Prima storica visita del Vescovo alla comunità ortodossa rumena

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«Ho scritto sulla nostra pagina Facebook che questa visita è un momento storico». Così padre Doru Fuciu, parroco della Chiesa rumena ortodossa ha presentato alla propria comunità la visita del vescovo Antonio Napolioni, primo vescovo della Chiesa cattolica ad entrare nella chiesa di Borgo Loreto dove ogni domenica la comunità rumena si ritrova per la celebrazione comunitaria. Un momento gioioso e suggestivo dal profondo significato ecumenico, che si colloca significativamente all’interno della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

Il vescovo si è recato alla chiesa della comunità ortodossa accompagnato da don Pietro Samarini, parco di Borgo Loreto, al termine della Messa celebrata in parrocchia in occasione della visita pastorale che si sta svolgendo nelle comunità della nascente unità pastorale con San Francesco e San Bernardo.

Calorosa l’accoglienza della comunità ortodossa rumena riunita per la celebrazione eucaristica, nella chiesa decorata magnificamente con le icone tipiche della tradizione ortodossa e colorata dagli abiti tradizionali indossati da alcuni fedeli.

«Il 2 febbraio – ha ricordato padre Fuciu – saranno 19 anni che la Chiesa ortodossa rumena è a Cremona. Ringrazio la Chiesa cattolica cremonese per che ci ha accolti. Ricordo al mio arrivo quando vidi nell’armadio della sacrestia i paramenti cattolici accanto a quelli ortodossi – ha aggiunto – Pensavo: oggi iniziamo dai vestiti poi l’unità sarà delle persone».

Il saluto del Vescovo Napolioni inizia con una richiesta di scuse: «Sono in ritardo – ha esordito -. Sono qui da sei anni, dovevo venire prima». In un clima di cordiale amicizia monsignor Napolioni è stato invitato sull’altare per l’ultima parte della celebrazione e al termine del rito il suo saluto è stato un messaggio sentito di unità nel nome di Cristo: «Dio è più grande di tutte le chiese. Abbiamo lingue diverse qualche divisione ma non sul Signore che è davvero uno. E noi siamo vicini, abitiamo la stessa terra e Dio ci chiede di dare testimonianza con le opere. La pandemia – ha aggiunto – ci mette alla prova tutti e ricorda che ci salveremo solo insieme. La possibilità di questo incontro – ha poi concluso – è un grande segno di quello che potremmo fare ancora di più per essere una cosa sola come ci ha chiesto Gesù». E poi, guardando all’assemblea e alla chiesa con i segni e i colori della tradizione ortodossa: «In questa unità la diversità abbellisce. Il mondo è a colori e anche la chiesa lo deve essere».

Dopo la benedizione l’incontro è proseguito con lo scambio dei doni: al Vescovo, invitato a spezzare il pane con il sale, simbolo evangelico di comunione, un’icona mariana e un mazzo di fiori in segno di amicizia, oltre ad un canto di augurio intonato dall’assemblea. In conclusione anche un omaggio al segretario episcopale don Flavio Meani in occasione del suo 70° compleanno.

TeleRadio Cremona Cittanova
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Don Roberto Pasetti parroco di Belforte, Gazzuolo e Commessaggio

L'annuncio nelle celebrazioni di domenica 23 gennaio: il sacerdote, già parroco di Commessaggio, prende il testimone per le altre due comunità da don Marco Tizzi, che rimane come collaboratore parrocchiale

Come annunciato alle comunità interessate durante le celebrazioni di domenica 23 gennaio, Don Roberto Pasetti, già parroco di Commessaggio, diventa parroco anche delle parrocchie di Belforte e Gazzuolo, sostituendo don Marco Tizzi, del quale il vescovo ha accettato la rinuncia per motivi di salute. Don Marco Tizzi tuttavia resterà a servizio delle comunità, assumendo l’incarico di collaboratore parrocchiale di tutte e tre le parrocchie, ruolo che … Continue reading »

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Lo stile di famiglia nel “motore” della comunità cristiana: si è svolto a Soresina l’incontro sinodale per gli operatori della Zona 2

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Con gli incontri svolti nella serata di venerdì 21 gennaio nelle parrocchie della Zona pastorale 2 e i laboratori che si sono tenuti a Soresina nella mattinata di sabato 22 si è avviata la seconda fase del cammino sinodale della Chiesa cremonese, che aveva visto il suo inizio nell’ottobre dello scorso anno.

