Assemblea delle scuole cattoliche: «Lo scopo è quello di parlare tutte le lingue: non integralismo, ma integrazione»

image_pdfimage_print

Si è tenuta il 14 dicembre, presso il Centro Pastorale di Cremona, l’assemblea delle scuole cattoliche del territorio, alla presenza del Vescovo Antonio Napolioni e di don Aldo Basso, collaboratore dell’Ufficio per la Scuola e l’Educazione della Diocesi di Mantova. Continue reading »

Matteo Cattaneo
TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

Il Vescovo all’Università Cattolica «L’eccellenza siete voi, profezia di un cambiamento necessario e possibile»

image_pdfimage_print

Nella mattinata di martedì 15 dicembre, nella sede cremonese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il vescovo Antonio Napolioni ha celebrato l’Eucaristia per studenti e professori, un momento di preghiera e meditazione in vista del Natale che è stato anche l’occasione per inaugurare ufficialmente la cappella del Campus recuperata nel complesso di Santa Monica.

A celebrare questo grande evento insieme al Vescovo vi erano don Maurizio Compiani, incaricato per la Pastorale Universitaria, padre Giorgio Viganò, barnabita responsabile della Residenza Universitaria di San Luca, don Roberto Maier, docente di Inglese e Mitologia e don Luigi Mantia, presente in rappresentanza della Società di Mutuo Soccorso del Clero. Tra i presenti il cavaliere Giovanni Arvedi con la moglie Luciana Buschini e i presidi di facoltà Anna Maria Fellegara (Economia e Giurisprudenza) e Marco Trevisan (Scienze Agrarie, alimentari e ambientali).

«Sapienza e scienza divina sono la pienezza di tutti i saperi possibili e sono il fondamento del rinnovarsi, del permettere agli uomini di andare al di là, non solo delle conoscenze scientifiche, giuridiche, economiche e pratiche, ma al di là del limite morale e spirituale, avendo dunque un potenziale di verità e creatività che non finisce di stupirci».

Sono queste le parole con le quali il Vescovo si è rivolto agli studenti presenti nella suggestiva aula magna, ricordando infatti che «le arti vanno oltre gli schemi e danno un respiro all’anima. Ma l’arte delle arti – diceva san Gregorio Magno – è il servizio e la guida delle anime, la cura delle coscienze, l’edificazione del Regno di Dio di cui il popolo di Dio è lo strumento, il lievito nella massa».

«Siamo in un tempo – ha proseguito nella sua riflessione – in cui la Chiesa, pur fiera delle sue istituzioni, non deve avere paura di essere minoranza». Così – ha aggiunto – «pur essendo felici di avere decine di migliaia di iscritti, questa dev’essere sempre un’università di eccellenza: e l’eccellenza siete voi, ragazzi, e i vostri professori». E l’eccellenza è – aggiunge – «la profezia di un cambiamento necessario e possibile»

Guardando poi alle discipline che il campus di Cremona offre nell’offerta formativa delle sue due facoltà, il vescovo ha allargato lo sguardo al futuro, al contributo di cambiamento che questa generazione di studenti può dare, al segno che può lasciare nel mondo: «Dobbiamo riuscire a dare cibo a tutti e in maniera sostenibile per l’ambiente, a rinnovare l’economia affinché esalti la dignità degli uomini, dia ai poveri ragioni di speranza e ai giovani spazio per esprimere la loro fantasia»

«Si può cambiare in meglio!» ha assicurato monsignor Napolioni: «Se noi pre-giudichiamo, bolliamo gli altri ed escludiamo facciamo la politica dello scarto. Invece la potenzialità di rinnovamento del mondo si nasconde dove meno ce l’aspettiamo. E viverlo in un luogo che ricorda questo riscatto, questo rinnovamento possibile è una grande notizia».

