La Madonna sfregiata dall’Isis arriva a Cremona: dal 15 al 22 ottobre a S. Agostino

Iniziativa dell’unità pastorale Cittanova: nella chiesa cittadina una mostra sui cristiani martiri dell’Iraq e la statua della Vergine di Batnaya, profanata in Iraq e restaurata in Italia, simbolo delle persecuzioni alle Chiese cristiane d'Oriente

Era l’estate del 2014 quando l’Isis irruppe nella Piana di Ninive, zona a maggioranza cristiana del nord dell’Iraq, facendo strage di civili e costringendo alla fuga migliaia di persone. L’autoproclamato Stato islamico irruppe a Mosul e in altre città come Qaraqosh, Bartallah e Batnaya. Proprio a Batnaya la furia degli islamisti contro i luoghi di culto cristiani sfociò anche nella distruzione fisica di chiese e … Continue reading »

condividi su

A Pandino due occasioni per “leggere” il quotidiano Avvenire

L'iniziativa promossa dell'AC parrocchiale In vista della Giornata diocesana del quotidiano del 31 ottobre

Un tè, una fetta di torta e la curiosità di approfondire la conoscenza del quotidiano Avvenire in attesa della giornata diocesana del quotidiano dei vescovi italiana che si terrà domenica 31 ottobre con distribuzione straordinaria del giornale nelle parrocchie. Questi gli ingredienti dell’iniziativa promossa dall’Azione Cattolica di Pandino intitolata “AC-cidenti che notizia”: due incontri, il primo dei quali si è tenuto nel pomeriggio di domenica … Continue reading »

condividi su

«Presenti e vicini, anche senza parole»: a Dosolo l’ingresso di don Angelo Ruffini e don Massimo Macalli

image_pdfimage_print

Guarda la photogallery completa

 

Domenica 10 ottobre hanno fatto il loro ingresso come nuovi parroci don Angelo Ruffini, nominato anche moderatore, e don Massimo Macalli nelle comunità dell’unità pastorale formata dalle parrocchie di Cavallara, Correggioverde, Dosolo, Sabbioni di San Matteo, San Matteo delle Chiaviche e Villastrada. Nella cerimonia di insediamento presso la chiesa parrocchiale di Dosolo i due sacerdoti sono stati accompagnati da mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, che ha presieduto la liturgia eucaristica e da don Davide Barili, vicario zonale.

I sacerdoti prendono il posto di don Stefano Zoppi, che era parroco di Cavallara, Villastrada, Correggioverde e Dosolo, e di don Angelo Maffioletti che era parroco di San Matteo delle Chiaviche e Sabbioni di S. Matteo, unendo così le sei parrocchie in un’unica unità pastorale.

Accompagnato dal Corpo filarmonico G. Verdi il sindaco di Dosolo, Pietro Bortolotti, ha accolto sul sagrato della chiesa, a nome dell’Amministrazione e delle comunità, don Angelo e don Massimo assicurando la collaborazione con senso di responsabilità e del dovere: «In questo cammino di fede incontriamo oggi don Angelo e don Massimo ai quali porgiamo il benvenuto nella nostra casa che da oggi sarà anche la vostra nuova casa: sentitevi a casa vostra e vi porgiamo il saluto più caloroso, sarete e vi sentirete pastori di tutti senza eccezione alcuna e vi accogliamo come guide e come fratelli, segno del Signore tra di noi ed eredità di bene lasciata dai vostri predecessori che vi chiediamo di arricchire con il vostro carisma e con i valori di cui siete portatori».

Al termine dei riti di ingresso della Messa il vicario zonale don Davide Barili ha dato lettura del decreto di nomina. La liturgia è proseguita con l’aspersione dei presenti da parte di don Angelo e l’incensazione dell’altare da parte di don Massimo.

Un membro del Consiglio pastorale ha poi salutato i nuovi parroci a nome di tutte le comunità parrocchiali: «Per i sacerdoti che hanno deciso di mettersi a servizio di queste terre la chiamata è stata una scommessa importante – ha detto – l’esperienza li ha sempre portati ad affezionarsi a questa gente, in terra mantovana tra il fiume Oglio il fiume Po, che è schietta ma accogliente, che non riempie le chiese ma che esprime solidarietà in impensabili azioni a chi è nel bisogno, con fantasia e desiderio di incontrarsi». E ancora: «Inizia il percorso assieme, nella speranza che le strade di ciascuno dei nostri paesi diventino le vostre strade ed ogni chiesa sia la vostra chiesa: come diceva don Primo Mazzolari “il prete non è uno che esige la perfezione ma uno che aiuta a dare il meglio”». Per poi concludere con un augurio e il dono di una casula a ciascun sacerdote: «Cammineremo insieme per il tempo che Dio vorrà e con la grazia della vostra presenza affinché ciascuno possa dare il meglio nella gioia del servizio».

