Lettera agli sposi, dal Papa un abbraccio e un invito alle famiglie

Domenica 26 dicembre, festa della Santa Famiglia, il Papa ha scritto a noi famiglie una lettera: i toni sono quelli caldi e semplici cui siamo abituati, con tanti esempi concreti; si rivolge a noi col “tu” e chiude il testo salutandoci “fraternamente”, a sottolineare la comunione di carismi cui siamo chiamati. LEGGI QUI LA LETTERA DEL PAPA AGLI SPOSI Rincuora leggere del suo affetto e … Continue reading »

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Domenica 26 dicembre, festa della Santa Famiglia, il Papa ha scritto a noi famiglie una lettera: i toni sono quelli caldi e semplici cui siamo abituati, con tanti esempi concreti; si rivolge a noi col “tu” e chiude il testo salutandoci “fraternamente”, a sottolineare la comunione di carismi cui siamo chiamati.

LEGGI QUI LA LETTERA DEL PAPA AGLI SPOSI

Rincuora leggere del suo affetto e delle sue quotidiane preghiere per noi, così come è di stimolo la sua realistica lettura della situazione attuale, in cui però ci richiama a renderci conto che Gesù è con noi sulla nostra barca traballante, si prende cura di ciascuno di noi. Ricorda poi che tenendo fisso lo sguardo su Gesù i problemi “non se ne andranno, ma potrai vederli in un altro modo”.

L’attenzione è rivolta alla vita delle famiglie in tutte le fasi che vivono: dal fidanzamento all’essere nonni, dall’essere genitori all’essere in una situazione di separazione emersa nel lockdown…

Per ciascuno c’è l’invito a seguire Abramo che esce verso una terra sconosciuta lasciando la “confort zone” cui si era abituato, sapendo che Dio lo accompagna. In questa prospettiva la pandemia risulta “terra sconosciuta”, così come il pensare di sposarsi o l’educare i figli, ma la presenza di Gesù sprona a testimoniare che l’amore per sempre è possibile.

Oltre che alle relazioni all’interno della famiglia, una grande attenzione è data al ruolo sociale della famiglia ed al suo essere “in uscita”.

Gli sposi infatti devono “primear”, cioè prendere l’iniziativa all’interno della comunità, partecipare alla vita della Chiesa da protagonisti, in una dinamica di corresponsabilità con i ministri ordinati.

Le coppie, anche in risposta alla situazione emersa dalla pandemia, oltre a vivere quella quotidianità fatta di piccoli gesti di amore, improntati alla pazienza, al dialogo, al “permesso, grazie e scusa”, devono generare una “cultura dell’incontro” sia nelle relazioni familiari, sia tra generazioni che nel mondo, consapevoli della propria impotenza, ma certi che nella debolezza si manifesta la potenza di Cristo.

Con questa bella lettera arriva così a ciascuno un invito a non scoraggiarsi ed a vivere con gioia questo tempo.

Mariagrazia e Roberto Dainesi
incaricati diocesani di Pastorale Familiare

 

A “Chiesa di casa” l’anno della famiglia, uno stile che rinnova la comunità

“Il profumo di Dio nella coppia”: weekend per famiglie a Folgaria dal 21 al 23 gennaio

TeleRadio Cremona Cittanova
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“Andiamo a nozze”, nelle fotografie la storia del Matrimonio a Martignana di Po

La proiezione organizzata dalla parrocchia con Acli e Aquile odv, ogni pomeriggio dalle 15 alle 17.30 fino al 9 gennaio

In occasione della celebrazione della festa della Sacra Famiglia di domenica 26 dicembre, la Parrocchia di S. Lucia Vergine e Martire in Martignana di Po, in collaborazione con le ACLI locali e con Aquile odv, ha organizzato la proiezione della rassegna fotografica “Andiamo a nozze!”. La mostra, proiettata per la prima volta al termine della S. Messa mattutina e poi aperta al pubblico ogni pomeriggio … Continue reading »

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A “Chiesa di casa” l’anno della famiglia, uno stile che rinnova la comunità

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In occasione della festa liturgica della Sacra Famiglia, che la Chiesa celebra il 26 dicembre, nella puntata di questa settimana della rubrica di approfondimento pastorale “Chiesa di Casa” si parla di famiglia. E una famiglia è quella degli ospiti in studio: i coniugi Dainesi,  Maria Grazia e Roberto, incaricati diocesani per la pastorale famigliare.

