Il vescovo tra le nuove sale del nuovo Museo: «Uno scrigno di bellezza che racconta fede, devozione e cultura di tutto il territorio»

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«Non una cassaforte di cose preziose del vescovo, ma una sorta di ulteriore Cattedrale». In questo modo il vescovo di Cremona, Antonio Napolioni, guarda al nuovo Museo diocesano di Cremona. Una realtà che è occasione preziosa per tutti coloro che potranno e vorranno visitare la città di Cremona e ammirare questo ulteriore tassello del patrimonio artistico e di fede.

Si arriva a inaugurare il museo partendo da «un desiderio antico della nostra comunità ecclesiale – sottolinea il vescovo di Cremona –. In particolare dei miei predecessori, dei sacerdoti, degli intellettuali, del popolo. Se ne è fatto interprete il vescovo Lafranconi con la collaborazione dell’allora direttore dell’ufficio pastorale per i Beni culturali ecclesiastici, monsignor Achille Bonazzi, e con l’intervento decisivo della Fondazione Arvedi Buschini». «La passione del cavalier Giovanni Arvedi – ricorda ancora monsignor Napolioni – si è manifestata subito nell’intuire che proprio i sotterranei del Palazzo vescovile sarebbero potuti diventare uno scrigno di bellezza. Si è trattato di una sfida impegnativa, ma non ci siamo arresi davanti ai tanti problemi che andavano risolti e, anche grazie all’aiuto della Soprintendenza, siamo arrivati a questo bellissimo risultato che ora diventa non la cassaforte delle cose preziose del vescovo, ma una sorta di ulteriore Cattedrale. La Cattedrale è la chiesa madre di tutta la diocesi ed è bello che qui ci siano tracce della devozione, della fede e della cultura di tutto il territorio diocesano. Chi passerà da qui, dunque, potrà scoprire i frutti della fede, che sono certamente anche le opere di carità e generosità dei credenti, ma anche questo amore che diventa bellezza, che diventa colore, che diventa forma, che diventa narrazione del Vangelo e della storia sacra come qualcosa che in ogni tempo parla agli uomini e alle donne». «Io spero e credo – afferma ancora il vescovo di Cremona – che tutto questo parlerà molto anche ai giovani, a coloro che verranno da lontano e scopriranno che questa terra fruttuosa dal punto di vista agricolo è anche fruttuosa e feconda dal punto di vista spirituale».

«Arrivando a Cremona – ricorda il vescovo Antonio Napolioni – mi ero chiesto a che cosa sarebbe potuto servire il Palazzo vescovile: non certo come abitazione di un vescovo del terzo millennio, che non ha bisogno di saloni di rappresentanza o di sprecare spazi che potrebbero essere messi a disposizione delle esigenze della gente. Non potendo realizzare nulla di abitativo ho pensato di fare un polo culturale ricco, a disposizione delle scuole».

In cantiere intanto c’è già un ampliamento dello spazio espositivo. Il prossimo passo, infatti, sarà il restauro dei saloni di rappresentanza, della cappella privata del vescovo e dell’antico studio episcopale per ospitare la collezione degli arazzi, i corali miniati della Cattedrale. Un ulteriore tassello del polo culturale ecclesiale di Cremona che potrà essere realizzato grazie al contributo di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo.

«Un museo come questo – conclude il vescovo – attesta che l’evangelizzazione produce cultura e passa attraverso la bellezza. Abbiamo realizzato un museo perché la chiesa non sia museo, per offrire alle comunità cristiane la possibilità di ammirare un’opera d’arte e diventare esse stesse opere d’arte e far sì che anche oggi l’intuizione cristiana generi linguaggi e forme espressive capaci di parlare a tutti».

 

Museo diocesano: primo giorno sold out. Visite gratuite prorogate anche per il 14 novembre

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In Zona 1 al via la Scuola di preghiera: tre appuntamenti al Santuario di Caravaggio

La proposta prosegue tra marzo e aprile con un corso di esercizi spirituali e la possibilità di adorazione eucaristica prolungata nelle parrocchie

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È un vero e proprio percorso di spiritualità per laici quello ideato dalla Zona pastorale 1 e che prenderà il via il 9 novembre al Santuario di Caravaggio. La proposta, condivisa e realizzata in sinergia con l’Istituto delle Suore Adoratrici del SS. Sacramento di Rivolta d’Adda e il Centro ignaziano di spiritualità, prevede una prima occasione di spiritualità a metà novembre con la “Scuola di preghiera” che successivamente, tra marzo e aprile, porterà a vivere gli “Esercizi spirituali”, offerti con modalità diversificate. Continue reading »

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Come tradizione nella Cattedrale di Cremona è ricco il programma celebrativo in occasione della solennità di Sant’Omobono, il patrono della città e della diocesi. Continue reading »

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“Giovani e Vescovi” insieme per generare le «scintille» di un nuovo cammino

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Il cammino insieme è iniziato. Giovani e Vescovi, a partire da sabato 6 novembre, nel Duomo di Milano, hanno intrapreso un percorso nuovo.

