiettano sulle superfici ruvide dei muri, donando all’ambiente una profondità sorprendente.
«L’inaugurazione di ieri, alla presenza dell’arcivescovo di Milano Mario Delpini e della dottoressa Jatta dei Musei Vaticani ha segnato un inizio importante» ricorda Stefano Macconi, conservatore del Museo: «Oggi e domani saremo aperti in forma gratuita e il sold out delle due giornate ci racconta di un grande entusiasmo da parte della cittadinanza. Le prenotazioni confermano circa 1500 visitatori».
Il Museo inizia gradualmente ad animarsi, la curiosità è molta. E anche l’emozione.
«Che meraviglia…» sussurra una signora, alla vista della Tavola di Sant’Agata. Lo stesso accade ad un visitatore, entrando nella sala dei crocifissi, dove, a catturare la sua attenzione è la Grande Croce della Cattedrale.
La sensazione è che questo luogo possa permettere ai propri visitatori di compiere un viaggio vero e proprio. Un viaggio a ritroso nel tempo, attraverso secoli passati, nell’arte e nella tradizione di fede e spiritualità che hanno plasmato la comunità di questo territorio, fino alle sue radici profondissime.
«Quest’anno sant’Omobono ci raggiunge con alcuni sms, ossia “santi messaggi di speranza”, che egli ha disseminato con paterna tenerezza lungo i passaggi più delicati del tempo che viviamo». Con queste parole il vescovo di Cremona Antonio Napolioni ha aperto l’omelia in occasione della celebrazione della solennità patronale di sant’Omobono presieduta la mattina di sabato 13 novembre in Cattedrale.
La Messa, concelebrata dal vescovo emerito Dante Lafranconi, insieme al Capitolo della Cattedrale e diversi presbiteri diocesani, è stata introdotta da un breve momento di preghiera davanti alla tomba del santo, nella cripta del Duomo, con il tradizionale omaggio dei ceri al patrono da parte del sindaco di Cremona a in rappresentanza della comunità cittadina. Accolta sul portone della Cattedrale dal rettore della Cattedrale, mons. Attilio Cibolini, la delegazione dell’Amministrazione comunale con i due agenti della polizia locale a reggere i ceri per il patrono, si è quindi recata in cripta per la preghiera al patrono. «Non una formalità, tanto meno un gesto scontato», ha ricordato il vescovo, sottolineando il «bisogno di luce per la città, per le famiglie, per il popolo, per il mondo». «La chiesa si fa serva di questa missione di luce, che è una scia di santità che sgorga dal Signore Gesù e da coloro che credono in lui», ha detto ancora prima di ringraziare «chi serve la comunità con lo stesso spirito». Quindi, dopo l’accensione dei tre ceri, che sono stati posti accanto all’urna del santo, la preghiera a Omobono. Accanto al vescovo c’erano l’emerito Dante Lafranconi, il rettore della Cattedrale e il presidente del Capitolo mons. Ruggero Zucchelli. Tra le autorità il sindaco di Cremona Gianluca Galimberti, il prefetto Vito Danilo Gagliardi, il presidente della Provincia Paolo Mirko Signoroni.
La celebrazione è poi proseguita seguendo il rito proprio della solennità. E ad un’assemblea numerosa e partecipe, specchio dell’intera città in festa, monsignor Napolioni ha proposto una riflessione articolata su tre punti fondamentali, tre messaggi idealmente consegnati dal patrono cremonese alla comunità locale. Citando alcuni passaggi delle letture proposte dalla liturgia del giorno, il Vescovo ha evidenziato alcuni atteggiamenti decisivi per la vita di ogni cristiano.
«Il primo sms – ha esordito il vescovo – diceva “Porgi l’orecchio al povero” (Sir 4,8). Omobono, mentre vedeva Cremona spaccarsi tra fazioni e interessi, scelse di andare incontro ai più deboli. Allo stesso modo anche noi siamo invitati a ricercare il silenzio, a fare attenzione ai segni e alle voci più flebili. Per questo abbiamo iniziato il cammino sinodale, come palestra di ascolto di tutti, anche del più piccolo e lontano, senza il quale non possiamo essere certi di seguire il Risorto».