Il dialogo, condotto da Riccardo Mancabelli, ha rimarcato l’importanza che il Papa, così come la diocesi cremonese, attribuiscono al tema della famiglia. Infatti, dopo un anno dedicato a San Giuseppe, ci troviamo ancora immersi in quello dedicato alla famiglia Amoris Laetitia.

I due ospiti in studio hanno sottolineato come questa attenzione del Papa risulti preziosa, specialmente dopo una fase come quella del lockdown, nella quale è emerso, come ha osservato Roberto, che «La famiglia è un’opportunità, non un problema». Maria Grazia ha poi specificato che il tema la famiglia, a volte, è talmente basilare che passa inosservato, tuttavia – ha aggiunto –  «il covid ha già riacceso riflettori sull’argomento: quante cose non avremmo potuto fare se non ci fossero state le famiglie!».

I due incaricati diocesani per la pastorale famigliare hanno poi raccontato come si è declinato l’anno a livello territoriale, tra le comunità della Chiesa cremonese: «Con la commissione per la pastorale famigliare abbiamo fissato una serie di appuntamenti, fra cui la Giornata delle famiglie a gennaio», senza dimenticare quanto richiesto da papa Franceso, cioè che anche la Giornata Mondiale delle Famiglie, in programma a giungo 2022, sia vissuta nel territorio.

All’interno della nostra diocesi, inoltre, è lo stesso vescovo Napolioni a ricordare cche lo «stile famigliare» offra un modello nuovo di relazione per tutti i settori e le attività della pastorale diocesana. Ciò significa, come spiega Roberto:  «Pazienza, cura, esserci in modo costante» ma vuol dire anche, come continua Maria Grazia «dialogo, che nella famiglia siamo quasi più “forzati” a vivere». L’auspicio è quello che la diocesi guardi a questo stile, affinché esso possa plasmare il futuro della Chiesa.

A tal proposito, anche l’ultima lettera pastorale del Vescovo, “Ospitali e pellegrini. Sulle orme di San Facio”, invita sacerdoti e sposi ad una nuova alleanza e, come commenta Maria Grazia «questo si può giocare a vari livelli: può voler dire che le varie ministerialità devono collaborare, ma anche che devono riconoscere l’una il valore dell’altra».

Quindi, la famiglia come dimensione sempre più attiva e protagonista nella vita delle comunità cristiane, ma che richiede anche di essere rispettata, nei suoi tempi. Roberto e Maria Grazia mettono in evidenza la necessità di proposte che tengano conto dei bisogni della famiglia d’oggi «il lavoro e le varie attività le portano a stare poco insieme». In relazione a ciò, anche l’importanza di iniziative che siano leggere, comunitarie, così che più famiglie possano essere insieme: «I legami e la sana amicizia sono fondamentali» specifica Maria Grazia.

E questo aspetto è già stato osservato, tramite la proposta delle due esperienze a Tonfano e Folgaria: tre fine settimana dedicati alla famiglia e, in particolare, alle coppie. Il primo fine settimana, già svoltosi, con le coppie che accompagnano i corsi in preparazione al matrimonio; il secondo (dal 21 al 23 gennaio) proporrà un’esperienza spiritualità rivolto a tutte le coppie; il terzo riguarderà nello specifico coppie con bambini da zero a sei anni.

Tutte le iniziative le attenzioni dedicate a questo tema, mostrano la crescente consapevolezza che la famiglia è una risorsa. Questo è già un tassello imprescindibile di un cammino, che però deve continuare: «Poi ci “aggiustiamo” cammin facendo» ha sorriso con ottimismo Roberto.

Infine, anche il periodo di Avvento che ci conduce al Natale si rivela imprescindibile per le nostre famiglie, come chiarisce Roberto: «La Sacra Famiglia è una famiglia concreta che si collega alle bellezze e alle difficoltà delle nostre famiglie. Amoris Laetitia e quest’anno, in particolare, ci stimolano a tenere presenti questi temi». Una famiglia come le altre, ma speciale, che ricorda, come conclude Maria Grazia: «Ogni famiglia può essere luce per il mondo anche la più disastrata, per la sua capacità di amare».

Matilde Gilardi
TeleRadio Cremona Cittanova
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A Ca’ del Ferro la Messa di Natale con il Vescovo

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Nella mattina di Natale, prima di presiedere il solenne pontificale in Cattedrale, il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto l’Eucaristia per i detenuti della Casa circondariale di Cremona all’interno del carcere di Ca’ del Ferro. L’incontro ha fatto seguito alla visita dello scorso 13 dicembre quando il Vescovo ha avuto un momento di confronto e ascolto con gli operatori penitenziali e quelli della pastorale.