Gli incontri di formazione zonale che si svolgeranno nei mesi di gennaio e febbraio anche nelle altre zone pastorali sono articolati in due momenti, per cercare di coinvolgere nel percorso di riflessione sul Sinodo un numero sempre più ampio di persone, soprattutto quelle che vivono la parrocchia nelle sue varie articolazioni. Lo scopo è quello di verificare e di arricchire l’idea di Chiesa come comunità cristiana confrontandosi con la realtà concreta e quotidiana della famiglia.

Nella serata di venerdì, dopo un momento di preghiera, è stata proposta la proiezione di un intervento registrato del vescovo di Modena – Nonantola, mons. Erio Castellucci, di una coppia di coniugi e di una coppia di fidanzati: tre contributi che hanno cercato di individuare le caratteristiche di quale Chiesa si vorrebbe essere. È seguito un rapido e concentrato scambio di opinioni sulle provocazioni fornite dal filmato, ma il lavoro di approfondimento e di proposta è stato rimandato ai laboratori di sabato mattina.

Gli incontri laboratoriali si sono tenuti a Soresina, divisi in due gruppi: uno all’oratorio Sirino, guidato da don Federico Celini, con gli operatori delle aree pastorali giovani e comunicazione e cultura, e l’altro presso la Scuola Immacolata, dove gli operatori delle aree pastorali famiglia e giovani hanno avuto la conduzione di don Francesco Fontana.

I due laboratori, dopo un momento di preghiera con letture che hanno focalizzato la riflessione sul senso della vita familiare nelle sue difficoltà, ma soprattutto sulle sue ricchezze, hanno lavorato divisi in gruppi di una dozzina di persone, unite da affinità ministeriali. I gruppi hanno dedicato un primo spazio a verificare su come lo stile di famiglia abbia ricadute positive sulla vita pastorale parrocchiale; a questo momento è seguito uno spazio di proposte concrete capaci di innervare la realtà ecclesiale.

I gruppi che si sono confrontati presso la Scuola Immacolata hanno individuato come obiettivo primario, sia pure con sfumature diverse, l’ascolto e l’accoglienza attenta di ogni persona, rivolgendo una particolare cura alla relazione anche attraverso percorsi di formazione specifici. Così, i partecipanti all’incontro all’oratorio Sirino hanno incentrato l’attenzione su diversi e approfonditi aspetti, sempre nell’intento di individuare in che cosa e come la famiglia – nella concretezza del suo vissuto, delle sue dinamiche, delle sue prospettive, delle sue potenzialità – possa rappresentare una realtà certa e dinamica a cui la Chiesa in cammino possa ispirarsi, anche e soprattutto alla luce della “Amoris Laetitia”.

Il frutto delle riflessioni sarà consegnato sia al vicario zonale sia al Vescovo: un ulteriore e prezioso contributo, anche questo, per il cammino sinodale che attende la Chiesa diocesana.