Dopo le letture del giorno, è stata l’omelia del Vescovo a offrire ulteriori spunti di riflessione: «Il Vangelo della chiamata di quel giovane, come la chiamata di ognuno di noi – ha quindi proseguito il vescovo – chi siete voi parroci? Le aspettative le avete sentite, ma prima di fare occorre essere: il primo messaggio è quindi davvero quello di accogliere questo nuovo incarico come quando il Signore vi ha messo nel cuore questa ipotesi di vita, non perché come prete siamo migliori ma perché stiamo dietro al Signore».

«Le parole di Gesù sono “Vieni e seguimi”: le ricchezze non sono solo i soldi ma anche le sicurezze, gli affetti, il proprio io, i propri progetti e le proprie paure che ci paralizzano impedendoci di andare dietro al Signore che non si stanca di chiamare anche oggi ognuno di noi – ha ripreso mons. Napolioni – per essere testimoni del Signore non chiudetevi in ufficio e in casa, ma andate tra un paese e l’altro perché chiunque vi incontra possa incrociare qualcosa di quello sguardo di Gesù».

Il vescovo ha poi proseguito ricordando l’apertura del Sinodo sulla sinodalità aperto in mattinata a Roma da Papa Francesco: «Ascoltare il Vangelo e ascoltare i fratelli: voi iniziate questa missione mentre inizia il cammino del Sinodo della Chiesa universale e della Chiesa italiana, per due anni ci alleneremo ad ascoltarci per mettersi alla ricerca della volontà di Dio. Anche le comunità seguiranno non solo i parroci, ma il Signore stesso e come accade a chi è più ricco e pensa di farcela con le sue forze, sarà più tentato di dire “no grazie, faccio da solo” mentre sono i più poveri, i più deboli e i più fragili che si sintonizzano con l’opera di Dio».

Mons. Napolioni ha quindi concluso l’omelia con un augurio: «Buon cammino, a tutti noi insieme perché siamo tutti protagonisti di ciò che accade oggi. Non è semplicemente la festa a due nuovi parroci ma è la gratitudine al Signore che si fa Eucaristia con noi e per noi affinché ci riconosciamo condotti, nutriti, accompagnati, custoditi e perciò sicuri da ogni turbamento: la comunione con Gesù ci dà la vera pace da invocare, scambiare, custodire e regalare a chiunque».

La celebrazione eucaristica è quindi continuata con la liturgia eucaristica e dopo la Comunione ha visto il nuovo parroco moderatore prendere la parola per un saluto alla comunità che lo ha accolto: «Il fiume Po ci accomuna in questo territorio, vorrei condividere un saluto ricevuto in questi giorni che riprende il messaggio dei percorsi pastorali del vescovo di quest’anno “Va’ avanti e accostati”: sapendovi fare vicino, soprattutto alle famiglie giovani, a chi ha bisogno di una parola o di un consiglio, ma anche di una presenza anche senza parole, l’esserci con i nostri desideri, le nostre fatiche quotidiane nell’attività e nell’azione educativa, tutti possiamo giocare insieme questa scommessa per mettercela tutta nell’essere segno di una comunità che vive con lo spirito di Dio nel cuore».

Ha quindi subito seguito don Massimo Macalli con il suo saluto: «Il cammino di più comunità insieme deve prendere il ritmo giusto come quando si canta: se non c’è ritmo il canto diventa brutto; bisogna un po’ abituarsi a questo ritmo di camminare insieme perché se qualcuno sbaglia ritmo qualcuno resta indietro, qualcuno va’ troppo avanti e allora bisogna un po’ aiutarsi in questo: la grazia del Signore ci accompagni per questo».

Per concludere il pomeriggio di gioia, dopo le firme dell’atto di immissione alla presenza dei testimoni, è stato quindi il momento di un rinfresco accompagnato da un momento di musica dal vivo in oratorio per festeggiare insieme e scambiare le prime parole di conoscenza con i parroci appena accolti.