La celebrazione si è aperta con il saluto del cappellano don Graziano Ghisolfi, al quale sono seguite le parole di uno dei detenuti che, a nome di tutta la comunità della casa circondariale, ha messo al centro il valore della speranza e della solidarietà, auspicando che possano essere come “stelle” a guidare in questo periodo storico difficile.

Un momento atteso e particolarmente sentito durante il quale mons. Napolioni ha voluto riprendere l’incontro, proposto qualche giorno in tv, tra Papa Francesco e alcuni ultimi, e tra loro un ergastolano: «Oggi è Natale, il giorno che rende fondamento alla nostra certezza, come ci ricorda san Paolo nella seconda lettura: Dio ci ha salvato non per le opere giuste da noi compite, ma per la sua Misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo».

Mons. Antonio Napolioni ha quindi proseguito nella sua omelia: «Della grazia umana, come quella che concede il Presidente della Repubblica, ci si può anche approfittare, ma la Grazia del Signore cambia il cuore e rende giusti, rendendoci purificati e rinnovati: l’acqua che sgorga dal costato di Cristo è la nostra fonte, con il sacrificio della sua vita».

Il vescovo ha quindi terminato la sua riflessione rivolgendosi al “popolo detenuto”, terminologia utilizzata nel saluto iniziale, con un augurio natalizio specifico: «Gesù si mette nelle mani di noi peccatori per trafiggerci il cuore e farci riscoprire il senso della vita, per cominciare a lottare per il bene da fratelli e amici: questa è la grazia del perdono, della fede e del coraggio che ci vuole per affrontare la realtà al di fuori di qui, non alla maniera vecchia, ma in una maniera nuova. Non solo me lo auguro e preghiamo per questo, provando ad aiutarvi anche se a volte la società mette un marchio d’infamia, perché se ci si guarda negli occhi e si osa a collaborare un passo alla volta ce la faremo».

Al termine della Messa il vescovo ha consegnato personalmente a ogni detenuto presente un piccolo dono natalizio approfittando dell’occasione per un augurio.

La celebrazione, cui hanno preso parte anche una rappresentanza della polizia penitenziaria, è stata concelebrata dal cappellano don Graziano Ghisolfi e dal segretario vescovile don Flavio Meani. Ha prestato servizio dall’altare il diacono Marco Ruggeri, operatore di Caritas Cremonese che svolge il proprio servizio presso la casa circondariale di Cremona.

 

 

Il vescovo Antonio Napolioni a Ca’ del Ferro in dialogo con il mondo del carcere

“Dolce e salato”, a Cremona il buono dell’integrazione sociale

 

Matteo Lodigiani
TeleRadio Cremona Cittanova
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Il Vescovo nel giorno di Natale: «Cominciamo dal Bambino a ricostruire un mondo più umano»

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«A chi è stato dato molto, molto verrà chiesto. Credo che a noiitaliani, anzi, noi cremonesi verrà chiesto conto di come avremo goduto di tanta arte, nella vita. Ci abbiamo fatto l’abitudine, forse, a questo scrigno: la cattedrale, le altre chiese, le pitture, le sculture» Inizia guardando all’arte l’omelia che il vescovoAntonio Napolioni ha proposto durante la Messa nella solennità del Santo Natale, presieduta nella mattinata di sabato 25 dicembre in Cattedrale, alla presenza dei fedeli e dei Canonici del Capitolo della Cattedrale.

