Talita kum. Alzati e cammina. È questo il titolo scelto dalle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda per la proposta di pastorale giovanile e vocazionale di quest’anno. Continue reading
Dosolo accoglierà, nel pomeriggio di domenica 10 ottobre, i nuovi parroci in solido don Angelo Ruffini (il moderatore, in foto) e don Massimo Maccalli, cui il Vescovo ha affidato le comunità “Santo Stefano” in Cavallara, “Santa Maria Assunta” in Correggioverde, “Santi Gervasio e Protasio martiri” in Dosolo, “Nostra Signora di Lourdes e San Ludovico” in Sabbioni di San Matteo, “San Matteo apostolo” in San Matteo delle … Continue reading
Talita kum. Alzati e cammina. È questo il titolo scelto dalle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento di Rivolta d’Adda per la proposta di pastorale giovanile e vocazionale di quest’anno. Continue reading
Sarà il vescovo ausiliare di Milano Paolo Martinelli, nuovo presidente della Commissione CEI per il clero e la vita consacrata, a offrire nella mattina di giovedì 7 ottobre in Seminario, a Cremona, a sacerdoti e diaconi una riflessione su “Il contributo dell’Amoris laetitia al rinnovamento ecclesiale e alla vita del sacerdote”. L’occasione è la prima convocazione plenaria del clero diocesano, in programma dalle 9.30. Fonte: … Continue reading
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È stato il vescovo Antonio Napolioni a presiedere la Messa nella festa di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia e degli ecologisti, celebrata nel pomeriggio di lunedì 4 ottobre presso la chiesa dei frati cappuccini di San Giuseppe a Cremona. A concelebrare insieme al vescovo Antonio anche mons. Dante Lafranconi, vescovo emerito di Cremona, fra Giorgio Peracchi, padre guardiano del convento di via Brescia, don Pietro Samarini, vicario zonale e don Flavio Meani, cerimoniere episcopale.
Ad aprire la celebrazione eucaristica le parole di padre Giorgio Peracchi: «Il mio sentimento di gratitudine per la presenza dei sacerdoti e la parola “comunione” che mi è venuta in mente nel vedere i due vescovi insieme, come siamo abituati a vederli: sono un grande esempio di comunione e per questo noi li ringraziamo».
Nella festa del poverello di Assisi monsignor Napolioni ha proposto nell’omelia una riflessione sui giovani di oggi, partendo dalla vita di Francesco: «Francesco smaniava di grandezza e ci riguarda conoscerlo attentamente: che giovane era quando è stato chiamato? Era molto più simile ai nostri giovani di oggi più di quanto noi immaginiamo, tanto che potremmo chiamarlo patrono dell’apericena e della movida, non perché si sia fermato lì, ma perché anche lì si manifesta l’inquietudine, il bisogno, la ricerca, la confusione, cose tanto grandi dentro di lui da renderlo terreno adatto alla chiamata: di che pasta sono i giovani da cui il Signore tira fuori un san Francesco? Sono come altri milioni di ragazzi e ragazze».
Per questo il vescovo ha voluto sottolineare l’attualità del modello del santo di Assisi: «La profezia di Francesco – ha detto – sfida anche il XXI secolo e quelli che verranno. È certamente tutto dono di Grazia, ma che entra a contatto con una realtà umanissima: in Francesco c’è certamente il seme del bene e della grazia, ma non da cancellare la miseria umana, perché se non fosse così noi saremmo condannati all’impossibilità di vedere un risveglio della vocazione nei ragazzi, nei giovani e nei ragazzi che verranno, mentre il Signore lavora molto meglio sui cuori inquieti e indifferenti».
