Fondazione Banca Popolare di Cremona e Associazione Popolare di Crema per il Territorio a sostegno dei progetti Caritas cremonese e cremasca con il Fondo Povertà

Ulteriori 30mila euro complessivi potenziano la cordata solidale del Fondo già lanciato dalla Fondazione Comunitaria della provincia di Cremona

Diecimila euro dalla Fondazione Banca Popolare di Cremona e 20mila euro dall’Associazione Popolare di Crema per il Territorio vanno a sostenere l’innovativo progetto Comunità che si prendono cura, un progetto a due fronti curato da Caritas che mentre a Cremona e nell’Oglio Po sperimenta un inedito piano operativo per il sostegno alimentare (da realizzare anche con l’aiuto di realtà della produzione e del commercio locali), … Continue reading »

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Il Vescovo in visita a San Michele: «Nella comunità i riflessi della presenza del Signore»

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«La certezza della presenza del Signore insieme a noi ci dona forza per rimetterci in cammino». Con queste parole del Vescovo, mons. Antonio Napolioni, si è conclusa la visita pastorale che ha coinvolto la parrocchia di San Michele Vetere, a Cremona, tra venerdì 11 e domenica 13 febbraio.

La Messa domenicale delle 11 si è aperta con un saluto del parroco, don Aldo Manfredini,  che ha concelebrato insieme ai collaboratori don Pier Altero Ziglioli e don Achille Bonazzi, ed è stata l’occasione per «riunire, davanti al Signore, le molte persone, famiglie e gruppi che in questi giorni hanno incontrato il nostro Vescovo».

Numerosi, infatti, sono stati i momenti che mons. Napolioni ha avuto modo di condividere con la comunità. Momenti che hanno lasciato il segno, tanto che, nella sua omelia, il Vescovo ha voluto sottolineare come «la parrocchia che ho incontrato mi è parsa davvero aperta, disponibile ed accogliente, unita e desiderosa di vivere il Vangelo. Vi ringrazio per tutto questo, ma vi rivolgo lo stesso monito della Parola di oggi: attenzione a non sentirsi arrivati».

Un riferimento, quello al Vangelo, che ha accompagnato tutto l’arco della visita: oltre al consueto momento di condivisione, solitamente curato dal diacono Walter Cipolleschi, Napolioni ha partecipato a diversi momenti di preghiera, in particolar modo con gli anziani e con le persone che sperimentano la sofferenza. Ed è proprio alla luce della Parola che, durante la Messa, il Vescovo ha esortato tutti a tenere presente che «la certezza della Resurrezione è la nostra forza, il fondamento che ci permette di affrontare il domani, anche nelle situazioni in cui il dolore sembra opprimerci. Il Signore è con noi, e ciò che abbiamo vissuto in questi giorni ne è la testimonianza più bella».

Lo sguardo verso il futuro ha avuto anche una declinazione concreta durante la tre giorni di San Michele. Nella giornata di sabato, infatti, mons. Napolioni ha incontrato prima le famiglie dei bambini battezzati nell’ultimo anno, successivamente i ragazzi del cammino di catechesi della parrocchia e, infine, il gruppo adolescenti. «Se ci guardiamo intorno – ha poi riportato il Vescovo nella sua omelia – possiamo scorgere i riflessi della presenza del Signore. Vedere che, tra le tante attività della settimana, ci sono persone che vivono ed accolgono il desiderio di riunirsi davanti al Signore è motivo di commozione, è il segno del fatto che Cristo vive in mezzo a noi».

E se, da un lato, il pastore della Chiesa cremonese si è detto felice di aver condiviso un momento speciale con la parrocchia di San Michele, allo stesso modo il parroco, don Aldo Manfredini, ha espresso tutta la propria gratitudine, anche a nome della comunità, per la disponibilità e il dono prezioso della presenza di mons. Napolioni. Alle parole si è aggiunto un semplice segno, uno scrigno contenente una raffigurazione dell’Ultima Cena e un rotolo con i nomi dei ragazzi della parrocchia, «il futuro già presente della nostra comunità, così che il Vescovo possa custodire il ricordo di queste giornate per noi così speciali e significative».