Il secondo passaggio dell’omelia di monsignor Napolioni si è sviluppato a partire da un versetto del Vangelo: “Non state con l’animo in ansia” (Lc 12,29). «Questo messaggio è destinato a noi come comunità cristiana: nessuno è mediocre agli occhi di Dio, anzi, ognuno è un dono, una pietra viva, un candidato alla santità. E sono proprio questi i tesori in cielo su cui Omobono ha puntato gli occhi: Dio e i poveri».
Parlando di tesori non è mancato, da parte del vescovo, un riferimento al Museo diocesano inaugurato proprio alla vigilia della solennità patronale: «Spero – l’auspicio del vescovo – che lo scrigno di bellezza, artistica religiosa, donato ieri alla città, serva proprio a questo: a tenere lo sguardo alto verso Dio, Gesù e i Santi nostri intercessori».
Giungendo al terzo punto della propria riflessione, monsignor Napolioni ha citato un ultimo messaggio che sant’Omobono ha lasciato «rivolgendosi ai giovani: “Dio ama chi dona con gioia” (2 Cor 9,7). Ma, ancor di più, Dio ama chi si dona con gioia. Più dei beni materiali, dunque, è necessario e possibile scambiarsi il dono della personale disponibilità all’amicizia, alla condivisione e al servizio».
In questo senso è stata significativa, al momento dell’offertorio, la donazione di stoffe, fatta da una rappresentanza dell’associazione artigiani cremonesi, insieme a un’offerta a favore della Caritas cremonese, proprio nel ricordo del “padre dei poveri” patrono dei sarti: nel giorno del patrono cittadino, da sempre ricordato per la sua generosità ed attenzione al povero, è stato un segno tangibile di vicinanza e sostegno ai più fragili.
Se dunque i tre versetti della Scrittura citati nell’omelia del Vescovo hanno voluto rappresentare il testo di tre sms rivolti dal patrono di Cremona alla comunità cristiana, l’esempio di vita di sant’Omobono ha svolto la funzione di collante tra gli spunti di riflessione offerti. «Le tue parole, bibliche ma vissute – ha sottolineato monsignor Napolioni – sono state per noi “santi messaggi di speranza” e ci hanno fatto scoprire che in realtà i santi come te sono vivi messaggeri di speranza che accompagnano la storia verso il suo compimento».
La festa del patrono è stata quindi per la Chiesa di Cremona un’occasione per fermarsi a riflettere, per rendere grazie e per ritrovare forza ed entusiasmo nel proprio cammino. «Davanti al tuo esempio – ha concluso il vescovo – facciamo un proposito tutti insieme: essere anche noi, con meno parole e più coerenza di vita, santi messaggeri di speranza».
Durante tutta la celebrazione – animata con il canto dal Coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi accompagnato all’organo dal maestro Fausto Caporali e alla tromba da Giovanni Grandi e servita all’altare dagli studenti del Seminario diocesano – incessante è stato l’afflusso di pellegrini sulla tomba del santo patrono con il servizio d’ordine garantito dall’Associazione nazionale carabinieri di Cremona.
Successivi appuntamenti saranno nel pomeriggio alle 17 il canto del Secondi Vespri ancora presieduti dal vescovo Napolioni che conferirà nell’occasione il mandato ai ministri straordinari della Comunione (diretta sui canali web diocesani) e a seguire alle 18 l’ultima Messa della giornata presieduta dal parroco della Cattedrale don Antonio Bandirali.
Nel fine settimana la Cattedrale sarà aperta con orario continuato dalle ore 7.30 alle 19.
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Un’idea antica che diventa realtà: il nuovo Museo Diocesano apre le porte sul suo tesoro di bellezza, spiritualità, arte e fede.
A poche ore dall’inizio delle visite – sono sold out, a testimonianza della grande attesa di questa apertura, gli ingressi per sabato 13 e domenica 14 novembre – il percorso, le sezioni tematiche e i capolavori che compongono la collezione del Museo Diocesano sono svelati, come piccolo ma suggestivo “assaggio”, da un video-tour guidato da don Gianluca Gaiardi, direttore dell’Ufficio diocesano dei Beni Culturali.
Scesi dal suggestivo scalone di ingresso che introduce agli ambienti degli antichi seminterrati del palazzo vescovile, mirabilmente recuperati e restituiti alla comunità grazie al contributo appassionato della Fondazione Arvedi Buschini e alla progettazione dell’architetto Giorgio Palù, gli occhi, la mente e l’anima sono accompagnati dalla meraviglia alla scoperta della storia di una Chiesa, di un territorio che nei secoli ha saputo generare tesori di arte, fede e umanità.
