Paritarie e ora di religione, la presenza cristiana nella scuola mette al centro «il cuore dello studente»

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Nell’incontro settimanale di Chiesa di Casa, che racconta la pastorale della Chiesa cremonese, il tema è stato la scuola. Riccardo Mancabelli ha dialogato in studio con tre protagonisti della realtà scolastica: don Giovanni Tonani, incaricato diocesano per la pastorale scolastica e l’insegnamento della religione cattolica; Roberta Balzarini, preside della Società cooperativa Cittanova che gestisce scuole paritarie di ispirazione cattolica di diverso grado, dall’infanzia alle superiori; Filippo Biaggi, professore di Religione presso l’ITIS di Cremona e il Liceo Manin.
Il fulcro del dialogo ha riguardato lo stile di insegnamento comune alle scuole paritarie di ispirazione cattolica e agli insegnanti di religione. Il punto di partenza imprescindibile, come spiega don Tonani, «è l’attenzione ai protagonisti della scuola che sono i ragazzi» e non solo «all’aspetto burocratico o le metodologie». Proprio questa la specificità delle scuole della Cooperativa Cittanova, dall’infanzia alle superiori, la cui identità si declina in «obiettivi comuni, nonostante le varie sedi» come dichiara la preside Balzarini, che aggiunge: «Questo significa avere quell’attenzione agli studenti, ai bambini, alle famiglie, che si calibra con modalità differenti per camminare insieme a partire dall’affidamento a Cristo».
La proposta, ispirata così ad un cammino di fede condiviso, guarda soprattutto alla crescita e all’unicità dello studente «ma con la collaborazione e un grande dialogo fra genitori e docenti». Tale sinergia si concretizza, ad esempio, nella presenza di insegnanti di sostegno, sfida determinante per le scuole paritarie in genere. Tuttavia, non solo alunni con fragilità certificata, ma ciascuno studente viene condotto attraverso i propri limiti e fatiche, alla scoperta dei propri talenti, ma anche delle criticità dell’oggi. Perciò, come prosegue la preside: «La scuola dev’essere nel territorio e nel qui e ora del tempo. Non esistono roccaforti, non esistono elementi immuni da quello che è il tempo di oggi. La sfida è dare i ragazzi gli strumenti per vivere la realtà in cui sono inseriti». In questo modo gli studenti sono educati anche a partire dalle sfide della società, non ultima «la complessità del sistema famigliare odierno», rispondendo con una progettualità e con senso critico.
Rispetto all’inserimento e al ruolo specifico della scuola paritaria all’interno del sistema scolastico nazionale, don Tonani spiega che si tratta sì di una parità effettiva «ma c’è bisogno di fare ancora dei passi a livello politico».

Guardando poi alla presenza cattolica nella scuola statale, un professore di religione può dare la propria testimonianza, come racconta il prof. Filippo Biaggi: «Dal punto di vista del metodo, secondo me, occorre partire dal senso religioso, dalle domande di senso che costituiscono l’essere umano e il suo profondo bisogno di felicità. E questo è trasversale, ha un valore per tutti: non solo per chi ha una fede strutturata, cattolici e non, ma anche per chi si dichiara ateo. Per quanto riguarda i contenuti della fede, che sono altrettanto importanti, non sono posti in modo direttivo, ma c’è costantemente un dialogo con gli studenti. La cosa più importante è non affidarsi all’esito, cioè pensare che il nostro insegnamento porti lo studente a credere. Questo è liberante e lascia aperto il dialogo».