Si è conclusa dunque in un clima di festa la visita pastorale alla parrocchia di San Michele Vetere, esortata da mons. Napolioni, a conclusione della celebrazione finale, «a proseguire il proprio cammino di sequela non solo insieme a tutte le sorelle e i fratelli della comunità, ma dell’intero territorio cittadino», così da essere veri testimoni di Gesù per le strade.

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Andrea Bassani
TeleRadio Cremona Cittanova
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«Famiglia, luogo di bellezza e solidarietà». La riflessione di Johnny Dotti nella Giornata “Amoris Laetitia”

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«Il principio della famiglia è essere il “tu” dell’altro. Il sacramento del matrimonio è dunque l’esperienza che ci porta al di fuori di noi stessi»: così Johnny Dotti, pedagogista e imprenditore sociale, nel suo intervento durante la Giornata delle Famiglie, che si è svolta nella mattinata di domenica 13 febbraio presso il Seminario Vescovile di Cremona, di nuovo in presenza dopo la sospensione dovuta all’emergenza sanitaria.

“La famiglia vive l’amore” è stato il titolo scelto dai coordinatori dell’Ufficio Famiglia diocesano – i coniugi Maria Grazia e Roberto Dainesi, insieme a don Enrico Trevisi – per ribadire l’importanza della relazione d’amore che sta alla base di ogni dinamica familiare.

Ad aprire la mattinata è stato un breve intervento del Vescovo Napolioni, che, dopo aver guidato la preghiera, si è rivolto alle numerose famiglie presenti, provenienti dall’intera diocesi. «C’è bisogno di voi nella comunità cristiana – ha detto il Vescovo – perché tutti noi abbiamo la necessità di vedere esempi belli di relazioni d’amore illuminate dalla presenza del Signore».

Alle parole di Napolioni hanno fatto eco quelle di Maria Grazia e Roberto Dainesi, che hanno ricordato come la Giornata delle Famiglie si inserisca nelle celebrazioni per l’anno Famiglia Amoris Laetitia, «durante il quale il Papa ci ha invitati a rileggere le declinazioni e le indicazioni del documento a cinque anni dalla pubblicazione, focalizzando l’attenzione proprio sulla centralità dell’amore».

Ascolta l’audio integrale dell’intervento di Johnny Dotti

Partendo da questa premessa, Johnny Dotti ha poi proposto una propria riflessione seguendo un percorso articolato in tre punti, e che ha messo in luce come «la famiglia sia il luogo dell’accettazione della fragilità, della deponenza e del perdono. È in questa dimensione che si manifesta la bellezza della vita, la possibilità di sperimentare il Regno di Dio. Non perché sia tutto semplice, al contrario, ma perché nell’esperienza familiare si vive l’uscita da sé».

Il pedagogista bergamasco, prendendo spunto dalla propria esperienza di vita e di fede, ha dunque tentato di offrire qualche strumento utile a rileggere le dinamiche familiari che ciascuno sperimenta quotidianamente, ricordando che «non solo la famiglia è luogo di accoglienza dell’altro, ma anche di condivisione, soprattutto di ciò che non si ha. In questo senso, allora, essa permette di sperimentare la grazia e la solidarietà».

Johnny Dotti ha poi concluso il proprio intervento concentrandosi sull’autorità, «che non ha necessariamente a che fare con il potere, ma è l’elemento che autorizza». Da qui la provocazione: «La famiglia è luogo in cui si autorizza, cioè in cui si corre il rischio del fallimento e della delusione? Solo in questo modo è possibile abitare quello spazio di libertà che permette all’altro di essere tale, coniuge o figlio che sia».

Mogli, mariti, madri e padri hanno allora avuto modo, grazie alla relazione proposta da Johnny Dotti, di fermarsi a riflettere e ragionare sulle dinamiche tipiche dell’esperienza familiare, tenendo presente quanto l’amore, inteso come vocazione, abbia da dire al vissuto di ciascuno.

Per i bambini, invece, la Giornata delle Famiglie ha avuto una declinazione differente. La Compagnia dei Piccoli ha infatti proposto uno spettacolo dal titolo “To Play”, che ha aiutato anche i più giovani a riflettere sul tema del gioco e delle dinamiche relazionali in modo divertente e leggero.

La mattinata si è poi conclusa con la celebrazione eucaristica, presieduta dal vicario episcopale don Gianpaolo Maccagni, durante la quale le famiglie hanno affidato al Signore, insieme, le loro speranze, timori e fatiche, con la consapevolezza di non essere lasciate sole. “La famiglia vive l’amore” non è allora un titolo casuale per la Giornata delle Famiglie. Piuttosto ha la doppia valenza di consapevolezza, da una parte, e di missione, dall’altra.