Matteo Lodigiani

 

 

Biografia dei nuovi parroci

Don Angelo Ruffini (in foto a sinistra), che è stato anche nominato moderatore, è nato a Calvatone nel 1964 ed è stato ordinato il 18 giugno 1994. È stato vicario a San Bassano (1994-1999) e Castelleone (1999-2004). Nel 2004 è stato nominato parroco di Drizzona e Voltido; diventando nel 2005 parroco in solido presso le parrocchie di San Giovanni in Croce, Solarolo Rainerio e Voltido. Dal 2006 al 2011 è stato parroco in solido di Casteldidone e San Lorenzo Aroldo. Dal 2011 era parroco a San Bassano e Santa Maria dei Sabbioni, e dal 2019 anche di Cornaleto, Formigara, Gombito e San Latino.

 

Don Massimo Macalli (in foto a destra), classe 1975, originario di Covo, è stato ordinato il 17 giugno 2000. È stato vicario a Casalbuttano (2000-2008), nella parrocchia Cristo Risorto di Cassano d’Adda (2008-2011) e a Calcio (2011-2014). Nel 2014 il trasferimento, come collaboratore parrocchiale, a Dosimo, Persico e Quistro. Parrocchie di cui nel 2018 è stato amministratore parrocchiale, insieme a quelle di Gadesco, Pieve Delmona e San Marino, di cui sino ad oggi è stato parroco in solido.

TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

Una nuova Casa per il clero

image_pdfimage_print

La vita del sacerdote è intensa, intensissima, un dono costante di sé al servizio della gloria di Dio e della propria comunità. Ma che cosa accade quando diventa anziano o quando si trova in una situazione di fragilità o malattia che gli rende impossibile continuare ad amministrare una parrocchia o servire una comunità a tempo pieno? Proprio per rispondere a queste necessità a Cremona nel 1991 è sorta, all’interno di una splendida dimora alla periferia della città, di proprietà della Società di mutuo soccorso e previdenza tra i sacerdoti diocesani, la residenza «Casa Flaminia». Villa Flaminia fu la storica dimora del colonnello Tonghini, dalla cui moglie prende il nome. Proprio le figlie Luisa e Cristina Tonghini, entrambe molto religiose e sempre molto generose con la Chiesa diocesana (tanto che fecero fondere l’oro di famiglia per realizzare un calice e una pisside per la Cattedrale) lasciarono villa e parco circostante alla Società di mutuo soccorso che trasformò la struttura con miniappartamenti per i sacerdoti anziani autosufficienti. A trent’anni dall’apertura di questo luogo di accoglienza le esigenze però sono cambiate. La Diocesi vuole promuovere sempre di più per un cammino di comunione tra i sacerdoti che accompagni tutta la vita. Nelle unità pastorali viene incoraggiata la condivisione di vita tra i presbiteri anche per far fronte all’isolamento che molti preti sperimentano. Per questo la Diocesi, in collaborazione con il Seminario vescovile, ha pensato a una nuova realtà di accoglienza, la «Casa del clero», realizzata all’interno dello stesso Seminario. Un’intera zona della struttura di via Milano è stata dunque destinata a questo scopo: qui i sacerdoti più anziani, ancora autosufficienti, o bisognosi di periodi di riposo, potranno rimanere in contatto non solo con i giovani seminaristi ma anche con gli studenti delle realtà educative presenti nel complesso, dalle scuole elementari al liceo. Condividendo gli spazi e la fraternità anche con altri sacerdoti più giovani, in servizio in realtà cittadine o del circondario e residenti in Seminario.

A raccontare che cosa significhi questa esperienza è proprio uno degli ospiti della struttura, don Bernardino Orlandelli: «Per me vuol dire bellezza, ma armonizzata nell’essenziale – afferma –. In questo contesto diventa importante il rapporto tra di noi, perché non siamo fatti di stelle ma di carne e sangue. Dunque un dialogo comune tra noi e la realtà dei seminaristi è una grande occasione. Possiamo aiutarci, se saremo capaci di realizzare una relazione che sia dono reciproco».

«La nuova Casa del clero permette a noi seminaristi – conferma Paolo Zuppelli – di ricevere da loro un dono di maturità e di esperienza sacerdotale e a loro di continuare a vivere quell’esperienza di comunità che hanno fatto nel corso di tutto il loro ministero, nel corso del loro servizio. In questo senso il Seminario viene visto sia come punto di formazione per i nuovi preti ma anche come luogo di accoglienza per chi ha terminato il proprio compito nelle realtà parrocchiali, perché possa continuare a vivere una vita di fraternità».