Come ha precisato don Tonani, è auspicabile una scelta libera e consapevole da parte di famiglia e studente, sia nel caso della scuola paritaria, sia nel caso dell’ora di religione. «Si vede ancora di più nella scelta dell’ora di religione, quanto conti il ruolo dell’insegnante e il rapporto che si crea con lo studente» dichiara il professor Biaggi, chiarendo che non sempre la scelta è totalmente consapevole «ma le famiglie apprezzano molto il racconto fatto a casa dai ragazzi» e alle udienze spesso c’è molta affluenza.
Per quanto riguarda proprio quest’ora di religione, che è facoltativa per gli studenti e «non ha peso dal punto di vista del profitto» dice don Tonani «per ora non ci sono grandi cambiamenti normativi. Però, è necessario recuperare il rapporto con gli studenti, con le famiglie, essere capaci di una certa autorevolezza dentro la scuola. L’ora di religione guarda al cuore dell’alunno e a come questo si pone nella scuola. Perciò, anche l’Ufficio diocesano cerca di formare i docenti sia dal punto di vista pedagogico, ma anche spirituale e teologico. Il problema futuro, soprattutto per le scuole statali, sarà il concorso. Tuttavia, bisogna capire qual è l’indirizzo che la conferenza episcopale darà assieme al Ministero dell’Istruzione».
Il dialogo si è concluso con l’augurio da parte degli ospiti, anzitutto agli studenti, ma anche a famiglie e professori, di concorrere insieme all’uscita da questa situazione pandemica, ma anche di fare scelte consapevoli riguardo alle proprie passioni, come per i ragazzi che si accingono alla scelta della scuola superiori; infine, anche di trovare una scuola dove stare bene e dove si mantenga vivo il desiderio di conoscere e conoscersi.

Matilde Gilardi
TeleRadio Cremona Cittanova
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Nel pomeriggio di mercoledì 5 gennaio il vescovo Antonio Napolioni ha presieduto la Messa in suffragio di don Luisito Bianchi presso la chiesa parrocchiale di Vescovato, suo paese natale. Hanno concelebrato i parroci dell’unità pastorale Cafarnao: il moderatore don Giovanni Fiocchi, don Alessandro Bertoni e don Paolo Tomasi.

Don Luisito Bianchi è stato sacerdote, ma anche scrittore, poeta, romanziere, saggista, docente di materie letterarie e di sociologia, oltre che assistente provinciale delle ACLI di Cremona e centrale a Roma, operaio, benzinaio, infermiere e traduttore. Ha vissuto il suo ministero seguendo il passo del Vangelo di Matteo “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.

Don Giovanni Fiocchi ha introdotto la celebrazione ringraziando il vescovo per la sua presenza in occasione del decimo anniversario dalla morte del sacerdote vescovatino e ha sottolineato: “Tutti noi siamo qui riuniti per i valori grandi di amore, di attenzione ai piccoli, di servizio che don Luisito ha saputo incarnare così bene e lasciarci come eredità preziosa”.

Nell’omelia mons. Napolioni, dopo la lettura della pagina del diario di don Luisito del 5 gennaio 1970, ha espresso: “In fondo la vita di Luisito è stata una grande vigilia, ed è cominciata qui l’epifania di ciò che egli è veramente stato. Non abbiamo ancora capito tanti aspetti del suo travaglio, delle sue scelte, del suo linguaggio, della sua poesia, della sua fede. Questo vale anche per il nostro tempo – ha continuato il Vescovo – sfidato non solo dalla pandemia, ma dalle contraddizioni di un mondo che noi non riusciamo a cambiare perché ci siamo viziati dentro, rischiamo di non cambiare strada, anche dopo la pandemia, dimenticando che il vero protagonista della storia è davvero il Signore”.

Ha poi concluso monsignor Napolioni: “Questo travaglio del parto dell’umanità nuova ha bisogno di profeti e poeti. Il profeta è colui che non parla le sue parole ma quelle che riceve dal Signore e poeta è colui che non crea semplicemente forme artistiche ma una realtà nuova e il fare che caratterizza la nostra terra, del quale io sono ammirato, ha bisogno di convertirsi a questa pienezza di senso”.

Un suggestivo momento di lettura di alcuni passi degli scritti di Don Luisito ha concluso la serata in ricordo del sacerdote originario di Vescovato.

Alla celebrazione hanno partecipato il sindaco di Vescovato e molti concittadini oltre i soci del Fondo Luisito Bianchi che, in occasione dei 10 anni dalla scomparsa del sacerdote, insieme all’associazione Amici dell’abazia di Viboldone, hanno distribuito la biografia scritta da Aldo Gasparini, per far conoscere la storia e il messaggio di don Luisito.

 

Profilo di don Luisito Bianchi

Don Luisito Bianchi nacque a Vescovato il 23 maggio 1927. Ordinato sacerdote il 3 giugno 1950, pur svolgendo il proprio ministero anche fuori diocesi rimase sempre molto legato alla terra cremonese e in particolare a quel “grumolo di terra e di case, nel cuore della Grande Pianura, dallo scanzonato e solenne nome di Vescovato”. Nella scelta di farsi prete prese ispirazione dalla testimonianza di vita di un altro grande sacerdote cremonese, don Primo Mazzolari.

