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Come tradizione nella Cattedrale di Cremona è ricco il programma celebrativo in occasione della solennità di Sant’Omobono, il patrono della città e della diocesi. Continue reading »

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“Giovani e Vescovi” insieme per generare le «scintille» di un nuovo cammino

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Il cammino insieme è iniziato. Giovani e Vescovi, a partire da sabato 6 novembre, nel Duomo di Milano, hanno intrapreso un percorso nuovo.

«Siamo qui, in un momento di grazia, in questo luogo così significativo, per il nostro territorio, venendo da tutte le chiese di Lombardia, rappresentanti di tanti di cui portate la voce. Voi, giovani, siete qui per collaborare. Il messaggio è una parola che può orientare il cammino e può indicare il futuro. Il messaggero è pieno di ardore, ha un senso di responsabilità per il messaggio che porta. Ma a chi lo dove comunicare, dov’è il destinatario? Forse questa è un’immagine che può descrivere la situazione della Chiesa di oggi, che ha un messaggio, il Vangelo, e ha un ardore, il mandato, ma non sa come fare a portarlo, non sa a chi portarlo e non sa chi è disposto ad accoglierlo. Siamo qui per “generare scintille”: condividere un ardore capace di accendere altri e raggiungere i giovani vostri coetanei». Parole, quelle dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, che corrispondono all’entusiasmo gioioso dei 200 giovani giunti a Milano da tutta la Lombardia, tra cui anche la delegazione cremonese guidata dal vescovo Antonio Napolioni.

Come la Chiesa può impegnarsi concretamente sui temi vitali? Quali i passi su cui lavorare insieme? Quali sono le vie da percorrere?

Interrogativi e slanci che hanno ispirato, già due anni fa, questa proposta, affinché l’esortazione post-sinodale “Christus Vivit” fosse ripresa dalle Chiese lombarde insieme ai giovani.

«Questi due anni in cui il Coronavirus non ci ha permesso di vivere subito questo momento, che era stato pensato come immediatamente successivo al Sinodo dei giovani, sono stati due anni non di sospensione ma di lavoro, che ci hanno permesso di elaborare, di precisare, di approfondire sia i desideri che i bisogni e le aspettative rispetto all’incontro», sottolinea don Stefano Guidi, coordinatore di Odielle (Oratori Diocesi Lombarde), nel saluto e nei ringraziamenti a tutte le Pastorali giovanili della Lombardia, ai direttori degli uffici diocesani e ai loro collaboratori. Presente anche don Michele Falabretti, responsabile della Pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana.

Un’intuizione, quella di un cammino insieme, che ha fatto maturare nei Vescovi il desiderio di mettersi in ascolto dei giovani, per comprendere, attraverso caratteristiche e responsabilità diverse, cosa chiede il Vangelo. Seduti agli stessi tavoli, giovani e Vescovi, si sono confrontati in un dialogo costruttivo e profondo, esprimendo con sincerità quanto più stava loro a cuore, scambiando idee e proposte, raccontando esperienze e sogni per il futuro. È l’immagine emblematica dell’incontro del 6 novembre, che annulla ogni distanza, e avvicina in un’occasione straordinaria i giovani ai loro pastori, scoprendo così di camminare verso una meta comune, con l’intento che possa portare dei frutti. Sotto le magnifiche volte delle navate laterali, nel transetto e nell’abside, ad ognuno dei 14 tavoli, strutturato con uno dei dieci Vescovi alla guida delle Diocesi lombarde e i quattro ausiliari di Milano, affiancati da un facilitatore e un segretario, i giovani (tra i 18 e i 30 anni) hanno argomentato, per quasi tre ore, secondo i sentieri delle tematiche di riferimento: vocazione e lavoro; affetti, vita e dono di sé; riti; ecologia; intercultura. Di quanto emerso ne viene raccontata una prima sintesi, nel Salone Pio XII di via Sant’Antonio 5, nel pomeriggio, dagli stessi giovani, accompagnata da una suggestiva illustrazione grafica.

 

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«Quali decisioni ci sta chiedendo il Signore, oggi, per essere suoi discepoli? Quali valori condivisi mettere in atto, come persone e come comunità, perché la vita dei giovani lombardi di oggi sia buona, secondo il Vangelo, e lo sia in modo convincente e bello per i giovani stessi? Quali possibilità di vita e quali responsabilità vitali devono essere affidate ai giovani, perché possano essere essi stessi ad arricchire la vita della Chiesa?», sono le domande poste dal Vescovo di Vigevano, mons. Maurizio Gervasoni, delegato della pastorale giovanile della Conferenza episcopale lombarda, che ha sottolineato la sinodalità dell’importante evento vissuto insieme, secondo lo stile di cui il Papa ci chiede di farci interpreti. «Ricorrenti, nelle vostre parole: esperienza, concretezza, coinvolgimento, accoglienza, testimonianza e attenzioni che ci chiederanno di riflettere. È forte in voi una grande esigenza di eticità, di valori, di impegno: l’esigenza di autenticità. Un’altra cosa emersa è la vostra voglia di fare, molte volte avete ribadito: fatti, non parole. E poi la rivendicazione di protagonismo, di un ruolo verso il futuro che sentite che vi spetta, insieme alla richiesta di esperienze di confronto comunitario e di corresponsabilità.