​​​​​​​«Riunire sacerdoti come noi che non svolgono più un servizio in  parrocchia è una buona iniziativa – sottolinea anche don Franco Morandi – perché così evitiamo di disperderci. È un modo nuovo di ritrovarsi, di essere come una famiglia. E il potersi ritrovare con i seminaristi, e non solo tra noi sacerdoti, contribuisce a farci sentire vivi. Quello che abbiamo ricevuto dobbiamo donarlo, non serve tenerlo per sé. Bisogna comunicarlo».

 

La presentazione della Casa del clero all’interno della seconda puntata del Giorno del Signore

Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

Il Papa apre il Sinodo: non è una convention ecclesiale ma un evento di grazia

image_pdfimage_print

Questo contenuto non è disponibile per via delle tue sui cookie

Si è disposti “all’avventura del cammino” condividendo le vicende dell’umanità o si preferisce rifugiarsi nelle scuse del “non serve” o del “si è fatto sempre così”? È la domanda che il Papa pone nella Messa di apertura del Sinodo sulla sinodalità, nella Basilica di San Pietro.  Presenti circa 3mila persone, fra cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e laici. Incontrare, ascoltare, discernere sono i tre verbi che Francesco offre alla riflessione della Chiesa come bussola, all’inizio di questo percorso sinodale, ricordando che fare Sinodo significa camminare insieme sulla stessa strada. Lo sguardo è rivolto a Gesù che, nel Vangelo proposto dalla Liturgia di oggi, incontra l’uomo ricco, ascolta le sue domande e lo aiuta a discernere.

La Parola ci apre al discernimento e lo illumina. Essa orienta il Sinodo perché non sia una “convention”, una convention ecclesiale, un convegno di studi o un congresso politico, perché non sia un parlamento ma un evento di grazia, un processo di guarigione condotto dallo Spirito. In questi giorni Gesù ci chiama, come fece con l’uomo ricco del Vangelo, a svuotarci, a liberarci di ciò che è mondano, e anche delle nostre chiusure e dei nostri modelli pastorali ripetitivi; a interrogarci su cosa ci vuole dire Dio in questo tempo e verso quale direzione vuole condurci.

Non maschere di circostanza ma esperti nell’arte dell’incontro

Come Gesù, senza esserne infastidito, si è lasciato interpellare dall’inquietudine dell’uomo ricco, che chiedeva cosa fare per avere la vita eterna, i cristiani sono chiamati a “diventare esperti nell’arte dell’incontro”, non nell’organizzare “eventi” o nel fare “una riflessione teorica sui problemi”. Gesù – aggiunge a braccio –  non andava di fretta, ma era sempre al servizio della persona che incontrava per ascoltarla. Bisogna, quindi, dare spazio alla preghiera, all’adorazione, all’incontro col Signore, a quello che lo Spirito vuol dire alla Chiesa per lasciarsi, poi, interpellare dalla storia dell’altro. Invece di “ripararci in rapporti formali o indossare maschere di circostanza”, l’incontro suggerisce nuove vie da seguire facendoci uscire da “abitudini stanche” per essere capaci di “veri incontri con Lui e tra di noi”, “senza trucco”.

Oggi, dopo l’Angelus, riceverò un bel gruppo di persone di strada che semplicemente si sono radunate perché c’è un gruppo di gente che va ad ascoltarle, soltanto ad ascoltarle. E dall’ascolto sono riusciti a incominciare a camminare.

Non insonorizzare il cuore

I cristiani sono chiamati, dunque, a ascoltare con il cuore, tutto il tempo necessario, in modo che l’altro si senta non giudicato ma libero di raccontare il proprio vissuto. Gesù con l’uomo ricco non ha offerto “una soluzione preconfezionata” ma ha ascoltato con il cuore permettendogli, così, di parlare di sé con libertà. “Con sincerità in questo itinerario sinodale, chiediamoci: come stiamo con l’ascolto?” è la domanda di Papa Francesco. Fare Sinodo è infatti seguire le tracce di Gesù:

È scoprire con stupore che lo Spirito Santo soffia in modo sempre sorprendente, per suggerire percorsi e linguaggi nuovi. È un esercizio lento, forse faticoso, per imparare ad ascoltarci a vicenda – vescovi, preti, religiosi e laici, tutti, tutti i battezzati – evitando risposte artificiali e superficiali, risposte prêt-à-porter: no. Lo Spirito ci chiede di metterci in ascolto delle domande, degli affanni, delle speranze di ogni Chiesa, di ogni popolo e nazione. E anche in ascolto del mondo, delle sfide e dei cambiamenti che ci mette davanti. Non insonorizziamo il cuore, non blindiamoci dentro le nostre certezze. Le certezze tante volte ci chiudono.