 

 

Durante la celebrazione le preghiere dei fedeli sono state lette ognuna in una lingua differente, come segno di multiculturalità, per essere esempio di una Chiesa che non sia solamente quella della propria singolarità, ma che si apra a tutto il mondo, sempre pronta ad accogliere e superare le sfide del domani.

Al termine della Messa, animata dai canti festosi e allegri degli studenti di Cremona, il Vescovo, seguito dagli altri sacerdoti e da tutti i fedeli, si è spostato nella nuova cappella dell’ateneo, per poterla benedire e quindi inaugurarla ufficialmente. «Ecco quindi il senso della cappella in un campus: è un luogo di silenzio, di raccoglimento, magari anche di riposo mentale, affinché si riscopra l’orizzonte dentro cui il vostro applicarsi allo studio riprende significato».

Luca Marca
TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

Caravaggio, venerdì sera elevazione musicale in chiesa parrocchiale

Alle 21 protagonista l'Unione corale "Don Domenico Vecchi" che proporrà «Brilla una Luce»

Nella serata di venerdì 17 dicembre, alle 21, nella chiesa parrocchiale di Caravaggio, l’unione corale “Don Domenico Vecchi” del Santuario di S. Maria del Fonte, proporrà un’elevazione musicale natalizia dal titolo “Brilla una Luce”. L’Unione Corale si esibirà insieme a Marco Bianchi all’organo, ad un’ensemble strumentale e al soprano Costanza Zanella, guidati dal maestro Roberto Grazioli. La musica sarà accompagnata da una voce recitante che … Continue reading »

condividi su

Il 18 dicembre in Seminario arriva la “Luce della Pace da Betlemme”

L'iniziativa promossa dagli scout del Masci di Cremona per far giungere anche in città la luce della fratellanza attinta dalla chiesa della Natività

Torna quest’anno a Cremona, dopo lo stop forzato del 2020, la “Luce della Pace da Betlemme”, distribuita dagli scout delle Comunità Masci Cremona1 e Cremona2 con il motto “Facciamoci Luce per curare la Terra”. L’appuntamento è nel pomeriggio di sabato 18 dicembre, presso il Seminario vescovile di Cremona, dove dalle 17 alle 19 chiunque potrà attingere personalmente per portare la Luce, unitamente al suo messaggio di … Continue reading »

condividi su

«Educare Educandosi», dal Centro Ucipem di Viadana un progetto per le fragilità familiari

Tra il caos della vita e il frastuono delle giornate, immersi in ritmi frenetici e disorientanti, oggi più che mai si rischia di dimenticarsi delle persone che sono state più sfortunate: c’è chi ha perso il lavoro o un caro affetto a causa della pandemia, c’è chi fa fatica ad arrivare a fine mese e chi è gravemente malato, davanti a queste persone, che hanno … Continue reading »

condividi su

Il vescovo Antonio Napolioni a Ca’ del Ferro in dialogo con il mondo del carcere

Si è tenuto nel pomeriggio di lunedì 13 dicembre l'incontro fra il vescovo Antonio Napolioni e gli operatori penitenziari in occasione della visita annuale che precede la Messa di Natale con i detenuti

«L’incontro con il Vescovo è per noi un momento di grande gioia, che a causa della pandemia non si teneva dal 2019, siamo felici di poterlo nuovamente accogliere qui nella nostra realtà, che ha tanto bisogno di essere ascoltata». Con queste parole, la direttrice del carcere di Cremona Rossella Padula, accoglie il vescovo Antonio Napolioni nel pomeriggio di lunedì 13 dicembre nella casa circondariale di … Continue reading »

condividi su
image_pdfimage_print

«L’incontro con il Vescovo è per noi un momento di grande gioia, che a causa della pandemia non si teneva dal 2019, siamo felici di poterlo nuovamente accogliere qui nella nostra realtà, che ha tanto bisogno di essere ascoltata». Con queste parole, la direttrice del carcere di Cremona Rossella Padula, accoglie il vescovo Antonio Napolioni nel pomeriggio di lunedì 13 dicembre nella casa circondariale di Ca’ del Ferro in presenza dei cappellani don Roberto Musa e don Graziano Ghisolfi, del direttore della Caritas Cremonese don Pierluigi Codazzi, del diacono Marco Ruggeri, degli agenti di polizia penitenziaria e degli operatori che lavorano nella realtà carceraria.