Andrea Bassani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Il cammino sinodale coinvolge anche le Caritas

I coordinatori delle "opere segno" della Caritas diocesana e i referenti delle Caritas territoriali a confronto con il Vescovo

All’ombra del Torrazzo anche la Caritas partecipa al cammino sinodale della Diocesi di Cremona e della Chiesa universale, incentrato su comunione, partecipazione e missione. Mercoledì, alla presenza del direttore don Pierluigi Codazzi, presso la sede della Caritas cremonese, si è svolto l’incontro sinodale alla presenza del vescovo Antonio Napolioni e con la partecipazione dei coordinatori delle “opere segno” della Caritas diocesana e dei referenti delle … Continue reading »

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Comunità energetiche rinnovabili: una frontiera per l’ecologia integrale anche per la diocesi di Cremona

La Commissione diocesana di Pastorale sociale ed il Gruppo Diocesano Laudato Si’ hanno dato vita a un comitato per la proposta di un progetto territoriale

In questi tempi sentiamo molto parlare di transizione ecologica, attenzione all’ambiente, ecologia integrale. È di questi giorni la notizia che il Parlamento italiano ha modificato gli articoli 9 e 41 della Costituzione introducendo per la prima volta in modo esplicito nel testo della Carta l’impegno alla tutela dell’ambiente. L’art. 9 integra la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico con la «tutela dell’ambiente, … Continue reading »

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Case e ospedali come locande del buon samaritano

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In occasione della Giornata mondiale del malato, la rubrica Chiesa di Casa ha visto la partecipazione di don Maurizio Lucioni, l’incaricato diocesano per la Pastorale della salute, oltre che coordinatore dell’Area pastorale “Con lo stile del Servizio”, che svolge anche l’incarico di assistente spirituale all’Ospedale di Cremona. Il dialogo in studio, guidato da Riccardo Mancabelli e che ha coinvolto anche la presidente dell’Amci (Associazione medici cattolici italiani) di Cremona, ha voluto individuare il senso di questa Giornata, dal titolo “Siate misericordiosi come il Padre Vostro è misericordioso”.

Giornata di cui quest’anno ricorrono i trent’anni dall’istituzione, voluta da Papa Giovanni Paolo II «per sensibilizzare il popolo di Dio e le molteplici istituzioni sanitarie cattoliche, e la stessa società civile, alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi». «Credo che oggi più che mai ci sia bisogno di questa attenzione – ha affermato don Lucini – per andare incontro a tutti i nostri fratelli sofferenti: non solo quelli presenti negli istituti, nelle rsa o nelle cliniche, ma anche quelli che sono nelle case».

Giornata del malato che arriva a pochi giorni di distanza dalla Giornata per la vita (sul tema “Custodire ogni vita”): «una coincidenza voluta e provvidenziale nello stesso tempo», ha detto il sacerdote, sottolineando la linea che unisce l’inizio della vita e la sua fragilità. «Solo pochi giorni fa – ha quindi ricordato – il Papa ha ribadito che ogni vita va custodita, sempre! È la risposta alla logica dello scarto». E ancora: «È proprio nelle situazioni di estrema fragilità che il nostro ascolto si fa accompagnamento e aiuto, necessari a ritrovare ragioni di vita. Riprendo ancora le parole del Papa: dobbiamo accogliere la morte, non darla!».

La dottoresa Rosalia Dellanoce, geriatra che lavora presso l’istituto Vismara De Petri di San Bassano, ha quindi portato la propria testimonianza di professionista, ma anche medico cristiano. Un tema, quello della misericordia, che ogni giorno si declina nel suo lavoro: «Il nostro lavoro – ha spiegato – è proprio quello di custodire vite fragili: quando ci viene affidato un nuovo ospite, noi cerchiamo subito di stabilire una relazione attraverso la sua famiglia». Secondo la presidentessa dell’Amci di Cremona, è dalla relazione che nasce la cura: «C’è una frase che ricorre spesso e che sempre mi colpisce; i familiari ci dicono: “Adesso è nelle vostre mani”. È una frase che emoziona tantissimo perché da una parte si vede tutto l’amore che c’è dietro e dall’altra la responsabilità che ci è affidata e che accogliamo con un certo timore di non essere all’altezza». Una responsabilità che riguarda anche la famiglia del malato: «La famiglia non delega tutto a noi: c’è una parte che rimane fondamentale nella presenza delle persone care con cui un anziano o un malato ha condiviso le tappe della sua vita». Sottolineando il verbo «custodire», la dottoressa Dellanoce ha spiegato che questo tipo di approccio «implica la capacità di riconoscere la preziosità di quanto ci viene affidato».