Questo il senso dell’incontro che possiamo raccogliere: ascoltare la voce dello Spirito che ci permette di rileggere, alla luce della fede, la nostra vita e il nostro modo di fare pastorale, affinché possiamo maturare una decisione libera e rinnovata di vita buona… in grado di portare alla lode grata della bontà di Dio che fa cose grandi in ciascuno di noi».

Con un tono umoristico, ma ricco di significato, l’intervento dell’attore comico Giacomo Poretti ha invitato ad elevare lo sguardo, oltre ciò che è concreto. «Vuoi vedere che certi territori, luoghi, dove nascono misteriosamente le cose che più ci fan soffrire e gioire, i sentimenti e i pensieri, non abbiano una residenza rintracciabile? “Anima”: una parola strana, misteriosa, sconosciuta, ma dal suono gentile e impalpabile, leggera come un soffio. Ma come si fa a fare un’anima? Cominci con il ringraziare. Chi? Il Padre eterno. E se non ci credessi? Se fosse tutto un caso? Lei ringrazi il caso, che non ha faticato meno del Padre eterno. Benedica la circostanza ma non si dimentichi mai di ringraziare».

Gratitudine per la giornata vissuta insieme, è stata espressa, in conclusione, da don Stefano Guidi.

Ma «non dobbiamo pensare che l’incontro di oggi sia il capolinea di qualcosa, piuttosto è un trampolino di lancio». Il cammino dovrà proseguire: dalla sintesi del dialogo si elaboreranno delle prospettive che possano coinvolgere e suscitare altri momenti di confronto, con l’orizzonte della GMG di Lisbona del 2023, per sviluppare le linee pastorali giovanili delle nostre Chiese lombarde.

 


 

Di seguito i video delle dirette delle due assemblee plenarie

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Carità a misura di bambino: le proposte di Caritas per i più piccoli

In occasione della Settimana della carità incontri e attività per bambini e ragazzi

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Li avete mai osservati i bambini? A scuola accolgono il nuovo compagno abbracciandolo senza riserve e accompagnandolo per mano senza altra preoccupazione se non quella di fargli vedere i giochi disponibili.

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A Tonfano per parlare di Dio ai futuri sposi

L'incontro, promosso dall'Ufficio famiglia, ha coinvolto 20 coppie che accompagnano quanti si prepara al matrimonio

“Portatemi Dio”, questo il provocatorio titolo, preso da una canzone di Vasco Rossi, del fine settimana vissuto dal 5 al 7 novembre nella accogliente casa di Tonfano della Caritas diocesana da 20 coppie che accompagnano chi si prepara al matrimonio. Aiutati da don Massimiliano Sabbadini e dai coniugi Francesca e Alfonso Colzani, della pastorale familiare di Milano, ci si è confrontati su come parlare di … Continue reading »

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Centro diocesano vocazioni, primo incontro del Gruppo Samuele

Otto giovani, universitari e lavoratori, alla presenza di figure “senior” espressione di diverse scelte vocazionali, si sono ritrovati domenica 7 novembre presso la casa parrocchiale del Migliaro, a Cremona, per un pomeriggio di condivisione e preghiera

A Cremona, presso la casa parrocchiale del Migliaro, sede eletta per le attività vocazionali diocesane, nel pomeriggio di domenica 7 novembre ha avuto luogo il primo dei sette incontri del “Gruppo Samuele”, riservato a persone tra i 20 e i 30 anni. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova

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Il Vescovo a Vicobellignano nel ricordo di san Vincenzo Grossi: «Siamo tutti chiamati alla santità, cioè a una vita nel Signore»

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Domenica 7 novembre, nella memoria liturgica di san Vincenzo Grossi, il sacerdote pizzighettonese fondatore delle Figlie dell’Oratorio che a Vicobellignano è stato parroco dal 1883 sino alla morte (avvenuta il 7 novembre 1917), il vescovo Antonio Napolioni ha celebrato l’Eucaristia nella chiesa parrocchiale di Vicobellignano, affiancato dal parroco don Gabriele Bonoldi e da don Franco Vecchini, parroco emerito residente in paese.