Eugenio Clerici
TeleRadio Cremona Cittanova
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Ora di religione a scuola: i dati in diocesi e le ragioni di una scelta

«L’ora di religione è una vera e propria scuola di dialogo che permette di conoscere le altre religioni, quell’itinerario compiuto da tanti popoli alla ricerca del mistero della vita, di un oltre che possa dare spessore e speranza al quotidiano»

È tempo di scelte anche per le famiglie cremonesi con figli in età scolare. Entro la fine di gennaio, infatti, bisognerà procedere all’iscrizione dei ragazzi che iniziano un nuovo ciclo scolastico e contemporaneamente decidere se avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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La parola “unità”, sinonimo di cristianità. Insieme come i Magi se conserviamo il Vangelo nel cuore

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In occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, giovedì 20 gennaio si è svolta la tradizionale veglia di preghiera ecumenica con la partecipazione del vescovo Antonio Napolioni, del pastore Nicola Tedoldi della Chiesa Evangelica Metodista di Piacenza e Cremona e di padre Doru Fuciu della Chiesa Ortodossa Rumena, e con la presenza dell’incaricato diocesano per la Pastorale ecumenica e il dialogo interreligioso don Federico Celini.

La celebrazione si è svolta quest’anno presso la chiesa parrocchiale della Beata Vergine Lauretana e San Genesio, nel quartiere Borgo Loreto di Cremona, data la coincidenza negli stessi giorni con la visita pastorale del vescovo Napolioni e per la presenza, sul territorio, della chiesa ortodossa, in quella che in passato era la chiesa parrocchiale di Borgo Loreto.

La veglia è iniziata con la processione dei concelebranti insieme ai tre rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, che hanno acceso altrettante lampade dal cero pasquale.

Il tema del momento di preghiera – in riferimento a quanto caratterizza la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno –  è stato “In oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo”, tratto dal Vangelo secondo Matteo.

Nella sua riflessione monsignor Napolioni ha affermato che «il loro viaggio è unito da questo segno che li attira, suscita il desiderio più profondo, lo distilla, lo matura e lo rende punto di incontro con altri uomini di buona volontà, con altri cercatori di senso e di Dio». «Lungo la strada insieme vengono tentati da colui che difende il potere terreno – ha proseguito mons. Napolioni – insieme resistono e arrivano, si prostrano, adorano e consegnano i loro doni. La tradizione fa si che ognuno di loro secondo noi abbia un determinato dono, ma in fondo non esiste una classifica, non gareggiano, non sono rivali, la diversità esalta la bellezza di quell’incontro. Sono le nazioni, i popoli, le saggezze e le culture, sono le storie degli uomini e delle donne che davanti a quel bambino, segnalato dalla stella e a sua madre, si compongono nell’unità più perfetta, quella che dà loro la forza di cambiare insieme». «Anche noi – ha detto ancora monsignor Napolioni – abbiamo bisogno di cambiare tante strade della nostra vita, non solo personale, ma sociale, mondiale e se noi cristiani nella diversità delle vicende teologiche e spirituali, fatta di divisioni ma anche di possibili riconciliazioni, di rinnovati incontri, amicizie, vogliamo cambiare, possiamo farlo solo se ci decidiamo insieme, stimando il rapporto di ciascuno, partendo dall’essenziale, da quel Vangelo che non solo nel libro, ma nel cuore non dobbiamo più smarrire. Allora non sarà più solo la chiesa cattolica a fare sinodo, ma saremo tutti, con metodi, linguaggi, tradizioni diverse a camminare insieme, perché quella stella continua a splendere e a indicarci la via».

Il momento di riflessione è proseguito con le parole del pastore Tedoldi, che ha voluto sottolineare che «oltre pregare il Signore per la nostra unità dovremmo pregarlo intensamente perché ci aiuti ad essere veramente cristiani, attenti ascoltatori e fedeli testimoni della Sua parola perché ritengo che è Cristo l’unità dei cristiani, per cui, non abbiamo bisogno di attendere altro. Dio ci ha donato se stesso in Gesù Cristo perché potessimo essere tutti una sola cosa». E ha proseguito il pastore Tedoldi: «Credo sia giunto il tempo di capire che unità è sinonimo di cristianità” e conclude “nel nostro presepe spirituale i magi sono sempre lì con il loro carico di tesori pronti a camminare verso il Signore. Mi piace pensare che questo sia proprio il senso della nostra unità: camminare da luoghi diversi, da esperienze diverse verso Dio che ci attende».