Un cammino di discernimento spirituale

Nel dialogo con l’uomo ricco, Gesù, poi, lo aiuta a discernere. Intuisce che è un uomo buono che pratica i comandamenti, ma vuole condurlo oltre l’osservanza dei precetti, facendogli capire a cosa il suo cuore sia davvero attaccato, “per poi scoprire che il suo bene non è aggiungere altri atti religiosi, ma, al contrario, svuotarsi di sé: vendere ciò che occupa il suo cuore per fare spazio a Dio”. Un’indicazione preziosa, nota il Papa. Il Sinodo, infatti, è “un cammino di discernimento spirituale, di discernimento ecclesiale, che si fa nell’adorazione, nella preghiera, a contatto con la Parola di Dio”.

Infine, un gruppo di 25 persone rappresentanti tutto il popolo di Dio e i diversi continenti si avvicinano davanti all’altare della confessione. Il gruppo è composto da una persona ipovedente e il suo accompagnatore; due religiosi, due giovani della pastorale giovanile, una famiglia congolese con i due figli che vivono a Roma; un diacono permanente con la moglie e i due figli, un giovane della comunità romena di rito latino e uno della comunità indiana di rito siro-malabarese, un cappellano libanese maronita, una coppia di fidanzati e altre due coppie, un giovane sacerdote.

 

Sinodo, Papa Francesco: “Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa”

Sabato 16 ottobre a Cremona la Veglia diocesana per l’avvio del Sinodo: inizio suddivisi per zone pastorali in tre chiese della città e conclusione comunitaria con il vescovo in Cattedrale

Debora Donnini
VaticanNews
condividi su

L’adorazione è “on the road” sulle strade di don Primo

Sono stati «la cascina, il fiume e la pianura» ad accompagnare il pellegrinaggio proposto dalla Suore Adoratrici di Rivolta d'Adda per i giovani delle diocesi di Cremona, Modena e Como

La figura di don Primo Mazzolari ha guidato i giovani di Adora on the road nel corso del primo appuntamento della proposta vocazionale promossa dalle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda. Nella giornata di sabato 9 ottobre un gruppo formato da una ventina di giovani, delle diocesi di Cremona, Modena e Como, si è messo in cammino, guidato da alcune suore delle comunità … Continue reading »

condividi su
image_pdfimage_print

 

Nella mattinata di sabato 9 ottobre, presso la Biblioteca del Seminario di Cremona, si è riunito per la prima volta il nuovo Consiglio pastorale diocesano. Fresco di nomina, è l’unico organismo diocesano composto per la maggior parte da laici ed è stato ulteriormente arricchito, dopo il recente rinnovo dello statuto, dalla presenza di esponenti di gruppi, movimenti e associazioni laicali, insieme anche a persone che, per competenze professionali o per il servizio che rendono sul territorio, sono state scelte dal vescovo per contribuire a una riflessione che non intende limitarsi a guardare alla vita interna diocesana, ma anche dare nuovo slancio all’evangelizzazione a cui tutta la Chiesa è chiamata. Continue reading »

TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

La splendida chiesa di Santa Maria Maddalena di Cremona risplende di nuova luce

image_pdfimage_print

Guarda la gallery completa della serata

Nella serata di venerdì 8 ottobre si è svolta l’inaugurazione del nuovo impianto di illuminazione della Chiesa di S. Maria Maddalena (Cremona).
Si tratta di un edificio di notevole importanza storico-artistica oltre ad essere molto caro non solo ai parrocchiani, perché luogo per anni delle funzioni liturgiche, ma anche a molte coppie di sposi che hanno scelto S. Maria Maddalena per celebrare il sacramento del matrimonio.