Durante l’incontro ogni presente ha avuto la possibilità di intervenire per illustrare, dal proprio punto di vista e secondo le proprie mansioni, quali sono le criticità e i punti di forza nel rapporto fra gli operatori penitenziari e i detenuti, facendo emergere come sia sempre più difficile stabilire un rapporto di reciproca fiducia, spesso dettato dalla mancanza di risorse e iniziative per poterli riabilitare, al fine di fornire loro una seconda opportunità al di fuori del carcere.

Ricorda don Roberto Musa che «sono molti i casi in cui un detenuto, scontata la sua pena, non è in grado di riacquisire una vita fuori dalle sbarre, e quindi dopo un mese lo ritroviamo qua. C’è bisogno di avere la sicurezza che finiti i giorni di custodia, esista la possibilità di rimettersi in gioco come nuovi cittadini. Per far questo, da tempo ormai, si sono aperti un laboratorio e un negozio nei quali vengono prodotti e venduti dolci e cibarie, offrendo così un graduale riavvicinamento alla società per i detenuti, che in questo caso sono anche affiancati da ragazzi disabili che possono mettere in gioco le loro abilità».


Link

Leggi QUI il reportage di Riflessi Magazine dalla casa circondariale di Ca’ del Ferro


Alcuni operatori carcerari hanno approfittato della presenza del Vescovo anche per condividere alcune esperienze che hanno vissuto sulla loro pelle durante le ore di lavoro, molto dure e traumatiche, esternando i sentimenti che han provato e che cosa han pensato in quei momenti.

Le parole della direttrice Rossella Padula sull’incontro sottolineano come «il dialogo e il confronto sono stati i veri protagonisti oggi, ci siamo tutti stupiti dell’attenzione che ci ha dedicato il Vescovo, lasciandoci liberi, senza vincoli né censure, di dire ciò che ognuno sentiva sia sul mondo che viviamo, il “mondo carcere”, sia sulle attività quotidiane. Dalle parole di monsignor Napolioni è emersa una grande vicinanza da parte sua, vicinanza che però possiamo già tastare nella quotidianità, poiché è attiva, concreta e produttiva. La chiesa non è solamente quella fuori, ma siamo tutti noi qua dentro, al di la della confessione di ognuno, perché chiesa è servizio, sacrificio e disponibilità nei confronti degli altri».

Il Vescovo ha quindi concluso l’incontro, all’insegna della comunicazione attiva e produttiva, salutando i presenti invitandoli alla celebrazione con i detenuti nella mattinata del giorno di Natale: «Questa esperienza deve poterci scuotere tutti, – ha detto – perché è la cartina al tornasole della nostra civiltà. Oggi sono emerse tre parole chiave: bisogno di speranza, bisogno di senso e bisogno d’ascolto, ma in fondo è ciò che riguarda tutti, e allora ben venga che qui facciamo di più per farlo nella vita quotidiana fra di noi. Una comunicazione che sia veramente ricca di speranza e di senso delle cose, perché ci mettiamo realmente in ascolto gli uni degli altri».

Luca Marca
TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

«Collaborazione, onestà e giustizia», la ricetta del Vescovo alla coop. Il Calabrone

image_pdfimage_print

Guarda la photogallery completa

 

Un gioioso pomeriggio di festa presso il capannone della cooperativa “Il Calabrone” di Cremona si è svolto nel pomeriggio di domenica 12 dicembre a Picenengo. Ospite il vescovo Antonio Napolioni che ha celebrato l’Eucarestia e si è intrattenuto con gli operatori e i volontari di questa realtà nata in seno alla “Comunità Papa Giovanni XXIII”.