«Oggi la grande malattia è l’apatia, la depressione, il cinismo, la chiusura in sé stessi e anche un po’ di perbenismo che ci fa mettere sul piedistallo: nel leggere la storia del giovane Francesco dobbiamo scuoterci nello sguardo che noi abbiamo verso i giovani di oggi e di domani perché sono tutti potenziali santi; non solo quelli che vengono a Messa, ma quelli che cercano sé stessi nelle maniere più strane» ha quindi proseguito il Vescovo dopo aver letto alcuni passi della vita di san Francesco narrati negli scritti di Tommaso da Celano e Bonaventura da Bagnoregio.
Il Vescovo ha quindi concluso la sua riflessione sui giovani con un invito a mettersi in gioco: «Siamo noi chiamati ad essere lo sguardo e la mano di Dio su tutti i giovani, con quale fede, quale tatto, quale coraggio, quale apertura di cuore e quale fede possiamo sfidare anche i giovani del nostro tempo che non aspettano altro pur senza saperlo. Chiediamo a san Francesco che ci coinvolga in questa missione, lui che ha affascinato milioni di giovani e che vuole continuare a farlo nel nome del Signore Gesù».
Tolti i ponteggi e la copertura di cantiere, è tornata visibile la facciata del transetto nord della Cattedrale di Cremona, per cui sono terminati i lavori di restauro, pulitura e consolidamento.
L’intervento, approvato nel 2018 e attivato negli scorsi mesi grazie anche all’accesso al bonus facciate da parte dell’ente Cattedrale che ha finanziato i lavori, completa il ciclo di restauri che ha già interessato le altre parti esterne dell’edificio, facendo seguito a quello di inizio anni Novanta, che non era stato completato.
I lavori hanno previsto la pulitura di tutta la parte dei laterizi di facciata e controfacciata, iniziando dai pinnacoli più elevati. Per uno di questi, quello di sinistra, è stato appurato che sia stato oggetto di un rifacimento successivo alla realizzazione della facciata.
Altri dettagli storicamente rilevanti sono inoltre venuti alla luce duranti i lavori: ad esempio è stata riscontrata la presenza di lacerti di colore, tracce di rosso, ma anche nero e blu, sotto gli archi che confermano l’usanza di ravvivare attraverso l’utilizzo di pigmenti il colore del laterizio di facciata, così come la comparsa di frammenti di disegni geometrici, in origine pure policromi, che testimoniano un’altra fase decorativa antica del Duomo
Di grande interesse poi il recupero e la pulitura delle parti scolpite, come le statue della Vergine e dell’angelo collocate in due nicchie al secondo livello della facciata, con i loro curiosi basamenti sporgenti che rivelano una ricollocazione diversa rispetto a quella pensata in origine, ma soprattutto l’architrave marmorea che sovrasta il portale centrale. Si tratta di un’opera antica, di grande importanza storica e di grande valore artistico che ritrae i 12 apostoli. La datazione riporta al XII-XIII secolo, dunque un’epoca precedente la stessa facciata. Si tratta dunque anche in questo caso di una ricollocazione come dimostrano le figure degli ultimi due apostoli (il sesto a destra e il sesto a sinistra) tagliate per adattare la misura del fregio allo spazio del portale. Un calco di questa preziosa opera sarà esposto nel nascente Museo Diocesano.