«Siamo qui, in un momento di grazia, in questo luogo così significativo, per il nostro territorio, venendo da tutte le chiese di Lombardia, rappresentanti di tanti di cui portate la voce. Voi, giovani, siete qui per collaborare. Il messaggio è una parola che può orientare il cammino e può indicare il futuro. Il messaggero è pieno di ardore, ha un senso di responsabilità per il messaggio che porta. Ma a chi lo dove comunicare, dov’è il destinatario? Forse questa è un’immagine che può descrivere la situazione della Chiesa di oggi, che ha un messaggio, il Vangelo, e ha un ardore, il mandato, ma non sa come fare a portarlo, non sa a chi portarlo e non sa chi è disposto ad accoglierlo. Siamo qui per “generare scintille”: condividere un ardore capace di accendere altri e raggiungere i giovani vostri coetanei». Parole, quelle dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, che corrispondono all’entusiasmo gioioso dei 200 giovani giunti a Milano da tutta la Lombardia, tra cui anche la delegazione cremonese guidata dal vescovo Antonio Napolioni.

Come la Chiesa può impegnarsi concretamente sui temi vitali? Quali i passi su cui lavorare insieme? Quali sono le vie da percorrere?

Interrogativi e slanci che hanno ispirato, già due anni fa, questa proposta, affinché l’esortazione post-sinodale “Christus Vivit” fosse ripresa dalle Chiese lombarde insieme ai giovani.

«Questi due anni in cui il Coronavirus non ci ha permesso di vivere subito questo momento, che era stato pensato come immediatamente successivo al Sinodo dei giovani, sono stati due anni non di sospensione ma di lavoro, che ci hanno permesso di elaborare, di precisare, di approfondire sia i desideri che i bisogni e le aspettative rispetto all’incontro», sottolinea don Stefano Guidi, coordinatore di Odielle (Oratori Diocesi Lombarde), nel saluto e nei ringraziamenti a tutte le Pastorali giovanili della Lombardia, ai direttori degli uffici diocesani e ai loro collaboratori. Presente anche don Michele Falabretti, responsabile della Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana.

Un’intuizione, quella di un cammino insieme, che ha fatto maturare nei Vescovi il desiderio di mettersi in ascolto dei giovani, per comprendere, attraverso caratteristiche e responsabilità diverse, cosa chiede il Vangelo. Seduti agli stessi tavoli, giovani e Vescovi, si sono confrontati in un dialogo costruttivo e profondo, esprimendo con sincerità quanto più stava loro a cuore, scambiando idee e proposte, raccontando esperienze e sogni per il futuro. È l’immagine emblematica dell’incontro del 6 novembre, che annulla ogni distanza, e avvicina in un’occasione straordinaria i giovani ai loro pastori, scoprendo così di camminare verso una meta comune, con l’intento che possa portare dei frutti. Sotto le magnifiche volte delle navate laterali, nel transetto e nell’abside, ad ognuno dei 14 tavoli, strutturato con uno dei dieci Vescovi alla guida delle Diocesi lombarde e i quattro ausiliari di Milano, affiancati da un facilitatore e un segretario, i giovani (tra i 18 e i 30 anni) hanno argomentato, per quasi tre ore, secondo i sentieri delle tematiche di riferimento: vocazione e lavoro; affetti, vita e dono di sé; riti; ecologia; intercultura. Di quanto emerso ne viene raccontata una prima sintesi, nel Salone Pio XII di via Sant’Antonio 5, nel pomeriggio, dagli stessi giovani, accompagnata da una suggestiva illustrazione grafica.

 

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«Quali decisioni ci sta chiedendo il Signore, oggi, per essere suoi discepoli? Quali valori condivisi mettere in atto, come persone e come comunità, perché la vita dei giovani lombardi di oggi sia buona, secondo il Vangelo, e lo sia in modo convincente e bello per i giovani stessi? Quali possibilità di vita e quali responsabilità vitali devono essere affidate ai giovani, perché possano essere essi stessi ad arricchire la vita della Chiesa?», sono le domande poste dal Vescovo di Vigevano, mons. Maurizio Gervasoni, delegato della pastorale giovanile della Conferenza episcopale lombarda, che ha sottolineato la sinodalità dell’importante evento vissuto insieme, secondo lo stile di cui il Papa ci chiede di farci interpreti. «Ricorrenti, nelle vostre parole: esperienza, concretezza, coinvolgimento, accoglienza, testimonianza e attenzioni che ci chiederanno di riflettere. È forte in voi una grande esigenza di eticità, di valori, di impegno: l’esigenza di autenticità. Un’altra cosa emersa è la vostra voglia di fare, molte volte avete ribadito: fatti, non parole. E poi la rivendicazione di protagonismo, di un ruolo verso il futuro che sentite che vi spetta, insieme alla richiesta di esperienze di confronto comunitario e di corresponsabilità.