Una realtà – raccontata anche nelle buone pratiche della recente Settimana sociale dei cattolici italiani di Taranto – che proprio quest’anno compie 25 anni, come ha ricordato prima della celebrazione il presidente Enzo Zerbini, raccontando come negli ultimi anni la cooperativa sia cresciuta, con l’acquisto del nuovo capannone e di nuovi macchinari, consentendo di assumere anche nell’ultimo anno una nuova dozzina di dipendenti che vanno ad aggiungersi alla quarantina già presenti. Anche per la cooperativa la pandemia si è fatta sentire, ma ora l’attività è in ripresa e la crescita è ricominciata con il prezioso contributo di ciascuno e nuovi investimenti.

A concelebrare l’Eucarestia insieme al vescovo di Cremona don Adamo Affri, sacerdote della casa-famiglia di Fiorenzuola e cappellano del carcere di Piacenza, e il segretario episcopale don Flavio Meani.

Nella sua omelia mons. Napolioni ha ripreso dal Vangelo del giorno le parole di san Giovanni Battista: «Oggi spopolano le trasmissioni di cucina e il Battista ci suggerisce alcuni ingredienti: la collaborazione, l’onestà e la giustizia».

Il vescovo ha quindi proseguito: «Oltre a quello che fa il Signore occorre che ci sia la nostra collaborazione, uomini e donne di ogni razza e cultura che si rimbocchino le maniche. Le folle davanti al Battista si sono date da fare, noi che cosa possiamo fare? Anzi, che cosa volgiamo fare? Le risposte che Papa Giovanni e don Oreste ci dato sono la condivisione, della quale non vi devo insegnare nulla, poiché per voi è gesto di vita quotidiana, un gesto che fa bene a chi lo sceglie, anche dal punto di vista economico».

«Il modo di collaborare dei discepoli è secondo onestà, correttezza e trasparenza, un valore aggiunto da non trascurare – ha quindi proseguito il vescovo Antonio Napolioni -. Ai soldati il Battista dice di non maltrattare: l’esercizio della forza, che a volte è necessario, deve avvenire con sobrietà e giustizia, perché deve essere garantito anche al peggiore dei criminali la dignità, poiché Gesù dà la possibilità di cambiare a tutti».

Concludendo il vescovo di Cremona ha ripreso la particolare metafora culinaria: «Questi ingredienti formano una ricetta che riceve la vera Parola del Vangelo, riceve Gesù che vive e cammina con noi».

La festa è quindi proseguita, dopo la Messa, con i canti di alcuni dei ragazzi ospitati nelle case-famiglia e un video riepilogativo delle attività dell’anno appena trascorso.

 

La cooperativa “Il Calabrone”

“Il Calabrone” è una cooperativa sociale che da 25 anni si occupa di meccanica di precisione. Promossa dalla “Comunità Papa Giovanni XXIII”, la comunità opera nel vasto mondo dell’emarginazione sociale, fondata da don Oreste Benzi. Oggi “Il Calabrone” è una azienda certificata del territorio cremonese che si è consolidata nel comparto della filiera metalmeccanica.

Più della metà dei dipendenti sono persone svantaggiate, uscite dalla tossicodipendenza, dal carcere, con problemi psichiatrici. Persone che attraverso il lavoro hanno ritrovato fiducia e dignità, potendo iniziare una nuova vita. Una realtà produttiva, competitiva e in continua espansione, che riunisce al suo interno professionalità ed integrazione sociale, rendendola unica nel suo genere.