Ha poi espresso il suo pensiero padre Fuciu: «Unità è la parola chiave, i tre magi rappresentano l’unità, ma anche l’unità delle tre persone del Padre del Figlio e dello Spirito Santo che è la Santissima Trinità». E ha concluso: «Siamo qui per questa preghiera per l’unità dei cristiani rivolta a Dio per proteggerci e per essere benedetti».

La serata è quindi proseguita con un momento di dialogo e ascolto reciproco in stile sinodale. Divisi in tre gruppi i partecipanti hanno potuto confrontarsi, riflettere e condividere pensieri riguardanti l’unità dei cristiani e come testimoniarla nel mondo di oggi e di domani. Quindi le tre lampade, che avevano accompagnato i lavori di gruppo, sono state riportate vicino all’altare in modo da essere visibili a tutti.

La veglia ecumenica si è quindi conclusa con un momento di preghiera seguito dalla benedizione.

 

Settimana ecumenica, don Celini a “Chiesa di Casa”: «Come i magi, insieme verso Cristo»

Margherita Santini
TeleRadio Cremona Cittanova
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“Beato chi ascolta la Parola di Dio”, con don Compiani a “Chiesa di Casa” i temi e il senso della Domenica della Parola

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In occasione della Domenica della Parola, che la Chiesa celebra il 23 gennaio questa settimana, Chiesa di Casa ha incontrato don Maurizio Compiani, biblista cremonese e incaricato diocesano per l’apostolato biblico. Nel dialogo con Riccardo Mancabelli, don Maurizio ha introdotto il significato della «iniziativa voluta da papa Francesco nel 2019, perché tutta la comunità cristiana si concentri sul valore della Parola di Dio. Non solo catechisti, sacerdoti e coloro che direttamente hanno a che fare con il ministero della Parola – ha spiegato – ma tutti i fedeli si devono nutrire del continuo rapporto con la Parola di Dio».

“Beato chi ascolta la Parola di Dio”: questo il tema scelto per la giornata nel 2022: «Richiamando questo passaggio evangelico, il Papa ci indica che il mettere in opera la Parola di Dio è fondamentale, però

occorre stare attenti a cosa si mette in opera: ciò presuppone ascolto attento e fedele della parola, altrimenti metto in pratica le mie strategie e non mi lascio realmente nutrire dalla Parola» spiega don Compiani.

Tuttavia, si potrebbe pensare che le nostre comunità non siano sempre educate ad un ascolto sincero della Parola. Don Compiani, invece, fa notare come «il fatto che la Domenica della Parola cada in questo periodo non è casuale: stiamo vivendo la Settimana dell’unità dei cristiani ma siamo anche molto vicini alla Giornata di preghiera per il dialogo fra cattolici ed ebrei, che è stata il 17 gennaio: è come dire che stiamo facendo un cammino proprio della comunità cattolica, che pone attenzione alla Parola di Dio».

Se dal Concilio di Trento si è verificata una sorta di «disaffezione alla Parola di Dio» – ripercorre il biblista cremonese – il Concilio Vaticano II va a sottolineare il fatto che «la Parola di Dio, per la comunità cristiana, è anche nutrimento diretto». Questa familiarità con la Parola, secondo l’incaricato diocesano, è ultimamente accresciuta: «Sicuramente ci sono state una serie di iniziative per aiutare a conoscere la Parola, come gruppi biblici, gruppi di ascolto della Parola, incontri di preghiera, scuole della Parola». È anche vero, però, come specifica don Compiani, che «la familiarità non nasce in poco tempo. Fa fatica a prendere piede quando nasce da iniziative sporadiche. Ha bisogno di forme più stabili.