Questo il senso dell’incontro che possiamo raccogliere: ascoltare la voce dello Spirito che ci permette di rileggere, alla luce della fede, la nostra vita e il nostro modo di fare pastorale, affinché possiamo maturare una decisione libera e rinnovata di vita buona… in grado di portare alla lode grata della bontà di Dio che fa cose grandi in ciascuno di noi».

Con un tono umoristico, ma ricco di significato, l’intervento dell’attore comico Giacomo Poretti ha invitato ad elevare lo sguardo, oltre ciò che è concreto. «Vuoi vedere che certi territori, luoghi, dove nascono misteriosamente le cose che più ci fan soffrire e gioire, i sentimenti e i pensieri, non abbiano una residenza rintracciabile? “Anima”: una parola strana, misteriosa, sconosciuta, ma dal suono gentile e impalpabile, leggera come un soffio. Ma come si fa a fare un’anima? Cominci con il ringraziare. Chi? Il Padre eterno. E se non ci credessi? Se fosse tutto un caso? Lei ringrazi il caso, che non ha faticato meno del Padre eterno. Benedica la circostanza ma non si dimentichi mai di ringraziare».

Gratitudine per la giornata vissuta insieme, è stata espressa, in conclusione, da don Stefano Guidi.

Ma «non dobbiamo pensare che l’incontro di oggi sia il capolinea di qualcosa, piuttosto è un trampolino di lancio». Il cammino dovrà proseguire: dalla sintesi del dialogo si elaboreranno delle prospettive che possano coinvolgere e suscitare altri momenti di confronto, con l’orizzonte della GMG di Lisbona del 2023, per sviluppare le linee pastorali giovanili delle nostre Chiese lombarde.

 


 

Di seguito i video delle dirette delle due assemblee plenarie

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Carità a misura di bambino: le proposte di Caritas per i più piccoli

In occasione della Settimana della carità incontri e attività per bambini e ragazzi

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Li avete mai osservati i bambini? A scuola accolgono il nuovo compagno abbracciandolo senza riserve e accompagnandolo per mano senza altra preoccupazione se non quella di fargli vedere i giochi disponibili.

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A Tonfano per parlare di Dio ai futuri sposi

L'incontro, promosso dall'Ufficio famiglia, ha coinvolto 20 coppie che accompagnano quanti si prepara al matrimonio

“Portatemi Dio”, questo il provocatorio titolo, preso da una canzone di Vasco Rossi, del fine settimana vissuto dal 5 al 7 novembre nella accogliente casa di Tonfano della Caritas diocesana da 20 coppie che accompagnano chi si prepara al matrimonio. Aiutati da don Massimiliano Sabbadini e dai coniugi Francesca e Alfonso Colzani, della pastorale familiare di Milano, ci si è confrontati su come parlare di … Continue reading »

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Centro diocesano vocazioni, primo incontro del Gruppo Samuele

Otto giovani, universitari e lavoratori, alla presenza di figure “senior” espressione di diverse scelte vocazionali, si sono ritrovati domenica 7 novembre presso la casa parrocchiale del Migliaro, a Cremona, per un pomeriggio di condivisione e preghiera

A Cremona, presso la casa parrocchiale del Migliaro, sede eletta per le attività vocazionali diocesane, nel pomeriggio di domenica 7 novembre ha avuto luogo il primo dei sette incontri del “Gruppo Samuele”, riservato a persone tra i 20 e i 30 anni. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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Il Vescovo a Vicobellignano nel ricordo di san Vincenzo Grossi: «Siamo tutti chiamati alla santità, cioè a una vita nel Signore»

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Domenica 7 novembre, nella memoria liturgica di san Vincenzo Grossi, il sacerdote pizzighettonese fondatore delle Figlie dell’Oratorio che a Vicobellignano è stato parroco dal 1883 sino alla morte (avvenuta il 7 novembre 1917), il vescovo Antonio Napolioni ha celebrato l’Eucaristia nella chiesa parrocchiale di Vicobellignano, affiancato dal parroco don Gabriele Bonoldi e da don Franco Vecchini, parroco emerito residente in paese.