L’antico Mosaico della Cattedrale e il Ritratto della Diocesi di Cremona del Campi introducono alla prima sezione e aprono lo scrigno delle meraviglie. Le pietre del Duomo, la meravigliosa Annunciazione del Bocaccino, le grandi croci che arrivano come in processione dalle chiese del territorio, la galleria dei santi intercessori universali e locali che invitano alla riflessione sulle loro vite esemplari rappresentate in opere di assoluto valore artistico.
Don Gaiardi conduce gli spettatori tra scorci e dettagli nella splendida galleria della Collezione di arte sacra del cavalier Giovanni Arvedi e della moglie Luciana Buschini che, con le splendide icone dal fondo dorato, accompagna i visitatori al cuore del Museo, la sala della Tavola di Sant’Agata, con la sua storia di devozione e spiritualità, e con la meraviglia dei suoi dettagli. E ancora il Tesoro di Pizzighettone, con una finestra sul periodo d’oro della cultura lombarda e cremonese sotto l’influenza delle famiglie Sforza e Visconti, per concludere con gli spazi delle esposizioni temporanee e un invito a tutti, credenti e non credenti, famiglie, giovani, comunità, gruppi e scuole a varcare (questa volta con le proprie gambe e i propri occhi) la porta del Museo Diocesano, scendere la grande scala e immergersi in questa “meraviglia dell’anima”.
Dopo la celebrazione dei Primi Vespri di S. Omobono, presieduti dall’arcivescovo di Milano, poco prima delle 17 è iniziata in Cattedrale la presentazione del nuovo Museo Diocesano. E il primo a prendere la parola è stato il vescovo Antonio Napolioni, che ha ricordato come sia nata l’idea di un museo diocesano, facendo riferimento al vescovo Dante Lafranconi e all’allora direttore dell’Ufficio Beni culturali ecclesiastici, mons. Achille Bonazzi, insieme a mons. Pietro Bonometti e don Andrea Foglia. Un’opera resa possibile oggi grazie all’intervento convinto e generoso della Fondazione Arvedi Buschini. «Non saremo mai abbastanza grati – ha detto il vescovo Napolioni – alla sensibilità e al genio del cav. Giovanni Arvedi che, con la signora Luciana, ha voluto così onorare la memoria dei suoi genitori, e mettere a disposizione della collettività le meravigliose opere della sua collezione».
Poi il riconoscente apprezzamento del lavoro svolto dall’architetto Giorgio Palù e dall’incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici, don Gianluca Gaiardi. «Con loro – ha detto ancora Napolioni – abbiamo sviluppato il progetto originario, osando quello che ora è lo splendido ingresso al Museo: una scala di luce che, di giorno e di notte, traccerà un percorso dalle radici spirituali più profonde della nostra comunità agli orizzonti di cielo e di futuro che il Signore le schiude lungo il cammino. Questa scala oggi ci porta alle collezioni e alle grandi opere già collocate, che raccontano di tante zone del nostro territorio diocesano: un fraterno grazie alle comunità che hanno prestato alcuni loro tesori, per far risaltare il valore della comunione ecclesiale». Con uno sguardo anche al futuro: «La stessa scala prossimamente ci farà salire ai saloni di rappresentanza dell’episcopio, che saranno restaurati anche con l’importante contributo di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, per ospitare gli arazzi della Cattedrale, e le aule didattiche per la formazione di bambini e ragazzi. Si arricchisce così la già imponente offerta culturale e spirituale che, al centro di Cremona, è composta dalla Cattedrale e dal Battistero, dal Torrazzo (con il suo Museo Verticale) e finalmente dal Museo Diocesano».
Poi quasi scherzando ha concluso sottolineando il senso di aprire un museo: «In questi mesi – ha concluso – mi gira in testa questa battuta: “la Chiesa fa un museo perché le chiese non diventino musei”. Pregusto infatti l’esperienza contemplativa che, al cuore della nostra città e diocesi, sarà possibile a chi sosterà con fame di bellezza e di verità tra le meraviglie della fede cristiana.
Ne sono felice, perché così la casa del vescovo diventa sempre più casa di tutto il popolo di Dio, luogo di annuncio e racconto della fede».