Matteo Lodigiani
TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

A Scandolara Ripa d’Oglio il saluto a don Franz Tabaglio

image_pdfimage_print

Guarda la photogallery completa

«La fonte della gioia è Dio, perché la sua felicità non è egoista e spalanca il suo cuore al mondo» così il vescovo Antonio Napolioni ha aperto alla speranza in Dio durante la Messa di ringraziamento e saluto a don Franz Tabaglio nella mattinata di domenica 12 dicembre nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo a Scandolara Ripa d’Oglio. Don Franz Tabaglio lascia le parrocchie di Grontardo, Levata e Scandolara Ripa d’Oglio a motivo degli effetti del Covid, che si fanno sentire ancora pesantemente dopo il lungo ricovero avvenuto nel marzo dello scorso anno proprio a causa del Coronavirus. Proprio la consapevolezza di non potersi dedicare a tempo pieno alle sue parrocchie l’ha portato a presentare al vescovo le propria rinuncia a parroco.

A concelebrare insieme a don Tabaglio anche don Gianpaolo Civa, già a servizio delle tre comunità con il ruolo di amministratore parrocchiale e al quale le parrocchie sono ora completamente affidate.

Nell’omelia il vescovo ha voluto porre in particolare l’attenzione alla speranza e alla gioia del Natale, proprio nella Domenica Gaudete: «Chissà se fra le tante bancarelle di Natale di questi giorni, colorate e profumate, piene di dolci e di regali, esiste una bancarella della gioia, con quella letizia che servirebbe per la festa del Natale». «La Parola ci invita ad essere lieti, una gioia leggera, ma profonda, quella che nessuno ci può togliere – ha quindi proseguito mons. Napolioni –. Noi lo sappiamo che anche fra noi, nelle nostre famiglie, ci sono persone che, pur provate dalla malattia o dalla solitudine, hanno osato amare, credere e vivere ancora, hanno saputo trasformare quel dolore in pace e gioia». Monsignor Napolioni ha quindi fatto riferimento proprio allo spirito che ha contraddistinto don Tabaglio nell’affrontare il prolungato periodo di sofferenza: «Anche don Franz ce lo sta mostrando, con il suo stile e la sua personalità, con un’obbedienza umile e fiduciosa al Signore che dà letizia, capace di non far prevalere l’angoscia ma la speranza».

Concludendo la riflessione sulla gioia, mons. Napolioni ne ha quindi evidenziato le radici: «La fonte della gioia è Dio, perché la sua felicità non è egoista e spalanca il suo cuore al mondo: un padre che dona il suo figlio per dare gioia, un Dio così è formidabile e per questo facciamo Natale, per lasciarci commuovere dalla sua fedeltà e lasciarci coinvolgere dal suo amore».

Alla celebrazione hanno anche partecipato i sindaci di Grontardo e Scandolara Ripa d’Oglio, Luca Bonomi e Angiolino Zanini. Proprio quest’ultimo, al termine della celebrazione, ha preso la parola per salutare don Tabaglio a nome dell’Amministrazione comunale e della popolazione, ringraziandolo per il tempo trascorso insieme e assicurando sempre un ricordo nella preghiera.

Quindi il ringraziamento e il saluto affettuoso e commosso letto a da Rossana Visigalli a nome del Consiglio pastorale e dell’intera comunità parrocchiale: «Comprendiamo che un sacerdote appartiene al Signore, non a se stesso e nemmeno alla sua gente, ma ugualmente le separazioni sono sempre gravose. Caro don Franz, il tratto di vita percorso insieme è stato breve, ma abbiamo potuto apprezzare la sua bontà e disponibilità che restano come seme destinato a fruttare nel tempo per la nostra comunità». Il saluto è quindi terminato con la lettura della benedizione di San Francesco rivolta al parroco e il dono di una stola, simbolo per eccellenza della dignità sacerdotale.