Lo scoglio maggiore è forse questo: riuscire a sanare la frattura fra la vita pastorale della Chiesa e la Parola di Dio».

Capita, infatti, che «la Parola sia un riferimento, ma fintanto che non siamo tenuti a fare delle scelte; quando dobbiamo scegliere, spesso ci muoviamo a partire da logiche che poco hanno a che fare con la Parola di Dio». Come l’ospite in studio specifica, «la Parola di Dio deve essere il principio vitale che va ad animare ogni aspetto della vita del credente, sia personale che comunitario. Bisogna tornarci continuamente». 

Familiarità non significa, però, cercare nella Parola le soluzioni che preferiamo, oppure, di fronte ad un brano “scomodo”, scegliere di ignorarlo. Il rischio è quello di adottare «un approccio a volte utilitaristico: vado a cercare ciò che ho già in mente. In tal caso, però, sono io che costringo la parola di Dio entro i miei pregiudizi. Oppure cerco solo la pagina che conferma le mie idee, eliminando le altre». Don Compiani ha dunque rimarcato che tale problematica è sintomo della «necessità di un rapporto continuativo».

Alla Parola bisogna accostarsi «con domande, ma in modo libero: non solo devo scrutare la Parola di Dio, ma devo permettere alla parola di scrutare me, così che mi parli in modo più ampio rispetto alle mie certezze».

Dunque, una Parola che va oltre i nostri pensieri e le nostre immagini. «La riforma liturgica va proprio in questo senso. Secondo quanto ci insegnano i Padri della Chiesa, la Parola di Dio è come una sposa per il suo sposo: cerca il suo coniuge!». Per questo è sempre più auspicabile un ascolto leale e disponibile, nella certezza che la persuasività della Parola non sia frutto di una nostra abilità o delle nostre idee, ma nel contenuto della Parola stessa.

Matilde Gilardi
TeleRadio Cremona Cittanova
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RIFLESSIONE

Sinodalità: per non perdere la faticosa bellezza della Chiesa

Appunti teologici in margine al percorso delle Chiese italiana e universale

“Sembra che il treno sia già passato. E lo abbiamo perso”. Si può riassumere così il commento di un laico impegnato al servizio della propria comunità, durante un dialogo sul cammino sinodale che da poco anche la Chiesa italiana ha intrapreso. Senza dubbio un’affermazione perentoria. La sua età non tradiva certo le polarizzazioni giovanili. Semmai rimandava a stagioni già vissute, a “treni già passati”, o … Continue reading »

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San Bernardo e Borgo Loreto si preparano alla visita pastorale del Vescovo: «Un momento di unità»

Con la Veglia ecumenica inizia la prima parte della visita che durerà due settimane e coinvolgerà anche Maristella e Zaist, nel percorso di costituzione dell'Unità pastorale

Sono ormai giunte alla definizione degli ultimi dettagli del programma disposto per le giornate della visita pastorale le parrocchie di San Bernardo e Borgo Loreto, in Cremona, che si preparano ad accogliere il vescovo Napolioni da giovedì 20 a domenica 23 gennaio. «L’arrivo del Vescovo è sempre un momento speciale – racconta il parroco, don Pietro Samarini – perché è lui, a tutti gli effetti, … Continue reading »

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Nel segno della corresponsabilità, dell’ascolto, della propositività i responsabili degli uffici pastorali della Curia diocesana e i coordinatori d’Area della Diocesi si sono ritrovati nel pomeriggio di lunedì 17 gennaio presso il Centro pastorale diocesano per un momento di confronto con il vescovo Antonio Napolioni, alla presenza anche anche del vicario episcopale per la Pastorale, don Gianpaolo Maccagni.

Scopo dell’incontro, il primo dell’anno, come ha precisato don Maccagni in apertura, è stato quello di fare emergere nodi, prospettive, modalità efficaci e nuove per camminare insieme: spazio dunque al dialogo, in un clima di fraterna schiettezza.