Una posizione che si allinea a quanto detto dal Papa: «Anche quando non è possibile guarire, sempre è possibile curare, sempre è possibile consolare, sempre è possibile far sentire una vicinanza che mostra interesse alla persona prima che alla sua patologia».

Durante la trasmissione, con il ricordo andato a quanti vivono momenti di sofferenza nelle case o nei luoghi di cura, si è parlato anche delle “locande del buon samaritano” (come le definisce il Papa nel messaggio per questa Giornata) in cui malati di ogni genere possono essere accolti e curati. «In ogni casa in cui ci si prende cura di un ammalato o di un anziano si opera questa compassione, questa misericordia. Si potrebbe dire: è ovvio che sia così! Ma non è affatto così scontato. Però è anche vero che nelle nostre comunità c’è tanto Vangelo! Magari ancora nascosto e non così visibile, perché non finisce sui giornali. Davvero ci sono tante locande della misericordia di Dio: ad esempio le rsa o le cliniche in cui ci sono operatori che svolgono il proprio servizio non semplicemente per portare a casa lo stipendio, ma come vocazione. Anche se magari non sono cristiani praticanti. L’ho sperimentato tante volte».

Don Lucini ha ricordato anche l’importanza del “ministero della consolazione”, che «esiste già da anni e timidamente nasce qua e là, anche se non è ancora entrato a pieno nell’azione pastorale della Chiesa. Questo però non vuol dire che i tanti cristiani che sono nelle nostre comunità non operino e non compiano questo servizio. Il ministro della consolazione, però, non è tanto uno che fa, o che pronuncia parole consolatorie, piuttosto dice una presenza. È una persona che si pone in ascolto delle tante fragilità che possono essere presenti nel suo territorio, ma nello stesso tempo è anche il promotore, all’interno delle comunità, di questo tipo di servizio. Il ministero della consolazione non è da delegare a qualche esperto: lo fa a nome della comunità e, contemporaneamente, ricorda a tutti gli altri cristiani il loro il loro impegno».

La dottoressa Dellanoce ha infine ricordato come quello che diversifica i medici credenti, i medici cattolici, è lo stile del servizio, in nome di una scelta di vita e di una scelta religiosa: si tratta di incarnare nella professione quelli che sono i valori del Vangelo, che sono valori talmente belli e talmente universali che li ritroviamo anche in persone e in colleghi completamente laici». In mezzo a «situazioni che ogni giorno ti interrogano», come ha aggiunto la dottoressa, si va incontro a una «bellezza molto particolare» che sostiene nel contatto quotidiano con il dolore e con la malattia; una circostanza che –assicura la dottoressa Dellanoce – facilita «l’ascolto del Vangelo, perché le persone, con i loro comportamenti, ti parlano, incarnando valori grandissimi». Un lavoro, quindi, impegnativo, ma sostenuto da una vocazione all’incontro e all’ascolto dell’altro che arricchisce «in una maniera che non avresti pensato».

Matilde Gilardi
TeleRadio Cremona Cittanova
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Unitalsi, guardando a Lourdes si rinnova il servizio ai più fragili

Il nuovo anno si è aperto con il rinnovo delle cariche: Tiziano Guarneri riconferemato presidente della Sottosezione di Cremona

L’11 febbraio la Chiesa celebra la memoria della Madonna di Lourdes alla quale san Giovanni Paolo II volle associare la Giornata mondiale del malato. Una ricorrenza che ha un significato tutto particolare per l’Unitalsi e per la Sottosezione di Cremona che ha da poco rinnovato le cariche. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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Mazzolari, Don Bignami: «Un uomo e un prete che si è lasciato coinvolgere dagli eventi del suo tempo»

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«È bello ricordare Mazzolari non solo per le date e per quello che ha vissuto, ma anche per quello che c’è dietro di lui, per quello che lui ha interpretato e ha cercato di promuovere attraverso la sua testimonianza». Con queste parole don Bruno Bignami ha voluto prendere la figura di don Primo come esempio ancora attuale da seguire durante la serata di approfondimento sul sacerdote cremonese, del quale è in corso il processo di beatificazione, tenutasi nella chiesa di S. Giuseppe, nel quartiere Cambonino di Cremona, il 10 febbraio.