Nel frattempo all’interno della Cattedrale sono iniziati anche altri lavori di pulitura e restauro che interessano le due cantorie della piazzetta senatoria, che ritrovano i colori originari attraverso una accurata operazione di recupero del colore originale dei pannelli lignei, coperto da strati postumi, che riporterà alla vista dei fedeli e dei visitatori la luminosità originaria delle parti laterali del presbiterio, anche in vista dei prossimi lavori di adeguamento dell’altare
Torna il #DonoDay dell’Università Cattolica del S. Cuore con l’edizione 2021 che parte ambiziosa, allargandosi sul territorio di Piacenza e Cremona e ampliandosi nel tempo: l’avvio nella mattinata del 4 ottobre a Piacenza con il presidente della Nazionale italiana cantanti Enrico Ruggeri che racconterà agli studenti l’impegno costante dell’associazione per la solidarietà, con particolare riferimento alle Partite del cuore, e si chiuderà l’8 ottobre con … Continue reading
Con la celebrazione della Giornata del creato, che la Comunità Laudato si di Viadana e Marcaria festeggia tradizionalmente nella ricorrenza dedicata a San Francesco d’Assisi, il 4 ottobre, si conclude il percorso di riflessione dedicato al “Tempo del Creato” dal titolo “Camminare in una vita nuova: la transizione ecologica per la cura della vita”, tema ispirato dallo stesso Papa Francesco per incoraggiare la conversione di … Continue reading
«Un dialogo sinodale che porta frutto» è il senso del percorso che i Vescovi delle Diocesi della Lombardia vogliono iniziare il prossimo 6 novembre in Duomo a Milano. Cinque saranno i “sentieri”, punto di partenza di un percorso più ampio in cui i Vescovi si propongono di mettersi in ascolto del vissuto dei giovani. Fonte: TeleRadio Cremona Cittanova
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Domenica 3 ottobre la comunità di Paderno Ponchielli ha vissuto un pomeriggio di festa per l’ingresso di don Fabrizio Ghisoni come nuovo parroco delle parrocchie di “San Dalmazio” in Paderno Ponchielli e “Santo Stefano martire” in Ossolaro, due delle quattro comunità dell’unità pastorale “Nostra Signora della Graffignana” (che comprende anche le parrocchie di Casalbuttano, San Vito e Polengo). La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo Antonio Napolioni, affiancato dal vicario zonale don Giambattista Piacentini, dal parroco moderatore dell’unità pastorale don Gianmarco Fodri e da don William Dalè, da poco ordinato diacono in servizio presso l’unità pastorale. Ad accompagnare il nuovo parroco anche don Giuseppe Nevi, parroco di Soncino dove don Fabrizio ha svolto l’incarico di vicario, insieme ad alcuni parrocchiani soncinesi.
La celebrazione è stata animata dai canti della corale parrocchiale con Francesca Capelli all’organo “Pacifico Inzoli”, recentemente restaurato.
A dare il primo benvenuto a don Ghisoni è stato Cristiano Strinati, sindaco di Paderno Ponchielli, che ha rivolto al nuovo parroco alle porte della chiesa un saluto a nome della comunità comunale che rappresenta: «Voglio subito dare del tu al parroco per farti percepire una presenza familiare: il tuo arrivo è significativo perché sarai parroco di tutta la comunità comunale diventando parroco anche di Ossolaro e dovrai cercare di smussare gli spigoli di questa nuova unione. Abbiamo pensato di regalarti un pallone da calcio “Tango Rosario” conoscendo la tua passione calcistica e come simbolo dell’oratorio visto che un pallone fa sempre famiglia».
Al termine dei riti di ingresso della Messa il vicario zonale don Giambattista Piacentini ha dato lettura del decreto di nomina. La liturgia è quindi proseguita con l’aspersione dell’assemblea e con l’incensazione dell’altare per mano del nuovo parroco.
Un membro del Consiglio pastorale parrocchiale ha rivolto poi il saluto della comunità parrocchiale a don Fabrizio: «Le comunità di Paderno e Ossolaro affidate alla sua guida con vera gioia e spirito di servizio, dopo aver salutato con affetto e riconoscenza i predecessori don Claudio e don Floriano, sono ora desiderose di condividere con lei il cammino di fede e di crescita spirituale e umana – ha detto –. Averla tra noi è un dono grande che sprona ognuno a mettersi in gioco per il bene comune come laici responsabili». E ancora: «L’entusiasmo con il quale si appresta a diventare nostro parroco ci riempie di gioia e ci investe di precipue responsabilità: insieme nella quotidianità cercheremo di rendere buona testimonianza con semplicità e impegno sostenendoci a vicenda come si fa in una vera famiglia».