Dopo avere ringraziato il Signore, esprimendo e condividendo «gratitudine e stupore per l‘iniziativa gratuita con cui il Signore guida la sua Chiesa», il Vescovo ha invitato a individuare con attenzione e in profondità con quali criteri i vari Uffici di Curia leggono e vivono la sinodalità, interrogandosi anche sull’orizzonte teologico, spirituale e culturale da cui essi sono guidati. E, inoltre, «quali i “perché”, le risorse nascoste, i doni non ancora espressi, non ancora, condivisi, non ancora realizzati». Ecco che l’incontro si è posto come un vero e proprio “laboratorio di discernimento”.

Ci si è quindi aperti all’ascolto dell’esperienza di tutti, incentrato sulla domanda fondamentale proposta dal Sinodo universale: «Come si realizza  oggi, a diversi livelli (da quello locale a quello universale, quel “camminare insieme” che permette alla Chiesa di annunciare il Vangelo, conformemente alla missione che le è stata affidata; e quali passi lo Spirito ci invita a compiere per crescere come Chiesa sinodale?».

Numerosi, ricchi di analisi e suggestioni, segnati dal desiderio di un fedele e fecondo servizio alla Chiesa, i vari interventi hanno preso spunto dallo specifico sentire di ognuno, fondato su quanto vissuto “sul campo” e sempre in un’ottica di confronto costruttivo e rispettoso. In particolare, ci si è soffermati sulla necessità di “incontrarsi” per la condivisione di punti di vista e prospettive, sulla ricerca dei linguaggi e delle modalità più consone all’annuncio e alla testimonianza che la Chiesa è chiamata a offrire agli uomini e alle donne del nostro tempo, sull’ascolto che non può che interessare tutte le dimensioni e le prospettive del mondo contemporaneo, evitando anacronistiche, sterili e controproducenti nostalgie, sul passaggio dall’ascolto a una relazione che faccia scoprire il volto vero e bello di una Chiesa vicina.

È decisivo, in tutto questo, come ha richiamato il vescovo Napolioni, riconoscere la verità delle persone, con la visione di Chiesa che ciascuna di esse incarna, con la propria ricchezza di storia, di esperienze, di attese. In questo «il pastore non è il leader carismatico, ma colui che, in spirito sinodale, fa emergere le diversità e le ricchezze che anche tali diversità racchiudono, e le guida e le accompagna, in quella complessità dinamica che è presente in ogni organismo vivente».

Necessario e certamente fecondo, allora, sarà un accostamento e un approfondimento di quella profonda e ricca miniera che è rappresentata dal magistero di Papa Francesco: un accostamento e un approfondimento che siano scevri delle troppe semplificazioni che troppo spesso gli sono riservate: un magistero che, invece, non può che costituire un orizzonte sicuro a cui guardare, in quel cammino che la Chiesa tutta è chiamata a sperimentare con fiducia e con coraggio. Perché essa sia, sempre, luce delle genti.

L’incontro si è concluso con l’impegno di una prossima occasione più distesa nel tempo nei prossimi mesi,  per continuare la condivisione in vista anche di uno stile nuovo che dovrà vederci tutti più desiderosi di accompagnare insieme il cammino diocesano.

Federico Celini
TeleRadio Cremona Cittanova
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Come San Facio, anche in questo tempo «ospitali e pellegrini verso Dio e verso gli uomini»

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«San Facio fu veronese di nascita, ma cremonese per la dimora costante e i rapporti sociali…». La lettura di un riassunto della “Vita di San Facio”, testo medievale che ne descrive la biografia, introduce la celebrazione della Messa solenne nel giorno del 750° della morte del santo, presieduta dal vescovo Napolioni nella Cattedrale di Cremona, dove sono conservate – in un altare in cripta – le spoglie di Facio.