Laureto in Scienze politiche a Milano, fu insegnante presso il Seminario vescovile (1950-1951), missionario in Belgio (1951-1955), vicario a S. Bassano in Pizzighettone (1956-1958), quindi ancora insegnante in Seminario (1964-1967).

Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta scelse di diventare uno dei primi preti-operai, lavorando dapprima in fabbrica, alla Montecatini di Spinetta Marengo, ad Alessandria, e poi come inserviente presso l’Ospedale Galeazzi di Milano. Sono di quegli anni alcune delle sue opere più mature, tra cui il capolavoro di narrativa moderna “La messa dell’uomo disarmato”, romanzo sulla resistenza nato da una profonda riflessione di Luisito sul senso della sua vita.

Testimone fedele del passo del Vangelo di Matteo “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, mise il tema della gratuità al centro della propria esperienza umana, snocciolandolo in tutti i suoi scritti, dai diari alle poesie, dalla narrativa ai testi della memoria: “Salariati” (Ora Sesta, Roma 1968), ), studio sociologico sul salariato di cascina nel cremonese; “Come un atomo sulla bilancia” (Morcelliana, Brescia 1972, riediz. Sironi, Milano 2005), storia di tre anni di fabbrica; “Dialogo sulla gratuità” (Morcelliana, Brescia 1975, riediz. Gribaudi, Milano 2004), “Gratuità tra cronaca e storia” (1982). “Dittico vescovatino” (2001), “Sfilacciature di fabbrica” (1970, riediz. 2002), “Simon Mago” (2002), “La Messa dell’uomo disarmato” (1989, riediz. Sironi, Milano 2003), un romanzo sulla resistenza; “Monologo partigiano sulla Gratuità” (Il Poligrafo, Padova 2004), appunti per una storia della gratuità del ministero nella Chiesa; diverse raccolte di poesie tra cui “Vicus Boldonis terra di marcite” (1993) e “Sulla decima sillaba l’accento”, “In terra partigiana”, “Parola tu profumi stamattina”, “Forse un’aia”. Nel 2010 ha pubblicato “Quando si pensa con i piedi e un cane ti taglia la strada”, dedicato ancora una volta al tema della gratuità. Dopo la sua morte, avvenuta il 5 gennaio 2012, la pubblicazione postuma de “Il seminarista” (2013).

Per molti anni, e sino alla morte, avvenuta il 5 gennaio 2012 all’età di 84 anni, fu cappellano dell’abbazia di Viboldone, alle porte di Milano.

La sua casa natale a Vescovato, al civico 67 di via Matteotti, proprio per desiderio dello stesso don Luisito, diventò Casa Doreàn, riprendendo il nome che don Luisito dette a un cane trovatello e che significa “gratuitamente”, “in gratuità”. Un nome che identifica l’esistenza e il ministero del sacerdote vescovatino, di cui questa struttura – donata dagli eredi alla Fondazione Dominato Leonense – in collaborazione con il Fondo Luisito Bianchi intende custodirne l’immenso patrimonio librario, epistolare, letterario e musicale di Luisito per una sua una piena valorizzazione.

Margherita Santini
TeleRadio Cremona Cittanova
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Riprende la visita pastorale: prima tappa nelle parrocchie S. Ambrogio, Cambonino, Boschetto e Migliaro

Dal 14 al 16 gennaio l'incontro del Vescovo con le quattro comunità. Conclusione con la Messa domenicale delle 11 in diretta tv e social

Con l’inizio del 2022 riprende la visita pastorale del vescovo Antonio Napolioni, che quest’anno riguarderà in particolare la città di Cremona concludendosi in terra milanese, a Cassano d’Adda, a inizio aprile. Il primo appuntamento è in programma da venerdì 14 a domenica 16 gennaio È tutto pronto per la prima visita pastorale dell’anno del Vescovo di Cremona nell’erigenda unità pastorale “Don Primo Mazzolari”. Le parrocchie … Continue reading »

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Il 5 gennaio monsignor Napolioni a Vescovato nel ricordo di don Luisito Bianchi