La parola è passata quindi proprio a don Gaiardi che si è detto «contento e allo stesso tempo meravigliato. Se di fronte a un capolavoro si resta senza fiato, vedere qui riunite tante opere d’arte mi riempie di gioia. Davvero una meraviglia ai nostri occhi». L’incaricato diocesano per i Beni culturali ecclesiastici ha ricordato l’impegno della Chiesa a «conservare, tutelare e valorizzare i beni culturali», perché «il nostro è un territorio ampio, ed è grande il numero delle opere da valorizzare, nelle Chiese particolari dove sono custodite in primis e ora anche attraverso il Museo diocesano che diviene punto di riferimento per tutti i fedeli. Oggi questa realtà preziosa comincia a vivere sia come luogo, sia come strumento e centro di attività». E ancora: «Il nostro primo impegno è davvero quello della tutela e valorizzazione di questa eredità. Impegno preso principalmente con le comunità del territorio diocesano che hanno rinunciato, spesso con dispiacere, alla custodia dei loro tesori, superando tentazioni campanilistiche, offrendo così a tutti noi la possibilità di godere della meraviglia di questi capolavori. Grazie alle comunità parrocchiali, al seminario, al Capitolo della Cattedrale».
E naturalmente non è mancato il grazie alla famiglia Arvedi, ma insieme a loro anche alle tante associazioni della città che hanno promosso il restauro di molte delle opere esposte, e quanti – a diverso titolo – hanno dato il proprio contributo per realizzare e allestire questo museo. A cominciare anche dai vari uffici di Curia e il curatore del museo Stefano Macconi.
Quindi un vero e proprio excursus attraverso le diverse sezioni del nuovo spazio museale che si conclude con la possibilità di ammirare la collezione “Giovanni e Luciana Arvedi Buschini”.
«Ci confrontiamo con enormi contenuti di valore biblico teologico, catechistico. Lo scopo principe del Museo, luogo di fede e di umanità, oltre al racconto del Sacro è quello di mostrarci l’umanità delle fede, infondendo il gusto della bellezza che salva», ha affermato don Gaiardi. E ancora: «Sarà davvero emozionante vedere bambini, famiglie, classi scolastiche, gruppi di catechismo, giovani e vecchi, uomini e donne, cremonesi e turisti lontani cercare il bello del credere». E ha concluso: «Diceva Bernardo di Chartres che: “Siamo come nani sulle spalle dei giganti e possiamo vedere cose più lontane, non certo per l’acume della nostra vista, ma perché siamo portati in alto dalla loro statura”. Così con gioia oggi ospitiamo la Direttrice dei Musei Vaticani, la Dottoressa Barbara Jatta che offrirà alla nostra realtà diocesana, l’orizzonte più ampio della Sua esperienza museale e del ruolo che i Musei di arte sacra hanno, in un viaggio fra storia, arte e fede».
La presentazione del nuovo Museo è quindi proseguita con l’autorevole intervento dalla direttrice dei Musei Vaticani, Barbara Jatta, sul tema “Musei Vaticani, un viaggio fra storia, arte e fede”:
Ripercorrendo dal punto di vista storico-artistico la storia e la meraviglia artistica della nostra Cattedrale, Jatta ha detto di essere grata di poter vedere di persona la “Cappella Sistina della Pianura Padana. Con la differenza che la Cappella Sistina a Roma, dall’esterno sembra una fredda capanna fortificata, mentre il duomo cremonese accoglie già dal suo esterno, nel contesto urbanistico«. Come non notare, ad esempio, la facciata? «Si rimane affascinati dall’architettura romanica, dalla spiritualità degli abitanti di questi territori. Basti pensare al protiro che rende ragione del tempo che scorre nell’uomo medievale, con un lavoro adeguato al ritmo di ogni stagione. Proprio per quella laboriosità di cui diceva l’arcivescovo Delpini».
La Cattedrale di Cremona – ha detto Jatta, «è stata crocevia di arte e devozione. Non c’è bisogno di essere uno storico dell’arte per riconoscerlo: questa è l’arte che parla al cuore. In questo giorno importante sono qui per raccontare il meraviglioso messaggio di questi luoghi, la Cattedrale come il nuovo Museo Diocesano che andremo a inaugurare. La Chiesa costruisce un Museo per non essere museo, sono d’accordo!». Nel ricordare le meraviglie che compongono i Musei Vaticani (dall’arte egizia ed etrusca a quella greco-romana, passando per quella delicata e intima arte del Medioevo fino quella prorompente del Rinascimento), la direttrice ha voluto ricordare «che sono le persone che hanno fatto e ancora oggi fanno questi musei: archeologi, restauratori e conservatori, storici dell’arte, architetti, studiosi, custodi, addetti alla didattica, alla tecnica informatica, guide, fotografi. Tutte queste persone sanno che i Musei Vaticani, così come tutti i musei diocesani, hanno una missione specifica: preservare e condividere».