Prima della benedizione finale da parte del vescovo, ha preso la parola anche don Franz Tabaglio: «Sono stati quasi due anni di assenza da voi, ma durante i quali il vostro ricordo non è mai mancato – ha ricordato con commozione il sacerdote –. Un periodo di sofferenza, ma nella luce del Signore. Nei momenti di difficoltà si capiscono le cose importanti e io ho capito che dovevo aggrapparmi al Signore: la vostra amicizia mi ha aiutato anche in questo, perché da soli non ce la si fa». «Sono felice di concludere con voi questo cammino, anche se è molto doloroso – ha quindi proseguito don Franz –. Soffro a lasciare ma non l’ho voluto io, né l’ha voluto il vescovo: l’abbiamo deciso insieme, perché voi meritate un parroco a tempo pieno. Don Gianpaolo rimarrà con voi». E ancora: «Noi possiamo continuare a rimanere uniti perché in questi momenti si scopre che cosa vuol dire essere cristiani ed essere comunità». Don Franz ha quindi concluso il suo saluto con il riferimento biblico della figura di Giobbe: «Continuiamo questo cammino nella fede. In questo periodo ho riflettuto e ho capito come l’unica cosa è l’abbandono a Dio. Mi sono sentito come Giobbe, che anche nelle difficoltà non è mai mancato della fede: Dio mi ha dato Dio mi ha tolto, diceva Giobbe; se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?».

Un lungo applauso è quindi seguito alle parole del parroco che lascia le comunità dopo il breve ma significativo periodo trascorso insieme. Ora don Tabaglio continuerà il proprio ministero a Cremona, in Cattedrale, dove in particolare si dedicherà al sacramento della confessione.

 

Il saluto del parroco sul giornalino parrocchiale

Carissimi parrocchiani (vi chiamo ancora cosi perché lo sarete sempre nel mio cuore) è giunto il momento di salutarci definitivamente. Non è facile per me. Qui tra voi mi trovavo bene, mi sentivo a casa, per cui lasciarvi mi procura molta sofferenza. Purtroppo le conseguenze del Covid-19 sono state troppe e, nonostante tutti gli sforzi, non si sono risolte al punto da poter riprendere il mio ministero di parroco tra di voi. Ecco perché, confrontandomi con il Vescovo, si è giunti alla conclusione che forse al momento era opportuno per me esercitare in un altro modo il mio essere sacerdote e si è optato per farmi confessare in Cattedrale. Se poi le condizioni di salute dovessero migliorare allora rivaluteremo il tutto.

Vi esorto a restare uniti nel Signore e con chi la Provvidenza vorrà assegnarvi come pastore e guida, amate il Signore e la Madonna, pregate pregate pregate perché solo cosi resterete in piedi di fronte alle difficoltà della vita, servite gli ultimi e i più poveri perché li troverete Gesù.

Avanti allora e sempre uniti nel ricordo e nella preghiera.

Don Franz

 

Profilo biografico di don Tabaglio

Don Franz Tabaglio, classe 1964, è stato ordinato sacerdote il 19 giugno 1993 mentre risiedeva nella parrocchia di Ca’ de’ Stefani. Dopo essere stato vicario a San Pietro al Po in Cremona (1993-1998) e a Rivolta d’Adda (1998-2002), ha ricoperto l’incarico di cappellano dell’ospedale di Cremona (2002-2008). Nel 2008 è diventato parroco di Casanova del Morbasco e Cortetano, dove è rimasto sino al trasferimento nell’unità pastorale di Scandolara Ripa d’Oglio, Grontardo e Levata, dove si è ufficialmente insediato il 29 settembre 2018.

 

Matteo Lodigiani
TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

“Insieme si arriva lontano”, Giornata diocesana del Seminario. Il messaggio del Vescovo: «È la strada il luogo della missione»

La terza domenica di Avvento per la Chiesa cremonese segna tradizionalmente la Giornata del Seminario. La figura di Giovanni Battista che indica Gesù, e che il Vangelo di questa domenica mette al centro, viene presa quale esempio per i seminaristi che diventeranno preti e ai quali spetterà il compito di indicare alle comunità cristiane la presenza del Signore. «Insieme si arriva lontano. Li inviò a … Continue reading »

condividi su