È stata quindi donata a don Fabrizio una nuova stola, simbolo del sacerdozio, come augurio per questo nuovo capitolo del suo ministero.
Dopo le letture del giorno, è stata l’omelia del Vescovo a offrire ulteriori spunti di riflessione: «A un prete si chiede di benedire tutto, persino le macchine e tanti altri oggetti, ma il Vangelo di questa domenica si conclude con Gesù che benedice i bambini, li accoglieva e conosceva il loro segreto e voleva insegnare ai discepoli, come a noi, che l’atteggiamento vero del credente è sapere di avere Dio come padre, Maria e la Chiesa come madre».
«Ti chiedo – ha ripreso mons. Napolioni –, prima di insegnare, di imparare una realtà: le vie, i nomi, gli indirizzi e le storie. La parrocchia non è enorme, ma seguire queste storie sarà la vera nuova idea e realtà di parrocchia, famiglia di famiglie dove insieme si vince la paura e ci si aiuta nelle difficoltà, dove le fragilità vengono prese in carico umilmente da tutti come è lo stile del Signore che ci accompagna così tutti i giorni della nostra vita».
Il vescovo ha poi concluso: «I campanili devono essere delle antenne di comunicazione, ben venga una santa gara di campane, non sempre, di giorno a dire la gioia di una fede contagiosa e allora sarà bello guardare al futuro, che non ci metterà paura davanti al fascino della vita familiare e coniugale e al dolore che proviamo per le ferite di tante famiglie. Nasca la carità di servirle insieme alla comunità e ai sacerdoti, in comunione con la Chiesa e con il Papa, perché davvero l’amore dell’uomo e della donna sia la grande letizia della vita umana e cristiana in ogni tempo».
La celebrazione è quindi proseguita con la liturgia eucaristica e dopo la Comunione ha visto il nuovo parroco prendere la parola per un saluto alla comunità che lo ha accolto: «Nel cuore ho solo la lode e il ringraziamento al Signore e a tante persone, soprattutto a don Claudio Rasoli, mio compagno di Messa, che mi ha preceduto in questa parrocchia e che mi lascia una comunità viva, attiva e che mi ha accolto in maniera calorosa».
Don Fabrizio ha quindi proseguito ricordando la mongolfiera noleggiata qualche anno precedentemente in oratorio a Paderno Ponchielli: «La vita cristiana è un po’ come cucire una mongolfiera, tante volte è un lavoro lungo e anche complicato: quando va in alto la mongolfiera è leggera, piena di aria calda – ha quindi proseguito il nuovo parroco – perché si sollevi e ci porti al Signore in maniera simbolica, è necessario sia acceso un fuoco, il fuoco dello Spirito Santo, e allora spero che quel fuoco sia acceso nel cuore di ognuno, e che quell’aria calda riempia ad ognuno di noi quella pienezza di grazia di cui Maria è l’esempio».
Quindi, don Fabrizio ha concluso: «Un ultimo pensiero lo voglio rivolgere alla Paderno celeste, è già in programma la Messa per i defunti, questa visione dove noi siamo la Chiesa militante ma tanti nostri fratelli sono già vivi in Dio, ci permette di avere una visione ampia, celeste: quella della mongolfiera che si alza verso il cielo. Nel dialogo e nel confronto spero che potremo fare tanta strada insieme».
Per concludere il pomeriggio di gioia, dopo le firme dell’atto di immissione alla presenza dei testimoni, è stato quindi il momento di un rinfresco in oratorio per festeggiare insieme e scambiare le prime parole di conoscenza con don Fabrizio con i canti di accoglienza dei bambini del catechismo: “Con te faremo cose grandi” e “Tu sei uno di noi” sulla figura del sacerdote.
Successivamente, martedì 5 ottobre alle 21, don Ghisoni presiederà l’Eucaristia in suffragio dei defunti nella chiesa parrocchiale di San Dalmazio.