Nelle cronache del tempo è descritto come uomo di profonda fede, sostegno per le sue opere di carità che instancabilmente durante la sua vita lo spinsero a farsi carico con passione e generosità dei bisogni dei concittadini più fragili. «Decise con l’aiuto del Signore di istituire l’Ordine dello Spirito Santo, detto dei Fratelli del Consorzio. E così il benedetto servo di Dio Facio cominciò a sobbarcarsi le opere di misericordia, come se fosse ferito dalle piaghe della carità».

Quella carità che, aprendo la celebrazione Eucaristica, concelebrata dal vescovo emerito Lafranconi, dal vicario generale, dal Capitolo della Cattedrale e dai sacerdoti della città – il vescovo Napolioni ha ricordato come frutto ancora vivo dell’eredità di San Facio: «Vogliamo dire grazie al Signore – ha detto durante i riti iniziali –  riscoprire il messaggio, seguire le orme di uomini così veri da essere santi, così generosi da portare ancora frutto: un crescendo di solidarietà in città» di cui è segno «la Caritas diocesana che da 50 anni va incontro a chi più bisogno di conoscere Cristo carità del Padre».

Una ricorrenza che la Chiesa cremonese inizia oggi a celebrare e che ricorderà con iniziative e occasioni di incontro, formazione e riflessione durante il 2022, anno del 50° di fondazione, che culminerà con la solennità di un altro grande santo della carità, Sant’Omobono, il prossimo 13 novembre.

 

«Quanto è ricca la nostra Chiesa» esclama monsignor Napolioni nella sua omelia, dopo la lettura della parabola del Buon Samaritano dal Vangelo di Luca. «Non finiamo di conoscere il tesoro della Chiesa: perché i santi non invecchiano, non passano di moda».

È un pensiero colmo di gratitudine che percorre la riflessione del vescovo per quella che – ricordando San Facio e i santi «antichi e recenti» – definisce «la grazia dell’incontro».

Quello che la vita di San Facio, «cremonese d’adozione» e «orafo della vita», e il suo messaggio indicano è «l’essenziale della vita cristiana e della vita pastorale: è lo stile della carità. La carità – aggiunge – familiare e spontanea, e la carità sociale e politica che cambia la realtà in una chiave di giustizia , solidarietà, bene comune».

È la grazia di questo incontro a muovere il cambiamento. Un cambiamento – ha ricordato ancora il vescovo – per San Facio è passato dal rifiuto e dal carcere e che insegna «la vera legge della vita». Ricordandoil dialogo sinodale con un gruppo di operatori della carità monsignor Napolioni ha richiamato la bellezza del momento in cui chi si è lasciato raggiungere nel bisogno, diventa poi a sua volta capace di aiutare gli altri: «solo chi ha ricevuto amore impara a dare amore; solo chi ha conosciuto il dolore sa lottare contro il male ed essere luce di speranza per chi non ce l’ha».

«Da cosa ricominciare dopo questa pandemia?». La domanda cala sui fedeli in Cattedrale. «Su che cosa impostare una carità che vada incontro alle nuove povertà?».

Lo stile dell’incontro è la risposta. Lo stile che San Facio sperimentava nei suoi pellegrinaggi, fermandosi lungo la strada, in un gesto a cui oggi i ritmi della società non sono più abituati: «Noi oggi rischiamo di non cogliere la presenza del Signore che ci offre in ogni incontro la grazia di un rinnovamento della nostra vita».

Nel pensiero del Vescovo, però, emerge la grazia che anche nel «deserto» di quest’epoca possiamo riconoscere: la capacità di guardarsi negli occhi, di non giudicare ma di capire, di stare accanto, di portare anche i pesi degli altri… «Quante cose belle la Chiesa cremonese ha costruito anche in questi cinquant’anni – aggiunge riferendosi all’anniversario della fondazione della Caritas – case per dare ospitalità e senso di famiglia a persone che erano sole e disperate. Questo è possibile se qualcuno non resta indifferente. Non cede a quella che Papa Francesco chiama “la globalizzazione dell’indifferenza”».