Rischiamo di guardarle solo dal punto di vista storico, artistico, o culturale, queste opere d’arte; il Vescovo ricorda che, invece, «non stanno davanti a noi per distrarci, ma per generare una contemplazione, uno stupore, una gioia profonda, una commozione». Riferendosi ad una sua recente visita al nuovo Museo diocesano di Cremona, insieme ad una scolaresca, mons.Napolioni spiega che la cosa che più attirava i ragazzi «Era il divano. Ci si fiondavano. Forse anche noi abbiamo la “divanite” acuta, magari giustificata dalla paura del contagio. Ma non basta. Abbiamo fame e sete di bellezza incarnata. Potremmo essere anche oggi passivi ascoltatori del discorso di Natale. Dobbiamo avere delle domande davanti a qualcosa che stride». Prendendo, poi, come spunto l’Annunciazione del Boccaccino, esposta al museo diocesano, continua: «Perché Maria non guarda l’angelo che Le sta portando l’Annuncio? È distratta? Non le interessa? Ha paura? Non se ne accorge? Oppure, è tutta presa da ciò che si sta realizzando in lei!». Il paragone con un presepio conservato in una teca del museo offre al Vescovo lo spunto per continuare la sua riflessione: «Il Verbo si è fatto carne. Carne di tutti. Carne umana. Perché non vedere in quel Bambino la sacralità della vita? – e continua – Quel bambino, quel grumo di cellule, quegli occhietti, quel bisogno di nutrimento e calore, quella solitudine è impronta della Sostanza e tutto sostiene con la Sua Parola potente. Vogliamo ricominciare da lui a ricostruire un mondo umano? Ci è dato questo giorno per avere un sussulto di verità nei nostri pensieri e nei nostri sentimenti! Concludo dicendovi che quella teca viene voglia di romperla, prendere in braccio il Bambino, di stringerlo, coprirlo, scaldarlo. Ma il problema non è quella teca di vetro: il problema sono le teche della nostra indifferenza, in cui noi costringiamo pezzi della nostra umanità, cassetti che non vogliamo riaprire, scheletri nell’armadio, conti in sospeso con parenti e amici». Infine, il vescovo Antonio ha concluso la predica rimarcando che: «Il Bambino che rinasce vuol far rinascere anche noi. La morte non ci farà paura se guarderemo il mondo, noi stessi e gli altri nella luce del Nascente».

La celebrazione, animata dal Coro della Cattedrale, dall’organo e dal suono solenne della tromba, si è conclusa con la concessione dell’indulgenza plenaria e, infine, con l’augurio di mons. Napolioni «di dar vita a ciò che abbiamo ricevuto». Un augurio speciale è stato rivolto a seminaristi e fidanzati, «per questi doni che il Signore fa alla comunità attraverso i “sì” dei nostri giovani».

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Il vescovo nella notte di Natale: «Sono stato testimone del Nascente in una mappa di luoghi delicati ma traboccanti di speranza»

Matilde Gilardi
TeleRadio Cremona Cittanova
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Il vescovo nella notte di Natale: «Sono stato testimone del Nascente in una mappa di luoghi delicati ma traboccanti di speranza»

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«Festeggiamo un Natale di meraviglia per la riscoperta del bene nascosto che il Signore edifica, e che cresce nella notte». Questo il cuore dell’omelia del vescovo Antonio Napolioni che a mezzanotte di venerdì 24 dicembre ha presieduto in Cattedrale la Messa della notte di Natale. Dopo il “rito anticipato” dell’anno scorso – legato ai vincoli normativi allora in vigore – la solenne celebrazione del Natale del Signore è tornata ad essere cuore pulsante della Notte Santa. Continue reading »

Andrea Bassani
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Il Natale d’estate tra i vicoli della favela

Nell'edizione natalizia di Riflessi Magazine don Emilio Bellani racconta come si trascorrono le feste a Salvador de Bahia, dove è stato missionario per più di 10 anni

Nell’edizione natalizia di Riflessi Magazine, sul tema “Dono”, trova spazio anche il racconto di don Emilio Bellani, il sacerdote cremonese che per oltre dieci anni è stato missionario “fidei donum” in Brasile, a Salvador de Bahia. Da poche settimane rientrato in Italia, dopo aver lasciato il testimone a don Davide Ferretti, sulle pagine di Riflessi don Bellani racconta il senso del Natale cristiano in Brasile … Continue reading »

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Nell’edizione natalizia di Riflessi Magazine, sul tema “Dono”, trova spazio anche il racconto di don Emilio Bellani, il sacerdote cremonese che per oltre dieci anni è stato missionario “fidei donum” in Brasile, a Salvador de Bahia. Da poche settimane rientrato in Italia, dopo aver lasciato il testimone a don Davide Ferretti, sulle pagine di Riflessi don Bellani racconta il senso del Natale cristiano in Brasile tra celebrazioni, scambi di doni, renne in spiaggia e regolamenti di conti. Di seguito il testo dell’articolo.