Matteo Lodigiani
Biografia del nuovo parroco
Don Fabrizio Ghisoni, classe 1977, originario di Villacampagna, è stato ordinato il 15 giugno 2002. Ha iniziato il proprio ministero a Cremona come vicario della parrocchia Ss. Apollinare e Ilario, e dal 2011 è diventato vicario anche di Sant’Agata. Nel 2013 il trasferimento a Soncino come vicario di S. Maria Assunta e S. Giacomo apostolo, S. Pietro apostolo e S. Bartolomeo apostolo in Isengo; incarichi a cui dal 2015 ha aggiunto anche quelli di vicario di Casaletto di Sopra e Melotta. Ora monsignor Napolioni l’ha scelto come nuovo parroco delle comunità di San Dalmazio in Paderno Ponchielli (prendendo il testimone da don Claudio Rasoli) e Santo Stefano martire in Ossolaro (dove era parroco don Floriano Scolari).
Saluto di don Fabrizio Ghisoni
Cari parrocchiani,
con molta gioia mi preparo a trasferirmi in mezzo a voi. Ringrazio il Vescovo per la fiducia e non vedo l’ora di cominciare il mio ministero a Paderno e Ossolaro nonché nell’Unità Pastorale Nostra Signora della Graffignana.
Sul retro dell’immaginetta alla mia prima messa, ormai 19 anni fa, feci scrivere questa frase del Beato Ildefonso Schuster: “la nostra condizione è tale che, o siamo ministri di Dio ed allora saremo santi – o non lo siamo, e allora recheremo più danno che vantaggio alla Chiesa e alle anime”. Ero giovane e volevo proprio contribuire alla nuova evangelizzazione come la presentava il Papa, allora Giovanni Paolo II, nella Novo Millenia Ineunte. Oggi Papa Francesco torna spesso a spronare il clero su questi temi ma il tutto è ancora difficile e la secolarizzazione avanza.
Alla luce di questi slanci giovanili devo confessare di non essere ancora “santo”, però non ho mai smesso di interrogarmi su come “far passare la linfa”.
Sì, Gesù si definisce la vite e noi allora ne siamo semplicemente i tralci. Il Maestro, infatti, ci dice: “chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla (Gv 15,5).
Perciò vengo in mezzo a voi col pensiero che il vero pastore è Cristo, è Lui che ha già redento il mondo; a noi il compito di lasciar passare la Grazia, di dissodare il terreno per far respirare il seme buono dalla zizzania soffocante… e allora “Sì: sarà bello essere “fratelli in Cristo”. lo vengo in mezzo a voi con gioia ed entusiasmo.
In realtà quest’anno 2021 secondo di Pandemia, che si è aperto con uno Sciamano a Capitol Hill e si chiude con il ritorno dei Talebani in Afganistan, sembra resettare 20 anni di storia e lascia aperte tante preoccupazioni politiche e sociali. Nonostante tante cose brutte che ci circondano voglio venire in mezzo a voi ad annunciare ancora la buona novella, la Parola viva di Cristo. Farò mio il suggerimento che San Paolo lascia a Timoteo: “annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento (2Tm 4,2) perciò vi chiedo fin da subito di aver pazienza. Nell’attesa di incontrarci presto mi affido alle vostre preghiere; su me e su tutti voi la protezione della Vergine Maria della Graffignana e dei Santi Dalmazio e Stefano.
don Fabrizio
Sabato 2 ottobre alla Fondazione Busi la ricorrenza degli angeli custodi e dei nonni è stata festeggiata con un momento speciale per gli ospiti della struttura. L’occasione è stata la tombolata curato dai ragazzi di prima superiore dell’oratorio Maffei di Casalmaggiore che, insieme ai premi, hanno portato agli anziani ricoverati anche gioia ed allegria. Fonte: n.d.