L’occasione per questo incontro è stata la recente costituzione dell’unità pastorale “don Primo Mazzolari”, che comprende, insieme al Cambonino, le parrocchia di S. Ambrogio, Migliaro e Boschetto, dove don Primo è nato. A introdurre la serata il nuovo parroco moderatore, don Paolo Arienti.

Una riflessione articolata con letture, meditazioni musicali e interventi sul pensiero mazzolariano intorno alla comunità ecclesiale, la sua natura e la sua destinazione. Ospiti e relatori della serata don Bruno Bignami, profondo conoscitore di Mazzolari e direttore dell’Ufficio nazionale della CEI per i problemi sociali e il lavoro, e don Umberto Zanaboni, che si sta occupando a tempo pieno del processo di beatificazione aperto in diocesi dal vescovo Napolioni.

«In questo momento stiamo lavorando per portare a Roma, dal Papa, l’unico che potrà dire se don Mazzolari sarà proclamato beato e santo, tutte quelle pratiche e prove che potranno servire per la canonizzazione: io in questo periodo della mia vita mi sto occupando di raccogliere tutto il materiale che riguarda don Primo. Nel fare questo lavoro mi chiedo che cosa noi siamo capaci di dare al nostro tempo, alle persone che ci incontrano», ha spiegato don Zanaboni.

A seguire don Bruno Bignami ha tracciato un profilo di don Mazzolari, analizzando alcuni aspetti che hanno contraddistinto la sua esistenza: la vita contemplativa proveniente dalla sua origine di uomo di campagna, l’impegno per la pace, l’importanza della vita parrocchiale come esperienza di comunità, il Vangelo come centro della vita e l’attenzione ai poveri, sia nella concretezza materiale sia nel prendere coscienza delle proprie povertà spirituali.

Ha quindi sottolineato don Bignami: «Son passati ormai più di sessant’anni dalla sua morte e in molti lo seguono e fanno riferimento alla sua spiritualità, affascinati dal suo messaggio: le sue parole spesso riescono a interpretare in maniera molto chiara anche il nostro tempo. Se vogliamo capire questa figura e capirne la sua grande attualità dobbiamo far riferimento al fatto che si è lasciato coinvolgere dagli eventi storici del suo tempo, ha anche vissuto entrambe le guerre mondiali, a tal punto da riflettere sul Vangelo su quello che la storia gli presentava, quindi come lui da credente e da prete si doveva lasciar interpellare dagli eventi che capitavano».

A riecheggiare anche le parole scritte da Mazzolari, con quattro letture, tratte da I lontani, La samaritana e Il compagno Cristo, scelte con cura tra le migliaia di pagine che don Primo ha lasciato, perché cresca la competenza e la conoscenza sul pensiero di don Primo a cominciare da quelle comunità che ne portano il nome.

Matteo Lodigiani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Giornata del malato: il 16 febbraio Messa del Vescovo all’Ospedale Oglio Po

Ricorre quest’anno il 30° anniversario dell’istituzione della Giornata mondiale del malato. Voluto da Giovanni Paolo II, questo appuntamento viene celebrato l’11 febbraio, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes, con lo scopo tra l’altro di sensibilizzare i fedeli, le istituzioni sanitarie e la stessa società civile alla necessità di assicurare la migliore assistenza agli infermi. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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Dall’11 al 13 febbraio la visita pastorale del vescovo a S. Michele

Si concluderà con la Messa domenicale, trasmessa in diretta su Cremona 1 e sui canali social della diocesi

«Un’esperienza di conoscenza reciproca con uno stile familiare». In questo modo don Aldo Manfredini, don Pier Altero Ziglioli e la parrocchia di San Michele Vetere, a Cremona, si preparano a vivere la visita pastorale, che li vedrà ospitare il vescovo Napolioni tra venerdì 11 e domenica 13 febbraio. Andrea Bassani Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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