Il parroco, don Antonio Bandirali che ha pensato e si è impegnato per la realizzazione di quest’opera di adeguamento e sicurezza, nel saluto iniziale agli intervenuti, ha sottolineato come la luce di cui ora gode la chiesa, e che ne mette in risalto la bellezza, possa essere segno di speranza per l’epoca che stiamo vivendo, l’auspicata l’uscita dal buio del periodo di pandemia.
L‘opera è stata economicamente possibile grazie agli Amici di S. Imerio Onlus con i proventi del 5×1000, il Comune di Cremona attraverso i fondi derivati dagli oneri di urbanizzazione, il Touring club e i privati che hanno contribuito generosamente.

L’architetto Romano Ruggeri dello studio associato Archidue ha presentato i lavori svolti mentre venivano accese le luci e l’edificio sacro si mostrava in tutto il suo splendore.

Don Gianni Cavagnoli liturgista, già vicario negli anni ottanta nella parrocchia di S.Imerio, nel suo competente e appassionato intervento ha poi presentato il profondo legame tra il tema della luce e la liturgia. Le due feste: della Pasqua, la festa delle feste, e il Natale, attorno alle quali ruotano tutte le altre feste – ha sottolineato – mostrano attraverso il segno della luce il mistero della risurrezione e dell’incarnazione. Il Natale – ha ricordato ancora don Cavagnoli nel suo intervento – si celebra al solstizio d’inverno, quando il sole incomincia a “vincere sulle tenebre dell’inverno”. La Pasqua è invece legata al plenilunio di primavera. Ancora una volta la liturgia si serve di segni per parlarci di Cristo, come ad esempio si evidenzia nel canto dell’Exsultet durante la Veglia pasquale: “Ti preghiamo, dunque, Signore, che questo cero, offerto in onore del tuo nome per illuminare l’oscurità di questa notte, risplenda di luce che mai si spegne”.
La luce dell’alba e del tramonto segnano inoltre tutta la preghiera cristiana “delle ore”. Nelle lodi mattutine ad esempio si prega: “verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge, per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace”. (Benedictus)

Un’arte, quella della luce e dell’illuminazione in ambito liturgico, da scoprire e valorizzare.

La Prof.ssa Mariella Morandi, nella sua illustrazione storico-artistico, ha ripercorso la storia della Chiesa di S. Maria Maddalena che affonda le sue radici nel XIII sec. e deve il suo aspetto attuale ai lavori di consolidamento condotti negli anni ‘60 che hanno portato alla luce diversi affreschi quattrocenteschi. Tra gli aspetti artistici di notevole interesse che la chiesa custodisce si segnalano la pala d’altare di Tommaso Aleni, la decollazione del Battista di Luca Cattapane nella quale si evidenzia un uso sapiente, e fortemente innovativo per l’epoca, della luce che bene si inserisce nel tema che ha segnato la serata.

Ad accompagnare i diversi interventi l’audizione straordinaria del preziosissimo violino Omobono Stradivari del 1730 suonato dal giovane talento Lorenzo Meraviglia accompagnato da Mauro Ivano Benaglia, primo violino e direttore della Accademia Concertante d’Archi di Milano.
I brani eseguiti hanno riscosso grande apprezzamento e sono stati accompagnati da lunghi applausi.

La chiesa, così dunque riportata al suo massimo splendore, è ora aperta al pubblico e potrà essere visitata grazie ai Volontari per il Patrimonio Culturale del Touring Club.

Questa domenica, 10 ottobre, la Messa delle 18.30 solitamente celebrata a S. Ilario, sarà celebrata in Santa Maria Maddalena.

TeleRadio Cremona Cittanova
condividi su

Sinodo, Papa Francesco: “Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa”

Sabato 9 ottobre Papa Francesco ha aperto il momento di riflessione sul percorso sinodale con un discorso a 360 gradi, al centro del quale c'è l'identità di una "Chiesa di vicinanza", che parta dall'ascolto e dalla partecipazione di tutto il popolo di Dio. L'auspicio è che possa essere un Sinodo con la partecipazione di tutti, in cui lo Spirito sia il protagonista

“Non bisogna fare un’altra Chiesa, bisogna fare una Chiesa diversa”. Per concludere il suo discorso durante il momento di riflessione sul percorso sinodale, la mattina di sabato 9 ottobre nell’Aula nuova del Sinodo, il Papa ha preso in prestito una frase di padre Yves Congar: “E questa è la sfida”, ha aggiunto sintetizzando gli obiettivi del Sinodo sulla sinodalità, che inaugurerà ufficialmente domenica 10 ottobre … Continue reading »

condividi su