«Siamo qui per ricordare insieme il giorno in cui san Vincenzo raggiungeva quel Gesù che aveva amato e cercato di fare amare da tutti – ha detto don Bonoldi all’inizio della celebrazione -. Lo aveva fatto con la parola, i sacramenti e la vita. In lui affidava pensieri e propostiti. Spetta a noi non lasciar spegnere quella luce di santità che ha brillato in questa chiesa».

Dopo aver confidato il piacere nel vedere un’intera comunità «dal passeggino al bastone» riunita tutta in chiesa, il vescovo Napolioni si è soffermato sulla Parola del giorno per comprendere meglio la vicinanza dei Santi, in particolare alla comunità insieme alla quale hanno vissuto buona parte della loro vocazione.

«Noi facciamo la festa ai santi – ha detto monsignor Napolioni – ma alla fine ci incontriamo tutti nel Signore Gesù, unico figlio di Dio che ha dato la vita per noi e continua a darci gioia e speranza». È sull’esempio testimoniato dai profeti, sia vetero-testamentari (come il profeta Elia della seconda lettura) che contemporanei (come san Grossi), che «siamo tutti chiamati alla santità con San Vincenzo Grossi, cioè a una vita nel Signore. E, qualunque sia la nostra vocazione, a spenderci totalmente».

Avvicinando quindi la figura di san Vincenzo Grossi a quella del profeta Elia, monsignor Napolioni ha proseguito: «Gli assomiglia perché come lui era convincente portatore della forza di Dio. Entrambi infatti hanno combattuto contro i falsi profeti con le armi di Dio che sono l’essergli fedele e l’avere pazienza».

Quali sono state dunque le iniziative prese dall’allora don Vincenzo per rendere la parrocchia una bella comunità? «Attirare i giovani, le donne, gli animatori, i catechisti e gli allenatori. Dando a ciascuno il suo spazio in comunità. E soprattutto inventando nel 1885 la Congregazione delle Figlie dell’Oratorio».

Dove ha trovato san Vincenzo la forza del suo coraggio? «Nella preghiera costante davanti a questo altare, in questa chiesa in cui per tanti anni don Vincenzo rimaneva solo a pregare e ritrovava la forza per essere un convincente testimone della sua esperienza di fede».

Da ultimo, soffermandosi sul Vangelo della povera vedova che dona la sua unica moneta, il Vescovo ha fatto un appello ai numerosi bambini e ragazzi presenti alla celebrazione: «Promettetemi che non butterete mai più il pane che avanza in tavola. Il pane non si butta mai, sprecare oggi nel mondo è un delitto!». E, fuor di metafora, ha concluso dicendo: «La parrocchia povera assomiglia alla vedova. Come si fa a essere una bella comunità? Se ognuno mette la sua monetina, se ognuno mette se stesso. Allora – ha terminato – che ne dite di mettere tutta la vostra gioia, i nostri sogni e il vostro futuro nel tesoro della comunità?».

Alla celebrazione – che è stata animata con il canto dalla corale parrocchiale diretta dal maestro Maurizio Monti, con all’organo il maestro Vittorio Rizzi – ha preso parte anche una rappresentanza delle Figlie dell’Oratorio, l’istituto religioso fondato da san Vincenzo Grossi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

San Vincenzo Grossi

San Vincenzo Grossi nacque il 9 marzo 1845 a Pizzighettone (Cremona) da una umile famiglia. A diciannove anni nel 1864 entrò nel nostro Seminario e fu ordinato sacerdote il 22 maggio 1869. Da allora tutta la sua attività pastorale si svolse in diverse parrocchie della nostra Diocesi (fu successivamente vicario a S. Rocco di Gera di Pizzighettone, a Sesto Cremonese, economo spirituale a Ca’ de Soresini). Nel 1873 fu nominato parroco di Regona di Pizzighettone e nel 1883 passò a Vicobellignano. Tutta la sua vita fu spesa nel ministero pastorale: animazione delle comunità a lui affidate, predicazione di missioni al popolo, formazione spirituale delle coscienze, attenzione ai poveri, educazione dei fanciulli e dei giovani. Per aiutare i sacerdoti nella catechesi e nella formazione umana, soprattutto della gioventù femminile, don Vincenzo cominciò a raccogliere attorno a sé delle giovani, con le quali diede vita all’Istituto delle Figlie dell’Oratorio. Morì a Vicobellignano il 7 novembre 1917. Fu canonizzato da papa Francesco il 18 ottobre 2015.