Alle 18 nella chiesa parrocchiale la Messa nell'anniversario della morte del prete-operaio, scrittore, poeta e uomo della gratuità

È stata una delle figure più straordinarie della cultura cristiana degli ultimi cinquant’anni: don Luisito Bianchi fu scrittore, poeta, insegnante e traduttore, prete-operaio e inserviente d’ospedale, ma soprattutto uomo della gratuità. Nell’anniversario della sua morte, avvenuta il 5 gennaio 2012 all’età di 84 anni, la sua parrocchia natale ne ricorderà la figura con la Messa presieduta, nel pomeriggio di mercoledì 5 gennaio, alle 18, dal vescovo Antonio … Continue reading »

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L’ora di religione a scuola per educare all’esercizio della libertà

Diffuso il messaggio della Presidenza CEI in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica che sul territorio conta il 75% di adesioni, tra cui anche stranieri non cattolici

Senza dover scomodare il filosofo napoletano Benedetto Croce che, pur non essendo credente, riconosceva in un suo famoso saggio – “Non possiamo non dirci cristiani” – la decisiva influenza del messaggio evangelico sulla cultura italiana ed europea, è facilmente intuibile quanto la figura di Cristo e il suo pensiero siano tuttora determinanti per comprendere appieno l’arte, la letteratura, la musica, la poesia, la filosofia, ma … Continue reading »

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Il mio presepe 2021: i like premiano Castelverde e la famiglia Mura di Pandino

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Sono la parrocchia di Castelverde e la famiglia Mura di Pandino i vincitori della quarta edizione del contest fotografico “Il mio presepe” promosso dal portale internet della Diocesi di Cremona e dedicato ai presepi. Le votazioni, arrivate attraverso i like sulla pagina facebook ufficiale della diocesi, hanno decretato il podio, ufficializzato nella mattinata di lunedì 3 gennaio. Continue reading »

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A Salvador de Bahia un presepe vivente per ridare fiducia e normalità ai ragazzi

L'iniziativa promossa dalla Parrocchia ha permesso di vivere in modo significativo la notte di Natale insieme a ragazzi e famiglie

Di ragazzi per le strade di Salvador de Bahia ce ne sono tanti, piccoli e grandi che passano la maggior parte della giornata fuori da casa in cerca di qualcosa da fare insieme agli amici. Per strada, dove come è immaginabile, c’è di tutto, dove possono incontrare persone che li possono aiutare, che li possono anche sgridare se qualcosa non va. E dove ci sono … Continue reading »

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Giorno del Signore, il 2021 della Chiesa cremonese

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È una puntata speciale ad aprire il 2022 del Giorno del Signore. La rubrica televisiva settimanale sulla vita della Chiesa cremonese, infatti, ha proposto nell’edizione di domenica 2 gennaio, una puntata speciale in cui – attraverso le parole e le immagini dei servizi realizzati negli ultimi 12 mesi – ripercorre l’anno appena trascorso attraverso i momento più significativi vissuti dalla Diocesi di Cremona.

Dai grandi eventi della Settimana Liturgica Nazionale e dell’inaugurazione del Nuovo Museo Diocesano, alle occasioni di preghiera e spiritualità che hanno segnato un anno particolare, caratterizzato dalla ripartenza con il ritorno in presenza di momenti molto sentiti come la Veglia della Giornata Mondiale della Gioventù al palazzetto di Cremona, e dal cammino tracciato dalla Chiesa universale. Particolarmente suggestivo il ricordo delle vittime del Covid con la Messa celebrata da tutti i vescovi della Lombardia al Santuario di Caravaggio, così come l’apertura del Sinodo con la veglia di preghiera in Cattedrale e il mandato missionario ai primi due missionari laici diocesani per la loro chiamata al servizio nella parrocchia di Gesù Cristo Risorto nella favela di Salvador de Bahia in Brasile.

 

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Ascolto e condivisione, «solo così saremo capaci di proporre sentieri di pace»

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In una Cattedrale ricolma di fedeli il vescovo di Cremona, mons. Antonio Napolioni, ha presieduto nel pomeriggio del primo giorno dell’anno, insieme al Capitolo della Cattedrale, la Messa della solennità di Maria Santissima Madre di Dio .