I ragazzi della parrocchia di Gesù Cristo Risorto a Salvador de Bahia durante la “Folia de Reis”

Nella povera favela di Salvador, la città che fu la prima capitale del Brasile e che ora è soltanto capitale di uno Stato (la Bahia, quasi due volte l’Italia), uno dei 26 che compongono l’immenso territorio brasiliano, il Natale non è la festa più importante dell’anno. Superato alla grande dal Carnevale (quello di Salvador è il primo carnevale di strada al mondo con 14 giorni di festa), e dalla Festa della Mamma (sì, proprio cosi!), da qualche anno deve fare i conti anche con altro evento, atteso con frenesia, il Capodanno (che chiamano “virada”), con l’arrivo di diverse navi da crociera da ogni parte del mondo (specie dai Paesi più freddi), per quattro o cinque notti consecutive di musica e, di giorno, la frequentazione di spiagge belle ed assolate.
Si. Perché ai tropici la solennità del Natale si celebra nel bel mezzo dell’estate.

Per me fu uno choc, il primo anno di missione, non ritrovare il clima invernale, la neve sui monti, il grigio umido della nostra bella pianura, la nebbia che avvolge gli alberi spogli.
Eppure, anche in questo mutato contesto, notavo elementi che ci sono familiari: le luminarie, le vetrine addobbate, lo scambio di doni, le musiche, il babbo natale richiesto per una foto nei centri commerciali e nelle strade del centro, le grandi composizioni tematiche nei luminosi shopping center (si tratta, per lo più, di personaggi tratti dal mondo delle fiabe)…
Insomma, tutti gli ingredienti delle feste di fine anno. Anche quando, tale travaso di un mondo nell’altro, porta a forme che strappano il sorriso: ve lo immaginate il bagnino, a passeggiare sulla battigia, con la cuffia di babbo natale … e la renna di stoffa imbottita sulla spiaggia con la colonnina di mercurio che segna 35 gradi?

Allontanandosi dal cuore della città ed inoltrandosi nelle aree popolatissime del suburbio, si apre un altro mondo. Eppure anche nelle favelas come la mia, in forme certo più povere, si respirava la medesima aria di Natale, data da qualche decorazione luminosa sulla via centrale, da qualche albero addobbato, improbabile neve finta, ghirlande di abete, panettoni.
Simulazioni di un mondo lontano e forse sognato, quello occidentale? Oppure retaggio di un passato coloniale? O semplice espressione di un consumismo che oggi vince e stravince a tutte le latitudini? Probabilmente un poco di tutto questo…

Ma ho sempre cercato di convincere la mia gente, specie i più impegnati, a non lagnarsi troppo della corsa ai regali lanciando anatemi sul Natale d’immagine e consumistico: in fondo il primo Natale dei regali è stato quello di duemila anni fa: sono stati i pastori e i Magi a viverlo cosi, quale umile risposta ad un immenso dono!

A questo del resto serve il tempo dell’Avvento. A riscoprire tutto il nostro bisogno e darsi le ragioni di quanto necessitiamo del dono di quel Bambino. In preparazione alla solennità anche a Salvador il tempo volava: la Novena nelle case, a piccoli gruppi, il ritiro di Avvento con tutta la comunità (in un luogo che ridestasse anche la comune sete di Dio). E poi un grande gesto pubblico, a metà tra il religioso e il profano, espressione di una pietà popolare nata soprattutto nelle regioni dell’interno (sono molti i favelados che provengono da quelle aree), mai sopita ed anzi sostenuta con intelligenza da gran parte della chiesa brasiliana. Mi ci vorrebbero quattro pagine a descrivere l’evento che unisce, una volta l’anno, uomini e donne, ragazzi, giovani ed adulti, bianchi e neri, e , lo scrivo con un brivido di commozione, le varie aree della favela divise per fazioni ed in lotta tra loro. Si chiama “Folia dos Reis”, con centinaia di persone ai margini delle strade e dei vicoli della favela, o affacciati alle finestre di casa, ad ammirare il lungo corteo composto da musici, cantori, percussionisti, lettori, cantori , persino pagliacci … e i tre re magi preceduti dalla stella. Un modo festoso e popolare che rimette al centro il grande avvenimento, il fatto storico della nascita di Gesù e l’adorazione dei Magi (tre ragazzini che, accompagnati da musiche e balli, si staccano momentaneamente dalla marea di persone al seguito per recarsi in alcune abitazioni private ed omaggiare il Bambino, ottenendo in cambio dolci e bevande).
Per l’occasione, in un misto di curiositù e nostalgia, metton fuori la testa dalla propria finestra anche coloro che hanno abbandonato la nostra fede o sono passati ad altri mondi religiosi.