 

Lo speciale del nostro portale per la canonizzazione del 2015

 

Sara Pisani
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Giornata del Ringraziamento, Messaggio CEI: animali “ridotti a oggetti di consumo”, “forti interrogativi per alcune forme intensive applicate nella zootecnia”

Il Messaggio della CEI ricorda come “molte storie di santi” hanno a che fare con “la prossimità agli animali”

“Quando lo sguardo dell’umanità si posa sulla creazione e il suo cuore trabocca di meraviglia per l’opera di Dio, la persona non può fare a meno di lodare il Signore per il dono degli animali, anzi la sua parola si intreccia con quella muta di tante creature viventi che accompagnano la nostra presenza sulla terra”. Inizia così il Messaggio della Cei per la Giornata nazionale … Continue reading »

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Inaugurato a Casalmaggiore il nuovo “Spazio Tenda”

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Sabato 6 novembre nel cuore di Casalmaggiore è stato inaugurato il nuovo “Spazio Tenda”, centro di raccolta e smistamento di abiti di seconda mano ma anche luogo di incontro tra persone e associazioni.

Di questo si tratta. Dell’incontro avvenuto tra l’associazione Aquile di Martignana di Po, le ACLI – Circolo di Casalmaggiore e Tenda di Cristo, che quel luogo ha fondato nel 2017 grazie alla presenza di Franca, sarta per mestiere e volontaria per passione.

Nei tre piani siti in via Pozzi 15 nel tempo si sono incrociate molte storie di vita. Quella stessa vita interrotta dall’arrivo della pandemia che ha costretto anche i volontari di Tenda a chiudere battenti per più di un anno. Ma ora soffia un vento nuovo e ci si riprova. Grazie alla complicità di una rete di associazioni che in maniera spontanea si sono organizzate per assicurarne l’apertura, Spazio Tenda si prospetta essere non solo luogo di riuso e vendita a offerta libera, ma anche spazio di incontro con le famiglie (è stato preparato un apposito angolo bimbo con libri, giochi in scatola, strumenti musicali dal mondo) e con tutti coloro che vorranno fermarsi a raccontarsi davanti a un buon tè.

«È con gioia che abbiamo deciso di riaprire nuovamente e con ottimismo, lo Spazio Tenda – dichiara padre Francesco Zambotti, fondatore e responsabile di Tenda di Cristo -. L’idea di aprire Spazio Tenda nell’ottobre del 2017 è nata dal desiderio di condividere le varie donazioni che arrivavano nelle nostre comunità, per aprirci al territorio e metterci in ascolto delle persone e delle nuove necessità».

E Pierangela Cattaneo, responsabile di Casa Paola, aggiunge «In questi mesi abbiamo accolto con gioia ed entusiasmo la proposta di riaprire grazie alla collaborazione dell’associazionismo locale. Lo Spazio Tenda vuole essere una vetrina sul mondo del volontariato, una vetrina del “positivo” che molte volte è nascosto».

Come ci raccontano i volontari presenti, molte idee sono in cantiere. Spazio Tenda vuole diventare un “punto di comunità” dove la persona si senta accolta e ascoltata.

Questo sarà possibile grazie al coordinamento della rete che assicura una presenza efficace e creativa sul territorio, per ora nelle giornate di venerdì e sabato, in grado di ascoltare i bisogni delle persone ed elaborare proposte di condivisione e inclusione.

«L’arrivo di nuovi volontari – dichiara Maurizio Stradiotti, presidente dell’associazione Le Aquile – e fra tutti in particolare di Casajus Jorgelina, che è responsabile del progetto, ha dato il là per iniziare questa nuova esperienza». E conclude «Rispondere ai bisogni del prossimo è diventato per noi volontari importante tanto quanto il tema del riuso e del NON-spreco».

Non solo abiti, dunque, ma anche prodotti di artigianato provenienti dai numerosi viaggi di padre Zambotti in Messico e Brasile. Non solo libri per bambini, ma anche giochi, accessori, scarpe, stoffe, pietre, gioielli. Anche e soprattutto, però, come dichiara Alda Cozzini, responsabile delle ACLI di Casalmaggiore «un’idea, quella dell’incontro, dell’accoglienza con la multiculturalità che vive le nostre città, un luogo educativo che insegna l’arte del riuso e del riciclo, dove tutti possono entrare per portare un oggetto che non usano più o per raccontare un’idea che vogliono mettere al servizio della comunità».

A concludere la giornata, dopo una preghiera e la benedizione del padre camilliano, un aperitivo offerto dalla Bottega di commercio equo e solidale e una foto di gruppo con volontari, bambini, amici e il sindaco di Rivarolo del Re, Luca Zanichelli, che ha presenziato all’evento.

Sara Pisani
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