È un «grazie» al Signore, a San Facio a concludere l’omelia con una ripresa della Lettera Pastorale che monsignor Napolioni ha dedicato proprio al santo di cui oggi si fa memoria: «“Ospitali e pellegrini”: sono due modi per non chiudere bottega. Noi temiamo di dover chiudere bottega, di non vivere più la fede in comunità palpitanti… ma se saremo ospitali, con cuore disponibile ad ascoltare, se sapremo che nessuna parrocchia è autosufficiente, che solo il popolo unito in cammino può testimoniare il Signore, allora saremo pellegrini tanto verso Dio quanto verso gli uomini, in quella saldatura inestricabile che esiste tra mistero e realtà».

La celebrazione è poi proseguita per concludersi in cripta, davanti all’altare che custodisce le spoglie di San Facio dove il Vescovo con i sacerdoti concelebranti e i rappresentanti delle cooperative e delle associazioni caritative presenti in Cattedrale, hanno portato una lampada che «arderà davanti alla sua urna fino al 13 novembre, segno della preghiera incessante della Chiesa cremonese per tutti coloro che il bene non solo lo pensano ma lo fanno davvero».

Dopo aver disposto la lampada sull’altare monsignor Napolioni ha pronunciato una preghiera di affidamento per la Chiesa cremonese prima della benedizione: «Un momento particolarmente bello da cui ripartire – ha aggiunto – rinascere con la grazia del Signore e l’intercessione dei Santi. Grazie a tutti voi»

 

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Fratello Facio: il santo della carità, lavoratore e pellegrino

 

La lettera pastorale “Ospiti e pellegrini”

È dedicata a san Facio la quinta lettera pastorale scritta dal vescovo Antonio Napolioni, intitolata “Ospitali e Pellegrini. Sulle orme di san Facio”, pubblicata lo scorso dicembre. In un agile volume, impreziosito dalle illustrazioni della giovane artista cremonese Giulia Cabrini, la lettera pastorale riprende e ripropone la vita del santo. «L’anniversario – scrive nelle prime righe monsignor Napolioni – invita a ricordare uno dei più antichi santi custoditi dalla Chiesa cremonese, cogliendo alcuni messaggi di grande attualità per noi», «non con il rigore dello studioso, ma nella semplicità di una riflessione personale e di un dialogo fraterno, che il vescovo offre a credenti e non, a tutti i fratelli pellegrini nel tempo e nello spazio che ci son dati di attraversare». La lettera pastorale, che affianca alla riflessione brani tratti dall’agiografia del santo, invita dunque le comunità a essere «ospitali e pellegrini, come lui – spiega monsignor Napolioni presentandone l’uscita – ma nel nostro tempo, nel quale rischiamo di rinchiuderci nelle nostre case». Un invito a riscoprire ospitalità, ascolto, accoglienza… anche come Chiesa.

Nei dodici brevi capitoli della sua nuova lettera pastorale il vescovo affronta, lasciandosi guidare dai passi del santo, i passaggi più attuali della contemporaneità, che riguardano la Chiesa e la società intera: la solidarietà concreta, il lavoro, la transizione economica ed ecologica, la preghiera, il protagonismo laicale all’interno della Chiesa, il cammino sinodale.

Il volume, al prezzo di copertina di 1,50 euro, è disponibile presso gli uffici della Curia diocesana, la libreria Paoline di Cremona, il Santuario di Caravaggio e l’editrice diocesana TeleRadio Cremona Cittanova (0372-462122, prenotazioni@teleradiocremona.it).

“Ospitali e pellegrini”. San Facio parla al presente nella Lettera Pastorale del Vescovo Napolioni

TeleRadio Cremona Cittanova
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