 

Scopri e leggi l’edizione natalizia di Riflessi Magazine 

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È online “Dono”, l’edizione natalizia di Riflessi Magazine

Storie e riflessioni di solidarietà, talento, gratitudine... Con un pensiero del vescovo Napolioni

«Nel dono c’è l’attenzione a qualcuno che non siamo noi stessi, c’è la ricerca, la cura della preparazione, c’è l’ascolto a volte difficile del bisogno; ma c’è anche il fremito dell’attesa, lo scoppio della sorpresa, la tenerezza della gratitudine, la voglia di tornare ad abbracciarsi». Così si presenta la nuova edizione di Riflessi Magazine, che alla vigilia di Natale arriva online con l’edizione dedicata significativamente … Continue reading »

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«Nel dono c’è l’attenzione a qualcuno che non siamo noi stessi, c’è la ricerca, la cura della preparazione, c’è l’ascolto a volte difficile del bisogno; ma c’è anche il fremito dell’attesa, lo scoppio della sorpresa, la tenerezza della gratitudine, la voglia di tornare ad abbracciarsi».

Così si presenta la nuova edizione di Riflessi Magazine, che alla vigilia di Natale arriva online con l’edizione dedicata significativamente al “Dono”.
Un sorriso carico di energia e meraviglia è la copertina dell’edizione che conduce in un «viaggio tra le pagine e le storie» che cerca di andare al cuore del significato del dono: «Non parliamo di cose, di idee o progetti – si legge ancora nella introduzione – quando parliamo di dono parliamo di umanità, di gentilezza, di esserci gli uni per gli altri. Il filo rosso che conduce non è la giacca scucita di Santa Claus, ma la volontà, persino il bisogno a volte, di far felici gli altri. Chi ci è più vicino, ma a volte anche uno sconosciuto, un invisibile».

Tra gli interventi anche un pensiero del vescovo Napolioni che propone una riflessione natalizia sul perdono, tra fede, gratitudine ed eternità, «con sguardo eucaristico – scrive – , cioè aperto e grato. Per tutti i doni che spingono ad una vita orientata al bene, all’Altro e agli altri, seminando qualcosa di buono, che sarà un dono per chi verrà».

Come di consueto poi il tema dell’edizione è trattato da diverse prospettive, “riflessi” del reale che rivela la sua ricchezza e la sua complessità nelle storie, nei volti, nelle persone che fanno il tessuto della comunità e del territorio, storie di carità e volontariato che affrontano le fragilità con le “armi” dell’impegno e dell’altruismo (dalle Scatole di Natale al laboratorio di cucina inclusiva della cooperativa In-Chiostro di Soncino…), storie dal mondo come quelle raccontate da una suggestiva mostra di presepi raccolti dai cinque continenti o da don Emilio Bellani, sacerdote cremonese rientrato dopo 11 anni di servizio missionario nella favela di Salvador de Bahia in Brasile, riflessioni su nuovi modelli di economia. Non manca una parte multimediale con la playlist dei dieci brani che accompagnano la lettura del numero e le video rubriche. Suggestivi e profondi i video-incontri con cinque giovani talenti che riflettono sul dono ricevuto e sulla responsabilità di farlo crescere e condividerlo, nel proprio settore (dalla musica, all’arte, allo sport, alla comunicazione) e nelle relazioni con gli altri; sorprendenti e ricche di tenerezza le videochiamate dei bambini che ringraziano a modo loro Santa Lucia per i don ricevuti nella sua magica notte.

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Nei pomeriggi del 20 e 21 dicembre è andato in scena, in piazza del Comune, a Cremona, il concerto “Merry Christmas Songs”, l’esibizione canora dei bambini della scuola primaria della Sacra Famiglia. Continue reading »

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Cremona, mostra diffusa di presepi artigianali nei negozi del centro

L'iniziativa si inserisce nel ricco programma Incontriamoci a Cremona – Natale 2021

Grazie alla rinnovata collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Cremona e l’Associazione italiana amici del presepio (Aiap) di Cremona, sono in mostra nei negozi del centro storico cittadino i presepi realizzati dai volontari dell’associazione stessa. Una mostra diffusa che si inserisce tra nel programma Incontriamoci a Cremona – Natale 2021 che racchiude le numerose iniziative realizzate per il periodo natalizio. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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