Ma cosa abbiamo noi cristiani da condividere, si è chiesta la Jatta? La risposta, ha ricordato, è insita nei Musei (e Papa Francesco lo ha ricordato recentemente): «I nostri Musei hanno il compito di preservare e condividere la bellezza come seme di pace. Ecco perché Papa Francesco ci ha esortato ad andare avanti nel nostro lavoro di studio, tutela, valorizzazione delle nostre collezioni… perché “è con la bellezza che andiamo avanti”. La bellezza è la nostra cura. Cura dell’inquietudine e sofferenza», ha detto ancora Jatta.
«Il Papa oggi ci chiede di essere una casa aperta dove ciascuno può trovare le sue radici. Per questo è nata l’associazione dei musei ecclesiastici italiani: per stabilire un coordinamento con tutte le realtà museali diocesani italiani». «Anche il vostro Museo Diocesano è della passione, della dedizione e della generosità di tanti cremonesi», ha chiosato la direttrice dei Musei Vaticani. «Questo Museo è specchio del vostro santo patrono S. Omobono, il primo santo laico della Storia come lo definì Giovanni Paolo II. Lui era l’immagine del lavoratore onesto, che mentre vende e compra stoffe non perde di vista la fede nel Signore e la carità verso i fratelli. Come disse Le Goff, infatti, vi è “Il tempo del mercante e il tempo della Chiesa”. A lui affidiamo davvero questa inaugurazione, certi che questo Museo è un auspicio di bene e ripartenza per il presente e il futuro dopo i mesi infausti e duri della pandemia».
«L’apertura di un museo per aiutare la Chiesa a non essere un museo, offrendo alle comunità cristiane la possibilità di diventare esse stesse opere d’arte a partire proprio dall’esperienza contemplativa delle meraviglie esposte, per far sì che anche oggi l’intuizione cristiana generi linguaggi e forme espressive capaci di parlare a tutti». Da questo pensiero di mons. Napolioni, Vescovo di Cremona, prende le mosse e indirizza il proprio percorso il nuovo Museo Diocesano di Cremona, inaugurato significativamente nel pomeriggio di venerdì 12 novembre, alla vigilia della solennità di sant’Omobono, il patrono della città e della diocesi di Cremona. Continue reading »
«Voi, cristiani di Cremona, che cosa avete da dire alla gente di oggi e a questa terra?». È stata la domanda che l’arcivescovo di Milano e metropolita di Lombardia, mons. Mario Delpini, ha rivolto durante i Primi Vespri della solennità di sant’Omobono, il patrono della città e della diocesi di Cremona, che sono stati da significativo preludio alla presentazione e inaugurazione del nuovo Museo diocesano di Cremona. Continue reading »
A lei è stata affidata la relazione “Musei Vaticani, un viaggio fra storia, arte e fede” in occasione dell'inaugurazione del Museo Diocesano di Cremona
Barbara Jatta – prima donna a ricoprire la carica di direttore dei Musei Vaticani – è l’ospite d’onore dell’inaugurazione del Museo Diocesano di Cremona: a lei, infatti, è stato affidato il compito di intervenire nella presentazione ufficiale nel pomeriggio di venerdì 12 novembre in Cattedrale con l’intervento dal titolo “Musei Vaticani, un viaggio fra storia, arte e fede”. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova
Alle 10 la Messa e a seguire l'inaugurazione del rinnovato ufficio zona di Casalmaggiore. In piazza Garibaldi, dalle ore 8, Mercato di Campagna Amica e parata dei trattori
L’agricoltura cremonese si appresta a vivere una giornata di festa grande. Domenica 14 novembre Coldiretti Cremona organizza la Giornata provinciale del Ringraziamento, che si terrà quest’anno a Casalmaggiore. È da sempre uno dei momenti più attesi e preziosi per gli agricoltori e per le famiglie che vivono del lavoro dei campi e degli allevamenti. Cuore della domenica di festa sarà la celebrazione della Santa Messa, … Continue reading »