Dopo essersi soffermato sulla straordinarietà di venerare Maria come Madre di Dio, monsignor Napolioni nella sua omelia ha ricordato il messaggio del Papa per la 55esima Giornata mondiale della pace, intitolato “Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro: strumenti per edificare una pace duratura”. «Maria è stata donna fino in fondo, ha conosciuto la sofferenza, la miseria, l’umiliazione, la fuga e perciò ha assaporato la vera pace – ha affermato il Vescovo. Credo siano questi alcuni dei pensieri che hanno guidato Papa Paolo VI, nel 1967, a istituire questa Giornata».

Ha poi proseguito evidenziando come questa occasione sia stata pensata andando oltre la sola preghiera: «Questa Giornata è un grande appello all’umanità, per rincominciare ogni anno ad affrontare la storia a partire dalla priorità della pace: tutti insieme, con la grazia di Dio, comunque venga invocato, dobbiamo operare per la pace». Quindi l’invito a tutti i presenti di leggere attentamente il messaggio di Papa Francesco per questa Giornata: «Per essere oggi costruttori di pace occorre il dialogo fra le generazioni, un impegno per l’educazione e la promozione del lavoro».

Il pensiero del vescovo è andato quindi al tradizionale messaggio del Presidente della Repubblica della sera precedente: «Non è un caso che anche ieri sera il Presidente Mattarella abbia parlato tanto dei giovani, con la citazione delle parole del professor Carmina: parole che dicono la passione di adulti che dedicano la vita a guardare con fiducia e speranza le nuove generazioni, non per realizzare i nostri obiettivi, ma per riconoscere la missione dell’umanità che è generare questa maternità che si prolunga nel tempo e dà vita al mondo».

Il discorso si è quindi allargato alle questioni di cambiamento demografico e ai flussi migratori: «Noi in Italia e in Europa rischiamo di essere una cittadella che invecchia, mentre è assediata all’esterno. Per quanto noi costruiamo muri o mettiamo fili spinati, questa cittadella è assediata da bambini, adolescenti e ragazzi che arrivano e ci salvano dalla morte, dall’estinzione e dalla mancanza di speranza. Ricordiamo a tutte le nostre comunità che i ragazzi ci sono e hanno la capacità e il diritto di essere migliori di noi. Noi dobbiamo essere adulti non perfetti ma significativi, che fanno spazio alle loro energie, rivedendo magari il sistema sociale che altrimenti rischia di implodere». Da qui l’invito ai laici adulti delle comunità di riflettere anche sui temi intergenerazionali.

Concludendo l’omelia il vescovo Napolioni ha ricordato il percorso sinodale che prosegue e l’incoraggiamento a rilanciare i momenti di condivisione e ascolto: «Dov’è la Chiesa? Sta guidando il percorso di solidarietà nel mondo? Può farlo se al suo interno non c’è ascolto e condivisione, anche con l’ascolto delle voci dissonanti? Questo percorso l’abbiamo già iniziato e oggi dico a tutti i fratelli parroci e alle comunità parrocchiali di mettersi subito in ascolto del popolo di Dio; subito attuiamo quei passi di cammino sinodale che non ci sono chiesti solo dal Papa, ma anche dai segni dei tempi, mettendoci in ascolto specialmente dai figli che stanno più male, quelli che magari hanno un’energia che non è ancora stata messa a frutto: solo così saremo capaci di proporre sentieri di pace che siano vera risposta alle attese degli uomini e vero frutto del dono di Dio».

 

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Durante le intercessioni della preghiera dei fedeli si è pregato per la pace nel mondo, in Europa e in Italia, affinché il Signore possa spezzare le trame della guerra e ispirare nuovi sentieri di pace e riconciliazione.

Al termine, prima della benedizione finale, il ringraziamento del Vescovo ai ministranti delle parrocchie di Pozzaglio e Corte de’ Frati che hanno prestato il servizio all’altare durante la celebrazione eucaristica. La Messa è stata accompagnata dal maestro Fausto Caporali all’organo e dal coro della Cattedrale guidato da don Graziano Ghisolfi.

 

Giornata della pace, Papa Francesco: “Promuovere in tutto il mondo lavoro dignitoso”

Matteo Lodigiani
TeleRadio Cremona Cittanova
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