«Siamo qui per ricordare insieme il giorno in cui san Vincenzo raggiungeva quel Gesù che aveva amato e cercato di fare amare da tutti – ha detto don Bonoldi all’inizio della celebrazione -. Lo aveva fatto con la parola, i sacramenti e la vita. In lui affidava pensieri e propostiti. Spetta a noi non lasciar spegnere quella luce di santità che ha brillato in questa chiesa».

Dopo aver confidato il piacere nel vedere un’intera comunità «dal passeggino al bastone» riunita tutta in chiesa, il vescovo Napolioni si è soffermato sulla Parola del giorno per comprendere meglio la vicinanza dei Santi, in particolare alla comunità insieme alla quale hanno vissuto buona parte della loro vocazione.

«Noi facciamo la festa ai santi – ha detto monsignor Napolioni – ma alla fine ci incontriamo tutti nel Signore Gesù, unico figlio di Dio che ha dato la vita per noi e continua a darci gioia e speranza». È sull’esempio testimoniato dai profeti, sia vetero-testamentari (come il profeta Elia della seconda lettura) che contemporanei (come san Grossi), che «siamo tutti chiamati alla santità con San Vincenzo Grossi, cioè a una vita nel Signore. E, qualunque sia la nostra vocazione, a spenderci totalmente».

Avvicinando quindi la figura di san Vincenzo Grossi a quella del profeta Elia, monsignor Napolioni ha proseguito: «Gli assomiglia perché come lui era convincente portatore della forza di Dio. Entrambi infatti hanno combattuto contro i falsi profeti con le armi di Dio che sono l’essergli fedele e l’avere pazienza».

Quali sono state dunque le iniziative prese dall’allora don Vincenzo per rendere la parrocchia una bella comunità? «Attirare i giovani, le donne, gli animatori, i catechisti e gli allenatori. Dando a ciascuno il suo spazio in comunità. E soprattutto inventando nel 1885 la Congregazione delle Figlie dell’Oratorio».

Dove ha trovato san Vincenzo la forza del suo coraggio? «Nella preghiera costante davanti a questo altare, in questa chiesa in cui per tanti anni don Vincenzo rimaneva solo a pregare e ritrovava la forza per essere un convincente testimone della sua esperienza di fede».

Da ultimo, soffermandosi sul Vangelo della povera vedova che dona la sua unica moneta, il Vescovo ha fatto un appello ai numerosi bambini e ragazzi presenti alla celebrazione: «Promettetemi che non butterete mai più il pane che avanza in tavola. Il pane non si butta mai, sprecare oggi nel mondo è un delitto!». E, fuor di metafora, ha concluso dicendo: «La parrocchia povera assomiglia alla vedova. Come si fa a essere una bella comunità? Se ognuno mette la sua monetina, se ognuno mette se stesso. Allora – ha terminato – che ne dite di mettere tutta la vostra gioia, i nostri sogni e il vostro futuro nel tesoro della comunità?».

Alla celebrazione – che è stata animata con il canto dalla corale parrocchiale diretta dal maestro Maurizio Monti, con all’organo il maestro Vittorio Rizzi – ha preso parte anche una rappresentanza delle Figlie dell’Oratorio, l’istituto religioso fondato da san Vincenzo Grossi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Vincenzo Grossi

San Vincenzo Grossi nacque il 9 marzo 1845 a Pizzighettone (Cremona) da una umile famiglia. A diciannove anni nel 1864 entrò nel nostro Seminario e fu ordinato sacerdote il 22 maggio 1869. Da allora tutta la sua attività pastorale si svolse in diverse parrocchie della nostra Diocesi (fu successivamente vicario a S. Rocco di Gera di Pizzighettone, a Sesto Cremonese, economo spirituale a Ca’ de Soresini). Nel 1873 fu nominato parroco di Regona di Pizzighettone e nel 1883 passò a Vicobellignano. Tutta la sua vita fu spesa nel ministero pastorale: animazione delle comunità a lui affidate, predicazione di missioni al popolo, formazione spirituale delle coscienze, attenzione ai poveri, educazione dei fanciulli e dei giovani. Per aiutare i sacerdoti nella catechesi e nella formazione umana, soprattutto della gioventù femminile, don Vincenzo cominciò a raccogliere attorno a sé delle giovani, con le quali diede vita all’Istituto delle Figlie dell’Oratorio. Morì a Vicobellignano il 7 novembre 1917. Fu canonizzato da papa Francesco il 18 ottobre 2015.

 

Lo speciale del nostro portale per la canonizzazione del 2015

 

Sara Pisani
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